Beha: «Acqua, nessuno ci dice che la vogliono privata»

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Fonte: http://www.italiopoli.it/post/2234652.html

Oliviero Beha ospite alla manifestazione “Vie d’acqua”
(fonte: Il Giornale di Vicenza.it)

«Ci manca la consapevolezza». È una questione di «cultura» e di «informazione». E quindi di «politica», nel senso nobile del termine, «non il comitato d’affari cui si è ridotta oggi». Parla di acqua, il giornalista e scrittore Oliviero Beha, di «questo bene comune vitale e fondamentale, ma assente dal dibattito pubblico», con tutti i rischi connessi. Parla di acqua – perché è il tema della manifestazione “Vie d’acqua” cui è stato invitato – ma in realtà allarga presto lo sguardo a tutto il sistema: «Manca la consapevolezza di quel che accade attorno a noi: siamo un Paese in coma, una democrazia svuotata, soltanto formale».

A dialogare con il noto giornalista, ieri sera a Ponte S. Paolo, c’erano Giancarlo Corò, presidente di Acque Vicentine, e Marco Scorzato, del Giornale di Vicenza. Ma la scena è di Beha. Strenuo difensore dell’acqua come «bene pubblico» e come «servizio», quindi critico nei confronti della recente piega legislativa; «La legge 133 dell’agosto scorso – ricorda – vuole l’ingresso dei privati nella gestione dell’acqua. E chi di voi lo aveva capito?».

Un problema di consapevolezza. E perciò di informazione che, dice, non c’è. Beha è un fiume in piena e rimbalza con continui parallelismi dal tema dell’acqua al Paese malato. «Anche l’informazione dovrebbe essere un servizio, ma è sempre più un prodotto, nella deriva aziendalista di questo Stato». Nel mirino c’è «Berlusconi», ma anche «D’Alema e gli altri». «Almeno Berlusconi dice le cose come le pensa, quando non dice bugie: fa capire, ad esempio, che il Parlamento è un impiccio». E «ha buon gioco», secondo Beha, perché la contrapposizione al Cavaliere e all’aziendalismo si è ridotta alla «farsa dell’inefficienza del pubblico».

Beha, che spara a zero su politici e giornalisti, accenna al caso Dal Molin: «Non è una questione vicentina, ma una questione di democrazia», prima che Corò riporti il tema del confronto sugli aspetti industriali della gestione dell’acqua. «Bene comune», dice l’economista, «ma la cui gestione ha dei costi enormi: servono capitali». Privati o pubblici? Corò non disdegnerebbe «il contributo di quelli privati, pur mantenendo il controllo e la regolazione da parte del pubblico» e invita ad abbandonare approcci ideologici. Beha la pensa all’opposto, dicendo che «se l’acqua è importante dovrebbe diventare una priorità del pubblico» e quindi «le risorse si devono trovare». E ricorda quanto la privatizzazione delle acque minerali abbia «condizionato i consumi della gente e condizionato l’informazione su questi temi».

Il giornalista-vulcano rifiuta l’etichetta di “megafono dell’antipolitica”: «Io sono qui a fare politica, contro il comitato d’affari», ribatte. E a chi gli chiede “che fare” per non abbandonarsi al qualunquismo, risponde: «Da soli non possiamo fare nulla, ma ognuno può fare la sua parte per migliorare le cose: ci vuole un concorso culturale collettivo. Ammesso che vogliamo che cambi questo Paese, che la democrazia vera la vogliamo davvero».

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