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di Giuseppe Giulietti

Ora non resta che la strada, lunga e faticosa, della politica Berlusconi non ha sfondato, anzi è restato lontanissimo dalle cifre che lui stesso aveva ossessivamente dato in tv sventolando, per altro illegalmente,misteriosi sondaggi. Non ha raggiunto il 75% dei consensi personali e il suo partito è restato altrettanto lontano dalla quota del 40%. Sarebbe un errore sottovalutare questo risultato che comunque indica la fine della luna di miele tra il sovrano e il suo popolo.
Allo stesso modo, passando alle opposizioni, ci fa piacere registrare il raddoppio dell’Idv, la tenuta del Pd attorno alla quota del 27% ed anche la resistenza dei radicali e la conferma che un numero consistente di italiani non intende rinunciare alla presenza di formazioni politiche che si richiamano alla sinistra radicale.
L’introduzione di una soglia del 4%, fatta tardi e male dal parlamento con il consenso del Pd e dell’Idv, ha impedito a milioni di italiani di avere una rappresentanza in Europa. La scelta non si è rivelata lungimirante e contribuirà a ritardare la nascita di un reale progetto alternativo al berlusconismo che segna profondamente la destra italiana.
Proprio questo è il punto non eliminabile. La destra, in Europa e in Italia, sembra meglio attrezzata a rispondere alle paure,alla crisi economica e sociale.
La destra propone di difendere l’ordine esistente e le poche certezze sopravvissute,le sinistre non sembrano rappresentare una reale alternativa di metodi,di proposta, non riescono a farsi percepire come portatrici di un nuovo ordine che potrebbe portare più sicurezza, più stato sociale,più giustizia economica, più libertà dal bisogno e dalla paura.
L’Italia non sfugge alla regola, anche se altrove la disfatta è stata assai più drammatica.
Per queste ragioni pur comprendendo le ragioni di legittima soddisfazione di parte o di partito, non riusciamo ad essere soddisfatti per un risultato che non premia Berlusconi, ma non pone neppure le premesse per una alternativa futura. Le opposizioni, infatti, sono distanti e distinte.
L’Udc fa storia a sè ed una eventuale alleanza, ristretta solo a Pd e Udc, sarebbe destinata ad avere vita breve, anzi brevissima. Nè l’Idv nè il Pd potranno rappresentare, da sole, l’unica alternativa.
Non resta che la strada, lunga e faticosa, della politica, intesa come capacità di mettere insieme forze politiche e sociali, di individuare un progetto comune, di studiare nuove forme di coordinamento e di azione comune, almeno su alcuni grandi temi, tra tutte le forze di opposizione, o almeno tra quelle che vogliono tentare di costruire una alternativa di governo futuro e non solo una testimonianza, sia pure nobile, contro il regime berlusconiano.
Speriamo di sbagliarci ma, già nelle prossime ore, Berlusconi reagirà alla sconfitta elettorale nell’unico modo che gli è noto scaricando le sue colpe sui complotti internazionali e sui giudici e sui giornalisti comunisti che avrebbero tentato di farlo fuori.
Le urla serviranno solo a coprire le due operazioni già in atto e che rientrano nel disegno strategico del premier: ridurre al minimo il ruolo e la funzione dei poteri di controllo. Da qui la decisione di portare in aula da domani la legge bavaglio sulle intercettazioni e di sottoporla, se dovesse esserci ancora qualche mal di pancia nella maggioranza, all’ennesimo voto di fiducia.
Subito dopo il consiglio di amministrazione della Rai dovrà occuparsi di regolare i conti con il concorrente Sky e di normalizzare quel poco che ancora è sopravvissuto in termini di autonomia editoriale, ideativa e professionale. Nel mirino sono già stati messi il direttore di Rai3 Paolo Ruffini, il direttore del tg3 Di Bella, quello di Rainews24 Corradino Mineo, e un gruppo di autori e di trasmissioni inserite da tempo in una lista nera: da Santoro alla Gabanelli, da Fazio a Lucarelli, da Blob a Serena Dandini. Chiunque abbia l’ambizione di continuare a fare domande dovrà adeguarsi, oppure sarà messo nelle condizioni di non nuocere.
L’obiettivo, per altro dichiarato e annunciato pubblicamente, è quello di ridurre al minimo non solo la rappresentazione mediatica delle opposizioni, ma soprattutto di cancellare la rappresentazioni dei conflitti sociali ed il crescente malessere che travaglia milioni di italiani.
Di fronte ad un simile imminente assalto sarebbe un gravissimo errore se, per la ennesima volta, le opposizioni, laiche o cattoliche, moderate o radicali, dovessero reagire in ordine sparso, magari dividendosi tra indignati e “trattativisti”, quelli che sperano sempre che possa scapparci un qualche strapuntino per il giornalista amico.
Almeno su questo terreno, la difesa della Costituzione e dell’Articolo21, sarà il caso di promuovere un’azione comune, di contrastare in modo adeguato il prossimo voto di fiducia, di riunire tutte le opposizioni per decidere le conseguenti iniziative in sede internazionale e nazionale, senza lasciare nulla di intentato.
Di fronte al tentativo di bloccare i giudici, di mettere il silenziatore ai cronisti e agli editori, e di bendare i cittadini affinché non vedano e non sentano, non può esistere distinzione alcuna tra quanti dicono di volersi opporre a questa destra.
Per queste ragioni domani saremo presenti all’iniziativa indetta dai cronisti italiani, alle ore 12, nella piazza di Montecitorio; per le stesse ragioni chiederemo a tutte le forze di opposizione, dentro e fuori il parlamento, di non considerare la libertà di informare e di essere informati una della tanti questioni, ma un’autentica grandissima questione democratica che condizionerà sempre più i destini futuri dell’Italia.
In questa campagna elettorale Berlusconi ha fatto le prove generali della repubblica presidenziale a reti unificate. Adesso tenterà di completare l’opera.
Non facciamo finta di non saperlo e mettiamoci subito al lavoro per costruire il più ampio ed unitario schieramento capace di contrastare un disegno che porterebbe l’Italia fuori dal consesso dei tradizionali ordinamenti democratici.

Fonte: http://www.articolo21.info/8556/notizia/ora-non-resta-che-la-strada-lunga-e-faticosa.html

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