L’ITALIA DEI NANI E DELLE NANO-PARTICELLE

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di Andrea Cinquegrani [ 05/06/2008]

Fa bene don Vitaliano ad accendere la speranza morta e sepolta dopo la valanga nera del 13 e 14 aprile. Quella “sinistra” parlamentare nella quale avevamo creduto – l’Arcobaleno – era con ogni probabilita’ una “visione”, una pura illusione; idee forti e ideali scolorati sotto il marro’ cashmere bertinottiano, utopie e voglia di cambiare il mondo ormai comodi strapuntini di salotti romani e milanesi. A questo si era ridotta la “sinistra” (sic) parlamentare. Logico e giusto, allora, un vaffanculo sincero (senza scomodare l’altrettanto salottiero Grillo parlante). E allora, come si chiedono quasi all’unisono su queste colonne Vitaliano della Sala, Francesco Caruso, Ferdinando Imposimato, Luciano Scateni (insieme a tanti altri che ci scrivono e si interrogano sul deserto – o no – prossimo venturo), che fare? Il ritorno, una buona volta, a piazze e territori, ai bisogni reali di senzadiritti e senzacasa, senzalavoro e senzasalute, migranti ora minacciati di galere sommarie e Cpt ancor piu’ lagherizzati, cittadini discaricati per morire di munezze, diossine e nanoparticelle? O che?
“Napoli siamo noi”, scriveva Bocca nella sua profetica opera di quattro anni fa. Anticipando tempi, precorrendo cronache e storie malavitose di tutti i giorni, con una “mafiosita’” che si fa sempre piu’ prevasiva. Venne poi il fenomeno Gomorra, epico affresco di morti quotidiane, pennellate (degne dei migliori Bosch o Bruegel) e fendenti che colpiscono al cuore la camorra spa, i suoi affari tossici e stramiliardari. Mancano soltanto (ma si tratta di un romanzo, non di un’inchiesta giornalistica) altri due convitati: la politica, con i pezzi da novantaa nel gotha locale e nazionale, e la massoneria (servizi segreti, e deviati, annessi) che l’hanno storicamente fatta da padrone (soprattutto gli incappucciati del Venerabile) nei business di Munnezzopoli, Camorropoli e non solo.
Anniversario degli eccidi Falcone e Borsellino. Solite parate antimafia. Il neo guardasigilli Angelino Alfano sugli scudi, ampi consensi dai magistrati, e’ il vento nuovo; proclama del presidente del Senato, Renato Schifani: «La mafia si deve sconfiggere». In controluce, l’affondo di Repubblica, per penna di Giuseppe D’Avanzo (che si fece le ossa a fine anni ‘70 proprio alla Voce), contro Marco Travaglio. Perche? Per chi? Per cosa? Non nuova del resto, Repubblica, a crociate (sempre D’Avanzo bomber, seguito dall’ esistenzialista Scalfari) anti Annozero griffato Santoro.
A proposito di servizi, il fresco governo del Cavaliere ha provveduto in un baleno. Uno nuovo, Piccirillo, all’Aisi (ex Sisde), un riconfermato, Branciforte, all’Aise (ex Sismi) e il Gianni De Gennaro sempre-comunque-ovunque, il supeprefetto, superpolizioti, supercommissario ai rifiuti, ora al vertice della super-DIS, ovvero l’ex Cesis che controlla le due sigle precedenti. Tutto si tiene. Cosi’ come il nuovo scenario che si apre per la Corte Costituzionale, con un Luciano Violante sponsorizzato – udite udite – nientemeno che dal neo ministro della Difesa Ignazio La Russa, che lo “stima”. Forse per le dichiarazioni alla Camera nel 2001, quando Violante in persona ammise che sotto il governo ulivista i fatturati Fininvest, anni prima, erano decuplicati. Alla faccia del conflitto d’interessi, oggi ancora una volta sbandierato, tanto “per fa vede’”.
Ma consoliamoci. C’e’ un Mister Tiscali nel motore della nuova Unita’ (che festeggia il ‘68 con un dvd omaggio di un fascista!) e un Di Pietro a rappresentare in Parlamento la nuova sinistra e l’opposizione “dura e pura”. Grazie, camerati.

Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/editoriale1.php?id=118

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