LA SINISTRA ITALIANA DA GRAMSCI A DI PIETRO

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di Andrea Cinquegrani [ 08/01/2009]

“E’ di nuovo Tangentopoli”, poi “No non e’ come Tangentopoli”. Cosi’ come “lo Stato sta vincendo la sfida contro le mafie” e sul versante opposto “no, la sta perdendo”. Tutto e il contrario di tutto. Fuori dagli esilaranti giochetti alla Toto’, e’ questa “politica”, questo “palazzo” che ci ha tenuti tutti come tanti imbecilli sul filo della domada, appesi al punto interrogativo, al quesito delle cento pistole. Perche’ gli Inquilini, i Signori, i Padroni dei Palazzi vogliono un popolo bue drogato di televendite e di reality, ormai incapace di distinguere la realta’ dalla fantasia. Dopo Mani pulite? Onesti e perbene. Dopo le maxi retate antimafia? Tutto sotto controllo. Ma vogliamo renderci conto che le Mafie (comprendendo nell’holding Camorra, ‘Ndrangheta e Sacra Corona) sono di gran lunga la piu’ potente azienda italiana? Che 1 comune su 2 in provincia di Napoli (parola del prefetto Alessandro Pansa, che ora scopre l’acqua calda) e’ sotto monitoraggio per probabili infiltrazioni mafiose? Che le tangenti sono diventate molto piu’ “scientifiche” e pervasive da mani pulite in poi? Che il tasso di corruzione e’ di gran lunga aumentato? E, soprattutto, che mafie e malapolitica, malaimpresa, malagiustizia, malamministrazione sono un cancro sempre piu’ pervasivo che sta divorando definitivamente i destini dei milioni di italiani fuori dal circuito criminale e ridotti ormai in poverta’? Per foraggiare invece Lorisgnori?, come avrebbe scritto Fortebraccio nei mitici corsivi della fu Unita’.
Non ci restare che piangere. Oppure consolarci con il Verbo dell’Obama de noantri, il quale dalle parole che ci hanno fatto sognare una vita – meglio, una stagione, diciamo un mese – le sue carezze a stelle e strisce a base di I care oppure Yes we can, ci traghetta oggi agli inferi di un Pd trasformato in un mostro: «Questo non e’ il mio partito». Lui, infatti, e’ Topo Gigio. A riportarlo sulla terra, solerte, provvede l’ex toga forte dell’ex Pci, Luciano Violante, che sentenzia: «il Pd e’ nella palude». Non ci voleva molto a capirlo e basta poco a ricordare che fu proprio Violante, in un’aula parlamentare semideserta, a sentenziare la morte dell’opposizione, quando nel 2001 pigolo’ davanti a un impettito Cavaliere: «Abbiamo pattuito di non fare la legge sul conflitto d’interessi, tanto e’ vero che durante il nostro governo le reti Fininvest hanno aumentato il loro fatturato da 1 a 10». Sua Emittenza, comunque, non dimentica, e’ grato e “concilia”: «Con D’Alema si puo’ trattare, altro che Veltroni», precisa. Che profumo, ancora, quella crostata, quella stupenda cena a casa Letta (zio Gianni e nipotino Enrico, tanto per essere trasversali).
Per fortuna, a salvare i destini della Sinistra che non c’e’ piu’, impegnata tra cashemere e fitness, ci pensa il piu’ autentico bolscevico che le campagne d’Italia abbiano prodotto nell’ultimo ventennio, Di Pietro. Braccia muscolose, petto in fuori, mascella volitiva, tempra contadina, eccolo, il superpoliziotto senza macchia e senza paura, quello che sbatteva in gattabuia i mostri di Tangentopoli gettando le chiavi. Delle imprese del rampollo Cristiano – ampiamente riprese dai media – la Voce ha scritto nel numero di ottobre 2008 (la sai l’ultima? si dimette dall’Idv di papa’, ma non lascia la poltrona in Provincia!). All’ex toga appena scesa nell’agone politico, nel 1995, avevamo invece dedicato una cover story, dettagliandone svariate imprese, nonche’ alcune amicizie massoniche (vedi oggi Formisano, Di Nardo e C.). Lui, l’anti P2 de piazza Navona e storico amico del picconator Cossiga. Da Gramsci al Tonino nazionale, e’ un passo un po’ lungo da digerire. Vero, Berlinguer?

Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/editoriale1.php?id=121

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