500 “banchette” USA sull’orlo di una crisi di nervi…

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Fonte: http://lagrandecrisi2009.blogspot.com/2009/05/500-banchette-usa-sullorlo-di-una-crisi.html


Secondo il Financial Times* le “piccole” banche USA avrebbero bisogno complessivamente di 24 miliardi di dollari per rispettare i parametri del recente stress-test applicato alle 19 big one, come risulta da un articoletto uscito alla chetichella questa notte sulla versione Web dell’autorevole testata.
* Era un articolo free fino a 30 minuti fa, adesso è solo per utenti registrati…:mmmm:

Su 7900 banche americane, ben 500 di esse sarebbero sull’orlo del fallimento.
Solo 1722 sono iscritte al fondo di garanzia dei correntisti (FDIC), e solo di queste abbiamo notizia di eventuali fallimenti e relativo rimborso dei soldi ai correntisti, usando le risorse del fondo che si stanno riducendo sempre più.
Delle altre 6200 nulla sappiamo e se falliscono è molto probabile che i correntisti possano dire addio ai loro liquidi sul conto corrente (vedi Cadono come le mosche).

Lo studio del FT è stato commissionato a Sandler O’Neill: delle 200 banche più grandi dopo le 19 big ones già testate, il 38% avrebbero bisogno di capitali freschi per risultare affidabili per un totale di 16,2 miliardi di dollari. Le rimanenti 7700 avrebbero bisogno di 7,8 miliardi di dollari.
Il Tesoro USA ha dichiarato che non applicherà lo stress-test alle banche più piccole: il FT ha dunque commissionato una simulazione teorica, perchè i parametri dello stress-test (vedi Stress-Modulistica) diventeranno comunque un modello di riferimento per il sistema bancario USA.

Nello stress-test ufficiale, 10 banche su 19 esaminate sono state bocciate e devono incrementare il capitale di 75 miliardi di dollari (erano 150 ma con gli sconti last-minute… vedi Il mercato delle Vacche).
I 24 miliardi necessari alle 7900 piccole banche potrebbero sembrare pochi…ormai l’unità di misura è il taglio da 100 miliardi…Ma considerando le piccole dimensioni di questi istituti, sono una marea di soldi: tutto è relativo.
Il modello dello stress-test ci suggerisce che, molto probabilmente, il sistema bancario USA lotterà duramente per il reperimento di soldi freschi ma queste piccole banche sono meno flessibili e non hanno amici alla Casa Bianca…
Questo potrebbe portare ad una catena di fallimenti e di acquisizioni-fusioni, in un generale consolidamento del sottobosco bancario americano.
Un tale scenario non faciliterà sicuramente l’erogazione di prestiti e potrebbe creare un altro credit-crunch a livello “micro-territoriale” che non favorirà certo la ripresa dei consumi USA (che rappresentano il 70% del PIL) e nemmeno la ripresa dei mutui e quindi del mercato immobiliare.
Anche i fallimenti delle banche non coperte dall’FDIC con relativa perdita dei risparmi dei correntisti non dovrebbe favorire la ripresa dei consumi…almeno credo…;)
Tutti questi fattori renderebbero meno probabile l’innesco della Ripresa con la R maiuscola, soprattutto di quella a “V” tanto sponsorizzata dagli ottimisti e dagli speculatori rialzisti delle borse (veloce crollo=veloce ripresa) mentre risulterebbe più probabile una più lenta ripresa ad “U”.

In ogni caso si possono fare alcune critiche a questa “simulazione” condotta dal FT.
– Prima di tutto gli stress-test sono dei pink-test, ovvero sono simulazioni troppo all’acqua di rosa le cui condizioni sono già state superate (in peggio) dalla realtà. L’abbiamo già detto più volte e negli USA ormai lo dicono e lo sanno tutti.
– Applicare gli stress-test in toto al sistema bancario USA, in qualche modo li legittima ovvero legittima una farsa, e non è cosa buona.
– Gli stress-test sono stati studiati per banche molto grandi, con portafogli di assets enormemente differenziati: le banche piccole sono molto più focalizzate su alcuni tipi di prestiti ed è probabile quindi che subiranno perdite più drastiche rispetto alle big-ones.
– Usare un approccio molto generico come lo stress-test sulle banche piccole non rispecchia bene la variegata natura del sottobosco di questi piccoli istituti: meglio forse, considerando le piccole dimensioni, un approccio più dettagliato di esame caso per caso o meglio creando delle tipologie omogenee.
– Nello studio del FT non vengono forniti dettagli sulla metodologia usata per arrivare alle conclusioni: impossibile quindi fare delle verifiche e dei controlli sui risultati pubblicati.

Mi sembra comunque una simulazione interessante: andava fatta ed ha aperto un altro importante terreno di discussione e di analisi.

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