UN PARLAMENTO DI CENTO CAMERIERI. IL RESTO, MANCIA

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di Andrea Cinquegrani [ 29/05/2009]


Venticinque anni fa il primo voto europeo. Era appena morto sul campo Berlinguer, stroncato da un ictus dopo un comizio (e la Voce, appena nata, gli dedico’ una copertina). Un trionfo, quel voto del 17 giugno 1984, per un Pci che superava la storica avversaria Dc. Capita che commemorando la tragica fine di Enrico, l’attuale numero uno del Pd Franceschini osservi: «e’ venuto il momento di restituire al Pci il ruolo che ha avuto nella costruzione della democrazia italiana». Insomma, lo storico segretario che ha issato con orgoglio la bandiera con la falce e il martello, l’ideologo dell’eurocomunismo, non era poi cosi’ male. Come se Alvaro Vitali o Bombolo commentassero con la puzza sotto il naso: «Toto’ e Chaplin alla fine se la cavavano».
L’assist, al chierichetto Dario, l’aveva passato qualche giorno prima l’altro radical-vaticanista, Rutelli, che aveva tuonato: «il Pd non e’ di sinistra»; non contento Cicciobello aggiungeva: «non e’ certo una ripittura dell’ex casa Pci». Non bastano le funeree previsioni sul voto di giugno (che danno il Pd al collasso e un Pdl in continua ascesa, nonostante gli ormai ossessivi autogol di Berlusconi) a infondere un minimo di sale nelle zucche dei soloni Pd, la nuova “balena” (ma non si chiamava cosi’ un tempo la bianca Dc?) che nuota dritta verso lo spiaggiamento. Come del resto i brandelli della sinistra tutta cashemere e “opevai”, frattagliata in un 2 per cento qua e un 3 la’, ottimi per fare somma zero, visto la legge elettorale mannaia.
In questo deserto, popolato di orde banditesche, consorterie d’affari e di utili e inutili idioti, che fare? Val la pena di votare le poche mosche bianche in circolazione e sparse qua e la’, oppure disertare le urne quale estremo segno di protesta, come suggerisce la solita penna sferzante di Vitaliano della Sala? Votare per una finta opposizione? O lottare in prospettiva per una ricostruzione dal basso, come dopo uno tsunami che spazzi via tutti ma proprio tutti i sinistri mezzobusti del finto antiberlusconismo?
Resta il forte, fortissimo dubbio che la resa (il risultato, pero’, a meno di qualche San Gennaro in zona Cesarini, pare scontato, e a valanga) significhi consegnare il paese alle truppe unne o visigote del Cavaliere praticamente vita natural durante. Ad un premier al quale ormai il Duce farebbe neanche il solletico, nella migliore delle ipotesi un Pero’n mediatizzato ad hoc (il peroncino molisano fa solo da patetica controfigura). Un Berlusca che gia’ spera nel Quirinale (poi si vedra’ con il Silvio I° in Vaticano), e intanto gira la Costituzione come pasta da pizza: il Parlamento, chissenefrega, mi bastano cento camerieri; ai giudici poi ci penso io, anzi ci pensa il popolo che li elegge lui direttamente, come vuole Bossi un giorno si’ e l’altro pure.
enbsp;C’e’ bisogno di dirlo che si tratta punto per punto, virgole e punti esclamativi compresi, del piano di Rinascita di Licio Gelli? Ma chissenefrega, abbiamo le nostre veline e ci fottiamo l’Italia e le italiane! Tanto, la sinistra e’ morta e sepolta, la classe operaia e’ finita davvero in Paradiso e comunque te la compri anche a meno di 10 mila euro (la cifra che non hanno voluto spendere i proprietari della Thyssen per risparmiare sull’impianto antincendio). E – italiani – cosa volete che siano per me 600 mila euro, una mancia da camerieri! E io devo perdere il tempo con questa storia di Mills? Ma io vi compro tutti e cento, quanti sarete nel prossimo parlamento. Che sposteremo ad Arcore; d’estate, per stare piu’ al fresco (sic), nella mia costa Smeralda. Solo li’, forse, non arriveranno fastidiose notizie da Portici o Casoria. Cin cin.

Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/editoriale1.php?id=126

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