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Fonte: http://www.teamsalute.it/default.aspx?idPage=6993

Trombosi venosa: definizione La trombosi venosa profonda (TVP) è l’occlusione, parziale o totale, di una o più vene da parte di un coagulo di sangue detto trombo. La TVP colpisce prevalentemente le vene degli arti inferiori, ma può manifestarsi anche in altri distretti corporei; sopraggiunge soprattutto in presenza di specifici fattori di rischio, ma a volte colpisce anche soggetti sani. Una temibile complicanza della TVP, quando non sia diagnosticata e trattata tempestivamente, è rappresentata dall’embolia polmonare, caratterizzata dalla migrazione del trombo, o di una parte di esso, dalla vena al circolo polmonare. L’embolia polmonare è tra le prime 10 cause di morte nei Paesi industrializzati. È difficile stabilire l’incidenza della TVP perché spesso non viene diagnosticata, ma comunque si stima che colpisca il 2-3% della popolazione, con una incidenza più elevata in alcune categorie predisposte, come le persone anziane o i malati di tumore, o in soggetti geneticamente predisposti, nei quali la malattia può comparire anche in età giovanile. Cause e fattori di rischio
Nel sangue sono costantemente attivi una serie di meccanismi che stimolano la coagulazione e altri che la contrastano; l’equilibrio tra i diversi meccanismi mantiene la fluidità del sangue circolante ma garantisce al tempo stesso la coagulabilità come fattore di difesa antiemorragico. Se questo equilibrio si altera a favore dei fattori che stimolano la coagulazione si ha la formazione del trombo. Un elemento che può alterare l’equilibrio suddetto e quindi favorire la formazione del trombo a livello venoso è il rallentamento del flusso ematico, detto anche stasi venosa, per cui tutte le condizioni che inducono una stasi venosa costituiscono dei fattori di rischio per la TVP. È importante quindi definire le condizioni cliniche associate a un aumento del rischio di TVP, in modo da poter attuare una adeguata prevenzione. Questo lo si fa raccogliendo l’anamnesi, cioè la storia clinica del paziente e dei suoi famigliari e osservandone le condizioni attuali. I principali fattori associati a un aumento del rischio trombotico sono:

  • l’età avanzata
  • la gravidanza
  • l’assunzione della pillola anticoncezionale o della terapia ormonale sostitutiva in menopausa
  • la presenza di tumori maligni
  • la presenza di alcune malattie del sangue (policitemia vera, mieloma multiplo)
  • i fattori genetici.

Dunque quando un soggetto deve affrontare una situazione a rischio, come un intervento chirurgico, soprattutto ortopedico, una fase di immobilità, per esempio per l’applicazione di un gesso o è colpito da un trauma agli arti inferiori, è importante valutare il livello di rischio legato alla storia personale del soggetto per valutare il tipo di prevenzione da attuare prima di affrontare una situazione che, si sa già, andrà ad aumentare il rischio stesso.

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