Vi racconto Gladio

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Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/05/gladio-e-piselli.html

ovvero:
Gladio e Piselli

di Fabio Piselli.

Gladio è stata una struttura non ortodossa ma ufficiale della Difesa italiana, iniziata dallo OSS americano attraverso il reclutamento degli uomini della “X MAS”, fino alla successiva evoluzione dopo il 1946 e la sua ufficializzazione presumibilmente avvenuta nel’52 con gli accordi, ancora segreti, fra gli USA e l’Italia.
La sua funzione anticomunista era palese, sostenuta anche dall’industria e dalla massonieria italiana inglese ed americana, ambienti che certamente nell’immediato dopoguerra ospitavano ancora tutta la cultura fascista di destra e quella non-comunista del centro; struttura non ortodossa ma istituzionalizzata all’interno del SIFAR prima, del SID poi e quindi del SISMI fino al suo scioglimento dopo che Andreotti ha deciso di parlarne all’inizio degli anni novanta.
Gladio ha avuto il merito di essere stata la struttura che ha saputo mantenere il segreto in un tempo molto lungo; questo non vuol dire che era sconosciuta, ma che era invece non-conosciuta .
Gladio ha avuto in seno i migliori uomini delle forze speciali italiane, i più affidabili civili chiaramente anticomunisti, questo per quanto concerne la sua operatività non ortodossa, era una struttura sostanzialmente parte di quelle politiche militari non ortodosse comunque protocollate, cosa ben diversa dalle attività clandestine
Occorre quindi iniziare a capire la differenza fra una operazione non ortodossa ed una operazione clandestina, come ho già tentato di spiegare in alcuni articoli già pubblicati in questo mio Blog
capire la storia del nostro strano paese a partire dal 1946 ci consente di comprendere il condizionamento che ha subito a causa della convergenza di interessi fra l’esigenza di sconfiggere il nazismo e la necessità di prevenire le mire autoritarie di Stalin e quindi del blocco comunista . Gli americani che per primi hanno capito l’importanza degli ex repubblichini di Salò, degli uomini della decima di Borghese (il cui emblema era il Gladio), dei paracadutisti che avevano scelto di restare fedeli agli alleati tedeschi, hanno saputo riconoscere la fedeltà degli ideali di questi soldati italiani rispetto alla loro scarsa adesione al delirio nazista; caratteristica che ha permesso di ridurne la pericolosità fascista rispetto alla loro utile riconversione in chiave anticomunista, garantita proprio dall’essere stati fascisti, ma non propriamente nazisti.
Motivo per cui, nonostante il periodo dell’epurazione, abbiamo ritrovato ai vertici delle istituzioni militari e di polizia gli stessi soggetti di prima o comunque provenienti dalla coltivazione e dalla formazione fascista; sia a livello ufficiale che non ortodosso (ma ufficializzato) e soprattutto clandestino, cioè sconosciuto agli organi di governo o meglio non-conosciuto.
I generali che hanno gestito la Difesa appena dopo la guerra sono stati coloro che hanno aperto l’accesso alla massoneria militare, quella che ho definito essere oggi la “massoneria della sicurezza”, allora ben collegata con i fratelli inglesi ed americani ed oggi sempre più radicata nel territorio italiano all’interno delle FF.AA. di sicurezza e di polizia, si cui tornerò in un prossimo articolo.
Proprio la massoneria ha consentito alla Gladio clandestina di operare sotto l’ombrello di quella ufficializzata, senza quei vincoli politici e militari che anche la stessa Gladio doveva comunque rispettare sia pur libera di agire in modo non ortodosso in forza di quelle tipiche operazione classificate come “Stay Behind”, cioè penetrare o restare all’interno di un territorio nemico oppure occupato dal nemico attivando le operazioni ISPEG, infilitrazione, sabotaggio, propaganda, esfiltrazione e guerriglia, compresa la guerra psicologica e l’intelligence necessaria per conoscere e riconoscere;
Gladio clandestina che svolgeva attività clandestine quindi e non ISPEG, attività mirate alla stabilizzazione di un sistema politico internazionale complesso nel quale l’Italia fungeva da ago della bilancia.
Concentriamoci perciò sulle attività (clandestine) della Gladio clandestina, sulla guerra psicologica, sui livelli che ne hanno coordinato il lavoro che solo in Italia ha caratterizzato tutto il periodo della prima Repubblica fino al cambiamento con la seconda Repubblica, momento in cui cambia anche la Gladio clandestina per amalgamarsi e concretizzarsi insieme alla “massoneria della sicurezza” che oggi condiziona il panorama della Difesa e della Polizia italiano.
