L’Aquila: i superstiti chiedono giustizia

Stampa / Print
Fonte: http://italiadallestero.info/archives/5348

[De Trouw] Il 6 Aprile la terra ha fatto tremare l’Aquila. Più di cento edifici sono crollati, 298 persone sono morte. I loro familiari chiedono giustizia. Dentro la tenda bianca alla periferia dell’Aquila si soffoca. Decine di familiari delle vittime siedono su sedie di plastica, i loro sguardi cupi. Un paio di vecchie sono vestite completamente di nero; un paio di giovani donne nascondono gli occhi dietro occhiali da sole. È la prima volta che si riuniscono, e ascoltano con attenzione le cose che dice loro l’avvocato dell’associazione dei consumatori Federconsumatori: “Preparatevi a una lunga battaglia legale. So che con il vostro dolore volete giá adesso fare qualcosa di concreto, ma state certi che solo tra molti anni forse avrete un risarcimento.” Appena l’avvocato ha finito la sua spiegazione sul cammino legale che i familiari dovranno seguire per avere un risarcimento – sempre che il giudice emetta verdetti di colpevolezza -, si scatenano le emozioni. Una giovane donna racconta del palazzo sotto il quale è rimasta sepolta sua sorella. “Quel palazzo era fatto di sabbia con sopra un tetto di cemento armato. Da lì sotto sono stati estratti tredici corpi. Sicuramente i materiali di costruzione non erano adeguati, e voglio che qualcuno paghi per questo”. Poi inizia a piangere. “Perchè mia sorella mi manca così tanto.” Un uomo alto si alza in piedi e dice con voce rotta dall’emozione: “non mi importerebbe di vivere per sempre in questa tenda se potessi avere mio figlio con me”. Per molti familiari delle vittime il dolore e la rabbia vanno mano nella mano. Anche per Antonietta Centofanti. Questa vedova di 58 anni è la forza motrice dietro la riunione, e si sta dando molto da fare per istituire un comitato di familiari delle vittime che si costituirà parte civile nella futura causa penale. È lei che ha coinvolto l’associazione dei consumatori per una consulenza legale. Antonietta ha perso suo nipote, un ragazzo di diciannove anni. Davide Centofanti viveva nella Casa dello Studente dell’Aquila. La casa è crollata. Antonietta ha passato tre giorni e tre notti accanto alle macerie con la mamma di Davide, sperando in un miracolo. China la testa: “È stato uno degli ultimi che hanno estratto da sotto le macerie.” Altri sette ragazzi hanno trovato la morte nella Casa dello Studente, oltre a Davide. Antonietta non ha perso solo suo nipote, ma anche la sua casa – che è crollata – e il suo lavoro presso il teatro, che ora è chiuso. È ospitata a casa di amici e dorme in una tenda nel loro giardino. Dormire dentro casa fa troppa paura perché ci sono ancora scosse di assestamento. Dedica tutto il suo tempo al comitato, e dice che “Quelli che hanno commesso errori durante la costruzione della Casa dello Studente devono essere puniti”. Era chiaro che qualcosa non andava in quell’edificio. Durante i mesi precedenti al terremoto c’erano già state molte scosse. Si sono formate crepe nei muri e il pavimento del cortile interno sprofondava sempre di più. Si sarebbe dovuto evacuare gli studenti, ma non è stato fatto. Non è accettabile che alla fin fine nessuno sia responsabile per la morte di otto ragazzi”. La giustizia è estremamente lenta in Italia. Antonietta lo sa, ma non si lascia spaventare. “Anche se dovremo aspettare due anni, anche se dovremo aspettare dieci anni. Io voglio giustizia. Tutti proviamo dolore, un dolore che non sparirà mai. E che si sarebbe potuto evitare.” Inchiesta sugli edifici crollati Alfredo Rossini è il Procuratore Capo dell’Aquila. Il suo ufficio è inagibile a causa del terremoto e ora lavora in una cameretta del commissariato di polizia. Sulle sue spalle pesa un compito gigantesco, poiché svolge un’inchiesta sul crollo di oltre cinquecento edifici -tra i quali la Casa dello Studente – con l’aiuto di una squadra di consulenti condotta da un ingegnere. Probabilmente l’inchiesta preliminare sfocerà in decine di processi penali a carico di padroni di case, costruttori, architetti e pubblici amministratori.
Rossini spera di riuscire a concludere l’inchiesta preliminare tra quattro mesi. Di quando inizieranno i processi, non ne ha idea. A un gruppo di giornalisti ha detto: “Spero che allora non sarete troppo vecchi per poterne fare la cronaca”. [Articolo originale “Nabestaanden L’Aquila eisen genoegdoening” di Pauline Valkenet]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *