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di Federico Pontoni e Antonio Sileo 09.06.2009

Il gas naturale è diventato in questi anni la fonte di energia di riferimento in Italia. Il balzo dei consumi è stato molto elevato, con un tasso medio di crescita di oltre il 4 per cento. Ancora oggi, nonostante la crisi e la sbandierata volontà di virare sul nucleare, esistono diversi progetti d’investimento che riguardano il metano. E’ dunque arrivato il momento di ragionare sul futuro dell’approvvigionamento di energia nel nostro paese, per impostare una politica energetica e industriale che decida davvero quali fonti sono prioritarie.
In attesa della seconda inaugurazione del terminale di rigassificazione di Rovigo e a breve distanza dalla pubblicazione del bilancio di Snam Rete Gas, in cui si riassumono le quantità trasportate nell’ultimo triennio, è utile analizzare i trend del mercato del gas naturale italiano.QUANTO GAS CONSUMIAMODopo quasi dieci anni di forte crescita, con una media annua di oltre il 4 per cento, dal 2006 i consumi di metano in Italia si sono stabilizzati: nell’ultimo triennio, abbiamo consumato circa 85 miliardi di metri cubi annui, attestandoci come terzo consumatore europeo.
Scomponendo per settore, quasi il 70 per cento della domanda addizionale è dovuto all’utilizzo di gas per la generazione di energia elettrica, soprattutto attraverso i cicli combinati. La parte restante è essenzialmente dovuta al settore residenziale, dove politiche di incentivazione hanno favorito la metanizzazione della Penisola.
La stabilizzazione dei consumi negli ultimi tre anni, invece, è spiegabile con la saturazione del settore domestico: ormai i comuni metanizzati sono più di 6.200 su un totale di 8.101. Inoltre, la variazione di questa domanda dipende esclusivamente da fattori meteo. Tra i motivi ci sono anche il lento, ma inesorabile declino della domanda industriale, per la delocalizzazione delle imprese energivore e il forte rallentamento della crescita dei consumi legati alla generazione di energia elettrica da gas naturale, ormai intorno al 50 per cento del totale. Tali fattori, a nostro avviso, costituiscono un limite strutturale a un ulteriore e significativo sviluppo del mercato nazionale. A ciò vanno aggiunti gli effetti della crisi economica sulle attività produttive: comporta oggi una riduzione della domanda e, per quanto congiunturale, potrebbe avere delle ripercussioni sui consumi dei prossimi anni.LE INFRASTRUTTURELa dotazione infrastrutturale del nostro paese è indicata nella tabella 1, relativa alla nostra capacità d’importazione.Tabella 1: Punti d’ingresso di gas naturale 2009.

Punto d’ingressoProvenienzaCapacità annua max (Mmc)
Passo GriesNord Europa20
TarvisioRussia35
Mazara del ValloAlgeria32
GelaLibia9
PanigagliaGas liquefatto (Algeria)3
RovigoGas liquefatto (Qatar)8
TOTALE 107

Fonte: AEEG, 2008.In più, il nostro paese produce circa 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno: l’offerta massima potenziale per il prossimo anno termico è dunque di oltre 117 miliardi di metri cubi. A onor del vero, considerando alcuni vincoli tecnico-economici, la capacità reale dovrebbe essere di poco superiore ai 105 Mmc. (1) Comunque, è ben superiore rispetto al fabbisogno italiano, stimato in forte diminuzione per il 2009, intorno agli 80 Mmc. (2)
Tuttavia, le previsioni di domanda elaborate dal ministero dello Sviluppo economico indicano per i prossimi anni un consistente aumento dei consumi: 90 Mmc al 2010; 100 Mmc al 2015; 105 Mmc al 2020. (3) Il paese avrebbe dunque bisogno di ulteriori investimenti infrastrutturali onde evitare rischi di shortage nei prossimi anni. (4) Rischi ancor più evidenti se si considera che la produzione interna dovrebbe, inesorabilmente, diminuire.
Diamo quindi uno sguardo alle infrastrutture in fase di progettazione, presentate in tabella 2. Tabella 2: Punti d’ingresso di gas naturale previsti.

Nuovo ProgettoProvenienzaAnno di inizioCapacità annua max (Mmc)
TAPMar Caspio10
IGIMar Caspio10
GalsiAlgeria20128
Porto EmpedocleGas liquefatto8
Panigaglia 2Gas liquefatto20145
TOTALE 41

Fonte: AEEG, 2008.Nella tabella sono stati indicati solo alcuni dei progetti previsti, quelli considerati più probabili. Pur non segnalando quasi nessuna data di inizio attività, ministero e Autorità dell’energia li indicano in operatività intorno al 2015. (5) Ciò significa una capacità d’importazione del nostro paese pari a quasi 150 Mmc, a fronte di una domanda prevista dal ministero di circa 100 Mmc.
A questo punto, alcune riflessioni si rendono necessarie. Anzitutto, l’incremento della domanda ipotizzato appare ottimistico: la prevista metanizzazione della Sardegna potrebbe aumentare al massimo di un miliardo di metri cubi all’anno la domanda nazionale; per quel che concerne il settore industriale, invece, pare difficile ipotizzare una significativa inversione di tendenza rispetto al lento declino degli ultimi dieci anni.COME DIVENTARE UN HUB DEL GASVeniamo adesso all’aspetto più controverso da stimare: il mix di generazione di energia elettrica. Quello che possiamo dire è che gli obblighi europei sulle energie rinnovabili e, soprattutto, la volontà del governo di puntare sul nucleare sono dei forti disincentivi a ulteriori investimenti nella generazione termoelettrica. Se, infatti, le rinnovabili sono caratterizzate da discontinuità (hanno perciò bisogno di una riserva di potenza tradizionale), l’energia elettronucleare, per contro, coprendo ottimamente i consumi di base, rischia di spiazzare impianti turbogas anche molto recenti. Difficilmente, quindi, potranno bastare i balzi dei consumi per autotrazione o le futuristiche applicazioni dell’idrometano. Del resto, le previsioni elaborate dall’Unione Europea stimano una stabilizzazione dei consumi italiani di gas naturale intorno ai 90 miliardi di metri cubi, in caso di effettivo raggiungimento degli obiettivi del 2020. (6)
L’abbondanza di nuovi progetti può dunque avere solo due spiegazioni: la speranza che l’Italia diventi un hub del gas, con la conseguenza che una quota importante dei flussi di metano transitino sul nostro paese per poi essere consumati da altri paesi dell’Unione. Oppure, un’eccessiva incentivazione dei nuovi progetti. A questo proposito, secondo una controversa delibera dell’Autorità dell’energia, in caso di sottoutilizzo delle nuove infrastrutture, il sistema gas e in ultima analisi i consumatori, si accollerebbe la copertura di parte dell’investimento.
Scongiurando la seconda ipotesi, quali sono i passi necessari affinché l’Italia diventi un hub fisico del gas naturale? Anzitutto, è necessario un maggior coordinamento di tutti gli attori interessati, in primis governo e regolatore. La possibilità che il nostro paese diventi il crocevia del gas europeo dipende dalla rapidità con cui saremo in grado di costruire dei corridoi di approvvigionamento: i primi progetti realizzati saranno naturali barriere all’entrata in operatività di altre infrastrutture. Bisognerebbe dunque accelerare gli investimenti in capacità d’esportazione (a oggi, è di fatto impossibile che il gas importato possa uscire dal nostro paese); dare nuovo impulso al Punto di scambio virtuale, la nostra embrionale borsa del gas; procedere con decisione verso la separazione proprietaria di Snam da Eni. Senza questa dolorosa, ma necessaria separazione, la credibilità del paese come hub sarebbe compromessa: difficilmente, infatti, l’Europa riterrebbe completamente affidabile il gestore di un hub controllato da uno dei più importanti player del mercato.
(1) Tra i vincoli c’è ad esempio la limitata capacità di stoccare gas nel periodo estivo, che non consente un utilizzo a pieno regime dei gasdotti per tutto l’arco dell’anno.
(2) Iefe 2009.
(3) Si veda l’intervento di Giovanni Perrella “La domanda e l’offerta di gas naturale in Italia nel 2008” al seminario Aiee del 9 marzo 2009.
(4) Per maggiori ragguagli si veda ad esempio: “Il gas naturale liquefatto per l’Europa”, a cura di Susanna Dorigoni, Franco Angeli, 2009.
(5) Si veda Relazione annuale sullo stato dei servizi e sull’attività svolta, 2008, dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, disponibile anche on line: http://www.autorita.energia.it/relaz_ann/relaz_annuale.htm.
(6) Si veda P. Capros, L. Mantzos, V. Papandreou, N. Tasios, “Model-Based Analysis of the 2008 EU Policy Package on Climate Change and Renewables”, Report to the European Commission, June 2008.Foto: dal sito della BP Group, © 1996-2009 BP p.l.c.

Fonte: http://www.lavoce.info/articoli/-energia_ambiente/pagina1001139.html

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