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Fonte: http://mercatoliberonews.blogspot.com/2009/05/il-peggio-e-passato-stagione-1-e.html

“Il peggio è passato”, stagione 1 e stagione 2 di Andrea Ferrario “Il peggio della crisi ormai è passato” è diventato un ritornello che da più di un mese ci viene ossessivamente propinato da stampa, politici, banchieri e confindustriali, nonostante i dati che parlano di una situazione sempre più fosca per l’economia. Si tratta di un copione già visto: tra la primavera e l’estate del 2008 c’era già stata un’ondata di “il peggio è passato”, che passiamo qui di seguito brevemente in rassegna per mettere nella giusta prospettiva storica l’attuale campagna propagandistica. “Ma il peggio è già passato”, così si intitolava un articolo del ministro Renato Brunetta pubblicato dal Sole 24 Ore il 9 agosto del 2008. Di lì a meno di un mese sarebbe arrivata la catastrofe, con fallimenti di banche, crolli borsistici, cadute verticali della produzione, licenziamenti in massa e chi più ne ha più ne metta. L’incipit dell’articolo, letto oggi, è davvero grottesco: “Non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa, si va diffondendo l’idea tra i consumatori, e in una parte minoritaria degli economisti, che l’America ormai è in recessione e che l’Europa seguirà, con conseguenze disastrose anche per l’Italia. Tuttavia, i dati non confermano questo punto di vista”. Come se non bastasse, Brunetta si butta a fare l’economista. E giù una sfilza di considerazioni che alla luce odierna si rivelano del tutto balzane: il Pil degli Stati Uniti cresce, i fondamentali economici dell’area euro sono buoni, il Pil dell’Eurozona crescerà dell’1,7% nel 2008 con solo una leggera flessione nel 2009. A proposito di quest’ultimo dato Brunetta giunge a scrivere che “la crescita sarà certamente più forte se si confermerà la tendenza al ribasso del prezzo del petrolio” – il prezzo del petrolio è poi crollato, trascinando con sé però anche il Pil, in barba all’esperto Brunetta. “L’altro fattore di solidità dell’economia europea è dato dal permanere del buon livello della capacità utilizzata e della profittabilità, che dovrebbero continuare a motivare l’attività di investimento”, scrive Brunetta nel suo articolo. E puntualmente nel giro di pochi mesi le capacità utilizzate sono crollate, la profittabilità ha registrato drastici cali e l’attività di investimento è naufragata. In Italia, poi, “vi sono le basi per un’accelerazione a tempi brevi” e la solidità del sistema finanziario consentirà un “aggiustamento strutturale” – passa poco più di un semestre ed ecco che l’Italia si ritrova fanalino di coda tra i maggiori paesi europei, con un crollo della produzione da Grande Depressione e un calo del Pil a livelli d’anteguerra. A Brunetta va senz’altro la palma nella nostra rassegna, sia per la catastrofica inefficacia delle sue previsioni, sia per essersi spinto fino a pochi giorni prima del naufragio mondiale per pronunciarle. Ma il ministro non è stato certo solo nei suoi sproloqui. L’8 maggio del 2008 la Repubblica titolava “Stiamo uscendo dal tunnel” e scriveva: “Il peggio è passato. Questa l’analisi del segretario al Tesoro americano, Henry Paulson […]. ‘Credo che il peggio sia alle spalle’, ha dichiarato Paulson al Wall Street Journal”. Il 16 maggio 2008 il quotidiano La Stampa titolava “La crisi? Il peggio è passato”, citando nientepopodimeno che il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Dominique Strauss-Kahn, che a dire il vero, da buon diplomatico, aveva preferito mandare il medesimo messaggio riparandosi dietro un ‘probabilmente’: “il peggio è probabilmente passato”, così suonava la dichiarazione da lui rilasciata il giorno precedente. Gli faceva eco nella stessa giornata Jean-Claude Trichet, presidente della Banca Centrale Europea, che parlava anche di segnali positivi, portando la Stampa a concludere che “il picco ormai è alle spalle”. Un mese dopo circa (per la precisione il 9 giugno) al coro si univa il presidente della Fed, Ben Bernanke: “Il peggio della crisi generata dai mutui subprime è passato”. Il 9 maggio da parte sua il ‘leader maximo’ di Unicredit, Alessandro Profumo, aveva dichiarato nel clima di generale euforia prima della tempesta: “Credo che il peggio sia passato” – da allora le azioni della sua banca hanno perso, nonostante il recupero degli ultimi due mesi, circa il 65% del loro valore. Il 29 giugno il suo collega Baudouin Prot, chief executive officer di una delle maggiori banche europee, la Bnp Paribas, dichiarava: “Il peggio dovrebbe essere passato e credo che dal secondo semestre in poi la crisi possa normalizzarsi: dovrebbe cioè terminare la fase eccezionale delle turbolenze sui mercati”. Il 26 maggio invece la Repubblica parlava di “svolta ormai vicina” (a ragione, come si è poi rivelato, ma in senso opposto a quello inteso dal quotidiano) e citava Warren Buffett, specificando che si tratta del “più grande finanziere vivente, non a caso soprannominato l’oracolo di Omaha. ‘Il peggio della crisi dei mutui è già alle spalle – ha detto di recente Buffett – qualche persona in ritardo sulle rate avrà ancora da soffrire, ma per fortuna la Fed è riuscita a evitare il contagio”. Il 21 luglio la Repubblica intitolava “In America il peggio è passato” e nel sottostante articolo si poteva leggere la seguente dichiarazione: “Quello di metà luglio è stato il terzo ribaltone di mercato di quest’anno, ma sarà l’ultimo. La sensazione di crisi comincia a dissolversi” – chi la ha rilasciata? Uno squilibrato in preda a una crisi di astinenza etilica? No, come ci spiega il quotidiano romano si tratta di Bob Doll, vicepresidente e capo economista di BlackRock, la più grande società di gestione di risparmio del mondo con 1,4 trilioni di dollari di fondi amministrati. Pochi giorni prima la Repubblica aveva intitolato una intervista con un collega di Doll “I primi segni della svolta”. E ancora prima, il 5 aprile, aveva raccolto la seguente sconvolgente dichiarazione di Jim O’Neil, chief economist di Goldman Sachs, che vale la pena di riportare per esteso: “Tutto questo pessimismo è sbagliato: fa male all’ economia e fa male al mercato. Ecco perché critico coloro che continuano a seminare paura. In realtà la situazione sta migliorando. Volete sapere quando usciremo dalla crisi? Beh, penso che nel giro di 8 mesi in Europa il peggio sarà passato. Tre settimane fa non sarei stato così ottimista. Nel frattempo, però, la Fed si è mossa tempestivamente e adesso non si registrano più grossi problemi fra le banche” – se vi aspettate che nel frattempo il tizio si sia dileguato senza lasciare traccia di sé vi sbagliate: solo un mese fa ha dato una lunga intervista al Financial Times in qualità di “esperto” insieme al guru Nouriel Roubini. Il 20 agosto, a pochi giorni dal tracollo, sul Sole 24 Ore è comparsa un’intervista all’economista e professore Giacomo Vaciago in cui tra le altre cose si afferma che “per l’economia reale USA il peggio è passato”. Ma non sono stati solo economisti, finanzieri, banchieri e politici ad alimentare la campagna de “Il peggio è passato” versione 2008. Anche un industriale come Rick Wagoner, presidente e amministratore delegato della General Motors, ha voluto dare il suo contributo. 12 agosto 2008, parola di Rick Wagoner: “Per General Motors il peggio dovrebbe essere ormai passato”, qualche settimana dopo la sua azienda prendeva la via del crollo totale, che la ha portata nel giro di 3-4 mesi al fallimento di fatto e al salvataggio miliardario da parte del governo. Un mese prima, il 20 luglio, un articolo del Sole 24 ore portava il titolo “Il peggio non è passato, ma non ci sarà un altro ’29″ – i contenuti però non sono molto dissimili dalle posizioni che abbiamo riportato sopra. L’autore, Alberto Alesina, scrive che “la retorica catastrofista ormai così diffusa (anche in Italia) è fuorviante”, per spiegare poi, riguardo al prezzo del petrolio allora alle stelle: “E’ inutile prendersela con presunti ‘speculatori’: il prezzo del petrolio è il risultato della domanda e offerta di oggi e di quelle previste per domani”. Chissà perché allora nel giro di una manciata di mesi il prezzo del petrolio è sceso da oltre 140 dollari al barile a circa 30 – a meno di non presumere che gli operatori dei mercati siano tutti dei sonori deficienti, l’unica spiegazione plausibile è che si sia trattato proprio di speculazione. Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, ha infine voluto dire la sua il 18 luglio del 2008 definendo “ipermessimistiche” le stime del Fondo Monetario Internazionale sulla crescita del Pil italiano – ricordiamolo: allora il Fmi prevedeva per il Pil del nostro paese un +0,3% nel 2008, chiusosi poi a -0,9% e seguito da un primo trimestre 2009 al -5,9% tendenziale. Da aprile in Italia (ma anche, seppure in maniera meno rozza e spregiudicata, nel resto del mondo) si assiste a una replica del copione. Forse sarà il ripetersi della primavera, che porta sempre con sé un po’ di ebbrezza. Il fatto è che quest’anno, ancor più dell’anno scorso, non ci vengono forniti dati concreti a sostegno, a meno che, di fronte a un crollo verticale e praticamente senza precedenti del Pil e della produzione in Italia, in Europa e in altre aree del mondo, a una contrazione enorme del commercio mondiale, all’aumento marcato della disoccupazione e dei pignoramenti per insolvenza nonché al continuo calo dei consumi negli Stati Uniti registrati nell’ultimo mese, a proiezioni unanimi di un calo dei consumi del petrolio per ridotta attività economica e a una miriade di altri dati simili documentati, non si vogliano prendere per buoni i Tremonti-dati: “lettere e pacchi: c’è stata una caduta delle lettere e della posta che sta finendo e questo è in qualche modo indicativo. Altro indicatore i pedaggi delle autostrade, che sembra abbiano terminato la loro caduta e si siano stabilizzati”. Il 5 aprile scorso l’ormai ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli, ha scelto di intitolare il suo crepuscolare editoriale di addio con il titolo “Prime luci oltre la crisi” e ha scritto: “A Milano ci sono quattrocento aziende che vorrebbero esporre al Salone del mobile di fine aprile e non riescono perché per consentire a tutti di presentare al pubblico la propria produzione ci vorrebbero altri trentamila metri quadri. In Scozia c’è una società di biotecnologie, la Angel Biotechnology, che dai primi di dicembre è salita in Borsa di oltre il 300 per cento. In America il numero di persone che chiede sussidi di disoccupazione è da qualche settimana in costante discesa”. A parte il fatto che il tutto esaurito al Salone del Mobile è da attribuirsi al fatto che, come si evince dalla stampa lombarda di quei giorni, le aziende del settore sono alla frutta e hanno tentato il tutto per tutto in occasione dell’esposizione, vale la pena di citare a proposito dell’articolo di Mieli l’efficiente commento del blog Mercato Libero (http://mercatoliberonews.blogspot.com ): “Paolo Mieli ritiene di intravvedere una luce in fondo al tunnel della crisi, e motiva il proprio convincimento con una serie di evidenze aneddotiche, tra le quali l’insufficiente spazio espositivo che Fiera Milano è in grado di offrire agli operatori economici in occasione del Salone del Mobile, oppure la performance di borsa di una società scozzese di biotecnologie, un dato peraltro troppo idiosincratico per essere considerato probante di alcunché (in ogni crisi, anche le più severe, vi sono aziende che prosperano). Ma soprattutto, Mieli vede buone notizie dal fronte dell’occupazione americana: ‘In America il numero di persone che chiede sussidi di disoccupazione è da qualche settimana in costante discesa’. Davvero? A noi risultava l’opposto: ‘Nella settimana terminata il 28 marzo, la stima destagionalizzata iniziale delle prime richieste di sussidio è stata di 669.000, un aumento di 12.000 unità rispetto al dato rivisto della settimana precedente. La media mobile a quattro settimane è stata di 656.750, un aumento di 65.00 sulla media della precedente settimana, pari a 650.250. […] Anche il numero totale di sussidi, pari a 5.728.000, è al massimo storico’” (dati del dipartimento del lavoro USA: http://www.workforcesecurity.doleta.gov/press/2009/040209.asp ). Emma Marcegaglia da parte sua parla di “impressione” di un miglioramento, Sergio Marchionne canta in coro con gli altri “il peggio è passato” senza spiegarci il perché, altri ancora parlano vagamente di “sentiment” in crescita. C’è poi chi si entusiasma per il fatto che da qualche settimana, dopo un crollo da brivido, l’economia continua a crollare, ma a un ritmo (che si suppone) leggermente più lento. Berlusconi ci chiede un assegno in bianco assicurando che dati in suo possesso certificano un miglioramento. Quando si gioca al casinò o quando si fa una puntata al lotto l’ottimismo non supportato da alcun elemento razionale è un obbligo, altrimenti non avrebbe senso giocare d’azzardo. Quando si tratta di economia la motivazione di un tale atteggiamento irrazionale va trovata altrove e cioè, nella fattispecie, nella volontà di tenere a bada i sudditi mentre si cerca di mettere al riparo baracca e burattini per qualche settimana o per qualche mese ancora. (fonti: Sole 24 Ore, 10 giugno 2008; 20 luglio 2008, 9 agosto 2008; La Stampa, 16 maggio 2008; Repubblica, 9 maggio 2008, 26 maggio 2008; 29 giugno 2008, 18 luglio 2008, 21 luglio 2008, 20 agosto 2008; Corriere della Sera, 5 aprile 2009)
http://milanointernazionale.it/2009/05/19/il-peggio-e-passato-stagione-1-e-stagione-2/

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