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Fonte: http://tuttouno.blogspot.com/2009/06/report-la-violenza-dei-forti.html

di Redazione Report
In onda domenica 7 giugno ore 21.00 su REPORT RAI 3

In Nigeria, tutta la regione del delta del Niger, un tempo ricchissima di pesce e di coltivazioni agricole, è stata appaltata alle attività di estrazione e ricerca di petrolio delle multinazionali straniere, dalla Shell all’Agip.
Uno degli aspetti più controversi è il “gas flaring”, il gas che fuoriesce dai giacimenti di petrolio e che viene bruciato dalle compagnie perché sarebbe costoso riutilizzarlo. Una pratica vietata in Nigeria e contrastata dalle Nazioni unite perché altamente inquinante. Ma nonostante i divieti e le sentenze della Corte Federale Nigeriana, la pratica del gas flaring ancora oggi viene adottata anche perché l’entità delle multe che dovrebbero dissuadere le grandi aziende è risibile. Alla fine anche i governanti africani sembrano tollerare e chiudere un occhio. Allora di chi è la responsabilità di un inquinamento che ha devastato il delicato ecosistema fluviale, distrutto la pesca e reso imbevibile l’acqua? E lo sfruttamento delle risorse alle spalle della popolazione locale? Negli anni la tensione è degenerata in una vera e propria guerra. A confrontarsi i guerriglieri, l’esercito nigeriano e le polizie private che proteggono le strutture e i cantieri delle multinazionali.
Report ha inoltre preso in esame la concentrazione delle proprietà terriere per l’allevamento di pecore da lana nella pampa argentina e l’attività delle multinazionali del petrolio nel delta del Niger.
In Argentina, enormi estensioni di terra sono state comprate dalla Benetton: quasi un milione di ettari di territorio, pari al 10 per cento dell’intera Patagonia una volta abitata dagli Indios che ora vogliono indietro il loro territorio.
Al loro posto allevamenti di pecore che forniscono lana pregiata mentre le comunità originarie di indios Mapuche sono state escluse sempre di più, confinate in riserve e relegate ad attività economiche di pura sussistenza. La famiglia indio Curinanco ha denunciato questa situazione rioccupando un piccolo fazzoletto di terra all’interno delle proprietà della famiglia di Ponzano Veneto, rivendicando i propri diritti ancestrali e avviando una causa legale contro l’esproprio dei terreni agli indios e l’economia del latifondo.

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