Stampa / Print
Lo avrete già letto o sentito tutti: noi importiamo legna radioattiva contaminata dal cesio 137, l’isotopo di Chernobyl, e ce ne accorgiamo per puro caso, semplicemente perché un signore trova che quella roba non brucia bene e avverte le autorità. Quanto “bio-combustibile” del genere abbiamo importato? E chi lo sa? Da noi i controlli non si fanno. Al massimo si taroccano. Meglio, comunque, gli atti di fede. Poi, quando c’è l’“incidente” e nessuno è riuscito a nasconderlo, ecco che arrivano i nostri. Adesso tutte le stufe che bruciavano quel legno tossico dovranno venire distrutte (come, resta un mistero, essendo radioattive), e chi ha provocato il guaio (enti di “controllo” per nulla esclusi) avrà tante italiche probabilità di farla franca.
Di seguito una delle mail che ho ricevuto:
“Sono A. di Aosta. Volevo farvi notare che questa cosa, per noi, è un vero casino, soprattutto per la necessaria distruzione delle stufe contaminate.
Una stufa a pellet è piuttosto costosa. Per darvi un’idea:una mia collega ne ha comperata una molto piccola, delle dimensioni di una catalitica a gas, che, montata su rotelle, ha appunto la funzione di stemperare piccoli locali. Costo:1400 euro. Una stufa a pellet buona, adatta a fungere da riscaldamento centrale in una casa di montagna, non costa meno di 2500. In questo settore la qualità rappresenta una scelta obbligata. Chi ha comperato articoli più economici poi se ne è pentito e spesso li ha sostituiti.
Le stufe a pellet sono utilizzate soprattutto fuori Aosta, dove non esiste metanizzazione. Molti proprietari di casa hanno dotato gli alloggi da affittare di questo tipo di impianto ed hanno aumentato gli affitti, perché viene considerato pregiato ed economico per chi lo usa .Per non parlare di chi vive nella propria casa, che ha investito per acquistare le stufe.
Insomma, nutro seri dubbi che tutte le stufe verranno distrutte, come dovrebbero. La gente in questi casi parla di allarmismi eccessivi, non vede le possibili conseguenze a lungo termine…Spero solo che chi deve faccia dei controlli seri…”
A me viene da sorridere, e da sorridere amaro, quando penso alle cento e cento volte in cui ho detto alle mie conferenze che non è affatto raro che il legno da bruciare come “biomassa” (virgolette) ha ottime probabilità di essere radioattivo, così come spesso è radioattivo il carbone che qualche burlone definisce comicamente “pulito”.
Ma la radioattività non si vede e non puzza. Dunque, perché preoccuparsene? E poi, chissà quanta roba radioattiva è già arrivata negli anni: magari scorie mescolate al minerale di ferro che compriamo all’estero! Se non ci fosse qualche rompiscatole che sta a fare il pignolo su tutto, nessuno se ne accorgerebbe. Intanto, fingiamo che non sia successo niente, che non sia mai successo niente, e diamo il via al programma nucleare, quel programma che gli Stati Uniti hanno abbandonato da trent’anni perché, nella loro ingenuità e a seguito di una lunga esperienza evidentemente mal condotta, l’hanno etichettato come antieconomico, aggressivo per la salute, impraticabile per motivi tecnici (esempio, lo smaltimento impossibile delle scorie) e senza futuro (le scorte di uranio sono alla frutta). Fallimentare sotto ogni punto di vista, lo definiscono di fatto loro. Certo, gli Stati Uniti non hanno a disposizioni menti eccelse come le nostre. Chi ha letto o sentito le parole dello scienziato Franco Battaglia dell’Università di Modena e Reggio Emilia sa di che cosa parlo. E ancor di più lo sanno i giovani che lui, con lena indefessa, sta formando come gli ovini indispensabili per costruire il mondo luminoso da Mulino Bianco che ci attende.
Ma noi non abbiamo solo il privilegio di avere dalla parte del tricolore il professor Battaglia. Genio e cultura sono nel nostro DNA e queste caratteristiche risplendono fin nelle cellule meno vistose. Tanto per fare un esempio solo apparentemente piccino, in Piemonte, nella tanto grande quanto remota provincia di Cuneo, presta la sua opera un chirurgo, primario nel suo ospedale, che ci illumina sull’uragno (chiamato confidenzialmente così dal luminare stesso) e sul suo destino. “In Francia – ci fa sapere il dottore che la sa lunga – hanno oltre 60 centrali nucleari, e producono, al massimo, fra tutte, una tonnellata di scorie l’anno. E nulla vieta di seppellire le scorie sotto terra: tanto l’uragno nella terra c’è già. Oppure – e qui sta il vero colpo di genio – possono benissimo sparare le scorie sul Sole.” Al cospetto di una mente siffatta sorretta da una cultura tanto raffinata si resta ammutoliti con reverenza.
Insomma, sulla scorta delle indicazioni di fari della scienza come il mai abbastanza lodato professor Zero (siamo ancora indignati dalle bacchettate ingenerose che gli diede il Premio Nobel Carlo Rubbia), il frizzante professor Battaglia, gli scienziati che Federambiente, grande mecenate, sostiene e che ricambiano firmando opere che resteranno nella storia della scienza, compresa la psichiatria, il politico Antonio Di Pietro che, per non impressionarci, nega ciò che sta facendo il suo braccio armato, l’onorevole Misiti, e tanti altri personaggi solo in apparenza minori come, ad esempio, il sindaco di Nonantola che, nel suo piccolo, fa quello che può, noi daremo una spinta all’evoluzione della Natura. Sì: tra polveri e radioattività, magari addirittura con polveri radioattive (paghi uno, prendi due), riusciremo addirittura a modificare l’ormai noioso genoma umano e a generare specie innovative che la fantasia della Natura non sarebbe mai stata in grado di partorire. E daremo pure un impulso vivace alla ripresa economica favorendo l’attività delle industrie farmaceutiche e di tutto quell’universo meraviglioso che a quelle ruota intorno.
Questo con buona pace dei catastrofisti che, prima o poi, riusciremo a mettere in galera.Immagine da: http://files.myopera.com/salmondine/files/old_forum_import/eye%20itches.jpg

Fonte: http://www.stefanomontanari.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1805&Itemid=1

About the author

Related Post

Archivi

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica e viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità di materiale sugli argomenti trattati. Pertanto, non può considerarsi prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della Legge n. 62 del 7.03.2001 e leggi successive.