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In uno dei siti statunitensi che frequento quotidianamente, è apparsa una approfondita analisi sulle prospettive del settore immobiliare a stelle e strisce nel prossimo triennio basata sulla rilevante base di dati che fornisce la materia prima per l’indice S&P’s Case Schiller, un indice che ha visto la luce nel 1967 e fornisce mensilmente informazioni molto accurate su quel vero e proprio meltdown immobiliare in corso da metà del 2006 e che ha preceduto di poco meno di un anno la tempesta perfetta che si appresta fra poco meno di due mesi a compiere il suo secondo anno di vita.Sarà perché l’orizzonte previsivo dell’analisi si estende sino alla fine del 2012, un anno che ha molto a che fare con previsioni e profezie da qualche migliaio di anni, sarà perché viene resa nota quando anche gli economisti e gli analisti più embedded non sanno più che pesci pigliare, ma ho letto con grande attenzione il frutto della fatica dei cinque autori che per Business Week hanno redatto “Where Housing Will Be in 2012” e lo ritengo un utile tassello a supporto dei miei recenti avvisi ai naviganti nella tempesta perfetta, nei quali ho cercato di mettere in guardia risparmiatori e piccoli investitori rispetto alla prossima e più devastante ondata della tempesta perfetta, avvisi pubblicati ben prima che se ne vedessero, da lunedì scorso, le prime avvisaglie.Risparmio ai miei lettori le tecnicalità utilizzate dagli autori, anche perché credo che sia molto più interessante segnalare il minimo del prezzo mediano previsto rispetto all’ultimo dato disponibile che lo cifrava in maggio a 180 mila dollari (più del 30 per cento in meno rispetto ai massimi toccati nei primi mesi del 2006), un minimo che viene collocato a 150 mila dollari e che dovrebbe essere toccato nel prossimo biennio, una previsione che la dice lunga sulla durata ipotizzabile della recessione in corso, così come sull’impatto che potrebbe avere sui conti prossimi venturi delle principali entità protagoniste del mercato finanziario, in particolare di quella Bank of America che, dopo l’acquisizione di Countrywide, si ritrova nella molto scomoda posizione di regina incontrastata del mortgage statunitense.Ma trovo ancora più interessante la previsione che vede lo stesso prezzo mediano di un’abitazione individuale portarsi, in un punto imprecisato del 2012 e dopo un notevole recupero dal livello minimo, a 179 mila dollari, cioè mille dollari meno del depresso livello attuale, un livello che ha portato il valore di una parte rilevante delle abitazioni a non coprire più il valore del rifinanziamento del mutuo e, in non pochi casi, anche di quello delle stesso mutuo principale!Per avere un’idea della vera e propria schizofrenia imperante in quell’immenso casinò a cielo aperto che è diventato quello che un tempo era considerato il magico mondo della finanza, è sufficiente pensare alla fretta con la quale i vertici di dieci banche americane, tra le quali la potente e ancor più preveggente Goldman Sachs, Morgan Stanley e la banca dei nipotini di John Pierpoint Morgan e di Rockefeller, hanno ripagato i 68 miliardi di dollari ricevuti negli ultimi tre mesi del 2008 dal fondo di salvataggio inventato da Hank Paulson, una scelta che peserà molto sui conti del secondo trimestre, ma che consentirà ai top manager delle stesse di riprendere a distribuirsi quei ricchi premi e cotillions cui avevano dovuto rinunciare l’anno scorso e dei quali sentono maledettamente la mancanza, non paghi degli stipendi milionari che percepiscono come parte fissa della retribuzione, una scelta che i loro colleghi di Citigroup e Bank of America non possono permettersi di fare per il semplice motivo che i colossi da loro guidati hanno davvero i piedi di argilla, una metafora per non dire che sono tecnicamente falliti, anche se, come è oramai a tutti noto, sono davvero troppo grandi per essere lasciate fallire.

Fonte: http://diariodellacrisi.blogspot.com/feeds/posts/default

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