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Fonte: http://www.italiopoli.it/post/2233849.html

L’atto d’accusa di “Italopoli”. E l’opinione pubblica? Atona
di Antonella Fadda

(fonte: Il Giornale di Vicenza.it)

Una palude. Un luogo malsano dove sguazza la classe dirigente e politica italiana. Un potere barricato in un Residence privo di cultura, dove i politici si mescolano a veline, ex di reality e giornalisti.

Un grande ed allegro Bagaglino, insomma. Così il giornalista e scrittore Oliviero Beha ha descritto l’Italia di oggi, durante la presentazione del suo ultimo libro, “Italopoli”, l’altra sera a Montecchio Maggiore nell’ambito della rassegna “Paesaggi Stampati”.

Lucido, duro e graffiante, Beha non ha risparmiato niente e nessuno, snocciolando nomi, fatti e date a sostegno delle sue teorie e discutendo di televisione, giornalismo, malcostume diffuso fra politici e non. «La classe politica è un organismo geneticamente modificato – ha detto – l’informazione è serva e l’opinione pubblica inerte».

E ancora: sinistra e destra fingono di farsi la guerra ma poi in separata sede stringono alleanze «come i ladri di Pisa che di giorno litigano e di notte si mettono d’accordo per commettere furti»; una classe dirigente che ruba sia in senso metaforico che concreto «solo per sopravvivere a se stessa».

Lancia un grido d’allarme, Beha, sviscerando ed analizzando la situazione italiana, anche economica, che andava a rotoli già prima dell’arrivo di Berlusconi, in un paese «che nasce e che muore nella fiction», dove quasi in sordina vengono approvate «leggi salva-trombati alle elezioni politiche per essere poi sistemati nelle varie Asl come dirigenti» e dove anche i controllati e controllori coincidono.

«Un Paese in cui la legalità è diventata paradossalmente illegale». Ma anche un’opinione pubblica, vista dagli occhi sferzanti dell’autore, come immobile, quasi atona, in stato comatoso; una nazione dove nessuno protesta, se non ogni tanto, ma poi il dissenso invariabilmente rientra. Non ha remore, il giornalista, a scagliarsi anche contro l’informazione di tv e giornali, a descrivere con parole mordaci una società mediatica serva del potere politico, un’informazione che in Italia non è mai stata indipendente o libera.

Un pugno allo stomaco, insomma, ma quando tutto appare senza prospettive ecco che Beha lascia una riflessione importante, una speranza per voltare pagina: una rivoluzione culturale, cambiamenti che devono partire dalle persone anche tramite i nuovi canali di informazione come Internet: «Ma solo nel caso in cui ci si senta a disagio nel sentire le mie parole – ha concluso – in caso contrario dimenticate e rimuovete ciò che ho detto».

Un peccato per i tanti che non hanno approfittato dell’opportunità: avrebbero anche capito il motivo per cui un giornalista così pungente e provocatorio, sarcastico e corrosivo abbia solo un minuto a disposizione la domenica su Raitre.

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