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Fonte: http://www.ecplanet.com/blog/archive/2009/05/01/ricerca-il-5-di-varieta-di-mele-a-rischio-estinzione-cnr-lancia-criobanca.html

Si chiamano ‘Rosa Gentile’, ‘Durello’, ‘Rosetta Bianca’. Hanno nomi ‘cortesi’ ed ‘evocativi’ e sono alcune antiche varieta’ di mele del Veneto che rischiano di sparire sotto la scure selettiva del mercato e dei grandi circuiti di distribuzione. Se si estinguessero però, è l’allarme degli scienziati, andrebbe perso un prezioso patrimonio di biodiversità regionale. Ecco perché un team di ricercatori dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Cnr, sta lanciando la costituzione di una criobanca, una banca del freddo, che conserverà il germoplasma delle piante di melo a -196 °C, la temperatura dell’azoto liquido.
“La scomparsa di molte specie vegetali è uno degli allarmi lanciati dagli scienziati come conseguenza della deforestazione, dei cambiamenti climatici e dello sfruttamento del suolo. Una recente stima indica -spiega il Cnr- che soltanto nel bacino mediterraneo sono già 34 le specie estinte, mentre ammontano a circa il 10% quelle minacciate, con punte preoccupanti in Turchia e Spagna, rispettivamente il 22 per cento e 20 per cento”. “In Italia invece -conti nua il Cnr- ad essere in pericolo sono oltre il 5 per cento delle specie vegetali”.
La tecnica di crioconservazione messa a punto presso l’Ivalsa-Cnr, in collaborazione con il Centro sperimentale ortofloricolo ‘Po di Tramontana’ di Veneto Agricoltura e con il National Center for Genetic Resources Preservation dell’Usda di Fort Collins (Colorado, Usa), è una procedura innovativa.
“Gemme dormienti di melo, prelevate direttamente da piante in campo durante la stagione invernale, quando hanno già acquisito una naturale resistenza al freddo, vengono mantenute a -5 °C in ambiente ventilato, fino a quando il loro contenuto in acqua non si riduce al 30 per cento” afferma Maurizio Lambardi dell’Ivalsa-Cnr. “A questo punto -aggiunge- vengono raffreddate lentamente fino a -30°C e immerse in azoto liquido, dove possono essere preservate per tempo illimitato”.
Per recuperare la gemma e procedere al suo innesto, basta scongelarla e reidratarla. “La procedura -prosegue Lambardi- è già stata ottimizzata per le antiche varietà Rosa Gentile, San Piero e Canada Ruden, mentre è attualmente in sperimentazione con le varietà Decio, Durello e Rosetta Bianca”.
“La crioconservazione -dice ancora il ricercatore- offre numerosi vantaggi pratici, tra cui gli spazi assai contenuti, basti pensare che in un contenitore da 50 litri di azoto liquido si possono stoccare da 2.000 a 7.000 campioni vegetali”. “Ma -conclude- anche i bassi costi, la possibilità di mantenere un’ampia gamma di organi e tessuti vegetali, la conservazione in assoluta sicurezza genetico-sanitaria sono i vantaggi di queste procedure”.
Fonte: http://www.cnr.it/

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