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Fonte: http://www.farmacoecura.it/prevenzione/circoncisione-e-malattie-sessualmente-trasmesse/

La circoncisione diminuisce il rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale?

Questo è il risultato di molte ricerche effettuate da un po’ di anni a questa parte: in particolare un gruppo di ricerca neozelandese ha pubblicato di recente l’esito del suo studio su una rivista di pediatria specializzata, sostenendo che gli uomini circoncisi avrebbero meno probabilità di contrarre malattie a trasmissione sessuale come l’AIDS (HIV), l’herpes, la gonorrea, la clamydia ecc. rispetto ai non circoncisi. Gli autori di questa ricerca, coordinati dal Dott. David Fergusson, hanno osservato 510 maschi per 25 anni e di questi 154 (30,2%) erano stati circoncisi; all’età di 21/25 anni a tutti i soggetti è stato sottoposto un questionario sulle loro abitudini sessuali e su una loro eventuale contrazione di malattie a trasmissione sessuale. In media i soggetti hanno dichiarato di avere avuto 5,4 partner tra i 18 e i 21 anni ed 7,6 partner tra i 21 e i 25 anni. Il 77% di tutti i soggetti ha dichiarato di avere avuto rapporti non protetti e di essere indifferenti alla possibilità di contrarre un’infezione (abbastanza sconcertante di questi tempi!). Il dato tuttavia molto interessante è il seguente: tra i 18/21 anni e tra i 21 e i 25 anni i soggetti non circoncisi avevano una percentuale di rischio di contrarre infezioni maggiore di 3,1 volte rispetto ai soggetti circoncisi. Questo rischio è risultato indipendente dalle condizioni sociali, mentre è risultato molto legato al numero di partner e al numero di rapporti non protetti. Gli autori della ricerca affermano che “se tutti i pazienti studiati fossero stati circoncisi si sarebbe verificata una riduzione del contagio del 50%”. L’unico neo di questa ricerca risiede nel fatto che i risultati ottenuti si basano esclusivamente su risposte ad un questionario, tuttavia il suo pregio è stato quello di tenere conto dei diversi parametri in gioco nell’ottica di avere un’analisi statistica multivariata significativa.

Ma che cos’è la circoncisione?

La circoncisione consiste nell’escissione totale o parziale del prepuzio che lascia il glande parzialmente o totalmente scoperto. L’intervento viene praticato in seguito a patologia, eccone alcune:

  • fimosi: il prepuzio stretto e sclerotico che non permette di scoprire il glande,
  • parafimosi: lo scorrimento della pelle del prepuzio è ostacolata in erezione,
  • per motivi igienici,
  • per prevenzione del tumore del pene.

Tuttavia si sa che alcune culture praticano la circoncisione per motivi religiosi in tenera età, ad esempio gli ebrei circoncidono i loro bambini all’ottavo giorno dalla nascita, ma anche la religione islamica prevede la circoncisione in tenera età. In Italia non è possibile praticarla per motivi religiosi infatti due regioni, Piemonte e Liguria, che per prime avevano introdotto questa possibilità sembra che abbiano fatto marcia indietro adducendo come motivo ufficiale la troppa spesa sanitaria. Questa scelta di non effettuare più la circoncisione per motivi religiosi non è comprensibile alla luce del fatto che molti interventi vengono eseguiti in clandestinità da personale non autorizzato, con il grave rischio di indurre problemi anche seri ai piccoli neonati.

I risultati della ricerca possono essere spiegati scientificamente?

La spiegazione del fatto che la circoncisione diminuisca il rischio di contrarre le malattie sessualmente trasmissibili è dovuta alle cellule del prepuzio, che sarebbero facilmente aggredibili da parte dei virus determinando così il contagio. Più precisamente sembra che siano i linfociti di tipo CD4+ ad essere sensibili all’infezione ed in particolare le cellule di Langerhans. Con la circoncisione queste cellule verrebbero eliminate diminuendo così il rischio di contrarre l’AIDS di circa 7 volte rispetto ai soggetti non circoncisi.

Conclusione

Questa ricerca si va ad aggiungere a quelle già presenti e conclude a pari delle altre che nonostante i risvolti positivi della circoncisione, non è possibile proporla come pratica di sanità pubblica, ma deve essere demandata alla volontà dei genitori. Rimane in ogni caso una questione dibattuta da tempo e che risulta ancora controversa, tuttavia queste ricerche hanno il pregio di aumentare i dati disponibili per lo studio della prevenzione nei confronti dell’infezione da HIV.

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