Dobbiamo anche scindere bene le motivazioni dei militari che in Gladio non ortodossa hanno operato, dai militanti che in Gladio clandestina hanno avuto dei ruoli, sia per non attribuire delle responsabilità a chi ha solo fatto il proprio dovere istituzionale, non ortodosso ma ufficiale, da chi invece dell’istituzione che rappresentava ne ha fatto alibi per condurre e partecipare ad una attività del tutto clandestina
La zona grigia e di scambio fra queste realtà è stata la massoneria, industriale, militare, politica; che dopo la guerra ha visto nel ritorno di Licio Gelli dall’Argentina il cavallo atlantico su cui più paesi hanno puntato, il quale ha condotto con “maestria” una operazione politica, militare e psicologica a lungo termine che ha dato frutti importanti, ancora oggi evidenti specialmente nella politica italiana attuale.
La c.d. P2 è stata una sigla catalizzatrice e colpevole di fatti ed eventi che coinvolgevano anche ben più complesse realtà e ben più raffinate responsabilità; Licio Gelli è stato un bravo venditore di materassi, un bravo venditore che ha costruito altri politici venditori, che ancora oggi ci vendono una politica di mercato facendo il mercato della politica, con mire a lungo termine, ben differenti dall’ideologia di dominio comunista che assumeva più velocemente il controllo di un territorio, anche manu militari.
Il nostro paese durante la sua evoluzione post-fascista non ha capito che il distacco dal fascismo dell’ambiente militare e di polizia, sostanzialmente mai completato, lo stavano paradossalmente facendo proprio i fascisti stessi; questo perchè gli stessi fascisti erano rimasti tali, non più filonazisti bensì anticomunisti.
Da un lato un ufficiale governo democratico di centro, dall’altro un governo sovrannazionale destrorso e caratterizzato da una zona grigia capace di condizionare tutti i gangli del governo ufficiale, in ragione di quelle attività del tutto clandestine, ben gestite e protette dai militari dei servizi segreti e dai servizi segreti dei militari, nei quali transitavano numerosi carabinieri che avevano anche una specifica funzione di polizia e pubblica sicurezza.
Non dobbiamo mai dimenticare che quando un carabiniere entrava al servizio segreto perdeva la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria, che riacquistava ritransitando al reparto di origine, sulla cui importanza dirò meglio in un articolo futuro spiegando l’evento delle stragi di mafia del ’92 e del ’93 .
Restiamo fermi sul fatto che rispetto alla Gladio non ortodossa ma ufficiale, formata da militari e civili fedeli, vi era una Gladio del tutto clandestina, forma da militari infedeli, civili ed ex militari destrorsi, gestita dalla zona griga massonica pidduista attraverso il controllo dei vertici della Difesa, escluso forse qualche ministro, in cui erano di volta in volta cooptate quelle forze criminali utili al mantenimento dello status quo o alla destabilizzazione di un territorio e di un evento; la mafia e l’eversione armata, eterodirette in quelle imprese classificate come terrorismo di destra; per ora non parlerò di quello di sinistra e delle commistioni dell’eterodirezione fra l’uno e l’altro riservandomi di farlo in un successivo artcolo.
Il reclutamento di civili e la cooptazione di militari, da parte della Gladio ufficiale, avveniva tramite le normali agenzie di segnalamento regolate da precisi protocolli in seno alla sezione del servizio segreto che gestiva la struttura Stay Behind in cui Gladio era inclusa; parallelamente all’interno dello stesso servizio vi era una attività di cooptazione e di reclutamento di civili e militari indirizzati verso la Gladio clandestina, verticalizzata dall’ingerenza massonica della P2 e dai livelli atlantici, e non solo, che vi erano sopra di essa
Immaginiamoci perciò un bravo militare dei reparti speciali che entra al servizio e partecipa sia al proprio addestramento in funzioni di attività ISPEG che a quello dei civili in funzione Stay Behin, egli compie sostanzialmente il proprio lavoro e e le funzioni info-operative tipiche dei reparti d’azione e dei reparti speciali a cui appartiene; fino magari a diventare un segnalatore e un operatore delle RAC, reti agenti coperte, diverse da quelle di polizia dell’UAR, ufficio affari riservati del Ministero dell’Interno.
