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Fonte: http://www.ecplanet.com/blog/archive/2009/05/14/lavarsi-i-denti-riduce-il-rischio-di-infarto.html

Lavarsi i denti e le gengive regolarmente non solo evita carie e alito cattivo, ma potrebbe persino salvarci dai rischi di ictus e infarto. È quanto appurato da uno studio coordinato da Mario Clerici, immunologo all’Università di Milano, che sostiene di aver riscontrato effetti benefici dell’igiene dentaria paragonabili a quelli dei farmaci per ridurre i depositi di grassi sulle pareti dei vasi sanguigni.

La chiave di tutto è il ruolo dei batteri orali nelle malattie cardiovascolari. Gli scienziati da tempo sospettano che la periodontite, o malattia gengivale, è legata ai primi segni di malattia cardiaca, in particolare l’arteriosclerosi, cioè l’accumulo di depositi grassi nelle arterie. Ma il nuovo studio ha individuato ora un batterio specifico – porphyromonas gingivalis – come uno dei principali responsabili sia della gengivite che delle patologie cardiache.

Il batterio, infatti, scatena una reazione immunitaria che, dopo un complicato processo, porta alla creazione di sostanze grasse che si depositano nelle vene. Lo studio ha coinvolto 35 uomini e donne sani, di età compresa tra 38 e 57 anni, senza segni di malattia cardiaca, pressione arteriosa alta o colesterolo elevato, ma che sono stati colpiti da lieve o moderata peridontite (con sanguinamento e alito cattivo).

I volontari sono stati sottoposti a una semplice routine di trattamenti dentistici, come la rimozione del tartaro e la pulizia dei ‘detriti’ della zona tra i denti e le gengive. Durante il trattamento, i ricercatori hanno misurato i livelli di batteri nella bocca e dei livelli di proteina C-Reactive, una sostanza chimica trovata nel sangue e legata a malattie cardiovascolari.

È stato inoltre misurato lo spessore della parete carotidea. Un anno dopo il trattamento, i volontari avevano una significativa riduzione di batteri della bocca e dei livelli di proteina C-Reactive. E soprattutto, lo spessore delle arterie della carotide è risultato notevolmente ridotto, con un conseguente abbassamento del rischio di patologia cardiovascolare. “I pazienti – spiega Clerici intervistato dal Daily Mail – hanno avuto una riduzione del 20 per cento dello spessore delle pareti delle arterie. Se lo stesso processo avviene nel cuore, può rappresentare la differenza tra una precoce aterosclerosi e una sana parete arteriosa”.

Fonte: salute.agi.it

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