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Il previsto rimbalzo dal tonfo registrato lunedì sui mercati finanziari europei e su quello americano ieri non c’è stato, mentre i mercati asiatici non hanno potuto che replicare le perdite verificatesi il giorno prima sia al di qua che al di là dell’Oceano Atlantico, il che fornisce un robusto sell signal non solo a David Einhorn e a quel pugno di billionares uniti da oltre venti mesi nella loro nemesi ribassista su tutto quello che ha a che fare con il credito e la finanza, ma anche a quanti non vogliono vedere evaporare i guadagnati ricavati cavalcando la corsa dell’orso e stanno più o meno gradualmente alleggerendo le proprie posizioni.D’altra parte, è mancato ieri l’atteso balzo in avanti delle vendite di case e esistenti a stelle e strisce, che hanno registrato un rialzo del 2,4 per cento solo grazie al drastico ridimensionamento del dato del mese precedente, mentre il prezzo mediano delle case ha compiuto un ulteriore avvicinamento al minimo assoluto previsto a 150 mila dollari, portandosi dai 180 mila dollari di aprile ai 173 mila di maggio, una flessione in larga parte dovuta al fatto che una casa su tre è stata venduta all’asta, fase conclusiva di quelle procedure di foreclosure che non accennano in alcun modo a registrare una battuta di arresto, il che fa ipotizzare che l’ipotizzato minimo potrebbe venire toccato già nei prossimi cinque-sei mesi e non nel lontanissimo 2011 previsto dall’accurato studio che ho segnalato qualche puntata fa.Un amico e collega di vecchia data di Bernspan, il professor Mark Gertler, docente di economia alla New York University, ha tenuto ieri una conferenza in quel di Washington, uno speech che si è svolto proprio mentre Bernspan e i suoi colleghi del Federal Open Market Committee si riunivano in conclave e nel corso del quale Gertler ha escluso alquanto categoricamente che la Fed possa adottare politiche restrittive già nell’autunno prossimo venturo, sostenendo al contempo di non vedere rischi di inflazione in futuro prevedibile, mentre si è dichiarato estremamente preoccupato per la prospettiva di una lunga serie di trimestri nei quali la produzione industriale potrebbe mantenersi sugli attuali e alquanto depressi livelli sia per il calo della domanda che per le crescenti difficoltà di finanziamento incontrate dalle imprese a causa del sempre più vistoso credit crunch operato dalle banche di ogni ordine e grado.In una recente apparizione televisiva, il Dr. Doom, al secolo Nouriel Roubini, aveva con la solita precisione messo in fila tre ordini di ragioni per escludere l’ipotesi di quella ripresa prossima ventura tanto cara agli analisti e agli economisti embedded, un’analisi ad altissimo tasso di buonsenso e in buona parte confermata dal professor Gertler, peraltro suo collega di facoltà, in particolare con riferimento alla preoccupazione da entrambi condivisa sul delicatissimo tema dell’offerta di credito.Ad aggiungere la beffa al danno, l’ex enfante prodige della finanza italiana e incontrastato numero uno operativo di Intesa-San Paolo, Corrado Passera, ha dichiarato di disporre di alcune decine di miliardi di euro, ma di non sapere proprio a chi darli a causa della presunta inconsistenza dei programmi presentati dai clienti della sua banca, una dichiarazione che ha provocato una più che prevedibile levata di scudi da parte imprenditoriale e delle associazioni dei risparmiatori, nonché una pronta staffilata da parte del per la terza volta ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che non ha esitato che per uscire dalla crisi tutto bisogna fare a eccezione di quello che stanno facendo i banchieri, anche se, per carità di Patria, ha evitato di chiarire se si riferisse ai banchieri italiani o a quelli operanti all over the world!

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