L’ALIMENTAZIONE TRANSGENICA E’ UNA QUESTIONE DI OPINIONI. MONSANTO CREDE CHE DOBBIATE ASCOLTARLE TUTTE.

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CAPITOLO 1°

Tutto cominciò con una campagna pubblicitaria pagata da una multinazionale.

L’ALIMENTAZIONE TRANSGENICA E’ UNA QUESTIONE DI OPINIONI.
MONSANTO CREDE CHE DOBBIATE ASCOLTARLE TUTTE.

Gli alimenti modificati geneticamente sono al centro di un dibattito molto acceso. Come impresa di biotecnologie crediamo fermamente in questa tecnologia. Naturalmente siamo in affari e vogliamo che i nostri azionisti ottengano un beneficio dalle biotecnologie. Ma il nostro entusiasmo e impegno per la biotecnologia degli alimenti deriva dai benefici reali forniti tanto ai consumatori come all’ambiente. Altri hanno una opinione meno favorevole. Alcuni sono apertamente ostili. Il giusto è che voi possiate apprezzare il ventaglio di opinioni prima di formarvene una vostra. Stiamo per organizzare una campagna pubblicitaria che presenti i vantaggi dell’alimentazione transgenica. Oltre ai nostri punti di vista pubblicheremo gli indirizzi e i numeri di telefono di chi ha opinioni diverse, compresi quelli dei nostri critici più aperti, esortandovi a mettervi in contatto con loro. Questo può sembrare strano, ma crediamo che l’alimentazione è così importante che tutto il mondo dovrebbe sapere tutto il necessario al riguardo. Oltre alla pubblicità ci sono volantini in molti supermercati e potete chiamare il numero verde 08000920401 se avete dubbi o volete più documentazione. Potete anche visitare il nostro sito web all’indirizzo http://www.monsanto.co.uk.
Senza dubbio il nostro obiettivo è sostenere un’opinione favorevole all’alimentazione transgenica. Certamente sappiamo che le parole non basteranno a convincervi.

ETICHETTARE GLI ALIMENTI. HA IL TOTALE APPOGGIO DI MONSANTO.

Prima di comprare una patata o un altro alimento possibile che si voglia sapere se si tratta di un prodotto di alimentazione transgenica.
Monsanto è un’azienda biotecnologica di punta. Le nostre patate, mais, e soia sono adattate a produrre un raccolto più abbondante attraverso un migliore controllo delle erbacce. Un passo avanti rispetto alla tradizionale ibridazione, abbiamo inserito un gene benefico, prodotto in forma naturale, nel sistema genetico della pianta.
Sono state realizzate analisi rigorose durante i venti anni di storia biotecnologica di Monsanto per assicurare che le nostre coltivazioni siano tanto sicure e nutritive come quelle normali.
Abbiamo la massima certezza che lo sono. E allo stesso modo la pensano gli organismi regolatori di venti paesi (incluso il Regno Unito) che li hanno approvate. E’ possibile che abbiate notato ultimamente una etichetta sugli alimenti dei supermercati. Questo è per informare sull’uso della biotecnologia nell’alimentazione.
Monsanto appoggia totalmente le imprese alimentari e di distribuzione nell’introduzione di queste etichette. Crediamo che dobbiate essere coscienti di tutti i fatti prima di comprare. Vi esortiamo a cercare queste etichette, se volete saperne di più non esitate a chiedere un volantino nel vostro supermercato, chiamateci al nostro servizio clienti 08000820401 o visitate il nostro sito web http://www.monsanto.co.uk (le patate prodotte mediante biotecnologia non sono tuttavia disponibili nel Regno Unito)
Per sapere come la pensano gli altri chiamate Iceland al 0990133373 o visitate il suo sito web http://www.iceland.co.uk. Contattate gli Amici della Terra al 01718658222 o sulla pagina web http://www.foe.co.uk
Monsanto.
Alimentazione, salute, speranza.

CAPITOLO 2°

La rivista The Ecologist reagisce alla campagna pubblicitaria e dopo due mesi di indagine decide di pubblicare un numero monografico sulla Monsanto.
L’editoriale è una lettera aperta a Shapiro, capo esecutivo della Monsanto:
Questo numero speciale di The Ecologist analizza da vicino la biotecnologia, concentrandosi, in particolare, sulle attività della Monsanto, l’azienda che lei dirige, che è anche una delle più grandi del mondo.
La ragione dell’uscita di questo numero è semplice: siete stati voi stessi a volerlo. Nella vostra recente campagna pubblicitaria, faceste un appello per una discussione libera e aperta sull’impatto del vostro lavoro. La “biotecnologia degli alimenti”, come voi dite, è una questione di opinioni, e “Monsanto crede che il pubblico dovrebbe ascoltarle tutte”.
Le opinioni che qui presentiamo si ascoltano molto meno delle sue, ma sono anche molto più diffuse. Rappresentano, di fatto, qualcosa come un movimento contro la biotecnologia in generale e la biotecnologia alimentare in particolare.
Aspettiamo davvero che, in risposta al suo invito, comincino ad avere la diffusione di massa che meritano.
Presentate Monsanto come una impresa onorata e giusta, i cui interessi coincidono alla perfezione con quelli del mondo naturale e con quelli nostro posto in esso, ma esistono alcune contraddizioni manifeste in dette affermazioni. Ci dite nel vostro annuncio volete aiutare a conservare l’ambiente e, senza dubbio, Monsanto ha contaminato l’ambiente in forma massiva, per esempio, producendo tanto PCB da sterminare tutti i mammiferi presenti negli oceani. Ci dite anche che il vostro obiettivo è alimentare quelli che hanno fame in tutto il mondo, ma Monsanto è direttamente responsabile dell’attentato contro une delle pratiche fondamentali dell’agricoltura di sussistenza sostenibile, come il conservare e migliorare le sementi adattate alle condizioni locali di anno in anno. E affermate di considerare l’ingegneria genetica come un mezzo per ridurre la necessità di erbicidi, ma Monsanto è il produttore di Roundup, uno dei più venduti nel mondo.
Non stiamo giudicando prima del tempo né disprezzando la vostra risposta al dibattito che avete iniziato, ma nemmeno speriamo troppo in ciò volete davvero ascoltare. In passato, è stato per voi sommamente difficile tener conto dei punti di vista dei vostri critici. In verità, come si chiarisce nelle pagine seguenti, vi siete affrettati a sopprimere qualsiasi dibattito che poteva minacciare i vostri interessi.
Ci dite che la biotecnologia è una “questione di opinioni”.
Davvero credete che dovremmo ascoltarle tutte?

CAPITOLO 3°

Di colpo The Ecologist, la rivista bandiera del pensiero ecologista durante gli ultimi 30 anni, si vide immersa in una polemica per aver creduto nella pubblicità.
I 14000 esemplari dell’edizione speciale sull’ingegneria genetica e Monsanto furono distrutti senza alcun avviso dalla tipografia Penwells, che per 29 anni aveva stampato The Ecologist.

http://www.zmag.org/CrisesCurEvts/monsant.htm

Come informò il quotidiano britannico The Guardian: la tipografia non vuole commentare, si crede che tema di esporsi a una denuncia per calunnia di Monsanto.
Zac Goldsmith, di The Ecologist, ha dichiarato che “Siamo attoniti e scandalizzati. Abbiamo una lunga storia di denunce contro le multinazionali, ma la tipografia non ha mai rifiutato di stampare un numero in 29 anni. Abbiamo chiesto di inviarci un esemplare della rivista. Dissero di no, che i 14000 esemplari furono distrutti. Ho cercato di verificare cosa è successo, ma non rispondono alle nostre chiamate.”
Daniel Verakis, portavoce di Monsanto nel Regno Unito, disse che la notizia lo ha lasciato perplesso. “Avevo parlato con Zac Goldsmith in settembre sul fatto che questo numero sarebbe stato una monografia sulla biotecnologia, e suppongo che, essendo la più grande impresa nel settore, ci avrebbe menzionati, ma non sapevo che doveva essere un numero speciale su Monsanto. Il fatto che sia stato distrutto il numero è un mistero per me. Non abbiamo niente a che vedere con esso.”
The Ecologist avrebbe dovuto essere stato in edicola ieri, ma sta ancora cercando una tipografia.


