Nell’attesa della decisione sul lodo Alfano

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Subito dopo l’estate la Consulta si pronuncerà sulla spinosa questione del cd. Lodo Alfano.

Com’è noto due sono le fondamentali domande alle quali dovranno essere date risposte.

La prima, di carattere sostanziale, chiede di stabilire se l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge tolleri eccezioni così vistose come quelle che esentano alcuni di loro – anche se molto importanti – dall’assoggettamento alla giurisdizione finché dura il loro mandato, rinviando ad epoca successiva l’accertamento degli eventuali illeciti commessi.

La seconda questione, connessa alla prima, è se tale eccezione possa essere posta da una legge ordinaria, ovvero richieda una riforma della Costituzione.

Ebbene, una volta che saranno risolti tali problemi risulterà più agevole valutare la compatibilità costituzionale di altre “eccezioni”, presenti nell’ordinamento, che rendono alcuni cittadini “più uguali degli altri”.

Tra queste merita di essere segnalata l’immunità – prevista da una legge ordinaria e non da una norma costituzionale – introdotta nel 1981 dall’art. 32 bis della l. 24 marzo 1958 n. 195 che manda esenti da conseguenze civili e penali i consiglieri del CSM disponendo che “I componenti del Consiglio superiore non sono punibili per le opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni, e concernenti l’oggetto della discussione”.

La giurisprudenza ha chiarito che tale immunità riguarda ogni tipo di responsabilità, sia essa civile, penale o disciplinare. E, si badi, a differenza del lodo Alfano gli illeciti resteranno impuniti anche dopo la scadenza del mandato di consigliere del CSM.

Eppure il primo requisito che – in democrazia – dovrebbe connotare un soggetto investito di funzioni pubbliche parrebbe essere proprio quello della “responsabilità”, specialmente quando non possa operare – come nel caso del CSM – neppure il congegno della cd. responsabilità politica.

Sarebbe quanto mai opportuno, dunque, che il Legislatore eliminasse quella eccentrica immunità.

In tempi di “lodi” più o meno contestati risulta imbarazzante difendere non già una temporanea esenzione dalla giurisdizione come il lodo Alfano, ma una vera e propria impunità priva di ogni ragion d’essere.

Essa – avendo a mente anche le funzioni giurisdizionali del CSM nella materia disciplinare – contrasta, per di più, con tutti i principi regolanti la responsabilità del giudice.

Se si demonizza l’idea dei giudici elettivi cosa pensare, allora, di un giudice e di un amministratore elettivo e per giunta irresponsabile civilmente, penalmente e disciplinarmente?

Nicola Saracino – magistrato
Fonte: http://toghe.blogspot.com/2009/07/nellattesa-della-decisione-sul-lodo.html

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