Immaginiamoci quindi che lo stesso militare sia convinto di essere coordinato da un livello superiore, militare e politico, leale al giuramento di fedeltà alla Repubblica ed alla sua Costituzione, che nulla conosca dell’inquinamento pidduista ai vertici del suo stesso livello superiore
Immaginiamoci anche che questi settori siano stati progressivamente dominati da una ingerenza della P2 non più verticale ma orizzontale, fino a inquinarne buona parte degli organici, formati da personale che non necessariamente era cosciente di operare in tal senso, fino, nel corso degli anni a costituire una dottrina operativa funzionale alle esigenze pidduiste a lungo termine, nel corso della quale sono cresciute generazioni di ufficiali e di comandanti dei vari reparti militari, dei servizi, dei carabnieri e delle forze d’informazione e sicurezza in generale
immaginiamoci ora quei militari, ufficiali e sottufficiali, che in forza del proprio livello operativo, della propria esperienza e di requisiti personali abbiano compreso che vi era un vero e proprio “specchio” all’interno di alcune realtà della Difesa, dei carabinieri e delle forze di informazione e sicurezza in generale; che lo abbiano denunciato se non al primo stadio del proprio livello superiore direttamente al vertice, anch’esso comunque inquinato dalla P2; orbene proviamo ad immaginarci il tipo di pressione che questi uomini abbiano ricevuto, dal classico o con noi o contro di noi, fino alla eleminazione fisica, professionale, sociale
laddove un ufficiale con incarichi di comando all’interno delle forze speciali o dei servizi avesse avuto la capacità e la forza di denunciare un simile sistema “specchio”, a chi lo avrebbe potuto fare se non al ministro della Difesa, alla Presidenza del Consiglio, oppure direttamente alla magistratura, trovando però quel meraviglioso muro di gomma rappresentato dal segreto di Stato che se da un lato lo vincolva personalmente dall’altro ci rimbalzavano contro tutte le indagini promosse in questo indirizzo
all’inizio degli anni ottanta si è venuta a creare una scissione all’interno di queste strutture, fra la Gladio ufficiale e quella “specchio”, sia in forza del ricambio generazionale dei componenti sia in ragione di una progressiva democratizzazione delle FF.AA. e di polizia; scissione che fra il 1985 ed il 1990 si è data battaglia dura, invisibile agli occhi della collettività ma ben evidente all’interno della Difesa
immaginiamoci perciò di vedere da un lato militari e operatori dei servizi fedeli e dall’altro soggetti simili infedeli; ognuno di loro con il proprio harem di personaggi con funzioni info-operative, che si erano coltivati grazie sia al ruolo assunto all’interno della Difesa e dei reparti in cui prestavano servizio, sia dalle collusioni con quelle realtà criminali quali la mafia ed il residuale ambiente eversivo che ancora esisteva fra il 1985 ed il 1990
da chi era rappresentato questo harem se non da soldati con caratteristiche personali ed operative ritenute idonee per combattere una guerra interna causata da questa scissione, e da criminali utilizzati per compiere ogni azione ritenuta idonea per ridurre il rischio che una organizzazione “specchio” potesse essere scoperta e debellata
ecco nascere i fedelissimi di singoli ufficiali fedeli, magari delle forze d’elite o dei servizi, i quali si sono autonomamente cresciuti un manipolo di operatori delegati di funzioni ben diverse dal loro incarico ufficiale, quest’ultimi non necessariamente coscienti della scissione in essere ma assolutamente vincolati al proprio collega o comandante in forza di quella leatà e fedeltà che si crea in determinati ambienti
la stessa che ha caratterizzato gli uomini della X MAS e della Folgore durante le epiche gesta della II° guerra mondiale, la cui tradizione in tal senso è stata tramandata nei soldati delle generazioni successive parte di quei reparti che hanno raccolto i loro fregi, dalla Folgore al Comsubin, la stessa che ho vissuto e conosciuto durante la mia carriera militare
quanto sopra per far meglio comprendere ai lettori le dinamiche per le quali un militare di un reparto di elite si possa essere trovato coinvolto in traffici di armi o in attività eversive, in omicidi eccellenti e in tentativi di depistaggio e inquinamento di indagini giudiziarie, facendo poi la scelta di restare sul carrozzone, scendere o abbatterlo
ovvero possa aver capito di essere strumento di un gioco più grande di lui che ha tentato di denunciare nella misura in cui era in grado di conoscerlo, ridotta e spesso carente di quei requisiti di credibilità richiesti da una autorità inquirente, per i quali ha dovuto agire direttamente al fine di produrli
