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Cassazione civile , sez. lavoro, sentenza 20.03.2009 n° 6915 (Luigi Risolo)

Con la Sentenza del 20 Marzo 2009, n. 6915, della Corte di Cassazione Civile, sezione Lavoro, viene deciso che il periodo di prova deve essere computato sulla scorta dei giorni effettivamente lavorati e non sui giorni di calendario, specie se le assenze del lavoratore (in prova) sono dovute per malattia. Il Datore di lavoro volge il primo punto, della sua richiesta, sulla durata effettiva del periodo di prova, il quale in base al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Settore di sua appartenenza era pari a dieci giorni e mezzo (cioè uguale ad un quinto della durata complessiva del rapporto di lavoro). Ma il lavoratore eccepisce che sul contratto firmato il periodo pattuito è pari a giorni dieci. Ed in effetti i Giudici danno rilevanza al contratto “inter partes” nel quale si evince chiaramente che il periodo di prova è fissato nella durata di giorni dieci. Il problema che si pone, invece, è se l’aver lavorato solo nove giorni sui dieci pattuiti nell’apposito contratto, comporta per il lavoratore in prova il mancato superamento di tale fase ai fini della conseguente assunzione. Ma, anche questo punto viene risolto positivamente dalla Suprema Corte, in quanto, si rileva nella sentenza, ciò che era stato sancito con la precedente del 5 Novembre 2007, n. 23061 (sezione Lavoro), nel punto in cui afferma che: “Appare preferibile, percio’, la linea giurisprudenziale ormai prevalente, secondo cui, “in difetto di diversa previsione contrattuale, il decorso di un periodo di prova determinato nella misura di un complessivo arco temporale, mentre non e’ sospeso da ipotesi di mancata prestazione lavorativa inerenti al normale svolgimento del rapporto, quali i riposi settimanali e le festivita’, deve ritenersi escluso, stante la finalita’ del patto di prova, in relazione ai giorni in cui la prestazione non si e’ verificata per eventi non prevedibili al momento della stipulazione del patto stesso, quali la malattia, l’infortunio, la gravidanza e il puerperio, i permessi, lo sciopero, la sospensione dell’attivita’ del datore di lavoro, e, in particolare, il godimento delle ferie annuali, il quale, data la funzione delle stesse di consentire al lavoratore il recupero delle energie lavorative dopo un cospicuo periodo di attivita’, non si verifica di norma nel corso del periodo di prova.” (Cass. civ., 24 ottobre 1996, n. 9304; nello stesso senso, recentemente 13 settembre 2006, n. 19558)”. E’ infondata, anche la richiesta della società ricorrente per “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa punti decisivi della controversia, ex articolo 360 c.p.c., n. 5, sul punto relativo alla legittimita’ del termine apposto al contratto di lavoro”, in quanto la Suprema Corte rileva che “La societa’ non precisa in quali termini la norma contrattuale assumerebbe siffatta portata autorizzatoria, laddove il Tribunale non ha ritenuto sufficiente l’esistenza della norma stessa per conferire indiscriminata legittimita’ ad un rapporto di lavoro a termine. Cio’ risulta sufficiente a determinare l’inammissibilita’ del motivo”. Infine è infondato, anche, l’ulteriore vizio di motivazione sul punto dell'”aliunde perceptum”, dedotto dal ricorrente, in quanto “La societa’ non precisa ne’ indica in quale sede processuale ed in quale tempo abbia sollevato la relativa eccezione. In ogni caso, l’onere della prova dell'”aliunde perceptum” incombe al soggetto che lo allega e quindi non e’ compito ufficioso del giudice accertarne la sussistenza e l’entita’”.(Altalex, 25 giugno 2009. Nota di Luigi Risolo)

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO Sentenza 20 marzo 2009, n. 6915 REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO … omissis … ha pronunciato la seguente: SENTENZA sul ricorso 22307/2005 proposto da: .., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in …, presso lo studio dell’avvocato …, rappresentata e difesa, dall’avvocato …, giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente – contro

… , elettivamente domiciliato in …, presso lo studio dell’avvocato …, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato …, giusta mandato a margine del controricorso.

  • controricorrente –

avverso la sentenza n. 661/2004 della CORTE D’APPELLO di MILANO, depositata il 15/09/2004 R.G.N. 935/03; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 10/02/2009 dal Consigliere Dott. … ; udito l’Avvocato … per delega …; udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. …, che ha concluso per il rigetto del ricorso. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Su ricorso proposto da … nei confronti di … , il Tribunale di Milano annullava il recesso intimato all’attore per presunto mancato superamento del periodo di prova. Proponeva appello … e la Corte di Appello di Milano confermava la sentenza di primo grado cosi’ motivando: … non ha invocato la scadenza del termine apposto al contratto, cui era annesso il patto di prova, ma ha fatto questione unicamente circa la durata della prova stessa;

il contratto stipulato in data 10.12.2001 prevede un periodo di prova di giorni dieci, a sensi dell’articolo 25 del CCNL di settore; e’ prevista l’interruzione del predetto periodo di prova unicamente per causa di malattia;

non e’ invece previsto che la prova debba avere per oggetto i giorni effettivamente lavorati, onde i giorni festivi non lavorati debbono essere computati come se fossero stati lavorati;

nella specie, il lavoratore ha prestato servizio dall’****, cadendo ammalato il ****;

il recesso intimato il ****, alla fine del periodo di malattia, e’ quindi illegittimo perche’ alla data del **** la prova era conclusa. 2. Ha proposto ricorso per Cassazione la … , deducendo tre motivi. Resiste con controricorso … . Le parti hanno presentato memorie integrative. MOTIVI DELLA DECISIONE 3. Col primo motivo del ricorso, la ricorrente … deduce violazione e falsa applicazione, a sensi dell’articolo 360 c.p.c., n. 3, degli articoli 1362 e 2096 c.c., nonche’ omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa punti decisivi della controversia, ex articolo 360 c.p.c., n. 5: la sentenza di appello e’ erronea sul punto in cui ha ritenuto che il termine del periodo di prova fosse di dieci giorni, laddove il medesimo deve essere considerato pari ad un quinto della durata complessiva del rapporto di lavoro, vale a dire giorni dieci e mezzo. Per conseguenza, il ****, quando cioe’ il … ha iniziato l’assenza per malattia, detto termine non era decorso. In ogni caso, il termine di prova deve essere computato secondo i giorni di effettivo lavoro e non secondo i giorni di calendario: alla data del **** il … aveva lavorato soltanto nove giorni e non dieci. 4. Replica sul punto l’attore che il termine pattuito non era di dieci giorni e mezzo, ma di dieci giorni, non superiore cioe’ ad un quinto della durata del rapporto.

5. Il motivo e’ infondato. Il giudice di merito accerta in fatto, sulla base della lettura del contratto “inter partes”, che il termine del periodo di prova era di giorni dieci. Il problema che si pone e’ se detto termine vada computato secondo giorni di calendario ovvero secondo i giorni lavorativi. La Corte di Appello ha correttamente ritenuto che il computo debba essere effettuato al lordo dei riposi settimanali contrattualmente previsti, dato che la sospensione del termine stesso e’ prevista unicamente per causa di malattia. La statuizione e’ conforme alla costante giurisprudenza di questa Corte. Si veda al riguardo la sentenza 5.11.2007 n. 23061: “Il decorso di un periodo di prova determinato nella misura di un complessivo arco temporale, mentre non e’ sospeso da ipotesi di mancata prestazione lavorativa inerente al normale svolgimento del rapporto, quali i riposi settimanali e le festivita’, deve ritenersi escluso, stante la finalita’ del patto di prova, in relazione ai giorni in cui la prestazione non si e’ verificata per eventi non prevedibili al momento della stipulazione del patto stesso, quali la malattia, l’infortunio, la gravidanza e il puerperio, i permessi, lo sciopero, la sospensione dell’attivita’ del datore di lavoro e, in particolare, il godimento delle ferie annuali”. Nello stesso senso Cass. 13.2.1990 n. 1038. Deriva dai principi sopra citati che il periodo di prova fissato in dieci giorni non e’ sospeso dal fatto che esso comprenda anche un fine – settimana, trattandosi di eventualita’ che normalmente ricorre nell’attuazione del rapporto di lavoro e che non e’ esclusa dal computo ad opera della contrattazione individuale e collettiva. 6. Con il secondo motivo del ricorso, la ricorrente deduce omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa punti decisivi della controversia, ex articolo 360 c.p.c., n. 5, sul punto relativo alla legittimita’ del termine apposto al contratto di lavoro. Il Tribunale aveva risolto la questione dichiarando la nullita’ di detto termine a senso dell’articolo 25 del CCNL 2001, in quanto la societa’ non avrebbe provato in modo specifico l’incremento di lavoro afferente al periodo considerato. Viceversa, secondo la ricorrente, tale circostanza e’ corroborata da accordi sindacali che autorizzano l’apposizione del termine. In ogni caso, l’incremento di lavoro nel periodo considerato appartiene ai fatti notori. 7. Il motivo e’ infondato. La Corte di Appello ha affermato che l’appellante ha fatto questione unicamente di periodo di prova, considerando quindi assorbita la questione inerente alla legittimita’ del termine apposto al contratto. … ripropone la questione in Cassazione, denunciando una carenza di motivazione, ma non indica in quali termini abbia proposto la questione relativa con l’appello. Risulta che la parte invoca a suo favore l’articolo 25 del CCNL 2001, facendone derivare una sorta di preventiva ed automatica autorizzazione alla stipula di contratti a termine nei mesi di dicembre-gennaio. La societa’ non precisa in quali termini la norma contrattuale assumerebbe siffatta portata autorizzatoria, laddove il Tribunale non ha ritenuto sufficiente l’esistenza della norma stessa per conferire indiscriminata legittimita’ ad un rapporto di lavoro a termine. Cio’ risulta sufficiente a determinare l’inammissibilita’ del motivo.

8. Col terzo motivo del ricorso, la ricorrente deduce ulteriore vizio di motivazione sul punto dell'”aliunde perceptum”. 9. Il motivo e’ infondato. La societa’ non precisa ne’ indica in quale sede processuale ed in quale tempo abbia sollevato la relativa eccezione. In ogni caso, l’onere della prova dell'”aliunde perceptum” incombe al soggetto che lo allega e quindi non e’ compito ufficioso del giudice accertarne la sussistenza e l’entita’. 10. Il ricorso, per i suesposti motivi, deve essere rigettato. Le spese del grado seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo. Deve essere autorizzata la distrazione delle spese, liquidate come sopra, in favore del difensore antistatario. P.Q.M. LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE rigetta il ricorso e condanna la ricorrente … ( società ) a rifondere al controricorrente … ( lavoratore ) le spese del giudizio di cassazione, che liquida in euro 16,00, oltre euro millecinquecento per onorari, piu’ spese generali, IVA e CPA nelle misure di legge. Autorizza la distrazione delle spese, liquidate come sopra, in favore del difensore antistatario avv…

Fonte: http://www.altalex.com/index.php?idnot=46576

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