CAPITOLO 4°

Le catene di edicole WH Smith e John Menzies hanno confermato che non venderanno l’ultimo numero della rivista The Ecologist per paura di una denuncia della gigantesca impresa di biotecnologie, Monsanto.
La rivista mette in risalto la storia di irresponsabilità sociale ed ecologica dell’impresa e dimostra la sua disposizione ad intimidire e schiacciare le idee contrarie ai suoi interessi immediati.
“Solo per mezzo della sua reputazione,” dice il co-editore Zac Goldsmith, ” Monsanto ha potuto, un’altra volta, portare a termine quello che è di fatto una politica di censura. In più occasioni la sua possenza e la sua storia di aggressione ha troncato ciò che è incontestabilmente un legittimo e importantissimo dibattito. Credono nell’informazione, ma solo in quella che assicura una risposta favorevole per i suoi prodotti da parte del pubblico, i quali risultano pericolosi.”
Il centralino di The Ecologist è stato collassato da chiamate del pubblico desideroso, ma impossibilitato di procurarsi una copia della rivista.
All’inizio del mese, la tipografia di The Ecologist ha mandato al macero tutti gli esemplari dell’edizione, poche ore prima della distribuzione, per paura di una denuncia di Monsanto. La tipografia ha lavorato con The Ecologist per 25 anni senza nessun tipo di conflitto.
Ora col rifiuto di distribuire la rivista di Menzies e Smith, argomentando “potenziali problemi legali”, si inizia a mettere in discussione la libertà di stampa nel Regno Unito

CAPITOLO 5°

Intanto in India…
I contadini del Karnataka (sud dell’India) cominciarono a ridurre i campi di sperimentazione della Monsanto esistenti nella regione. Il ministro dell’agricoltura del Karnataka in una conferenza stampa fu obbligato dai giornalisti a rivelare i luoghi dove gli esperimenti sul cotone venivano realizzati. Migliaia di contadini occuparono e bruciarono i campi di fronte alle telecamere, in un’azione di disobbedienza civile annunciata e aperta.
Questa azione segna l’inizio di una campagna di azione diretta dei contadini contro la biotecnologia, che riceve il nome “Operazione Bruciare Monsanto”, che non cesserà fino a quando le multinazionali come Monsanto, Novartis, Pioneer ecc se ne andranno dall’India. I rappresentanti dei movimenti contadini di altri tre stati dell’India (in cui anche Monsanto sta realizzando esperimenti) organizzarono una campagna.
La campagna contro l’ingegneria genetica e i brevetti sugli esseri viventi è contro Monsanto e l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Inoltre raccomandano a chi ha investito in Monsanto di recuperare i propri soldi prima che siano ridotti in cenere.
Il presidente degli agricoltori del Karnataka ha dichiarato che “Sappiamo che fermare la biotecnologia in India non sarà di grande utilità se si continua a praticarla in altri paesi il bioinquinamento non si ferma alle frontiere. Pensiamo anche che il tipo di azioni che si realizzeranno in India hanno il potenziale non solo di cacciare queste multinazionali assassine dal nostro paese: se giochiamo bene le nostre carte a livello globale e coordiniamo il nostro lavoro, queste azioni possono anche convertirsi in una sfida per la sopravvivenza si queste imprese sul mercato”.
“Per questi motivi”, continua Nanjundaswamy stiamo organizzando una convocazione internazionale contro la Monsanto e il resto della mafia biotecnologica. Ci auguriamo che ciò ispiri tutta la gente che sta facendo un brillante lavoro contro l’ingegneria genetica, e molta altra che fino ad ora non se ne è occupata a unire i propri sforzi e azioni a livello globale.”
“Questo è un buon momento per attaccare Monsanto, a causa dei suoi intenti megalomani si monopolizzare l’industria della vita a tempo di record. Ora si trova in mezzo a un processo di ristrutturazione in uno sforzo disperato per sopravvivere, perché non può pagare le sue fatture. E’ un buon momento anche a causa dei vari recenti scandali (come la distruzione dell’edizione completa del numero monografico della rivista The Ecologist, dedicata a Monsanto; lo scandalo della “tecnologia terminator”, l’introduzione illegale di cotone biotech in Zimbawe..) hanno contribuito ad aumentare la sua reputazione come assassino multinazionale, che come creatore dell’ Agente Orange (diossina) nella guerra in Vietnam era sufficientemente nota” termina Nanjundaswamy.


CAPITOLO 6°

In India bruciano i campi sperimentali Monsanto. Mentre in Europa diventano pubblici documenti interni della multinazionale. Secondo alcuni documenti interni che sono filtrati, Monsanto, la compagnia leader nella produzione di alimenti transgenica affronta una grave caduta di immagine nel Regno Unito e in Germania dovuta al crollo del consenso sociale alle sue tecnologie radicalmente nuove.
In mezzo a un aumento di problemi con i mass-media e ostilità da parte dei supermercati, solo gli alti funzionari del governo e membri del parlamento, principalmente laburisti, hanno mostrato un appoggio crescente alle polemiche tecnologiche di Monsanto nel passato recente.
Due documenti interni filtrati fino a Greenpeace e confermati come veritieri da Monsanto, affermano che l’azienda deve mettere in pratica misure per affrontate la crisi.
Un portavoce dell’impresa disse che Monsanto non era arrivata a progettare il ritiro da entrambi i paesi, ma che erano preoccupati per la situazione. Sondaggi indipendenti riferiscono che il pubblico britannico non si fida dell’introduzione di alimenti geneticamente modificati, questa è la prima analisi interna della compagnia che è stata resa pubblica. Secondo i documenti, gli ultimi sondaggi di Monsanto e gruppi di discussione mostrano che nonostante la campagna pubblicitaria da un milione di sterline l’opposizione pubblica ha continuato a crescere. “In ogni momento continuiamo a pensare che abbiamo toccato il fondo… ma apparentemente non è così”, scrive l’autore dei documenti Stan Greenberg uno specialista dei sondaggi che ha lavorato per Clinton, Tony Blair, e il cancelliere tedesco Gerhard Schroeder. La strategia di Monsanto in Gran Bretagna si è incentrata nel convincere una élite socioeconomica dei benefici degli alimenti transgenici, perché essi a loro volta potessero incidere sulle altre persone affinché accettassero i cibi transgenici. Si dice nel documento che l’unico avanzamento conseguito è precisamente con questa élite formata principalmente da alti funzionari e deputati con i quali si sa che hanno tenuto riunioni.
Secondo Greenberg “Il successo nei media della biotecnologia è stato particolarmente difficile nel regno Unito” dove ” i principali giornali e giornalisti hanno condotto una campagna contro gli alimenti transgenici”.
Greenberg raccomanda alla compagnia che sarebbe bene che fosse preparata per una crisi in Germania dove Monsanto afferma di avere il minor appoggio a livello europeo verso gli alimenti manipolati geneticamente. Daniel Veraksi di Monsanto disse ” questa informazione non è né nuova né differente di ciò che si è detto anteriormente”.
Il ministro dell’agricoltura è andato più in là e si è piegato alle pressioni dell’industria biotecnologica e ha abbandonato i piani perché le prove sui raccolti geneticamente modificati si facessero su vasta scala. La nuova legislazione riduce il numero di prove necessarie per valutare nuove piante e qualità di sementi accorciando drasticamente la quantità di informazioni acquisite dal ministero prima che il raccolto possa arrivare al pubblico.
La normativa segue la minaccia di azione legale dell’industria ed è contraria alla sua intenzione originaria di controllare le nuove varietà. Il sindacato statale degli agricoltori (NFU), le associazioni dei proprietari agricoli del paese, l’associazione dei coltivatori di sementi del Lincolnshire e The Friends of the Earth hanno presentato obiezioni ai piani del governo. Ma il sottosegretario Lord Donoughue non le ha accettate.
I liberaldemocratici hanno intenzione di paralizzare la riforma; le proteste contro il nuovo regolamento del governo saranno presentate da Norman Baker deputato liberaldemocratico. Baker disse :”Ci sono buoni motivi perché si realizzino più esami sulle sementi manipolate geneticamente e non che si riducano”. La nuova normativa deroga alla necessità che queste prove siano ripetute, causando una grande preoccupazione nella NFU e che nuove varietà possano essere piantate nel Regno Unito basandosi su test realizzati all’estero.
Pete Riley esponente della campagna di Friends of the Earth disse che l’ingegneria genetica è una tecnologia nuova ed imprevedibile per cui ridurre alla metà la quantità di informazioni necessarie non solo è poco convincente, ma suppone inoltre un grande disprezzo per la grande preoccupazione sociale al riguardo”.

CAPITOLO 7°

Nello stato spagnolo…

In pratica la distruzione della rivista The Ecologist e la negazione della sua distribuzione è un’attentato alla libertà di espressione e dimostra il potere delle grandi multinazionali per far tacere le voci critiche.
Per NODO 50 ed Ecologistas en Accion (i promotori di questo documento, che si trovano in Spagna) la faccenda è sembrata così importante da organizzare una edizione in castigliano della rivista oggetto della polemica e pubblicarla sulla rete.
L’accaduto situa nei giusti termini la controversia tra le multinazionali agrochimiche (ora riconvertite così da chiamarsi eufemisticamente “scienze della vita”) e i gruppi sociali più coscienti (che le megacompagnie hanno la faccia tosta di tentare di discreditare come “multinazionali dell’ecologismo”): un duello tra Golia e David, in cui si vorrebbe che David stesse per terra e con una mano legata dietro la schiena (perché la demagogia è scienza solo quando parlano Monsanto e le altre megacompagnie).
Le organizzazioni che si sono accordatesi per tentare di rimediare parzialmente all’ingiustizia commessa contro the Ecologist possono avere opinioni diverse sulle nuove biotecnologie. Però siamo tutti d’accordo che oggi mancano le condizioni sia per un uso sicuro delle nuove biotecnologie sia per un dibattito ampio, democratico e razionale al
riguardo: dibattito la cui necessità invocano ipocritamente quelli che -come Monsanto – allo stesso tempo fanno il possibile per impedirlo.

Nel prossimo capitolo la lista delle associazioni promotrici

CAPITOLO 8°

Nodo50 ed Ecologistas en Accion lanciano una campagna per la libertà di espressione.
Ecco la lista delle organizzazioni aderenti:

Acció Ecologista-Agró
Plaça Santa Creu, 6-B 46003 Valencia
Tel y Fax: 963917864
Fons.Medi.Ambient@uv.es

ACSUR-Las Segovias
Cedaceros, 9, 3º izda. 28014 Madrid.
Tel: 914291661 Fax: 914291593
acsur@eurosur.org

Alternativa Verda
Apartat de Correus 10017 08080 Barcelona. Catalunya.
avcatalo@pangea.org

Amigos de la Tierra
Av. de Ajalvir a Vicalvaro, 82 – 4ª Plt. 28022 Madrid.
Tel: 913069900, Fax: 913134893
tierra@arrakis.es

Asociación Vida Sana
Clot 39 08018 Barcelona.
Tel: 935800818, Fax: 935801120
avidasana@bcn.servicom.es

Bakeaz
Avda. Zuberoa 43 bajo, 48012 Bilbao.
Tel:944213719, Fax:944216502
bakeaz@sarenet.es

Confederación Sindical de CC.OO.
Departamento de Medio Ambiente.
Fernández de la Hoz 12, 28010 Madrid
Tel: 913197653, Fax: 913104804
medio.ambiente@ccoo.es

Ecologistas en Acción
Marqués de Leganés, 12 – 28004 Madrid.
Tel: 91 5312739, Fax: 91 5312611
ecologistas@nodo50.org

Entrepueblos
Pza. Ramón Berenguer El Gran 1, 3º, 1ª 08002 Barcelona
Tel:932683366, Fax:932684913
epueblos@arrakis.es

Fondo Patrimonio Natural Europeo
Capitán Haya 23, esc 2, 9ª pta 2. 28020 Madrid.
Tel: 915569390, Fax: 915569895
fondomadrid@quercus.es

Greenpeace
San Bernardo 107, 1º 28015 Madrid
Tel: 914441400, Fax: 9144715998
informacion@greenpeace.es

Grup de Científics i Tècnics per un Futur No Nuclear
Apartat de Correus 10095 08080 Barcelona. Catalunya.
Tel y Fax: 934272449
gctpfnn@mx3.redestb.es

Icaria Editorial
Ausiàs Marc 16 3º 2ª 08010 Barcelona.
Tel: 933011723, Fax: 933178242
icariaep@terrabit.ictnet.es

Izquierda Unida
c/ Olimpo 35, 28043 Madrid.
Tel 913003233, Fax: 913880405
admon.federal@izquierda-unida.es

Liberación
c/ Hileras 8, 2º izda. 28013 Madrid.
Tel: 915421409, Fax: 915426199

Los Verdes
Navellos 9, 2º 46003 Valencia.
Tel y Fax: 963921314
verdspv@xarxaneta.org

Plataforma Rural
Navas de Tolosa 3 4º, 28013 Madrid.
Tel: 908477253, Fax: 915216668
secr.plat.rural@cdrtcampos.es

Revista WorldWatch
Gobernador 3, 3º, 28014 Madrid.
Tel y Fax: 914293774
worldwatch.aedenat@nodo50.org

Sodepaz
La Puebla 15, 28004 Madrid.
Tel. 915228091, Fax: 915233832
sodepaz@nodo50.org

CAPITOLO 9°

MONSANTO: UNA STORIA DUBBIA.
di Brian Tokar

Gli annunci di Monsanto in Gran Bretagna e negli USA presentano questa compagnia come un’impresa visionaria, una forza della storia mondiale, che lavora per far approdare la scienza d’avanguardia ad un atteggiamento responsabile verso la soluzione dei problemi più urgenti dell’Umanità. Ma cos’è in realtà Monsanto? Qual’è la sua origine? Come è arrivata ad essere il secondo produttore mondiale di agrochimici, uno dei principali fornitori di sementi e, con la fusione con American Home Products, il maggiore venditore di farmaci negli USA? Cosa hanno da dire i suoi lavoratori, i suoi clienti e le altre persone sulla cui vita ha influito? Monsanto è la compagnia “limpida e verde” che proclamano i suoi annunci, o questo nuovo volto è solo il risultato di una intelligente politica di immagine? Uno sguardo alla sua storia ci dà alcune chiavi rivelatrici, e può aiutarci a capire meglio le pratiche attuali della compagnia.
Con la sua sede centrale nei dintorni di S.Luis, Missouri (USA), la Monsanto Chenical Company fu fondata nel 1901 da John Francis Queeny. Queeny, un chimico autodidatta, portò la tecnologia di fabbricazione della saccarina, il primo edulcorante artificiale, dalla Germania negli USA. Negli anni ’20 Monsanto si convertì in uno dei principali produttori di acido solforico e di altri prodotti di base dell’industria chimica, e dagli anni ’40 fino ad oggi, è una delle quattro compagnie che sono rimaste sempre tra le prime dieci imprese chimiche negli USA.
Negli anni ’40 gli affari di Monsanto giravano intorno alla plastica e alle fibre sintetiche.
Nel 1947, un cargo francese che trasportava nitrato di ammonio (usato come fertilizzante) esplose in un molo a circa 90 metri dalla fabbrica di materie plastiche di Monsanto nei pressi di Galveston, in Texas. Più di 500 persone morirono in quello che fu considerato uno dei primi grandi disastri dell’industria chimica. Si producevano stirolo e plastiche di polistirolo, che anche oggi si usano per conservare alimenti e altri prodotti di consumo. Negli anni ’80 la U.S. Environmental Protection Agency (EPA Agenzia di Protezione Ambientale degli USA) li collocò al quinto posto della sua classifica di prodotti chimici al cui produzione genera le maggiori quantità di residui pericolosi.

I PCB.

Nel 1929, la Swann Chemical Company, acquisita poco prima da Monsanto, sviluppò i policloruri di vinile (PCB in inglese), che furono molto che furono molto lodati per la loro straordinaria stabilità chimica e ininfiammabilità. Il loro uso più frequente si ebbe nell’industria di apparecchiature elettriche, che scelse i PCB come refrigeranti incombustibili di una nuova generazione di trasformatori. Negli anni ’60 i composti della sempre più numerosa famiglia dei PCB di Monsanto furono anche usati come lubrificanti di utensili, rivestimenti impermeabili ecc. La prova degli effetti tossici del PCB risale agli anni ’30, e scienziati svedesi che studiavano gli effetti biologici del DDT cominciarono a trovare concentrazioni significative di PCB nel sangue, pelo e tessuti grassi degli animali selvatici negli anni ’60.
L’indagine durante gli anni ’60 e ’70 rivelò che i PCB e altri composti chimici aromatici erano fortemente cancerogeni, e anche provocavano disturbi della riproduzione, dello sviluppo e del sistema immunitario. La affinità chimica di questi composti con i grassi è responsabile del suo enorme tasso di accumulazione e bioconcentrazione, così come della sua espansione attraverso la catena alimentare marina nel nord del mondo. Il baccalà artico, per esempio, presenta concentrazioni di PCB 48 milioni di volte maggiori di quelle dell’acqua in cui vive, e i mammiferi predatori, come l’orso polare, possono presentare concentrazioni che superano di più di 50 volte quelle del baccalà. Anche se la produzione dei PCB si proibì negli USA nel 1976, i suoi effetti tossici e perturbatori del sistema endocrino persistono in tutto il mondo.
Il centro mondiale di produzione del PCB di Monsanto era nei dintorni di East St Louis, Illinois.
East St Louis è un sobborgo con un impoverimento cronico, situato nella riva del Mississippi opposta a St Louis, e affiancato da due grandi impianti metallurgici, oltre alle installazioni di Monsanto. Lo scrittore di temi educativi Jonathan Kozol afferma che “East St Louis ha alcuni dei bimbi più infermi d’America”. Kozol informa che la città il tasso più alto di morte fetale e di nascite premature dello stato, il terzo tasso più alto di mortalità infantile e uno degli indici più alti asma infantile negli USA.

