La dura realtà dei dati gela i mercati!

Stampa / Print
Fonte: http://diariodellacrisi.blogspot.com/2009/05/la-dura-realta-dei-dati-gela-i-mercati.html

I dati economici diffusi tra martedì e mercoledì negli Stati Uniti d’America consentono di capire meglio il nervosismo diffuso tra i ministri economici e i banchieri centrali dei paesi maggiormente industrializzati, un clima che ho cercato di rendere ieri nella puntata del Diario della crisi finanziaria intitolata: “Banchieri centrali sull’orlo di una crisi di nervi”, anche se uno stato non dissimile caratterizza certamente anche il neo ministro del Tesoro, Timothy Geithner, e la maggior parte dei suoi colleghi residenti al di qua e al di là del Canale della Manica.

Si è trattato di una vera e propria doccia fredda che ha riguardato l’altro ieri il settore edilizio e la bilancia commerciale, caratterizzati da tre informazioni che esprimono fino in fondo la persistenza del meltdow immobiliare e il più generale stato recessivo dell’economia a stelle e strisce, mentre ieri è stata la volta dell’ennesimo calo registrato in aprile dalle vendite al dettaglio, una flessione dello 0,4 per cento contro una previsione di consensus che le vedeva stabili, una flessione aggravata dalla correzione in senso peggiorativo del dato relativo al mese precedente, passato da una flessione dell’1,2 a una dell’1,3 per cento.

Per quanto riguarda i dati relativi al settore immobiliare, colpisce il record toccato dall’avvio delle procedure di foreclosure in aprile, portatesi a 342 mila, contro le 340 mila del mese precedente, il che porta le procedure di esproprio di case da parte di banche e finanziarie a poco meno di 700 mila in un solo bimestre e chiarisce bene sia la prosecuzione del calo delle vendite nell’88 per cento delle aree metropolitane statunitensi, sia l’ulteriore riduzione del prezzo mediano (quello al di sotto e al di sopra del quale si realizzano il 50 per cento delle vendite), ma, purtroppo, spiega anche benissimo il balzo in avanti delle vendite nelle aree maggiomente colpite nei mesi scorsi dalle procedure di esproprio.

Al di là di qualche sforzo meritorio dovuto alla nuova amministrazione in materia di rinegoziazione dei mutui, non vi è dubbio che prosegue in modo imperterrito una scelta di campo tra Wall Street e le tante Main Street di cui sono popolati gli Stati Uniti d’America, una scelta che ha visto mobilitati migliaia di miliardi di dollari in favore delle maggiori entità del mercato finanziario statunitense, aiuti peraltro solo blandamente condizionati al fatto che le banche e le finanziarie salvate si impegnassero fattivamente a rinegoziare i mutui che presentavano le clausole maggiormente vessatorie, quali i subprime e le varie forme di ARM, una scelta che appare ancora più incomprensibile visto che il fenomeno devastante degli espropri e le successive messe all’asta degli immobili contribuisce a quasi metà delle vendite e ne porta i relativi prezzi verso livelli via, via più bassi.

Né sembra favorire un approccio maggiormente bipartisan sull’annosa questione delle difficoltà poste dalle banche a forme di rinegoziazione dei mutui il fatto che risulta oramai anche dalle statistiche l’estensione dei ritardi nei pagamenti delle rate anche ai finanziamenti di entità superiore ai 700 mila euro, mutui che di norma vengono erogati a persone caratterizzate da una relativa solidità reddituale e patrimoniale e che vengono, al pari delle persone a più basso reddito, colpite dagli effetti sempre più devastanti degli alti marosi della tempesta perfetta entrata da pochi giorni nel suo ventiduesimo mese di vita!

Così come credo che difficilmente Obama possa cantare vittoria dopo il compromesso faticosamente raggiunto al Senato sulla legge che mira a proteggere i possessori di carte di credito, in particolare delle cosiddette revolving, dai comportamenti tenuti dalle società emittenti degli stessi, anche perché, una volta approvato dalla Camera Alta, occorrerà conciliare il testo con quello più aderente ai voleri della nuova amministrazione già approvato dalla Camera dei Rappresentanti, uno sforzo che richiederà un ulteriore perdita di tempo e che rappresenta un’ulteriore dimostrazione dell’efficacia del lavoro di quei lobbisti contro i quali si è più volte scagliato il nuovo presidente nel corso della lunghissima campagna per le primarie, un impegno confermato anche nella fase di transizione e nei primi mesi del mandato.

Ma credo che un’influenza non secondaria l’abbia esercitata martedì anche il dato relativo al saldo tra l’export e l’import statunitense, un dato che continua a mantenersi al di sotto della soglia dei 30 miliardi di dollari, una soglia pari a meno della metà della media registrata negli anni precedenti e che, purtroppo, non sta tanto a indicare il successo delle esportazioni americane, quanto a denotare il livello raggiunto dall’economia stelle e strisce nell’attuale fase recessiva che dura, secondo valutazioni ufficiali, dal dicembre del 2007 e che ha raggiunto in marzo un’estensione di cinque trimestri, in particolare se si utilizzano i criteri seguiti dallo specifico ufficio governativo che è deputato proprio a tenere la ‘contabilità’ delle fasi di decrescita dell’economia americana.

Il colpo finale è venuto però ieri con il già citato calo nelle vendite al dettaglio in aprile, un dato cui non è affatto estraneo l’andamento cedente del settore del credito al consumo che vede inusualmente contrarsi sia il pur immenso stock che i flussi mensili (-11 miliardi di dollari in base all’ultima rilevazione della Fed), il che dimostra efficacemente la spirale che si crea tra i finanziamenti agli acquisti e l’andamento degli stessi e che ha consentito per decenni al consumer spending di rappresentare i tre quarti del prodotto interno lordo statunitense, ma che permette di comprendere anche l’estrema attenzione dedicata dagli analisti a un fenomeno che appare quasi del tutto inedito e che è rappresentato dalla crescita sensibile della propensione al risparmio che, come è noto anche agli studenti del primo anno dei corsi di laurea in materie economiche, rappresenta nient’altro che il complemento a cento della propensione al risparmio, una tendenza che, assieme ai dati relativi all’immobiliare e a quelli relativi all’occupazione, chiarisce il pessimismo di molti sul tanto agognato punto di svolta!

Ricordo che il video del mio intervento al Convegno della UIL sulla crisi finanziaria è presente sul sito dei dell’associazione FLIP, all’indirizzo http://www.flipnews.org/ . Riproduzione della presente puntata possibile solo citando l’autore e l’indirizzo del blog.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *