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di Andrea Cinquegrani [ 06/03/2009]

E finalmente ci siamo riusciti. Il minIstrione e’ fatto. Ammiccante, fumante, appena sfornato. E subito servito tra veline e violini all’Ariston di Sanscemo, in un’ondata oceanica di Carte bianche, neomelodici ri-allukkati, antigay d’occaZione. La magnifica edizione numero 60 – gia’ e’ noto – verra’ condotta dal tandem Bonolis-De Filippi, edizioni Raiset, vincitori Silvio e Apicella (non quello sbattuto via senza lavoro e senza un euro dalla procura di Salerno perche’ aveva voluto vederci chiaro nella De Magistris story). Inciucio? Ammiccamenti? Flirt? No, ormai e’ vero amor tra Poli. Una fresca dimostrazione, parolume a parte? Il voto comune, in Parlamento, per salvare il forzista Cosentino, ras dell’aversano e sottosegretario all’Economia (che sta andando a picco) nell’esecutivo del Cavaliere: la magistratura ha raccolto una montagna di prove contro di lui per le sue connection malavitose? Chissenefrega. Proteggiamoci, tra mummie parlamentari. Di Pietro vuole pulizia etica? I suoi, pero’, votano per salvare il collega.
Tanto, in questo Pattume Italia, nun e’ reato. Lo dice petrol-Moratti a proposito del magico braccio di Adriano («E’ fallo, ma vincevamo lo stesso»; per la serie, depenalizziamo l’omicidio, tanto prima o poi la vittima deve morire). Lo sentenzia il porto romano delle nebbie, con tante scuse e un inchino a Sacca’ che niente aveva architettato in combutta con Sua Emittenza, a proposito di veline e assunzioni Rai: anzi, al rogo quelle stramaledette intercettazioni, che a giorni verranno grazie a dio e al parlamento messe al bando in tutta Italia, per la gioia di mafiosi, malfattori, tangentisti e stupratori di donne e cosa pub(bl)ica. (E chissenefrega, poi, se Mills viene condannato a 4 anni e mezzo: pinzellacchere, direbbe il mitico Toto’).
Lo mette nero su bianco il tribunale di Genova, secondo cui in quel maledetto G8 non e’ successo niente, altre bazzecole: solo scarsi indizi contro i poliziotti che hanno ridotto in fin di vita decine di giovani i quali, ovviamente, non vanno risarciti neanche con un euro. Per la serie, mazziati e cornuti.
Il colpevole da sbattere per giorni in prima pagina? Il nuovo mostro di Firenze? Eccolo servito, il dottor Genchi messo sotto torchio dal Copasir, l’organismo che (sic) dovrebbe vigilare sui servizi segreti di casa nostra. Capitanato, il Copasir, da Francesco Rutelli, in ottimi rapporti con Alfredo Romeo, ras di appalti pubblici a Napoli: l’avremmo mai saputo se le intercettazioni e, ancor piu’, la loro pubblicazione, fossero vietate in perfetto stile Pinochet? Mai. Come i rapporti dello stesso, instancabile Romeo, con Linda Lanzillotta, star emergente del nuovo PD che gia’ detta la rotta: «matrimonio con l’Udc, altro che sinistra». (Unico, da altra sponda, replica Paolo Ferrero: «non vogliamo morire dc»).
Per fortuna che lungo la marcia verso il nuovo PD frantumato dopo 16 mesi di interminabile parto veltroniano, si stagliano dei giganti. Ecco lui, il Dario Franceschini gia’ in treno, fermata d’obbligo a Ferrara per baciare la Costituzione, una sorta di Bossino in salsa padana, per portare il suo Verbo alle desolate terre dei senza sinistra. Chissa’ se usera’ lo stesso slogan di anni fa quando gridava: «L’Emilia e’ rossa, la faremo bianca». No problem, c’e’ sempre un Renzi che ha stravinto le primarie fiorentine. Nel pedigree? La Ruota della Fortuna, dove da ragazzino con Mike Bongiorno vinse quasi 50 milioni di lire. In extremis, c’e’ sempre un Englaro. Non ha salvato la figlia, forse potra’ salvare la sinistra. Parola di Beppino. E di Bettino.

Fonte: http://www.lavocedellevoci.it/editoriale1.php?id=123

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