IL NUOVO ORDINE FINANZIARIO MONDIALE (PARTE SECONDA)

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Fonte: http://mercatoliberonews.blogspot.com/2009/04/il-nuovo-ordine-finanziario-mondiale.html

VERSO LA MONETA UNICA GLOBALE E IL GOVERNO MONDIALE

UNA MONETA UNICA MONDIALE La Fenice Nel 1998 The Economist pubblicò un articolo intitolato Get Ready for the Phoenix {State Pronti per la Fenice}, in cui si scriveva “A trenta anni da adesso, gli americani, i giapponesi, gli europei e i cittadini di molti altri paesi ricchi (e di qualcuno relativamente povero) probabilmente pagheranno la spesa con la stessa valuta. I prezzi non verranno espressi in dollari, yen o marchi tedeschi, ma, diciamo, con la fenice. La fenice otterrà il favore di imprese e rivenditori perché sarà più pratica delle monete nazionali di oggi, che a quel punto sembreranno solo una delle bizzarre cause di sconvolgimento economico del tardo ventesimo secolo.”
L’articolo afferma che “Il crollo dei mercati [del 1987] ha insegnato [ai governi] che una finta cooperazione politica è molto peggio di nessuna cooperazione, e che finché non sarà possibile una vera cooperazione (cioè finché i governi non saranno disposti a cedere parte della loro sovranità economica) ulteriori tentativi di stabilizzare le monete saranno molto problematici.” Sorprendentemente, l’articolo afferma che “Ci vorranno ancora parecchie tempeste valutarie {big exchange-rate upset}, un altro po’ di crolli in borsa, e probabilmente un collasso economico o due, prima che i politici si decidano a considerare seriamente quell’opzione. Questo prefigura una caotica sequenza di emergenze seguite da provvedimenti-tampone, seguiti da ulteriori emergenze, una sequenza che si proietta molto più in là del 2018 – se non fosse per un paio di cose. Più il tempo passa, più i danni provocati dall’instabilità valutaria si accumulano; e le medesime tendenze che provocano quest’accumulazione renderanno realizzabile l’utopia dell’unione monetaria.”