DIOSSINA: UN’EREDITA’ DI CONTAMINAZIONE

Gli abitanti di East St Louis sopportano ancora gli orrori di un’alta esposizione a prodotti tossici, la povertà, il deterioramento dell’infrastruttura urbana e il collasso e perfino il collasso dei più basilari servizi pubblici, ma la vicina città di Times Beach, Missouri, fu evacuata nel 1982 per ordine del governo USA , dovuto al fatto che era stata completamente contaminata da diossina.
Il comune, come vari proprietari privati, pagarono un’appaltatore perché irrigasse le strade con oli per mantenere le polveri al suolo. Lo stesso appaltatore era stato contattato da imprese chimiche locali per vuotare le loro cisterne piene di fango contaminato da diossina. Quando 50 cavalli, altri animali domestici e centinaia di uccelli selvatici morirono in un luogo coperto che era stato trattato con olio, si ordinò un’indagine che terminò mettendo in relazione le morti con la diossina delle cisterne di fanghi chimici.
Due bambine che giocavano nel luogo si ammalarono, una fu ricoverata per quattro settimane con un’importante affezione renale e molti altri bambini nati da madri esposte all’olio contaminato con diossina diedero prova di anormalità nel sistema immunologico e disfunzioni cerebrali significative.
Sebbene Monsanto abbia sempre negato qualsiasi legame con l’incidente di Times Beach, il gruppo Times Beach (TBAG), con sede a San Louis, rivelò rapporti di laboratorio che dimostravano la presenza di grandi concentrazioni di PCB fabbricato da Monsanto in campioni di suolo contaminato della città. Steve Taylor, del TBAG, spiega che ” dal nostro punto di vista, Monsanto è la sostanza del problema qui in Missouri”. Taylor riconosce che molte questioni riguardo a Times Beach e altri luoghi contaminati della regione rimangono senza risposta, ma cita prove delle indagini dettagliate del fango con cui si irrigò Times Beach si limitarono a quelle fonti che provenivano da compagnie diverse da Monsanto.
L’occultamento del caso Times Beach raggiunse i livelli più alti dell’amministrazione Reagan a quei tempi al potere. Le agenzie ambientali durante l’epoca di Reagan divennero celebri per i ripetuti accordi-coperchio dei suoi funzionari con i rappresentanti dell’industria, in virtù dei quali, le imprese beneficiavano di tolleranza di fronte alla legge e di multe ribassate. L’amministratrice dell’EPA, nominata da Reagan, Anne Gorsuch Burford, fu obbligata a dimettersi dopo tre anni di incarico e il suo assistente speciale, Rita Lavelle, fu incarcerata sei mesi per falsa testimonianza e ostruzione alla giustizia. La Casa Bianca ordinò a Burford di non consegnare documenti su Times Beach e altri luoghi contaminati negli stati del Missouri e Arkansas, adducendo “privilegi dell’esecutivo”, in seguito Lavelle fu chiamata a dare spiegazioni per aver distrutto importanti documenti. Un giornalista del PHILADELPHIA INQUIRER identificò in Monsanto come una delle compagnie chimiche i cui dirigenti organizzavano frequenti pranzi e cene con Lavelle. L’evoluzione sollecitata dai residenti di Times Beach durò fino al 1982, undici anni dopo la scoperta della contaminazione, e otto anni prima che si identificasse la diossina come causa della stessa.
La relazione di Monsanto con la diossina risale alla fabbricazione dell’erbicida 2,4,5-T, che cominciò alla fine degli anni ’40. “Quasi immediatamente i lavoratori iniziarono ad ammalarsi , con eruzioni cutanee, dolori non spiegabili alle estremità, articolazioni e altre parti del corpo, debolezza, irritabilità nervosismo e perdita del desiderio sessuale”, spiega Peter Sills, autore di un libro sulla diossina. “Documenti interni mostrano che la compagnia sapeva che quelle persone erano davvero malate come dicevano, ma la compagnia mantenne tutte le prove nascoste. Un’esplosione nell’impianto di erbicidi Nitro della Monsanto in West Virginia nel 1949, attrasse più attenzione su queste questioni. Il contaminate responsabile delle malattie dei lavoratori non fu identificato come diossine fino al 1957, ma prima di allora, gli specialisti di guerra chimica dell’esercito USA si erano interessati a quella sostanza come ad una possibile arma chimica. A conseguenza di una petizione della rivista St Louis Journalism Review, invocando la legge sulla libertà di informazione , si scoprirono quasi 600 pagine di rapporti e corrispondenza tra Monsanto e gli specialisti in guerra chimica dell’esercito USA su questo sottoprodotto della fabbricazione di erbicidi; alcuni di questi documenti erano del 1952.

AGENTE ORANGE: L’AVVELENAMENTO DEL VIETNAM

L’erbicida conosciuto come Agente Orange, che fu usato dalle forze militari USA per defogliare gli ecosistemi di selva tropicale del Vietnam durante gli anni ’60, era una miscela di 2,4,5-T e 2,4-D che proveniva da varie fonti, ma l’Agente Orange di Monsanto aveva una concentrazione di diossina molte volte superiore al prodotto di Dow Chemical, l’altro grande produttore del defogliante. Questo fece di Monsanto il principale accusato nella domanda interposta dai veterani della guerra del Vietnam, che sperimentarono un insieme di sintomi di debilitazione attribuiti all’esposizione all’Agente Orange. Quando nel 1984 si raggiunse un accordo di indennizzo per 180 milioni di dollari tra sette compagnie chimiche e gli avvocati dei veterani, il giudice ordinò a Monsanto di pagare il 45,5% del totale.
Negli anni ’80 Monsanto intraprese una serie di studi con il fine di minimizzare la sua responsabilità, non solo nella cause dell’Agente Orange, ma in reiterati casi di contaminazione dei suoi lavoratori nell’impianto in West Virginia. Un caso giudiziario di tre anni di durata, derivato da una denuncia di lavoratori ferroviari esposti a diossina a conseguenza di un deragliamento, rivelò l’esistenza di dati manipolati e un disegno sperimentale ingannevole in questi studi. Un funzionario dell’EPA concluse che gli studi furono manipolati per appoggiare la posizione di Monsanto, che affermava che gli effetti della diossina si limitavano al cloracne (una malattia della pelle). Gli indagatori di Greenpeace Jed Greer e Kenny Bruno descrivono il risultato: “In linea con le testimonianze date nel processo, Monsanto classificò in modo errato i lavoratori esposti e non esposti, cancellò arbitrariamente vari casi di cancro, non verificò la classificazione di pazienti con cloracne secondo i criteri comuni di dermatite industriale, non dette assicurazioni sulla non manipolazione dei registri e fece false affermazioni sulla contaminazione da diossina nei prodotti di Monsanto.
Il caso giudiziario, nel quale si condannò Monsanto a un totale di 16 milioni di dollari tra multe e risarcimento danni, rivelò che molti prodotti della compagnia, dagli erbicidi casalinghi al germicida Santophen, utilizzato ai tempi nel disinfettante Lysol, erano contaminati con diossina e che la contaminazione era nota. “Le dichiarazioni dei dirigenti della Monsanto nel processo manifestarono una cultura imprenditoriale nella quale i vantaggi e i profitti avevano la priorità sulla sicurezza dei prodotti e dei lavoratori”, informò il periodico Toronto Globe and Mail (Canada) alla fine del processo. Come spiega Peter Sills, “semplicemente non si preoccupavano della salute e la sicurezza dei lavoratori”; “Invece di tentare di migliorare la sicurezza, ricorsero all’intimidazione e minacciarono i licenziamenti per i loro addetti”.
Una revisione a posteriori del dottor Cate Jenkins, dell’EPA’s Regulatory Development Branch, resa manifesta una relazione ancora più sistematica di casi di scienza fraudolenta. Il dottor Jenkins informò in un memorandum del 1990 che “Monsanto rese false informazioni all’EPA, i cui risultati furono norme più lassiste nelle leggi di regolazione (Resources Conservation and Recovery Act and Federal Insecticide, Funigcide and Rodenticide Act)”, al tempo in cui urgeva che l’Agenzia iniziasse un’inchiesta criminale sulla compagnia.
Jenkins citò documenti interni che rivelavano che la compagnia “adulterò” i campioni di erbicidi che si consegnarono al Dipartimento dell’Agricoltura USA si fece scudo con argomenti della “chimica dei processi” per sviare di regolare il 2,4-D e vari clorofenoli, occultò prove sulla contaminazione da Lysol ed escluse varie centinaia dei suoi vecchi dipendenti più malati dai suoi studi comparati sulla salute.

Monsanto occultò la contaminazione con diossina di molti suo prodotti. In ceri casi, Monsanto non informò della contaminazione, in altri diede informazioni false con il fine di dimostrare che non esisteva contaminazione, per ultimo, in alcuni casi, consegnò campioni perché il governo li analizzasse preparati per dimostrare che la contaminazione con diossina non esisteva.


