G8 che vai, infiltrati che trovi

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Personalmente sono contro la violenza. Anche i manifestanti al G8 di Genova erano contro la violenza. La polizia aveva qualche dubbio.

La polizia difende le istituzioni. Lo fa secondo le regole istituzionali. Quali regole sono più istituzionali di quelle di un Presidente della Repubblica? Infiltrare, devastare, incolpare, creare consenso, massacrare. Regole trasversali, multietniche. Tanto che anche l’Iran ha voluto salire in cattedra e tenere lezione. E dire che l’Editto di Erragudi ha già 2.500 anni…

Le forze dell’ordine a L’Aquila hanno già ricevuto ordini dall’alto. Una sostanziale, istituzionale licenza di uccidere. «Che bel culo, ti piace il manganello, eh?». «Troia! Puttana». Legnate sulla schiena. Calci nei testicoli. Denti spezzati facendo strisciare le teste contro i muri delle pareti di una scuola. Questi erano gli ordini dall’alto alla scuola Diaz di Genova. Saranno gli stessi ordini diramati per L’Aquila? Forse non ce ne sarà bisogno. L’Aquila è già militarizzata. Non si entra, non si esce. Le famiglie sono divise. A volte non riescono nemmeno ad incontrarsi. Come per il muro di Berlino, quando le tendopoli saranno smantellate qualcuno venderà pezzetti di tela e frammenti di picchetti. Ad imperitura memoria.

Vi ricordate quando siete usciti in strada dopo l’ennesima forte scossa, e prima di quella catastrofica vi hanno fatto rientrare in casa? Anche se avevate paura, certo. E ricordate per caso di avere mai fatto mezza esercitazione? No. Non lo ricordate perché le esercitazioni sono costose. Troppo, per la gente comune, per la gleba. Ma quando i culi da salvare sono di un certo livello, allora la Protezione Civile diventa una macchina efficientissima. La scorsa settimana, insieme alle Forze dell’Ordine, alle Forze Armate e alla Croce Rossa, l’esercitazione se la sono fatta loro. Per se stessi. Se durante il G8 si dovesse verificare una scossa di terremoto superiore ai 4 – 4.5 gradi di magnitudo, scatterà immediatamente il piano evacuazione. In prima battuta, le delegazioni saranno ospitate in tende appositamente predisposte. Se mai ci dovesse essere qualche graffietto ai muri, o se qualcuno dovesse intimorirsi eccessivamente, una scorta riaccompagnerà tutti all’aeroporto di Preturo. Se la daranno a gambe. La loro paura è sacra. La vostra non vale niente.

Fanno bene ad avere paura. Io, al loro posto, ne avrei.

TESTIMONIANZA DI UN VOLONTARIO CHE HA PRESTATO SERVIZIO PRESSO ALCUNE TENDOPOLI DI L’AQUILA.
di Carla Liberatore

Serata dei primi di maggio all’entrata del campo gestito dai Parà della Folgore. Pochi attendati + volontari. Discorso generale con un militare del suddetto corpo: “Cercate di non andare troppo in giro la sera perchè c’è l’allerta no global. Ci sono state già alcune avvisaglie del tipo furti di divise, atti di vandalismo, e noi per il G8 possiamo difenderci come vogliamo, una specie di licenza di uccidere. Per difesa, certo, ma è così! E comunque eseguiamo ordini dall’alto“.

Quasi una giustificazione. In effetti uno dei crucci dei campi è proprio la scomparsa di alcune divise. Sulle prime l’attenzione era ricaduta su ladri d’arte che in una città come L’Aquila hanno tutte le convenienze a appropriarsi di ogni tipo di beni culturali. Divise comprese? Invece ora si pensa ad uno stratagemma dei NO GLOBAL per infiltrarsi tra la popolazione civile, il che autorizza i militari ad abusare del privilegio sopraccitato. Nei campi la popolazione è stremata anche per colpa dei volontari che Sulle prime hanno pensato ad offrire esageratamente il loro aiuto, creando un esagerato senso di sicurezza, di agiatezza , tipo “no faccio io, ma lascia stare ci siamo noi“. Ora che tutto questo è finito, ora che i volontari sono meno numerosi e la popolazione deve iniziare a rimboccarsi le maniche, iniziano le azioni incontrollabili.

