La disinformazione sulle staminali viaggia aberrata anche su Facebook

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Fonte: http://www.ecplanet.com/blog/archive/2009/05/04/la-disinformazione-sulle-staminali-viaggia-aberrata-anche-su-facebook.html

Stamattina mio marito, che come me è un giornalista scientifico, ha aperto il suo account su Facebook e ha scoperto che uno dei suoi “amici” (una persona che lo ha contattato dicendo di essere un collega) ha postato un link a un gruppo che sostiene l’efficacia delle terapie con cellule staminali di derivazione cordonale effettuate in Cina e in altri paesi asiatici per curare diverse malattie neurodegenerative (dall’Alzheimer alle lesioni traumatiche, fino alla degenerazione maculare retinica).Nel commentare il link, ha ricordato che non vi sono prove di efficacia di tali cure, anzi: gli studi seri effettuati con cellule staminali sia cordonali sia embrionali hanno avuto esiti negativi e, in alcuni casi, come nella terapia del morbo di Parkinson, addirittura nefasti, poiché utilizzando staminali (specie se embrionali) si aumenta il rischio di sviluppare tumori nella sede di inoculo. Sono in corso diversi studi promettenti con l’obiettivo di bypassare questo effetto, uno dei quali uscito anche recentemente, ma al momento si tratta solo di promesse.

L’ “amico di Facebook” si scopre essere il rappresentante europeo di una società che effettua terapie con staminali cordonali in Cina e in altri paesi asiatici, su pazienti stranieri e ovviamente a pagamento. L’inefficacia di queste cure è stata ampiamente discussa in ambito scientifico ed è stata anche oggetto di molte trasmissioni televisive, tra cui le Iene e Mi Manda Rai3 (nello specifico, il 10 aprile scorso). Anche riviste importanti come Nature si sono ovviamente più volte interessate alla questione (trovate qui il link a uno degli ultimi interventi), dato che in Cina le diverse strutture che offrono queste terapie stanno accumulando una casistica non indifferente, ma nulla è mai stato pubblicato su riviste peer reviewed sugli esiti a breve e a lungo termine.

Purtroppo molti giornalisti, anche in buona fede, cadono nella trappola dell’aneddotica. Vengono invitati in Cina o in altre sedi esotiche, visitano gli ospedali, incontrano pazienti disperati che affermano di sentirsi meglio e tornano convinti di aver “visto” l’efficacia della cura. Anche chi è dubbioso a volte utilizza toni a mio avviso non sufficientemente critici nei confronti di un fenomeno potenzialmente pericoloso: i controlli sulle cellule utilizzate rispettano sulla carta gli standard USA, ma si tratta di Paesi dove l’interesse a fare una vera supervisione è ovviamente molto basso, dal momento che, come racconta anche questa testimonianza tratta da un blog specializzato, le tariffe non sono propriamente popolari. E se anche l’intervento non fosse pericoloso, è comunque truffaldino, perché promette risultati che non possono essere garantiti da alcuno studio serio.

Un esempio di informazione confondente è, a mio avviso, questo articolo uscito un paio di mesi fa sul Corriere della Sera. Il titolo riporta il termine “curare” tra virgolette, ma il testo lascia intatto il dubbio che forse, chissà, potrebbe esserci qualcosa di vero, che la scienza ufficiale (sempre conservatrice nelle visioni più complottarde) ancora non riconosce. L’opinione di chi è “contro” è messa sullo stesso piano di quella di chi è “a favore”, come se non esistesse una base obiettiva di prove tale da rendere i due approcci non equivalenti. Insomma, è la versione “staminali” della vicenda “radon” nella previsione dei terremoti… Eppure dovrebbe bastare il lungo elenco di patologie che, secondo le aziende che forniscono queste terapie, sarebbero curabili (tutte causate dalla degenerazione di una parte del sistema nervoso, ma per cause diversissime tra loro) a suscitare almeno qualche dubbio.

Ricordo che due anni fa ho partecipato a un convegno promosso dal Collegio Ghislieri di Pavia sul tema delle applicazioni cliniche delle cellule staminali. Dopo molte relazioni di esperti dedicate alle difficoltà ottenute dalla medicina rigenerativa con staminali, il mio compito era quello di dimostrare, titoli di giornale alla mano, come i media avessero invece calcato troppo la mano sulle sorti magnifiche e progressive. Non avevo finito di parlare che una collega si alzava per dire che lei in Cina ci era appena stata, e aveva visto con i propri occhi i “miracoli” delle cure con staminali e che, per quel che la riguardava, credeva più ai propri occhi che a tutti quella teoria che le avevamo propinato fino a quel momento.

La morale: sulle disgrazie altrui fioriscono mercati particolarmente aggressivi e pervasivi, perché è difficile togliere speranze a chi non ne ha proprio. I media sono spesso vittime, come il lettore comune, di un’illusione percettiva, per cui vale più la testimonianza del singolo delle prove faticosamente accumulate con gli anni. Ahimé, mi sento solo di concludere questa vicenda (che su FB sta andando avanti con diversi interventi) con le parole dell’editoriale di Nature che citavo più sopra: “Questo approccio da mercato libero applicato alla medicina sperimentale, nel quale medici e imprenditori sfruttano sia la fiducia del paziente che l’assenza, in molti paesi, di regole per le terapie con cellule staminali sembra destinato a finire male”.

Autore: Daniela Ovadia

Fonte: www.repubblica.it

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