ROUNDUP: L’ERBICIDA PIU’ VENDUTO NEL MONDO

Oggi gli erbicidi di glifosato, come Roundup, rappresentano almeno una sesta parte delle vendite annuali totali di Monsanto, e la metà degli introiti nelle operazioni della compagnia, o chissà cos’altro da quando la compagnia segregò la sua attività di prodotti chimici industriali e tessuti sintetici in una impresa a parte, chiamata Solutia (nel settembre del 1997). Monsanto promuove aggressivamente Roundup come un erbicida sicuro e di uso generale in qualsiasi luogo, dai tappeti erbosi e orti ai grandi boschi di conifere, dove si usa irrorare con l’aereo per impedire la crescita di piante di fronda e macchie favorendo così la crescita di alberi redditizi come gli abeti. L’organizzazione North West Coalition for Alternatives to Pesticides, (NCAP), con sede in Oregon, controllò più di 40 studi scientifici sugli effetti del glifosato e delle ammine poliossietileniche (usate come tensioattivi nel Roundup), e concluse che l’erbicida è molto meno innocuo di quel che dicono gli annunci di Monsanto.

Nel 1997 Monsanto rispose a cinque anni di lagnanze del pubblico ministero dello stato di New York che gli annunci del Roundup erano ingannevoli, cambiandoli nel senso di cancellare i riferimenti a “biodegradabilità” e al carattere “ambientalmente positivo” dell’erbicida. L’impresa dovette pagare 50000 dollari per le spese del caso.

Nel marzo 1998 Monsanto accettò di pagare una multa di 225000 dollari per aver male etichettato i contenitori di Roundup in 75 occasioni differenti. La multa fu la più grande mai pagata per violazione delle norme di protezione dei lavoratori contenute nel FIFRA (Federal Insecticide, Fungicide and Rodenticide Act). Secondo il Wall Street Journal, Monsanto distribuì contenitori dell’erbicida, con etichette che anticipavano l’ingresso in aree trattate con erbicida a quattro ore anziché le 12 necessarie.

Questa è l’ultima di una serie di grandi multe e sentenze contro Monsanto in USA, compresi 108 milioni di dollari per responsabilità nel caso di morte per leucemia di un lavoratore texano nel 1986, un indennizzo di 648000 dollari per non aver comunicato all’ EPA dati sanitari che le furono richiesti, una multa per un milione di dollari comminata dal pubblico ministero del Massachusetts nel 1991 per un versamento di 750000 litri di acqua acida residuale, un altro indennizzo di 39 milioni di dollari a Houston (Texas) per aver depositato prodotti pericolosi in pozzi senza isolamento, e molti altri casi. Nel 1995, Monsanto era la quinta impresa USA nell’inventario EPA di versamenti tossici, con 16,8 milioni di kg di prodotti chimici tossici scaricati in terra, aria, acqua e sottosuolo.

Anche i prodotti farmaceutici di Monsanto hanno una storia inquietante. Il prodotto di punta della compagnia farmaceutica GD Searle, sussidiaria di Monsanto, è l’edulcorante artificiale “aspartame”, venduto sotto i nomi di Nutrasweetet Equal. Nel 1981, quattro anni prima che Monsanto comprasse Searle, un comitato consultivo della FDA (Food Drug Administration) composto da tre scienziati indipendenti, confermò le informazioni che erano circolate da otto anni, che dicevano “l’aspartame, potrebbe provocare tumori cerebrali”. La FDA ritirò a Searle la licenza di vendita dell’aspartame, ma questa decisione fu annullata da un nuova commissione nominata dal presidente Reagan.

Uno studio del 1996 pubblicato nella rivista scientifica Journal of Neuroopathology and Experimental Neurology ha suscitato di nuovo preoccupazione, mettendo in relazione l’aspartame con un incremento di cancro cerebrale. Il dottor Erik Millstone, della Unità di Investigazione sulla Politica Scientifica della Università del Sussex (Inghilterra), cita una serie di informazioni degli anni ’80, che mettono in relazione l’aspartame con un ampio complesso di reazioni avverse in consumatori sensibili, fra cui cefalee, visione annebbiata, intorpidimento, perdita dell’udito, spasmi muscolari e attacchi di tipo epilettico. Nel 1989, Searle ebbe di nuovo problemi con la FDA che accusò l’impresa di pubblicità ingannevole nel caso del suo farmaco antiulcera, Cytotec. La FDA disse che gli annunci erano diretti a una popolazione molto più vasta e giovane di quanto aveva consentito l’agenzia (FDA). Si pretese da Searle/Monsanto di pubblicare sulle varie riviste mediche un annuncio con il titolo “Pubblicato per correggere un precedente annuncio considerato ingannevole dalla FDA.”

SEGUITO DEL CAPITOLO 9°

IL MONDO FELICE DELLA BIOTECNOLOGIA

La aggressiva promozione dei suoi prodotti che Monsanto realizza, dall’ormone dell’accrescimento bovino (rBGH), alla soia “Roundup Ready”, alle sue varietà di cotone resistente agli insetti, risulta agli occhi di qualunque osservatore come la continuazione dei suoi lunghi decenni di pratiche eticamente discutibili.

All’inizio Monsanto fu una delle quattro aziende che volevano porre sul mercato un ormone sintetico dell’accrescimento bovino, prodotta da un batterio geneticamente manipolato per produrre proteine bovine. Un’altra impresa fu la Cyanamid, oggi proprietaria di American Home Products (si fonderà con Monsanto). Come descrive Jennifer Ferrara, lo sforzo di Monsanto, che durò 14 anni, per ottenere la approvazione della FDA alla commercializzazione del BGH ricombinante, era pieno di controversie, arrivando ad uno sforzo coordinato per sopprimere le informazioni sugli effetti dell’ormone..
Un veterinario FDA, Richard Burroughs, fu licenziato dopo avere accusato le imprese e l’agenzia di sopprimere e manipolare dati per occultare gli effetti dell’ rBGH sulla salute delle vacche da latte.
Nel 1990, quando sembrava imminente l’approvazione del rBGH da parte dell’ FDA, un patologo veterinario del laboratorio di analisi agraria dell’Università del Vermont, propose a due deputati dello stato vari dati prima soppressi, che descrivevano un aumento significativo dei tassi di infezione mammaria in vacche trattate con l’ormone di Monsanto, inoltre un’incidenza anormale nei difetti alla nascita consistenti in gravi deformazioni nei vitelli figli di vacche trattate con rBGH. Una revisione indipendente dei dati dell’Università realizzata da un gruppo regionale di difesa degli agricoltori, denunciò nuovi problemi di salute nelle vacche dovuti all’ormone, come lesioni agli zoccoli e alle zampe, difficoltà riproduttive e metaboliche, infezioni uterine. La GAO (US Congress’s General Accounting Office), tentò di investigare sul caso, ma non poté ottenere i documenti necessari di Monsanto e dell’Università che permettevano di concludere l’inchiesta, in concreto rispetto agli effetti teratogeni ed embriotossici che si sospettavano. La GAO concluse che le vacche trattate con rBGH avevano tassi di infezione mammaria superiori di un terzo alle vacche non trattate e raccomandò di indagare ancora sul rischio di livelli elevati di antibiotici nel latte prodotto usando rBGH.

L’ormone Monsanto fu approvato dall’FDA per la vendita commerciale nel 1994. L’anno seguente, Mark Kastel dell’unione agricoltori del Wisconsin, rese pubblico uno studio uno studio delle esperienze degli agricoltori del Wisconsin con la droga. Le sue scoperte eccedettero dai 21 problemi potenziali di salute che Monsanto fu obbligata ad includere nell’etichetta di avvertenze del Polisca (nome commerciale del rBGH). Kastel trovò moti casi di morte spontanea, alta incidenza di infezioni mammarie, gravi difficoltà metaboliche e problemi nel parto e in alcuni casi impossibilità di muoversi. Molti agricoltori che usarono rBGH dovettero rimpiazzare alla svelta buona parte delle loro mandrie. Invece di rispondere alle domande degli agricoltori sull’rBGH, Monsanto iniziò l’offensiva, minacciando querele contro le piccole imprese produttrici di latte che annunciavano i suoi prodotti come liberi ad ormoni artificiali e partecipando ad una richiesta delle varie associazioni industriali contro la prima (e unica negli USA) legge che obbliga ad etichettare l’ormone rBGH.
Tutto ciò mentre aumentavano le prove degli effetti nocivi dell’rBGH sulla salute delle vacche e delle persone.

