Il caso Forleo, ovvero l’assordante silenzio dell’A.N.M..

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Fonte: http://toghe.blogspot.com/2009/05/il-caso-forleo-ovvero-lassordante.html

Riportiamo un comunicato emesso da Magistratura Indipendente, una delle correnti dell’A.N.M., sul “caso Forleo”.

Il caso Forleo, ovvero l’assordante silenzio della G.E.C..

Il T.A.R. Lazio ha annullato il trasferimento d’ufficio del GIP Forleo, deliberato dal C.S.M. lo scorso luglio a maggioranza “bulgara” con il solo voto contrario dei tre Consiglieri di Magistratura Indipendente e l’astensione del Procuratore Generale.

La vicenda riveste grandissima importanza su un piano generale.

Era la prima – e sinora unica – applicazione da parte dell’attuale C.S.M. dell’art. 2 L.G. dopo la riforma dell’ordinamento giudiziario.

Era il primo – e sinora unico – trasferimento d’ufficio conseguente a dichiarazioni di un magistrato rilasciate a organi di stampa e televisione.

Era il primo – e sinora unico – caso di trasferimento d’ufficio scaturito da una pratica aperta dal C.S.M. a tutela di quello stesso magistrato poi rimosso dal suo ufficio.

Il T.A.R. Lazio ha scritto testualmente che il provvedimento del C.S.M. “si pone al di fuori del parametro normativo e risulta quindi adottato in violazione del principio di legalità e tipicità degli atti amministrativi”.

Ha poi censurato l’assenza di una motivazione adeguata circa la dichiarata incapacità sopravvenuta del GIP Forleo di continuare a svolgere le sue funzionai a Milano in piena autonomia e indipendenza.

Infine, il T.A.R. Lazio ha definito “illegittima l’azione amministrativa” del C.S.M. anche per essersi esso sottratto al dovere di rispondere nel merito ad una richiesta di ricusazione nei confronti del vice presidente della prima commissione che aveva – prima ancora della formale apertura della procedura ex art. 2 – pubblicamente anticipato gli orientamenti della commissione, nonché il suo personale giudizio fortemente contrario sul magistrato.

Non servono altre parole per dimostrare che la G.E.C. [Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati] aveva il dovere di esprimere sulla vicenda la posizione della maggioranza al Governo dell’A.N.M., ovviamente sui profili di carattere generale messi in luce da questo caso.

Quando sono sul tappeto questioni essenziali come il rispetto dovuto anche dal C.S.M. a regole fissate dalla legge, oppure la tutela per ogni magistrato della garanzia di autonomia e indipendenza anche nei confronti del C.S.M. e non solo di soggetti istituzionali esterni, una giunta non può scegliere il silenzio.

A maggior ragione, una giunta come l’attuale che, diligentemente supportata dal novello Ufficio Stampa creato al suo esclusivo servizio, esterna con molta frequenza.

Le notizie ed i commenti sull’annullamento da parte del T.A.R. Lazio hanno avuto ampia eco su giornali e televisioni sin dal 30 aprile u.s..

Ci aspettavamo che la G.E.C. intervenisse in qualche modo nel dibattito ma evidentemente essa ha scelto il silenzio: scelta politicamente grave.

Scelta che induce, per trovarne possibili motivazioni, a domande certo maliziose ma legittime.

Ha influito sul silenzio della G.E.C. la notoria non appartenenza del GIP Forleo a nessun gruppo associativo, anzi una reiterata manifestazione di sfiducia del magistrato sull’attività della nostra associazione nazionale?

Ha influito un imbarazzo per la G.E.C. derivante da una votazione al C.S.M. che aveva visto i soli componenti di Magistratura Indipendente segnalare quell’illegittimità dell’azione amministrativa ora proclamata con parole perentorie da un Tribunale dello Stato?

Attendiamo sul punto delle risposte, non per intenti di polemica, ma per il desiderio di comprendere come sia possibile che il Governo dell’Associazione non sia intervenuto su questioni così rilevanti, che attengono alla garanzia dell’inamovibilità dei magistrati.

E’ difficile francamente pensare a questioni più importanti di questa.

Dobbiamo al tempo stesso però ammettere, per amor di verità, che il silenzio nella circostanza della G.E.C. non sorprende completamente chi, come noi di Magistratura Indipendente, da tempo denunciamo una non condivisibile timidezza di questa maggioranza della A.N.M. rispetto a molte delibere consiliari, ed anzi un incondizionato elogio su pretese nuove prassi virtuose dell’attuale CSM – ad esempio per la nomina dei capi degli uffici – che ci pare francamente esagerato alla luce dei numerosi e talora clamorosi annullamenti da parte del giudice amministrativo.

Anche per M.I. la difesa delle prerogative costituzionali del C.S.M. rappresenta un impegno fondamentale, pienamente condiviso con gli altri gruppi.

Ma questa difesa è tanto più forte quanto più è vivificata anche da critiche argomentate.

Altrimenti diventa una forma di ossequio ad un totem potente ed intangibile: e l’ossequio non fa parte del patrimonio di Magistratura Indipendente.

La Segreteria Nazionale di Magistratura Indipendente

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