Un’altro errore fatto dalle varie associazioni che gestiscono i campi è stato quello di tenere quanto più possibile separate le etnie, creando divisioni razziali all’interno. Se avessero agito diversamente forse si sarebbero avuti meno problemi. La mescolanza etnica dall’inizio avrebbe creato un tacito rispetto condominiale fatto anche solo di buongiorno e buonasera, ma era un modo per riconoscersi. Un aquilano avrebbe avuto la possibilità di scambiare due chiacchiere in più, avrebbe potuto prendere tranquillamente un caffé nella tenda di un rumeno e viceversa, notando anche le differenze culturali che ci sono tra etnie per comprendere meglio cosa fare e cosa non fare. Anche se devo ammettere che questa cosa in qualche campo già avviene, e cioè in poche delle tendopoli aquilane sia le popolazioni del posto sia quelle straniere riescono a convivere pacificamente senza scontri né conflitti. Ma purtroppo sono solo poche le situazioni come questa.

Mi giunge voce che per la durata del G8 i lavoratori assunti per rimettere in sesto la guardia di finanza, verranno segregati all’interno. A ben ragione dico io: sono tutti extracomunitari e persone poco raccomandabili della popolazione indigena, e nei migliori casi persone che hanno perso il lavoro in tarda età, licenziati prima e dopo il terremoto. Insomma, tutta gente da non mostrare ad Obama e ai grandi della Terra. A me sembra una pubblicità azzeccatissima per uno stato fatto di effimero e fiction, basato su quanto sono bello e bravo. Ma retoriche politiche a parte, c’è chi afferma che la segregazione all’interno della caserma della Finanza a L’Aquila sia parziale. Sta di fatto che qualcuno si è già preparato la borsa per soggiornare 4 giorni presso la caserma di Coppito.

Un altro cruccio degli aquilani sono le spese folli affrontate per la messa in scena, perchè di questo si tratta. Mobilia lussuosa ed iper galattica che dopo il G8 non si sa bene che fine farà. Strade che si costruiscono in mezza giornata. Rotonde favolose fatte di giardini che invogliano i botanici, o artistiche a più colori. Ricami fatti con sampietrini tanto cari a chi all’Aquila ci è nato e ci è vissuto. Si parla di milioni di euro. Ma il malessere cresce, le casette di legno tranne nel caso di Onna comprate tra l’altro dalla Croce Rossa non si vedono. Gli attendati più fortunati le comprano da soli sperando nel rimborso ma rassegnati a non averlo. La casetta di 30 metri quadri allo stato grezzo costa una media di 5000 euro. Se poi la coibenti – e tutti conoscono il freddo invernale all’Aquila – arrivi anche a 8/10mila euro. Con un buon impianto di riscaldamento 15/18mila euro da pagare subito. Ora io mi chiedo: se percepisco una pensione di 600 euro, ci metto anche il sussidio d’accompagnamento, se sono fortunato ad avere un disabile da accudire arrivo a 1200, come la pago? E’ ovvio che sono incazzato nero, tanto da voler rinchiudere i pezzi grossi nelle tendopoli, ma a vita. Per non parlare del supporto psicologico, assente tranne in casi estremi, perché mi son sentito dire che gli sporadici psicologi che girano per i campi sono psicologi per l’emergenza, ma i campi hanno bisogno di psicologi fissi 24 ore al giorno, che riescano a sedare le risse e le violenze che si verificano costantemente, compresi quei fenomeni di bullismo adolescenziale presenti ovunque nei riguardi sia della figura femminile sia della diversa etnia.

Per quanto riguarda invece la conduzione di alcuni campi, sono stato testimone di scene di subordinazione totale da parte dei volontari e degli, per così dire, ospiti delle tendopoli. Purtroppo si ravvisano situazioni in cui i Capi Campo si comportano come Feudatari, tutto il resto è loro corte e pertanto passibile delle misure di disciplina che intendono far rispettare. Un esempio? Un determinato Vice campo che chiamerò ‘Sig. Pancione’, per tutto il tempo che è stato in servizio come volontario si è sentito autorizzato a molestare, a volte anche pesantemente, tutte le più belle ragazze che dopo soli pochi giorni iniziarono ad essere terrorizzate dalla sua presenza. Così come quelle persone che non esprimono opinioni pubbliche davanti alle telecamere e ai giornalisti in genere poiché essendo loro stesse sfollate nelle tendopoli, con pochissimi benefici, si rifiutano di denunciare tutte le angherie dirette e indirette che sono costrette a sopportare per paura di chissà quali ritorsioni. Inoltre, tanto per coronare il tutto, la città di L’Aquila è diventata ormai una città militarizzata. Per entrare nei campi a visitare i propri cari e i propri amici bisogna esibire un documento, l’accesso ai giornalisti viene sempre di più negato a meno che non siano accreditati da qualche redazione istituzionale. Infine ci sono episodi di aggressioni sessuali che vengono taciuti e volontarie traumatizzate, ma di questo non si fa menzione, siamo tutti belli e bravi.

Fonte: http://www.byoblu.com/post/2009/07/06/Inferno-Bolzaneto.aspx#continue

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