LA SOIA “ROUNDUP READY”

Gli sforzi per impedire l’etichettatura delle esportazioni statunitensi di soia e mais manipolati geneticamente, sembrano indicare che Monsanto continua ad applicare le tattiche inventate dalla compagnia per soffocare le polemiche contro gli ormoni del latte.
Sebbene Monsanto argomenti che la sua soia Roundup Ready (conosciuta anche come RRS) finirà per ridurre il consumo di erbicidi, l’uso generalizzato di varietà di coltivazioni tolleranti gli erbicidi significherà un aumento della dipendenza degli agricoltori dagli erbicidi. Le erbacce che appariranno dopo l’uso dell’erbicida originale si dovranno trattare con più applicazioni di erbicida. “Questo aumenterà l’uso dell’erbicida” dichiarò Bill Christison, un coltivatore di soia del Missouri a Kenny Bruno di Greenpeace International. “Se c’è qualcosa che aiuta la vendita di RRS è il fatto che si può coltivare un’area piena di erbacce e usare prodotti chimici per combattere il problema, il che non è quello che si dovrebbe fare”. Christison confuta l’affermazione di Monsanto che le sementi resistenti agli erbicidi siano necessarie per ridurre l’erosione del suolo a causa dell’eccessiva lavorazione, e racconta che gli agricoltori del Midwest hanno sviluppato numerosi metodi propri per ridurre l’uso totale di erbicidi.
Dall’altra parte, Monsanto ha aumentato la sua produzione di Roundup negli ultimi anni. Con il brevetto del Roundup negli Stati Uniti sul punto di scadere (nel 2000) e con una concorrenza di prodotti di glifosato crescente in tutto il mondo, il “pacchetto” di erbicida Roundup e sementi Roundup Ready” è diventato la pietra angolare della strategia di Monsanto per continuare ad aumentare le vendite di erbicida. I possibili effetti ambientali e sanitari delle coltivazioni tolleranti il Roundup non sono stati indagati completamente; per esempio gli effetti allergenici, il carattere invasivo o di erbacce di queste coltivazioni e la possibilità che la resistenza all’erbicida si trasferisca ad altre sementi simili alla soia o ad altre piante.

Mentre i problemi con la soia resistente agli erbicidi sono tacciati essere generici e speculativi, l’esperienza dei coltivatori statunitensi con le sementi manipolate geneticamente da Monsanto costituisce una storia molto differente. Dal 1996 Monsanto ha fatto uscire due varietà di cotone manipolato geneticamente; una è una varietà resistente al Roundup e l’altra, chiamata “Bollgard” contiene una tossina per controllare i danni prodotti da tre malattie del cotone. La tossina derivata dal Bacillus Thuringiensis (B.T.) è stata utilizzata dagli agricoltori ecologici dai primi anni ’70 in forma di aerosol naturale.
Però a differenza dei B.T. che vivono relativamente poco e contengono la tossina in una forma che si attiva solo nei sistemi digerenti di alcuni vermi, le coltivazioni B.T. geneticamente modificate contengono una forma attiva di tossina durante tutto il ciclo vitale della pianta.
Gran parte del mais geneticamente modificato è una varietà capace di contenere questa tossina ideata per respingere il verme della radice del mais.

Il primo problema della presenza della tossina in tutto il ciclo vitale della pianta è che favorisce l’apparizione di ceppi resistenti al B.T. tra gli insetti. La EPA degli USA ha determinato che una resistenza prolungata al B.T. può trasformare in infettanti le applicazioni naturali del batterio B.T. in appena tre o cinque anni e richiede agli agricoltori di piantare fino al 40% di cotone non manipolato geneticamente, perché serva da rifugio agli insetti ed evitare l’apparizione di resistenza al B.T.
In secondo luogo la tossina contenuta da queste piante può danneggiare gli insetti benefici oltre a quelli che gli agricoltori cercano di eliminare.

Ma gli effetti nocivi del cotone Bollgard sono risultati essere più rapidi di quanto ci si aspettasse, tanto che Monsanto e i suoi soci hanno ritirato dal mercato più di due milioni di chili di sementi di cotone geneticamente manipolato e hanno pagato ai coltivatori del Sud degli USA un indennizzo di molti milioni di dollari.
D’accordo con varie testimonianze pubblicate, le piante non solo furono attaccate dal verme del cotone (al quale, secondo Monsanto erano resistenti), ma anche la germinazione fu diseguale, i rendimenti bassi e le piante erano deformi.
Alcuni agricoltori persero fino al 50% del raccolto.
Nonostante questi problemi Monsanto continua a fomentare l’uso dell’ingegneria genetica in agricoltura e a prendere il controllo delle più grandi imprese di sementi USA.
Monsanto è già il padrone di Holdens Foundation Seeds che somministra il germoplasma utilizzato nel 25-35% della superficie coltivata a mais in USA e di Asgrow Agronomics che è descritta da Monsanto come il primo produttore, sviluppatore e distributore di sementi di soia in USA.
Nella primavera del 1998 Monsanto acquisì Dc Kaib Genetics, la seconda compagnia di sementi in USA e la nona nel mondo, come la Delta and Pine Land la maggiore compagnia di sementi di cotone del paese. Con queste due acquisizioni Monsanto controlla l’85% del mercato USA di sementi di cotone.

La compagnia continua in atri paesi questa aggressiva politica di acquisizioni di imprese di vendita di prodotti. Nel 1997 Sementes Agroceres S.A. la principale impresa di sementi di mais in Brasile, con una quota di mercato del 30 -40%.
Nel 1998 la polizia federale del Brasile investigò su una denuncia di importazione illegale di almeno 200 sacchi di soia transgenica, alcuni provenienti da una filiale argentina di Monsanto.
Nel 1997 Monsanto dovette ritirare 60000 sacchi di colza transgenica dal Canada.
Sembra che il carico di sementi resistenti al Roundup contenesse un gene inserito diverso da quello che era stato approvato per il consumo umano e animale.

CAPITOLO 10°

SHAPIRO, IL FABBRICANTE DI IMMAGINE

Vista la lunga e inquietante storia di Monsanto, si capisce perché molti cittadini informati d’Europa e USA resistono a consegnare a Monsanto il futuro della nostra tavola e della nostra salute. Ma Monsanto fa tutto quello che può per apparire come non colpita da questa opposizione. Attraverso iniziative come la sua massiva campagna pubblicitaria in Gran Bretagna, il suo patrocinio di una nuova esposizione di alta tecnologia sul tema della biodiversità presso il Museo Americano di New York e molte alte, sta tentando di apparire più verde, più giusta e più lungimirante dei suoi oppositori.
In USA sta mantenendo la sua immagine e probabilmente influendo nelle politiche che la riguardano con l’appoggio di persone nei livelli più alti dell’amministrazione Clinton.
Nel maggio del 1997, Mickey Kantor, artefice della campagna elettorale di Clinton nel 1992 e rappresentante del commercio USA durante il primo mandato Clinton, fu eletto ad occupare un posto nel comitato direttivo di Monsanto. Marcia Hale, ex assistente personale del presidente, è stata una responsabile delle relazioni pubbliche di Monsanto in Gran Bretagna. Il vice presidente Al Gore, che è molto conosciuto per i suoi discorsi e scritti sull’ambiente, è stato un partigiano della biotecnologia almeno fino a quando era senatore. Il consigliere principale per la politica interna di Gore, David W. Beier, era stato precedentemente Direttore degli affari di Governo della Genetech, Inc.

Sotto la presidenza Shapiro, Monsanto ha rimosso tutti gli ostacoli per trasformare la sua immagine di un fornitore di prodotti chimici pericolosi in una illustre istituzione e con una visione del futuro che lotta per alimentare il mondo. Shapiro che iniziò a lavorare per Searle nel 1979 e diventò presidente del gruppo Nutrasweet nel 1982, fa parte del comitato dei consiglieri presidenziali per la politica commerciale e fu membro della White House Domestic Policy Review.
Si descrive come un visionario e come un uomo del rinascimento, incaricato della missione di usare le risorse della compagnia per cambiare il mondo. L’unica ragione per lavorare in una grande azienda è che, così, si ha la possibilità di fare cose realmente importanti su vasta scala, sono dichiarazioni che esso stesso rilasciò ad un giornalista di Business Ethics, la rivista di punta della organizzazione “Socially Responsible Business”.

Shapiro nutre poche illusioni sulla reputazione di Monsanto in USA e molte volte narra con simpatia il dilemma di molti lavoratori della Monsanto, i figli dei quali potrebbero ribellarsi scoprendo dove lavorano. E’ ansioso di dimostrare che non discorda dal diffuso desiderio di un cambiamento ed è disposto a indirizzare questo desiderio verso i fini della sua impresa, come dichiarò in un intervista “Non è un problema di buoni o cattivi. Non serve a nulla dire – se i cattivi se ne vanno allora il mondo andrà bene- è il sistema intero che deve cambiare, c’è una grande opportunità per reinventarlo.”

Dando per scontato che il sistema “reinventato” di Shapiro è tale che non solo continueranno ad esistere le grandi imprese, ma inoltre che queste esercitino ogni volta un maggiore controllo sulle nostre vite. Però ultimamente ci si dice che Monsanto è cambiata, che si è disinteressata con successo delle sue divisioni di industria chimica e che si è impegnata a sostituire i prodotti chimici con “informazione”, in forma di sementi geneticamente manipolate e altri prodotti della biotecnologia.
Questa non vuole essere un’ironia, venendo da una compagnia il cui prodotto più redditizio è un erbicida; la nuova immagine che sta fabbricando per Monsanto è molto poco verosimile, soprattutto trattandosi di una impresa che si dedica a intimidire i critici con azioni giudiziarie e a sopprimere le critiche nei mezzi di comunicazione.