facendo così la scelta di non far parte dell’organizzazione “specchio”, di combatterla cosciente di essere solo con il “suo” comandante, senza nemmeno il supporto di una autorità inquirente condizionata invece dal contrasto che l’organizzazione avversa attuava tramite gli strumenti del proprio lavoro, dalla informativa riservata alla denuncia penale veicolata con credibilità grazie ai soggetti inquinanti gli ambienti di polizia e dei carabinieri e talvolta della stessa magistratura
in questo mi sono trovato a cavallo fra il 1985 ed il 1988, poi negli anni successivi fino al 1996 quando ho fatto la mia “incursione” alla Camera dei deputati
chi mi accomuna alla Gladio sbaglia, sia quella ufficiale che quella clandestina; chi mi accomuna a dei soggetti infedeli ha probabilmente ragione, che io stesso ho denunciato quando ho capito di essere strumento oggettuale di una guerra interna, pedina di un gioco di più ampio respiro
senza comprendere che ne avevo denunciato l’esistenza al mio livello superiore, che ne era invece parte integrante; dal quale ho ricevuto l’opportunità di scelta relativa alla mia posizione sul carrozzone, scegliendo di abbatterlo ed iniziando così a ricevere e patire tutte quelle reazioni sotto forma di informative e azioni di polizia che leggendo le carte, non le veline, che mi riguardano sin dal 1985 ad ora sono ben evidenti
questi sono i motivi per i quai sin dalla seconda metà degli anni ottanta ho sempre manifestato fiducia alcuna e scarsa sudditanza verso gli ufficiali dei servizi, dei carabinieri e di polizia giudiziaria coinvolti in casi che a vario titolo convergevano verso ambienti militari o fatti politici, perchè non sapevo più riconoscere il buono dal marcio
questi sono i motivi per i quali per scagionare me stesso ho dovuto affrontare, in solitudine o con la collaborazione dei soli soggetti di cui mi fidavo cioè mio zio e mio cugino, impiegati al controspionaggio militare americano, una ricerca di evidenze ed una vera e propria battaglia contro quegli operatori infedeli in seno alle FF.AA. di polizia e dei carabinieri
Fino a giungere al 2007 e finire quasi in fiamme, inciampando nel corso di oltre venti anni in esperienze tali da donarmi da un lato la comprensibilie diffidenza da parte di poliziotti e magistrati fedeli, ma dall’altro il riconoscimento di un percorso esperienziale indubbio, però difficilmente spendibile in un dibattimento come elemento probatorio a sostegno di gravi accuse come quelle di concorso in strage, traffico di armi, omicidio. Rd eccomi quà, ai giorni nostri, solo ed isolato come solo ed isolato ho scelto di essere sin dal 1985; con la differenza che chi parla oggi non è un paracadutista di 19 anni, un diciannovenne che aveva già tre anni di carriera militare quando all’improvviso e per ragioni fasulle è stato posto di fronte ad un magistrato (corrotto e poi condannato) portatovi da un comandante dei carabinieri sul quale sarebbe ora di fare dettagliati approfondimenti, se non già compiuti per capire la naturta di quelle fasulle ragioni; ma è oggi un uomo con oltre 24 anni di esperienze che ha saputo indicare un indirizzo di ricerca e di riscontro diverso dalla sola propria mera testimonianza o difesa, per individuare le responsabilità di uomini, soldati e infedeli operatori di polizia all’interno di una serie di eventi di sangue gravi e convergenti con gli interessi di quella c.d. “organizzazione specchio” di cui sopra.
Allo stesso modo hanno fatto tutti coloro che fra il 1985 ed i giorni nostri hanno tentato di denunciare la presenza e l’ingerenza di “entità” all’interno del proprio campo professionale, sia esso di polizia o tecnico, i quali hanno patito le stesse reazioni sotto forma di vessazioni, discredito giudiziario, interdizioni economiche fino anche alla morte fisica o sociale
oggi questa entità non è stata sconfitta ma gestisce un potere enorme all’interno dei vari gangli dello Stato, meno inquinante di prima grazie ad una magistratura più attenta, più indipendente, che ha saputo scegliere le forze di PG meno condizionabili, ma si tratta sempre di poche realtà rispetto a quelle necessarie per sconfiggere il potere massomafioso all’interno della vita dello Stato; grazie anche ai singoli uomini che ancora oggi hanno scelto di abbattere quel carrozzone coscienti di essere una goccia d’acqua nel mare, ma d’acqua pulita.
Personalmente sono e resto un uomo che ha giurato fedeltà alla Repubblica, alla Democrazia ed alla Costituzione, non allo Stato, laddove questi è oggi rappresentato da taluni soggetti presumibilmente collusi con quegli stessi ambienti che ho combattuto
Il mio giuramento è verso lo Stato rappresentato dalla collettività che si riconosce nei valori della Democrazia, non nei valori materiali della gestione dello Stato da parte di personaggi la cui storia odora di P2 e puzza di mafia…
Fabio Piselli

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