Stampa / Print
Fonte: http://toghe.blogspot.com/2009/05/chi-lega-le-mani-ai-pm-condiziona-la.html

di Adriano Sansa
(Presidente del Tribunale per i Minorenni di Genova)

da Famiglia Cristiana del 31 maggio 2009

Parlare d’altro, per incompetenza o disonestà.

Eludere le questioni vere.

Svuotare le istituzioni del loro prestigio.

Deprezzare, se non disprezzare, la legge.

Così facciamo. La giustizia è lenta. Le imprese protestano per la difficoltà di avere in tempo – prima di fallire! – il pagamento dei crediti. I cittadini assistono sconcertati alla prescrizione dei reati, più facile per gli imputati facoltosi grazie ad abili avvocati, ai cavilli e ai differimenti che codici confusi e rattoppati permettono.

Gli immigrati, invece di trovare un Paese di chiara civiltà che li accolga e insieme li spinga all’osservanza della legge, si imbattono in un sistema talvolta crudele e però sfibrato.

I giudici stessi vivono impotenti il declino del processo civile e penale verso quei livelli per i quali l’Europa ci condanna a risarcire le vittime della lentezza.

Nell’avvilimento del mondo giudiziario sfumano talora ideali, si rafforzano tendenze clientelari di “correnti”, il Consiglio superiore si rifugia in produzioni cartacee soffocanti.

Ma nessuno interviene a cambiare e semplificare le regole, a ridare prestigio a uno dei cardini della democrazia.

Non solo: si prepara una norma che toglie al Pubblico Ministero la possibilità di iniziare l’inchiesta con proprio impulso, senza un rapporto della polizia giudiziaria; notizie di stampa preziose, vittime intimidite che non osano denunciare saranno ignorate.

I Governi potranno “filtrare” gli elementi da fornire alla giustizia, condizionarne l’azione tramite il controllo della polizia.

Non se ne parla.

Nella mia esperienza ho visto difendere beni artistici e paesaggistici dalla speculazione, intervenire sull’inquinamento, indagare la corruzione per iniziativa d’ufficio.

E invece qualcuno propone giudici eletti, per giunta nativi della regione – dov’è il senso della Repubblica una e indivisibile? – in un Paese e in un momento in cui la politica invade più che mai gli spazi con la sua aspra divisione.

Massima contraddizione. Berlusconi – mancato imputato per effetto del “lodo” da lui stesso voluto – accusa di faziosità politica i giudici di Milano: hanno condannato l’avvocato inglese che dapprima, in Inghilterra, ha confessato d’esser stato compensato per avergli risparmiato grane giudiziarie con la propria reticenza.

Ma mentre si accusano i giudici di essere parziali e politicizzati, si propone la loro elezione, cioè il loro inserimento nel circuito politico-partitico: con la perdita, allora sì, di ogni indipendenza.

Qualcuno osserva che in altri Paesi la cosa funziona, come negli Stati Uniti.

Al di là dei difetti di quel sistema, del quale il nostro è comunque di gran lunga migliore per le garanzie dei cittadini e dell’uguaglianza, va detto che ogni Paese ha sue tradizioni e atmosfere.

Il rapporto tra politica e giustizia da noi è attualmente pessimo.

La tendenza a fare propria l’istituzione giudiziaria è alta.

La recente polemica tra il presidente della Camera Fini e Berlusconi sul ruolo del Parlamento mostra che l’esecutivo già deborda, schiacciando gli altri poteri.

E più potrebbe farlo, se controllasse l’elezione dei giudici.

Una prova: mai Clinton, indagato, avrebbe osato toni simili all’invettiva berlusconiana.

Le magistrature elettive americane sono rispettate anche dalla politica cui sono legate.

Da noi, già ora i giudici vengono presi a calci.

Quelli vivi, talvolta nei fatti anche quelli assassinati per la legalità.

Figuriamoci dopo, se fossero scelti con elezioni dominate da questi politici.

About the author

Related Post

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.