Tuttavia, nell’informativa annuale del ’98 Monsanto dimostra chiaramente che ha imparato ad utilizzare la ciarlataneria adeguata. Così Roundup non è un erbicida, ma un modo di minimizzare i lavori al suolo e ridurre l’erosione. Le piantagioni di ingegneria genetica non sono semplicemente fonti di beneficio per Monsanto, ma la soluzione all’inesorabile crescita della popolazione. La biotecnologia non implica la riduzione di tutti gli esseri viventi alla categoria di brevetti e merce da vendere e comprare nel mercato, ma è l’araldo della “smercantilizzazione”: la sostituzione di prodotti unici prodotti in massa con un ampio raggio di prodotti fatti su misura e specializzati.
Questi sono esimi esempi della “Neolingua” che Orwell immaginò nel suo romanzo “1984”.

Per ultimo, vogliono farci credere che l’aggressiva promozione della biotecnologia che è condotta da Monsanto non è il frutto dell’arroganza imprenditoriale, ma semplicemente una “legge di natura”.
Monsanto ha battezzato l’apparente crescita esponenziale di ciò che chiama “conoscenza biologica” con il nome di “Legge di Monsanto” – niente meno – .Come con qualche altra presunta legge di natura, poco si può fare oltre che osservare come si compiano le sue predizioni, in questo caso, la predizione e né più né meno che la crescita esponenziale e continua del potere di Monsanto.

Ma la crescita di qualunque tecnologia non è semplicemente una “legge di natura”. Le tecnologie non sono forze sociali in sé stesse, né semplici attrezzi neutri che si possono utilizzare raggiungere qualsiasi fine sociale, ma il prodotto di una istituzione sociale e di un interesse economico particolari, Una volta che si intraprende un cammino particolare di sviluppo tecnologico, le conseguenze possono andare molto più lontano di quanto i suoi creatori potevano aver previsto: quanto più potente sarà la tecnologia, tanto più profonde possono essere le sue conseguenze.

Per esempio, la cosiddetta “Rivoluzione Verde” dell’agricoltura degli anni ’60 e ’70 aumentò temporaneamente i rendimenti delle coltivazioni, e rese anche gli agricoltori di ogni parte del mondo più dipendenti dai costi dei prodotti chimici.
Questo provocò uno spostamento generalizzato di contadini fuori dalle loro terre e in molti paesi ha provocato un detrimento del suolo, delle acque sotterranee e terre comunali che hanno sostenuto la gente per migliaia di anni. Questo squilibrio su grande scala ha alimentato la crescita della popolazione, l’urbanizzazione e la perdita del potere sociale delle comunità, che ha condotto a sua volta a un altro ciclo di impoverimento e fame.

La “Seconda Rivoluzione Verde”, promessa da Monsanto e altre compagnie biotecnologiche, minaccia con una distruzione ancora maggiore le relazioni sociali e il possesso tradizionale della terra. Respingendo Monsanto e la sua tecnologia non respingiamo necessariamente la tecnologia in sé; vogliamo cambiare una tecnologia di manipolazione e controllo e profitti che nega la vita, con una veramente ecologica, progettata per rispettare il funzionamento della natura, migliorare la salute personale e comunitaria sostenere le comunità che vivono della terra e operare in una scala genuinamente umana. Se crediamo nella democrazia, è necessario poter scegliere quale tecnologia è meglio per le nostre comunità invece che altri decidano per noi senza poterle responsabilizzare come Monsanto.
Invece della tecnologia ideata per l’arricchimento continuo di pochi potremmo basare la nostra tecnologia nella speranza di una migliore armonia tra le nostre comunità umane e nel mondo materiale.
La nostra salute, i nostri cibi e il nostro futuro di vita sulla terra sono realmente in gioco.

Brian Tokar, che ha scritto questo capitolo e i due che lo precedono, è autore di “Earth for sale” (South End Press, 1997) e di “The green alternative” (New Society Publishers, 1992). E’ professore all’Istituto di Ecologia Sociale e al Goddard College a Planfield, Vermont, USA.

CAPITOLO 11°

ORMONI BOVINI DELLA CRESCITA
Di Paul Kingsnorth

La combinazione, abituale per Monsanto, di cattiva scienza, pubblicità ingannevole, riduzione al silenzio ed eliminazione degli oppositori e delle informazioni dannose, è più che evidente nel caso del primo prodotto manipolato geneticamente ad essere commercializzato: l’ormone bovino della crescita, o Somatotropina Bovina.
L’Ormone Ricombinante della crescita Bovina (rBGH in inglese, conosciuto anche come Bovine Somatotopin, o BST), è una copia ottenuta per ingegneria genetica, di un ormone prodotto naturalmente dalle mucche. Il rBGH è stato ideato perché le mucche producano più latte di quanto ne produrrebbero naturalmente. Funziona alterando l’espressione del gene dei trasportatori di glucosio della ghiandola mammaria, muscoli e grasso della mucca. Il gene facilita il travaso di glucosio nella ghiandola mammaria, e le fa produrre più latte.
Le mucche a cui è giornalmente iniettata una dose di rBGH – commercializzato col nome di Posilac – aumenterebbero la produzione del 10-20%. Tuttavia, i problemi e gli effetti secondari associati all’uso di rBGH sono numerosissimi. Sono tanti i pericoli reali e potenziali che è proibito in Canada, nell’ Unione Europea e altri stati, a dispetto degli sforzi di Monsanto per guadagnarsi l’apertura a questi mercati.
Così il rBGH è stato utilizzato in altri paesi – principalmente in USA – per vari anni ed è da lì che ci arrivano le cattive notizie.

CHI CI GUADAGNA?

La US Food and Drug Administration (FDA) – organismo regolatore per gli alimenti e i farmaci – dichiarò rBGH ufficialmente “sicuro” nel 1993 e Monsanto cominciò a vendere Posilac agli allevatori nel febbraio dell’anno seguente. In USA ci sono due benefici ovvi per un uso in grande scala: un ricavo annuale stimato da Monsanto tra i 300 e i 500 milione di dollari, e un incremento stimato del 12% nella distribuzione di latte nel paese.
E’ dagli anni ’50 che le latterie americane producono sistematicamente più latte di quanto se ne possa consumare, e il governo federale ha comprato le eccedenze ogni anno per evitare che il prezzo scendesse. Nel periodo 1980-85 il governo USA ha sprecato in media 2100 milioni di dollari l’anno per comprare le eccedenze di latte. Nessuno ha bisogno in USA del latte extra che rBGH può dare.
Inoltre gli animali sottoposti al trattamento con l’ormone sono soggetti a un tremendo stress. Normalmente dopo circa 12 settimane dalla nascita la mucca produce latte a spese della sua salute. Perde peso, è sterile e più suscettibile alle malattie. Eventualmente, la produzione di latte diminuisce e il suo corpo comincia a recuperare. L’iniezione di rBGH suppone che l’allevatore possa posporre questo recupero tra le 8 e le 12 settimane, incrementando sostanzialmente la produzione di latte, ma così facendo le mucche aumentano i rischi di ammalarsi.
Per una migliore comprensione degli effetti dannosi potenziali del rBGH sulle mucche, non c’è bisogno d’altro che guardare l’etichetta di avvertenza che FDA esige che Monsanto includa in ogni lotto di Posilac. L’etichetta fa emergere 21 problemi di salute associati all’uso del Posilac, che include cisti ovariche, disordini uterini, diminuzione del tempo di gestazione e del peso alla nascita dei vitelli, aumento dei parti gemellari e ritenzione della placenta.
Potenzialmente il problema più serio, in tutte le forme, è l’aumento del rischio di mastite, o infiammazione delle mammelle. Una mucca con mastite produce latte con pus. Le aziende casearie non accetteranno latte contenente un numero di cellule somatiche anormalmente alto (per esempio alta concentrazione di pus), e la mastite può essere così una chiara fonte di perdita di ricavi per gli allevatori. Molti intendono attaccare il problema con l’uso di antibiotici, ma si sospetta che i residui degli antibiotici nel latte causino problemi agli esseri umani che lo bevono e contribuisca anche allo sviluppo della resistenza agli antibiotici tra i batteri.
Preoccupata per gli effetti potenziali del rBGH, l’ US National Farmer Union (NFU), attivò una linea telefonica nel 1994 per informare gli allevatori su qualsiasi problema associato al Posilac. Centinaia di allevatori chiamarono. John Shumway, allevatore dello Stato di New York, disse che dovette rimpiazzare 50 mucche come risultato delle reazioni negative al Posilac. Le perdite stimate per l’uso del Posilac salirono a circa 100000 dollari.
Melvin Van Heel, del Minnesota, disse che le sue mucche, trattate con rBGH, patirono la mastite, aborti e ferite ulcerose. “Ottenni più latte, ma non credo che ne sia valsa al pena”, disse.
Un allevatore del Michigan, Steve Schulte, disse che le sue spese per il veterinario calarono molto quando smise di usare rBGH.
In Florida, Al Cole, perse 8 mucche e dovette sacrificarne altre 15. Altre tre diedero alla luce vitelli deformi.
La NFU è a conoscenza di molti altri casi come questi.
Lo scontento è tale che molti agricoltori di tutti gli USA stanno smettendo di usare l’ormone. Nel 1995 la NFU informò che “in alcune aree del paese tra il 60 e il 90% degli allevatori che usavano rBGH hanno smesso di farlo.
Così, quindi, risulta chiaro che solo Monsanto beneficia della vendita di questo inutile prodotto.

