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di Sonia Toni

“L’ironia dell’attuale sistema di produzione è che, milioni di ricchi consumatori dei paesi industrializzati, muoiono a causa di malattie legate all’abbondanza del cibo: attacchi di cuore, infarti, cancro, diabete – malattie provocate da un’eccessiva e sregolata assunzione di grassi animali. Le statistiche parlano chiaro: sarebbero trecentomila gli americani ch ogni anno muoiono a causa di problemi di sovrappeso. Un numero destinato ad aumentare”.
Jeremy Rifkin, “Il Racket dell’hamburger”

Chi l’avrebbe mai detto? La società del dopoguerra arrancava faticosamente sperando in una ripresa economica che potesse consentire a tutti di togliersi almeno la fame. Lo zucchero, il caffè, l’olio, la pasta, beni di primaria importanza per il nutrimento quotidiano, erano trattati come gli oggetti più preziosi. Chi possedeva un sacco di caffè o dei fagioli secchi era considerato ricco. Non stiamo parlando di mille anni fa ma – dal punto di vista della storia – dell’altro ieri. La fame era un incubo reale, uno spauracchio che non risparmiava nessuno.

Le malattie più diffuse erano quelle determinate da scarsa igiene, nutrizione povera, stretto contatto con animali domestici e non, mancanza di riscaldamento e acqua corrente nelle case: erano spesso malattie infettive, quindi contagiose. Ora le malattie più comuni non sono contagiose eppure ce n’è una vera e propria epidemia. Il paradosso del benessere, l’assurdità dell’ingordigia e l’equazione inversamente proporzionale della ricchezza: più l’uomo riempie lo stomaco, più la sua anima e il suo cervello, si svuotano. Il benessere non ha affatto migliorato l’uomo anzi, lo ha reso ancora più famelico, più vorace, trascinandolo in una sorta di bulimia culturale, spirituale, mentale e, spesso, letterale. Mai come in quest’epoca è stato concretizzato il proverbio “l’appetito vien mangiando”, infatti più mangiamo e più ne vogliamo, fino a scoppiare; ed è questa la fine che molti fanno: scoppiano, nel vero senso della parola.

L’obesità dilaga e si riscontra sempre di più anche in soggetti molto giovani. E’ comunissimo vedere bambini, e spesso anche neonati, grassi e mentre dilagano gli interventi di chirurgia estetica, non si dà la minima importanza al mantenimento della salute che, non si afferma mediante l’assunzione di pillole o vaccini ma è la somma di una serie di comportamenti di cui il cibo costituisce una parte determinante. Il benessere economico vissuto sconsideratamente ha portato l’uomo ad ammalarsi e, del resto, basterebbe riflettere su uno dei significati del termine “malato” per chiarirsi un po’ le idee in merito. “Malato” deriva anche da “mal atto”, quindi, spesso la malattia è il risultato di una serie di azioni sbagliate. Dove abbiamo sbagliato? E soprattutto, dove continuiamo diabolicamente a sbagliare? L’errore più fatale di questa epoca è la separazione dell’uomo dalla natura che lo ospita. Gli esseri umani continuano stupidamente a credere di poter vivere e guarire, distaccati dal seno di madre natura. L'”emancipazione” dell’uomo dall’ambiente nel quale vive è pura illusione; un’illusione che stiamo pagando a caro prezzo. Abbiamo inventato le automobili per andare più veloci e ci ritroviamo a perdere ore ed ore bloccati nel traffico morendo asfissiati; i vaccini e gli antibiotici, hanno salvato intere generazioni da malattie infettive ed ora moriamo da stupidi a causa di patologie non contagiose.

La medicina “ufficiale” è diventata serva della multinazionali del farmaco che vorrebbero rimpinzarci di porcheria chimica anche se (almeno ogni tanto) capita che stiamo bene; e siccome i sani non sono dei buoni clienti allora bisogna inventarsi malattie nuove che andranno “curate” con farmaci nuovi e tutto, ovviamente, per il nostro “bene”. L’apoteosi di questa assurdità si raggiunge con la prevenzione di malattie inventate a tavolino dalle case farmaceutiche. Con la complicità dell’ingegneria genetica che, tramite lo studio dei geni contenuti nel Dna ci racconta quali sono le malattie alle quali saremmo più soggetti, viene svolto un business che ci viene propinato come “strategia preventiva”. Il massimo dell’aberrazione in questo senso – almeno per ora – avviene in quelle cliniche degli Usa, nelle quali si rimuovono certi organi a “scopo preventivo”. Un esame del Dna ti dice che potresti avere la predisposizione del cancro all’utero? Niente paura: vieni da noi che te lo togliamo così non ci pensi più. A quel punto, certamente non avrai più problemi all’utero ma sicuramente ne svilupperai di peggiori nel resto del corpo che ti rimane. Per non parlare dei problemi psicologici che potrebbero accompagnarti per il resto della vita ma per questo ci sono gli strizzacervelli e tutta un’altra serie di farmaci che non verranno mai a mancare. La dipendenza dalla droga può essere molto meno pericolosa, almeno non c’è nessuno che vuole propinartela come se fosse la tua salvezza.

Alla luce di tutto questo, mi sorge spontanea una domanda: ma come abbiamo fatto a diventare così scemi?

http://www.scienzaverde.it/index.php?option=com_content&view=article&id=195:piu-ricchi-piu-malati-e-meno-male-che-luomo-e-un-animale-intelligente&catid=52:edizione-2-giugno-2009

Fonte: http://www.mentereale.com/200906081400/News/Articoli/piu-ricchi-piu-scemi-piu-malati-e-meno-male-che-luomo-e-un-animale-intelligente.html

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