Stampa / Print
Mi rivolgo ai romeni, agli albanesi, ai marocchini, ai clandestini di ogni ordine e grado, agli extracomunitari autori di scorribande quotidiane, di razzie, degli episodi delittuosi più efferati cui assistiamo abitualmente nelle colonne di cronaca nera dei nostri quotidiani.

E’ con il cuore colmo di spavento, di preoccupazione per me, per i miei figli e per i miei connazionali tutti che in queste ore concitate vi parlo, dal bunker entro il quale mi sono rifugiato insieme ai miei cari. Accluso a questo disperato appello troverete un video. Nel video compare il signor Gaetano Saya, Presidente del Partito Nazionalista Italiano, che insieme ai corpi speciali da lui addestrati ha preso il controllo delle nostre aree urbane. E’ pronto a pattugliarle, da solo o alleato con le ronde padane, al grido “Liberiamo l’Italia dal marciume che vi si annida!”.

E’ con profondo rammarico e un malcelato senso di vergogna sul viso che vengo a porgervi le mie scuse a nome del popolo italiano. Io mi sentivo più sicuro quando per strada c’eravate voi. Adesso che girano questi squadroni di esaltati, patrioti, nazionalisti, a loro dire con l’autorizzazione diretta del Presidente del Consiglio, Sua Eccellenza Silvio Berlusconi, io ho davvero paura! Le strade delle nostre città sono fuori controllo, l’Italia è divenuta improvvisamente una grande tendopoli presidiata da forze paramilitari. Prima ancora che venga istituito il coprifuoco, molta gente si è rinchiusa spontaneamente in casa e non vuole più uscire.

Per fronteggiare la crisi, molti cittadini italiani stanno organizzando barconi di immigrati, con la collaborazione di alcuni infiltrati nella Guardia Costiera, da far giungere clandestinamente sulle nostre coste. Una volta giunti nel territorio nazionale, vengono smistati da volontari locali ai centri di reclutamento segreti, allestiti nelle cantine delle abitazioni. Abbiamo bisogno di voi. Abbiamo un disperato bisogno di voi. Voi che siete abituati a fonteggiare le situazioni di pericolo estremo, a lavorare come bestie da soma per un tozzo di pane, che affrontate interminabili traversate su gusci di noce e sopravvivete – a volte – perfino alla furia delle onde quando venite scaricati in mare come acque nere. Voi che avete imparato a curarvi da soli e, non potendovi recare al Pronto Soccorso dove sareste immediatamente denunciati. avete sviluppato una resistenza naturale alle malattie più fatali. Voi che sopportate di vivere accatastati come vecchio mobilio negli scantinati delle case, che non venite neppure cercati se il mondo vi crolla addosso, che siete abituati ad essere accusati di ogni genere di reato, essendo identificati come i responsabili unici di tutti i nostri problemi, nonostante perfino alcune sentinelle di regime inizino a ricredersi.

Voi, solo voi potete salvarci.

Proteggete le nostre mogli, difendete i nostri figli, tornate ad aggirarvi per le nostre strade. Fatele voi le ronde, questa volta pagati, dignitosamente. Liberateci dai difensori della libertà che girano con l’elmetto, i guanti neri, gli anfibi, la torcia, e che hanno una fascia nera con uno stemma al braccio come le SS. Non voglio vivere in un paese dove posso trovarmi all’improvviso il fascio di una torcia elettrica puntato negli occhi, poco prima di essere costretto a identificarmi, con la paura di non essere creduto.

Noi vi rivogliamo indietro. Le ronde, se proprio sono necessarie, dovete essere voi a farle. Sono sicuro che sareste più gentili, avreste una maggiore conoscenza del territorio, sapreste come parlare alle sacche di emarginazione, sareste molto economici e, soprattutto, avreste finalmente un lavoro, rendendo l’esigenza di svolgere un’attività crimonosa del tutto inappetibile.

Noi italiani vi scongiuriamo: aiutateci a tornare in possesso della nostra terra. Liberateci dagli invasori.

Fonte: http://www.byoblu.com/

About the author

Related Post

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.