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di Marzio Galeotti 21.04.2009

Ormai tutto il mondo, America compresa, ha preso coscienza del problema dei cambiamenti climatici, che raggiunge dimensioni nuove per gravità e globalità. E molti paesi hanno improntato a politiche di sostenibilità ambientale anche i pacchetti di stimolo economico in funzione antirecessiva. Fa eccezione il nostro paese, che con una mozione approvata dal Senato, chiede di rivedere anche il cosiddetto pacchetto europeo 20-20. Nessuna proposta italiana di azione neanche per il G8 ambiente in programma nei prossimi giorni a Siracusa.
Il biennio 2008-2009 è cruciale per la causa del clima.
A fine 2008 è stato approvato il cosiddetto pacchetto europeo 20-20. Si tratta di un intervento politico che per articolazione, complessità, campo d’applicazione e protagonisti coinvolti non ha paragoni a livello mondiale: riconosce la stretta relazione tra energia e ambiente e articola l’intervento nel quadro di una strategia integrata tra i due ambiti; ricomprende, seleziona e declina in maniera specifica sia gli obiettivi che gli strumenti dell’intervento; avendone scelto i criteri, distribuisce gli oneri dell’intervento tra i partecipanti secondo obiettivi di equità spaziale e senza riguardo alla ripartizione dei benefici; i benefici riguardano soprattutto le generazioni future, realizzando così obiettivi eticamente più elevati di equità intertemporale; poggia sulla cooperazione, o meglio sull’azione coordinata, dei partecipanti all’intervento. Il pacchetto è stato adottato definitivamente dal Consiglio europeo pochi giorni fa, il 6 aprile 2009. (1)IL CLIMA NELLA CRISIA noi europei piace pensare che proprio la nostra azione degli ultimi quindici anni sul fronte della lotta ai cambiamenti climatici, unita alla crescente consapevolezza della serietà del problema favorita dal lavoro dell’Ipcc, siano stati i due fattori che hanno fatto maturare i tempi della politica americana, culminata con l’elezione alla presidenza di Barack Obama sulla base di un programma che ha messo al centro la questione energetica e climatica.
Sul finire del 2008 è però sopraggiunta la profonda crisi economica, eppure anche in questo caso la peculiarità del biennio all’insegna della lotta ai cambiamenti climatici ha influenzato l’azione di molti governi. Il rapporto “A Global Green New Deal”, redatto nell’ambito del programma ambiente dell’Onu (Unep), invita i governi a investire un terzo dei 2.500 miliardi di dollari, pari a circa l’1 per cento del Pil mondiale, previsti dai pacchetti di stimolo economico in misure volte a rendere “verde” l’economia, così da prendere i due piccioni della compatibilità con l’ambiente e della ripresa economica con una sola fava. Anche l’economista Nicholas Stern ha invitato i governi a spendere 400 miliardi di dollari nei prossimi diciotto mesi in una azione di contrasto della recessione economica che punti sull’efficienza energetica. (2)
Molti governi hanno improntato, almeno in parte, i loro pacchetti di stimolo fiscale all’ecosostenibilità. Un po’ a sorpresa, a guidare la classifica dei paesi “virtuosi” contenuta in uno studio di Hsbc, è la Corea del Sud, con l’81 per cento del valore dell’intero pacchetto, seguita dall’Unione europea con il 59 per cento e, significativamente, dalla Cina con il 38 per cento (Figura 1). Èappena il caso di osservare che tra i paesi più sviluppati, quelli del G7, gli ultimi della classe sono il Giappone con il 2,6 per cento e il nostro paese che destina solo l’1,3 per cento del proprio pacchetto di misure. (3) Lo scorso 16 aprile Europarlamento e presidenza dell’Unione Europea hanno deciso che i fondi del Piano per la ripresa economica non utilizzati alla fine del 2010 potranno essere impiegati per finanziarie progetti relativi a infrastrutture per gas ed elettricità, energia eolica off-shore e cattura e sequestro del carbonio (Ccs).
L’appuntamento cruciale del 2009 è la Cop15 di Copenhagen, a fine anno, che potrebbe vedere la nascita del nuovo regime internazionale in tema di lotta ai cambiamenti climatici. La nuova politica statunitense ha significativamente cambiato la situazione, aumentando la probabilità di un nuovo accordo, e proprio di questi giorni è la notizia, in un certo senso storica, dell’inclusione ufficiale da parte della Environmental Protection Agency della CO2 nella lista degli agenti inquinanti sancita dal Clean Air Act inquanto dannosi per la salute delle persone.IL CLIMA IN ITALIAÈ una notizia che arriva quasi in coincidenza con una sconcertante presa di posizione del Senato della Repubblica italiana. Quando ormai tutto il mondo prende coscienza dell’esistenza di un problema dalle dimensioni nuove per gravità e globalità, con una mozione approvata il 18 marzo, istruttiva da leggere nella sua interezza, la maggioranza il Parlamento della Repubblica italiana sostiene che non può essere data per scontata la responsabilità dell’uomo sul riscaldamento globale, che le forme di incentivazione delle energie rinnovabili decise da paesi come Cina e Stati Uniti, Francia e Giappone, sono “eccessive e affrettate”, che una parte consistente e crescente di studiosi non crede che la relazione tra un “peraltro modesto riscaldamento dell’atmosfera” sia da attribuire “prioritariamente ed esclusivamente” alla CO2, che non sia “affatto chiarita” la dipendenza della temperatura dalla concentrazione di anidride carbonica, che – anche quando vi fossero – i “conseguenti danni all’ambiente, all’economia e all’incolumità degli abitanti del pianeta sarebbero molto inferiori a quelli previsti nel Rapporto Stern e addirittura al contrario maggiori potrebbero essere i benefici”, per concludere come sia inutile avviare “un costosissimo e probabilmente velleitario sforzo di mitigazione” del riscaldamento globale in atto. (4)
È la risposta italiana ai risultati del congresso scientifico internazionale intitolato “Cambiamenti climatici: rischi, sfide e decisioni a livello mondiale”del 10 al 12 marzo, sempre a Copenaghen. Il convegno ha fornito una sintesi delle più recenti conoscenze scientifiche, tecnologiche e politiche necessarie per una efficace azione di contrasto dei cambiamenti climatici. Sono state presentate nuove evidenze di un’accelerazione del riscaldamento globale superiore a quanto indicato dalle proiezioni dell’Ipcc del 2007. E il valore massimo dell’innalzamento del livello del mare nel 2100 potrebbe essere compreso in un intervallo di circa un metro, o anche di più. Anche nella parte più bassa dello spettro, sembra sempre più improbabile che l’innalzamento del livello del mare sia nel 2100 molto inferiore a 50 centimetri . Questo significa che se le emissioni di gas serra non saranno ridotte velocemente in modo sostanziale, anche nel caso dello scenario migliore, le aree basse costiere, dove abita circa il 10 per cento della popolazione mondiale , saranno colpite duramente. (5)
È dunque la presenza di questa consistente rappresentanza di negazionisti e clima-scettici che ispira la politica italiana del clima, quella che invoca nel testo della mozione del Senato un’inesistente clausola di revisione del pacchetto europeo, chiedendo che il nostro governo faccia dietro-front sugli impegni da poco divenuti definitivi. Non male, davvero. A parte che una tale clausola, almeno nel senso dell’annullamento dell’accordo non esiste (6) e che – curioso lapsus – nella mozione del Senato diventa revisione del Protocollo di Kyoto, forse sono queste pulsioni che spiegano la politica ingessata del nostro governo, e in particolare del ministero dell’Ambiente, in fatto di clima. Proprio nell’anno in cui l’Italia è presidente di turno del G8, è ancora una volta Obama a prendere l’iniziativa scrivendo al nostro presidente del Consiglio per proporgli un Forum su energia e clima tra le maggiori economie del pianeta da tenersi in occasione del summit della Maddalena dall’8 al 10 luglio. Incassato l’avallo – non si sa quanto entusiastico – di Roma, il presidente Usa ha invitato i leader di Australia, Brasile, Canada, Cina, Unione europea,Francia, Germania, Gran Bretagna, India, Indonesia, Italia, Giappone, Corea, Messico, Russia e Sud Africa, nonché il segretario generale dell’Onu, Ban Ki Moon, e la Danimarca, in qualità di presidente della Conferenza Onu sui cambiamenti climatici. L’accordo che dovrebbe essere firmato alla Maddalena sarà preparato in una serie di incontri, il primo dei quali si terrà a Washington il 27 e 28 aprile presso il Dipartimento di Stato.
La risposta italiana è al momento affidata al G8 ambiente in programma dal 22 al 24 aprile a Siracusa. (7) L’iniziativa non si distingue per abbondanza di informazioni: consultando il sito è dato solo sapere che sono previste sessioni di lavoro su: 1) Tecnologie a basso contenuto di carbonio, 2) Biodiversità, 3) Le azioni per affrontare i cambiamenti climatici, e 4) Salute dei bambini e ambiente. Senza voler sminuire l’importanza degli altri temi, nei documenti preparatori che abbiamo visto sui due temi di più stretta attualità, tecnologie low carbon e Climate change non compare alcuna traccia di una qualche iniziativa o proposta d’azione del nostro paese. Insomma, anche se il giudizio va rimandato a un momento successivo, non vorremmo ricordare il G8 ambiente a presidenza italiana soprattutto per la bellezza dei suoi eventi collaterali.(1) http://www.euractiv.com/en/climate-change/eu-wraps-climate-energy-policy/article-181068.
(2) An Outline of the Case for a ‘Green’ Stimulus”: http://www.lse.ac.uk/collections/granthamInstitute/publications/An%20outline%20of%20the%20case%20for%20a%20’green’%20stimulus.pdf
(3) http://www.globaldashboard.org/wp-content/uploads/2009/HSBC_Green_New_Deal.pdf,http://www.euractiv.com/en/climate-change/eu-lagging-competitors-green-stimulus/article-181093
(4) http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindisp&leg=16&id=404347.Vale solo la pena di notare che i 52 autori che hanno redatto il Summary for Policy Makers del Quarto rapporto dell’Ipcc di cui parla la mozione del Senato in realtà si sono avvalsi del lavoro, nei sei anni precedenti, di più di 2500 scientific expert reviewers, più di 800 contributing authors, and più di 450 lead authors provenienti da più di 130 paesi (http://en.wikipedia.org/wiki/Intergovernmental_Panel_on_Climate_Change)
(5) http://climatecongress.ku.dk/newsroom/rising_sealevels/ e “A sinking feeling”, The Economist, 11 marzo 2009.
(6) Tutti i chiarimenti su quest’aspetto all’indirizzo http://www.climalteranti.it/?p=141.
(7) http://www.g8ambiente.it/.

Foto: da internet

Fonte: http://www.lavoce.info/articoli/-energia_ambiente/pagina1001073.html

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