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In queste elezioni hanno perso in molti. Ha perso il progetto plebiscitario del PdL e di Berlusconi; ha perso il progetto del PD di partito alternativo al centro-destra; ha perso il tentativo di bipartitismo (almeno finora, ma bisognerà attendere l’esito del referendum). E poi ha perso la sinistra. Tutta la sinistra. L’unico elemento di vittoria è stato il populismo, della Lega Nord a destra e dell’IdV nel centro-sinistra. Ci sono abbastanza numeri per abbozzare analisi di voto lunghissime, ed in attesa di dati disaggregati per entrare nei dettagli, già si sentono ipotesi di alleanze e “nuove” considerazioni da far venire il mal di testa. Anche a sinistra.

Su questo versante, viste le percentuali della Lista anticapitalista comunista e di Sinistra e Libertà (poco più del 3% entrambe), si è tornato a parlare di quanto dannosa sia stata la scissione di Vendola e compagni dal PRC. Inutile negarlo, tanto è evidente. Ma ciò non significa che l’unione post-scissione dei due cartelli elettorali (da molti richiamata), avrebbe significato la somma dei voti delle due liste. Pensare questo significa non avere imparato niente dalle recenti esperienze elettorali, ultima quella della Sinistra arcobaleno. E comunque, pure facendo un conticino di questo tipo, la somma dei voti raccolti da PRC, comunisti italiani e SL, si recupera solo una piccola parte dei voti persi con le politiche del 2008.
Questo dovrebbe fare riflettere molto, prima di azzardarsi in considerazioni del tipo: riuniamo le forze di sinistra; mettiamo insieme PRC e SL; allarghiamo il fronte comune a tutte le forze a sinistra del PD. Ipotesi di questo tipo, appaiono di nuovo come l’unione dei vertici e di nuovo senza possibilità di successo. Si tratterebbero ancora, come già successo, di unioni fatte sulla base della geografia parlamentare. Sarebbero (giustamente) percepite dal basso, come un’unione per la sopravvivenza, non della sinistra come progetto politico, ma dei suoi vertici in quanto appartenenti alla casta politica. Ed allora? non rimane che rassegnarsi ad essere divisi e perdenti?

Certo che no. Ma non si può non partire da un’analisi approfondita della società italiana (e questo il PRC ha tentato di farlo con una laboriosa inchiesta a cui si dovrebbe concretamente dare seguito), capirne i reali bisogni e coordinarsi attorno ad un progetto concreto basato su pochi essenziali punti comuni. Un coordinamento che dovrebbe vedere partecipi non solo i partiti, ma le associazioni, i sindacati (anche autonomi, troppo spesso discriminati) ed i movimenti. Un coordinamento che non sia solo dei vertici di queste organizzazioni, ma che parta dal coinvolgendo sistematico nei territori, delle persone in carne ed ossa che il peso dei bisogni sentono sulle proprie spalle. E proprio da quel lavoro dal basso dovrebbe scaturite il progetto politico della sinistra.

Solo così le aspettative delle persone possono tornare ad essere centrali nell’agenda politica dei partiti. Solo a partire da quel coinvolgimento, la politica può essere partecipata per fermare, prima di tutto e necessariamente dal punto di vista culturale, la deriva a destra della politica.

Fonte:http://feedproxy.google.com/~r/blogspot/cnhS/~3/wS65Z0ahl3Y/unita-della-sinistra-si-ma.html

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