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Fa davvero piacere vivere in un paese tutto d’un pezzo, moralmente ed eticamente granitico, fiero della sua coerenza, capace di anteporre i principi alle basse questioni di bottega. Osservare il rigore dei nostri benemeriti imprenditori di fronte al colonnello Gheddafi è stato molto istruttivo. Bello il passaggio quando Gheddafi ha detto: “Ora tutti a saltellare sull’alluce sinistro!”. E quelli, la crema della crema del mercato italiano, a saltellare sull’alluce sinistro, dignitosi ma ubbidienti. Il colonnello si è molto divertito: “Ora abbaiate sull’aria dell’Aida!”. E quelli tutti ad abbaiare sull’aria dell’Aida, nella speranza che un contrattino, qualche chilometro di autostrada, una piccola ferrovia, un appaltino, venissero a casa esentasse. Atmosfera familiare e spensierata, un po’ come quando zio Paperone umilia il nipote Paperino in cambio di qualche cent. Ancor più divertente l’incontro con le donne, dove il colonnello ha detto tutto e il contrario di tutto davanti alle signore della destra italiana più o meno estasiate. Certe tigri in tacchi vertiginosi, dal look aggressivo, pre e post velinico, cammellate a battere le mani a un dittatore che le ha soavemente prese per il culo dicendo cose che sarebbero considerate misogine persino in una sala biliardo (Santanché: “Un discorso avanzato”). Donne leghiste giunte in pullman da Treviso (Alabama) entusiaste per un tizio che si chiama Muammar, e di cui in situazioni normali chiederebbero il respingimento in mare. Per non dire di papi Silvio, mai visto così prono, con il cappello in mano, vero questuante insieme ai suoi burbanzosi colonnelli in sedicesimo, o al Klu Klux Klan leghista onorato della visita. Tutti in ginocchio davanti all’amico Gheddafi, il che ha fatto sghignazzare la stampa mondiale più delle foto di Villa Certosa. E questo non certo perché abbiamo in passato ucciso e torturato e imprigionato il popolo libico, no. Ma per ringraziare Gheddafi di uccidere, torturare e imprigionare altri popoli che altrimenti verrebbero qui da noi.

Fonte: http://www.alessandrorobecchi.it/

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