I PERICOLI PER LA SALUTE UMANA

Anche se mettiamo da parte i problemi di salute causati dai residui di antibiotici nel latte – utilizzati per trattare le mucche affette da mastite – gli effetti del rBGH sugli esseri umani possono essere devastanti. Gli studi scientifici più preoccupanti sono quelli che mettono in relazione rBGH e cancro.
Quando si inetta rBGH a una mucca, essa viene stimolata a produrre un altro ormone, chiamato, in inglese, Insuline – like Growth Factor 1 (IGF-1) – Fattore di crescita 1 tipo insulina – , un ormone proteico che producono naturalmente tanto i bovini quanto gli umani. L’uso di rBGh incrementa i livelli di IGF-1 nel latte di mucca. Dato che IGF-1 è attivo negli umani – causando la scissione delle cellule – alcuni scienziati pensano che l’ingestione di latte trattato con alti livelli di rBGH, possa dar luogo a una scissione e crescita incontrollata delle cellule umane, in altre parole: cancro.
Monsanto, naturalmente, ha negato incessantemente che i livelli di IGF-1 nel latte trattato con rBGH sia differente da quello di un latte non trattato. Secondo un articolo del 1994 pubblicato su “LANCET”, i ricercatori di Monsanto affermavano che “non ci sono prove che il contenuto ormonale del latte trattato con rBGH sia in qualsiasi modo differente da quello di mucche che non hanno seguito il trattamento”. In un numero successivo della stessa rivista un ricercatore britannico dichiarò che già nel 1993 Monsanto aveva ammesso che il livello di IGF-1 nel latte aumentava di circa 5 volte quando si usava rBGH.
Da quel momento, sono stati realizzati differenti studi nei quali si avverte dei pericoli di un eccesso di IGF-1. Due ricercatori britannici informarono nel 1994 che IGF-1 induce la scissione delle cellule umane. Nell’anno seguente un altro studio scoprì che IGF-1 favoriva la crescita di cancro negli animali da laboratorio, anticipando la morte naturale delle cellule.
Nel 1996 il professor Samuel Epstein dell’Università dell’Illinois, Chigago, realizzò un dettagliato studio degli effetti prodotti da alti livelli di IGF-1 negli esseri umani. I risultati di Epstein rivelano che le concentrazioni di IGF-1 che si hanno nel latte di mucche trattate con rBGh possono provocare cancro della mammella e del colon tra le persone che bevono latte. La conclusione di Epstein fu contundente: “con la complicità del FDA, tutta la nazione è sottoposta ad un esperimento su grande scala che presuppone l’adulterazione di un alimento di base e molto antico con un prodotto biotecnologico poco caratterizzato e senza etichetta…che possiede grandi pericoli potenziali per tutta la popolazione USA”.
Due studi pubblicati all’inizio del 1998 sembrano rafforzare le scoperte di Epstein. Un articolo da American Women e pubblicato su “LANCET” in maggio rivela che la probabilità di contrarre cancro alla mammella tra le donne in premenopausa aumenta di 7 volte tra quelle che hanno un alto livello di IGF-1 nel sangue. Un altro studio pubblicato su “SCIENCE” in gennaio dimostrò che il rischio di ammalarsi di cancro alla prostata si moltiplica per quattro tra gli uomini con alto livello di IGF-1 nel sangue.

L’AFFARE DEGLI ORMONI

Oltre ai rischi per la salute associati a rBGH , il suo incremento di uso nel mondo potrebbe contribuire alla scomparsa delle piccole aziende agricole e la monopolizzazione dell’agricoltura da parte delle multinazionali.
L’economia di base ci dice che l’incremento della quantità disponibile di un prodotto conduce a una discesa del suo prezzo. Il governo USA ha solo evitato una caduta generale dei prezzi del latte comprando le eccedenze. Se un uso generalizzato di rBGH in qualunque paese si risolve in un incremento significativo della quantità di latte disponibile e se il governo non ha la capacità o la volontà di comprare ogni eccedenza, drammatico crollo dei prezzi risultante getterà sul lastrico i piccoli allevatori e garantirà, come lo hanno fatto altri aspetti della “rivoluzione verde”, che le grandi aziende agricole, intensive con alto livello di tecnologia, siano quelle che sopravviveranno in un settore del mercato ogni volta più competitivo.

IMBAVAGLIANDO LE CRITICHE.

Monsanto risponde con intimidazioni, avvocati, manipolazione dei fatti e moltissimo denaro in propaganda contro chiunque osi criticare il suo rBGH. In tutto ciò è stata aiutata e consigliata dalla FDA, la “Monsanto Washington Office”, come la chiamano i critici.
La prima risposta dell’asse Monsanto-FDA alle preoccupazioni sulla presenza di rBGH nel latte (sondaggi in USA hanno messo in risalto sistematicamente che più del 70% degli intervistati non vuole berlo) fu appoggiarsi alla legge. Nel 1994 la FDA avvisò che non si poteva etichettare il latte come “latte senza rBGH”, rubando così ai consumatori il diritto di scegliere cosa bere. La principale giustificazione che la FDA diede fu che “virtualmente” non esiste differenza tra latte rBGH e latte normale. L’etichetta poteva pertanto discriminare ingiustamente aziende come Monsanto.
Il responsabile principale all’interno di FDA per la politica delle etichette era Michael R. Taylor.
Prima di entrare in FDA era uno dei soci del pool di avvocati che rappresentavano Monsanto nella richiesta di approvazione del Posilac.
Come risultato di questa politica, la FDA minacciò di azioni legali chi etichettava il suo latte come “senza rBGH”. La stessa Monsanto andò in giudizio contro due produttori che etichettavano così il latte e avvertì altri di non farlo.
Monsanto e i suoi alleati hanno utilizzato la costituzione USA per evitare che i consumatori sappiano che latte bevono. Nel 1994 lo stato del Vermont approvò una legge che richiedeva che i prodotti contenenti rBGH venissero etichettati chiaramente. Una coalizione di industriali del latte e Monsanto intrapresero immediatamente una causa argomentando che la nuova legge era “incostituzionale”, in quanto aveva violato il Primo Emendamento che assicura il diritto costituzionale di non essere obbligati a rivelare informazioni. Monsanto vinse.
Messa di fronte alla crescente indignazione dei consumatori per queste tattiche, Monsanto ha abbandonato, molto a malincuore, le sue cause e permette di etichettare il latte come “senza rBGH”. Ma la FDA si rifiuta di esigere che i produttori etichettino il loro latte e tuttora molta gente non ha nessuna idea di cosa ci sia realmente nel suo latte.
Monsanto è stata accusata, da altri settori della società, di non essere limpida nei metodi usati e di nascondere la verità circa rBGH. Il celebre caso “Fox TV Episode”, dove la società fu accusata di fare pressioni per non far trasmettere un documentario sul rBGh, è solo un esempio. Nel libro “Toxic sludge is good for you” (Il fango tossico è buono per te), John C. Stauber e Sheldon Rampton raccontano un episodio del 1990 dove l’impresa incaricata della promozione dell’immagine di Monsanto inviò una talpa ad una riunione di militanti anti rBGH.
La talpa, che si comportò come una preoccupata casalinga, era un impiegata di Burston-Marsteller, la compagnia di immagine di Monsanto, che fu inviata per scoprire quali fossero le tattiche della opposizione.
Il settore lattiero ha denunciato varie volte che i rappresentanti di Monsanto hanno minimizzato, occultato o tentato di nascondere gli effetti avversi del rBGH, raccontando anche agli allevatori che i loro problemi di mastite erano unici, o che i problemi di salute sorti dopo l’uso del Posilac erano colpa dell’allevatore, mai dell’ormone.
La condotta di Monsanto è questo, come in molti altri temi legati a rBGH, è stata qualcosa di poco onesto.

Paul Kingsnorth è scrittore ed ecologista. Ha scritto per “The Guardian”, “The Indipendent on Sunday”, “Resurgence”, “BBC
Wildlife”, ecc.

Fonte: http://www.laleva.cc/ambiente/dossier_monsanto.html

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