Le allergie e l’Ipotesi Igienica

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Scritto da Dr Francesco Perugini Billi
lunedì 29 giugno 2009
Negli ultimi decenni e in numerose nazioni del mondo si è registrato un aumento notevole delle malattie allergiche (sia cutanee, che respiratorie). Secondo l’OMS, l’incremento dell’asma a livello mondiale è pari al 50% per ogni decade. Nell’Europa Occidentale il numero di persone asmatiche è raddoppiato nel giro di un decennio. L’incidenza della rinite allergica è aumentata di 7 volte in 25 anni, mentre quella delle allergie cutanee è aumentata dal 3% degli anni ’60 al 10% degli anni ’90. Sta di fatto che le nuove generazioni sono sempre più colpite da forme allergiche. Nel nostro Paese il 15% dei bambini in età prescolare è affetto da dermatite allergica e il 2% presenta gravi allergie alimentari. Il 10% di quelli che vanno a scuola ha l’asma, mentre il 20-25% degli adolescenti soffre di rinite allergica (Format 2006, Verona).

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Una parte delle allergie sono motivate da una predisposizione genetica, che comunque cambia molto poco nel tempo e non può spiegare questa recente epidemia. Le altre cause sono da ricercarsi nell’ambiente, nello stile di vita, nell’alimentazione e nell’abuso di farmaci e probabilmente anche di vaccini.

L’Ipotesi Igienica
Una delle cause dell’aumento delle allergie, verificatosi soprattutto nel mondo occidentalizzato, è l’eccesso di igiene. Secondo i promotori dell’Ipotesi Igienica, cruciale sarebbe il contatto con i microbi nei primi mesi di vita del bambino. Tuttavia, non è solo un problema legato alla riduzione delle infezioni (abuso di antibiotici e vaccini), ma ad un più ampio rapporto col mondo microbico che coinvolge diversi livelli di contatto (alimentare, ambientale, ecc.) e che varia sia da un punto di vista qualitativo sia quantitativo:

* eccesso di igiene – dovuto alla microfobia tipicamente occidentale che porta ad un maniacale eccesso di pulizia. I bambini che vivono in ambienti rurali nel loro primo anno di vita hanno meno allergie;

* riduzione delle infezioni – dovuto alle condizioni ambientali (maggiore pulizia);

* sterilità dei cibi e delle bevande – allevare i bambini con cibi e bevande industriali, tutti sterili e pastorizzati, aumenta le allergie;

* vaccinazioni – secondo i promotori della Ipotesi Igienica il carico vaccinale cui sono sottoposti i bambini moderni contribuisce all’aumento delle allergie nella popolazione globale. Alcuni studi hanno messo in evidenza un certo legame tra vaccinazioni e successive manifestazioni allergiche. Altri studi, invece, smentiscono questa associazione. Tuttavia, è difficile non credere che quasi una ventina di vaccinazioni nei primi due anni non possa in qualche modo interferire, in modo negativo, sullo sviluppo del sistema immunitario, se non altro in soggetti predisposti o più sensibili;

* abuso di antibiotici – impedire all’organismo di esprimere la propria reattività verso i microbi, esalta a dismisura quella nei confronti degli allergeni;

* nuclei famigliari più piccoli – la minore promiscuità porta ad un minore ricircolo di microbi.

In sostanza, minore è il contatto iniziale con il mondo microbico e maggiore è la possibilità di sviluppare allergie. Però, il responsabile di questa “protezione” verso le allergie non è un singolo microrganismo, ma il complesso processo di colonizzazione/infezione che si verifica nei primi anni di vita. Pare che il “contatto” microbico più importante avvenga nell’intestino del neonato, che è immaturo e soprattutto sterile. Quindi, l’intestino giocherebbe un ruolo chiave e la colonizzazione di una flora complessa, ma buona, è più importante di uno specifico organismo. Se il neonato nasce da parto naturale, rimane vicino alla madre e viene allattato al seno, allora la colonizzazione del suo intestino sarà ottimale. Negli anni successivi, se l’alimentazione sarà tradizionale e non ci saranno cure antibiotiche eccessive, allora la flora intestinale sarà quella che è sempre stata presente da millenni nell’uomo e il sistema immunitario avrà reazioni equilibrate verso microbi nocivi e allergeni. Se queste tappe non vengono rispettate, il bambino avrà una tipica flora “moderna” povera in alcune componenti ancestrali e più ricca di microbi nocivi, il suo equilibrio immunitario intestinale sarà precario e maggiore sarà la permeabilità intestinale. Gli studi mostrano che i cambiamenti in senso negativo nei popolamenti microbici dell’intestino sono presenti ancora prima che i test allergici mostrino positività verso allergeni ambientali e alimentari. Quindi, l’ecologia intestinale viene prima di tutto.

Terapie
In questi decenni la scienza medica si è impegnata soprattutto nel cercare di tacitare i sintomi delle allergie, più che capirne le cause e fare della vera prevenzione. I farmaci utilizzati sono largamente sintomatici, controllano le malattia, ma pochi peazienti guariscono veramente. La dimostrazione del fallimento di questo approccio è proprio nel fatto che le allergie sono in continuo e spaventoso aumento e che i farmaci disponibili e l’impostazione dell’allergologia moderna non hanno minimamente inciso sulle cause.

Cosa fare

Gravidanza – se siete allergiche o avete concepito un figlio con una persona allergica, allora utilizzate per tutta la gravidanza dei probiotici. In questo modo potete validamente incidere sulle manifestazioni allergiche del vostro futuro bimbo. Uno studio finlandese ha concluso che l’assunzione di probiotici da parte delle gestanti riduce del 40% la probabilità di mettere al mondo un bambino con dermatite atopica.

Neonati – genitori allergici, casi di allergici tra collaterali e ascendenti, parto cesareo, allattamento artificiale, utilizzo di antibiotici da parte della gravida o del neonato sono tutti “fattori di rischio” per le allergie. Se è presente almeno uno di questi fattori, somministrare precocemente al neonato fermenti lattici, consultando prima il medico o il pediatra, per valutare il prodotto e le modalità di assunzione migliori.

Vaccinazioni – se nella famiglia c’è predisposizione alle allergie, conviene valutare l’opportunità di ridurre il carico vaccinico o diluirlo nel tempo.

Alimentazione – per quanto riguarda i bambini, appena possibile, abbandonare omogeneizzati e liofilizzati e orientarsi verso preparazioni casalinghe, decisamente più ricche di microrganismi utili allo sviluppo di un buon sistema immunitario intestinale. I cibi dovrebbero essere sempre freschi e fatti al momento. Inserire sempre una buona quota di alimenti crudi o poco cotti, oltre ad alimenti fermentati. Adottare una dieta tradizionale, con alimenti ancestrali e ridurre al minimo il consumo di cibi industriali, che sono sterili, manipolati e a volte completamente inventati. Eliminare tutto quello che è estraneo alle nostre abitudini alimentari.

Terapie – non si discute l’importanza dei farmaci allopatici nel caso di forme gravi e acute. Nella maggioranza dei restanti casi, tuttavia, l’impostazione allopatica è puramente sintomatica ed è volta a “controllare” la malattia più che a guarirla, con conseguente dipendenza dai farmaci. L’approccio accademico può essere vantaggiosamente integrato con quello proposto dalle medicine non convenzionali, decisamente più olistico e costituzionale, più rivolto alla persona che non ai sintomi e dotato di un ricco ed efficace bagaglio di farmaci naturali e privi di effetti collaterali.

Fonte: http://www.dottorperuginibilli.it/

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