Quanto vale il Pil degli immigrati

Stampa / Print
Fonte: http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/62500/quanto_vale_il_pil_degli_immigrati

Intanto si scopre che l’economia italiana dipende in modo decisivo dagli stranieri-imprenditori. Piaccia o meno alla Lega.

Gli immigrati stranieri sono una risorsa per l’economia italiana. Lo hanno capito per primi gli istituti di credito (7 imprenditori immigrati su 10 sono clienti di banche), lo sanno i lavoratori – anche italiani – occupati presso le imprese con titolare straniero, lo ha acccertato da anni l’Inps che può contare su cinque miliardi di euro di contributi previdenziali degli immigrati.
Lo testimoniano da tempo associazioni di categoria, sindacati e lo attesta, naturalmente, il rapporto Caritas. Gli unici a non accorgersi, un po’ per propaganda un po’ per sottovalutazione, sono i rappresentanti del governo.
A cominciare dalla Lega che di recente ha avanzato la proposta di introdurre una fideiussione di diecimila euro a carico dei lavoratori extracomunitari intenzionati ad aprire una partita Iva. Perché penalizzare dunque una delle parti più vitali del sistema imprenditoriale italiano? In base ai dati resi noti ieri, sulla base di un’indagine della Fondazione Ethnoland realizzata in collaborazione con la Caritas e con le organizzazioni economiche, a giugno dello scorso anno erano ben 165.144 le imprese costituite da immigrati, pari a una ogni 33 registrate nel nostro paese. Al di là del numero, ad impressionare di più è il tasso di crescita che ha portato le imprese costituite da stranieri a triplicarsi dal 2003 al 2008. In pratica dal 2000 le aziende guidate da immigrati sono cresciute ad un ritmo di 20 mila l’anno.
Ma non è tutto, visto che queste aziende danno occupazione al 10% dei lavoratori, sia italiani che stranieri, mentre contribuiscono alla formazione del 10% della Pil italiano, ovvero della ricchezza creata in Italia.
Cifra che, secondo una ricerca Unioncamere-Tagliacarne, si aggira intorno a 122 miliardi di euro l’anno. Come a dire che senza il contributo di queste imprese il Pil italiano sarebbe sceso da anni sotto lo zero. Imprese che contribuiscono anche ad un gettito fiscale cospicuo che nel 2006 è stato pari a 4 miliardi per salire nel 2007 a 5,5 miliardi di euro. Si tratta per lo più di giovani imprenditori che scelgono di mettersi in proprio convinti che, per questa strada, sia possibile non solo guadagnare ma anche emanciparsi socialmente.
La distribuzione geografica privilegia il Nord visto che il maggior numero di imprese guidate da immigrati si trova in Lombardia (circa 30mila) e in Emilia Romagna (20 mila) con punte tuttavia anche in Sardegna, Sicilia e Calabria. Basti pensare che tra gli italiani vi è un’impresa ogni 10 residenti mentre tra gli immigrati una ogni 21: se si uguagliasse il tasso di imprenditoria nazionale, entro dieci anni le nuove aziende straniere potrebbero crescere di altre 200 mila unità raggiungendo un milione di immigrati. Le nazionalità a maggior vocazione imprenditoriale sono quella marocchina (impegnata nel commercio) e rumena (aziende edili), seguite da quella cinese specializzata nell’industria manifatturiera e nel commercio.
A fronte di un simile quadro c’è preoccupazione per una crisi che potrebbe essere doppiamente penalizzante per le imprese e i lavoratori immigrati. Per Unioncamere già si avvertono le prime difficoltà: l’occupazione degli immigrati è scesa dal 25% dello scorso anno all’attuale 20%. Secondo il segretario generale della Cna, Sergio Silvestrini, è arrivato il momento dell’integrazione tanto più perché, nel mondo della microimprenditorialità, gli immigrati sono in genere più colti e hanno più voglia di fare rispetto ai coetanei italiani. Immigrati particolarmente presenti nell’artigianato dove iniziano come apprendisti per poi mettersi in proprio.
Per Confartigianato le politiche di contrasto all’illegalità clandestina sarebbero ben più efficaci in presenza di politiche per l’inclusione e l’integrazione. Di fronte a questi dati governo e maggioranza incassano, ma fanno finta di niente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *