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Fonte: http://mercatoliberonews.blogspot.com/2009/05/cinrussia-un-futuro-probabile.html

di Romolo Gobbi – 30/05/2009

Fonte: romolo gobbi [scheda fonte]

Ancor prima della fine dell’Unione Sovietica, gli USA avevano individuato nella Cina il futuro antagonista con il quale arrivare ad uno scontro di portata globale. Il Pentagono elabora piani strategici per la guerra anti-cinese, mentre le forze politiche elaborano le ideologie che possono supportare la nuova guerra mondiale. Prima ancora dell’Amministrazione Bush, un gruppo di intellettuali conservatori, i cosiddetti Neocon, scrisse il documento per il “Nuovo Secolo Americano”, che prevedeva la necessità di riorganizzare e rafforzare le forze armate USA, in vista di un conflitto inevitabile con la Cina, la cui forza nucleare era in “espansione” e il cui esercito stava cercando “di controbilanciare i vantaggi dell’America nelle forze aeree e navali”. Seguendo queste direttive, l’amministrazione Bush si atteneva alla prospettiva di una guerra anti-cinese, continuando il riarmo di Taiwan o facendo manovre militari congiunte con l’India, ma, soprattutto, scatenando le invasioni dell’Afghanistan e dell’Iraq. Queste due guerre avevano come fine non troppo nascosto di sbarrare ai cinesi l’accesso al petrolio mediorientale; infatti, dopo le basi americane in Iraq e in Afghanistan, altre ne vennero costruite nelle ex repubbliche asiatiche confinanti con la Cina, per impedirle l’accesso al petrolio del Caucaso. Ma mentre tutto ciò avveniva, l’espansione economica della Cina faceva aumentare i rapporti commerciali con gli USA, che diventarono i principali importatori di merci cinesi, pagate in dollari o in buoni de tesoro americani. A questo punto, il debito USA è diventato così grande da rendere impossibile che la Cina ne esiga il pagamento, perché, così facendo, farebbe crollare l’economia americana e, quindi, ucciderebbe il suo principale partner commerciale. D’altra parte, la Cina sta tentando una manovra congiunta con la Russia, il Brasile e l’India, per creare un’area valutaria che escluda il dollaro, sostituito dalle valute dei quattro Paesi, creando l’area valutaria delle quattro R (rublo, real, rupia, renminbi). Intanto, in America, sta crescendo il partito “anti-cinese”, soprattutto dopo l’avvenuto sorpasso del PIL della Germania, che l’ha fatta diventare la terza potenza economica mondiale. I timori anti-cinesi sono aumentati dopo la pubblicazione, nel marzo di quest’anno, del documento del Pentagono “Military Power of the Peoples Republic of Cina”, nel quale si diffondono notizie allarmanti sullo sviluppo di una “nuova generazione di missili a lungo raggio e vettori anti-nave”, la costruzione della base navale di Hainan, “grande abbastanza per accomodare sottomarini d’attacco, sottomarini con missili balistici e navi di superficie e da combattimento”. Il documento del Pentagono conclude che Pechino si sta preparando ad esercitare una egemonia strategica nel Mare della Cina del Sud.
D’altra parte, le sistematiche pressioni americane sull’Europa, per tenerla lontana dalla Russia, favoriscono un avvicinamento di quest’ultima alla Cina. Il recente incontro tra Unione Europea e Russia a Khabarovsk non ha concluso alcunché; infatti, la Russia, dopo aver protestato contro il parternariato dei ventisette con l’Est, visto come una “svolta anti-russa”, si è rifiutata di firmare la carta dell’Energia, che dovrebbe integrare le reti europee con quelle degli ex Paesi sovietici. Dunque, la Russia non da nessuna garanzia per la fornitura di gas all’Europa e, soprattutto, agli ex Paesi satelliti e continua ad esercitare pressioni perché la NATO non si estenda ulteriormente ad Est. Così, mentre in tutta l’Asia si progettano oleodotti per tagliare fuori la Cina dall’approvvigionamento di petrolio, nell’area del Caspio si pianificano oleodotti che portino gas e petrolio in Europa senza passare dalla Russia e Mosca e Pechino si stanno sempre più avvicinando

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