Più sotto, l’articolo afferma che “La zona-fenice imporrà vincoli stretti ai governi nazionali. Non esisterà più, per dirne una, una politica monetaria nazionale. La disponibilità mondiale di fenice verrà stabilita da una nuova banca centrale, forse una derivazione del FMI. Il tasso di inflazione mondiale – da cui, entro margini ristretti, deriveranno i tassi di inflazione nazionali – sarà di sua competenza. Ogni singola nazione potrà usare le tasse e la spesa pubblica per compensare temporanee cadute della domanda, ma per finanziare il loro deficit di bilancio non potranno stampare moneta, dovranno indebitarsi.” L’autore ammette che “Questo comporta una grossa perdita di sovranità economica, ma le tendenze che rendono desiderabile la fenice sono le stesse che stanno comunque eliminando quella sovranità. Perfino in un mondo in cui i tassi di cambio fluttuano accettabilmente, i singoli governi hanno visto l’indipendenza delle loro azioni messa sotto scacco da un ambiente esterno ostile.” L’articolo conclude dicendo che “La fenice probabilmente nascerà come una mistura di valute diverse, come lo sono oggi i Diritti Speciali di Prelievo. Col tempo, tuttavia, il suo valore rispetto le valute nazionali cesserà di avere importanza, perché la gente la sceglierà per la sua comodità e per la stabilità del suo potere d’acquisto.” E l’ultima frase afferma: “La data è indicativa, ma tenetela a mente lo stesso: per il 2018 preparatevi a dare il benvenuto alla fenice.” [34]
Le Raccomandazioni per una Valuta Globale
Nel 1998 l’IMF Survey {rivista quattordicinale del FMI} discuteva di un discorso tenuto da James Tobin, importante economista americano, nel quale si sosteneva che “Una singola moneta globale potrebbe offrire una alternativa fattibile al {sistema del} tasso variabile.” Tobin affermava anche che “esisterebbe ancora un gran bisogno” di “prestatori di ultima istanza.” [35] {i} Nel 1999, l’economista Judy Shelton, rivolgendosi all’US House of Representatives Committee on Banking and Financial Services {Commissione parlamentare sui servizi bancari e finanziari}, nella sua testimonianza affermava che “La continua espansione del libero commercio, la sempre maggiore integrazione dei mercati finanziari e l’avvento delle transazioni elettroniche concorrono tutti ad evocare la necessità di uno standard monetario internazionale – una unità di conto globale.” E continuava dicendo che “Le unioni valutarie regionali sembrano essere il prossimo passo nell’evoluzione verso un qualche tipo di ordine monetario globale. L’Europa ha già adottato una moneta unica. L’Asia potrebbe costituirsi in un blocco monetario regionale che offra protezione dagli assalti speculativi ai danni delle valute delle nazioni più deboli. Molti dei paesi dell’America Latina stanno considerando svariati accordi monetari che li proteggano dal contagio finanziario e dalle conseguenze economiche della svalutazione. È importante chiedersi se questo processo di evoluzione monetaria sarà guidato con cognizione di causa o se invece verrà semplicemente affidato agli eventi. Secondo la mia opinione, la leadership politica può svolgere un ruolo decisivo nella creazione di un sistema monetario più ordinato e razionale, più decisivo dell’attuale disordinato approccio alle relazioni sui tassi di cambio.” Sheldon aggiungeva inoltre che “Come abbiamo visto in Europa, le fasi di sviluppo sono (1) si costruisce un mercato comune, e (2) si adotta una moneta comune. In effetti, finché non si dispone di una moneta comune, non si ha un mercato comune davvero efficiente.” E concludeva dicendo: “Idealmente, ogni nazione dovrebbe prendersi il rischio di convertire la propria valuta, a un tasso prefissato, in qualche strumento universale di riserva {come il DSP di cui alla nota (a)}. Questo creerebbe automaticamente un’unione monetaria globale basata sull’uso di una comune unità di conto. Un percorso alternativo verso un ordine monetario stabile passa per la creazione di una moneta comune agganciata a uno strumento finanziario di valore intrinseco. Se da una parte l’attuale spinta verso la dollarizzazione va incoraggiata, specialmente riguardo a Messico e Canada, in ultima analisi la stabilità dell’ordine monetario mondiale non dovrebbe essere affidata a una singola nazione.” [36] {j} Paul Volcker, ex governatore del Federal reserve Board, dichiarò nel 2000 che “Se stiamo andando verso un’economia veramente globale, una valuta mondiale comune ha perfettamente senso.” In un discorso pronunciato da un membro del Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea, si disse che Paul Volcker “potrebbe aver ragione, e un giorno potremo vedere un’unica moneta mondiale. Forse l’integrazione europea, al modo di altre integrazioni regionali, può essere vista come un passo verso la situazione ideale di un mondo pienamente integrato. Se e quando questo mondo potrà vedere la luce, è impossibile dirlo. Tuttavia, quello che posso dire è che questa visione sembra a molti di noi impossibile, nello stesso modo in cui un’unione monetaria europea sembrava impossibile 50 anni fa, quando il processo di integrazione europeo era agli inizi.” [37] ^Nel 2000 il FMI indisse una conferenza internazionale e pubblicò un breve rapporto intitolato One World, One Currency: Destination or Delusion? {Un Solo Mondo, una Sola Moneta: Punto d’Arrivo o Illusione?}, in cui si affermava che “Mentre cresce la consapevolezza che il mondo si stia gradualmente suddividendo in pochi blocchi valutari regionali, la prosecuzione logica di queste tendenze emerge come possibilità teorica: una valuta mondiale unica. Se ci sono tanti paesi che vedono i vantaggi dell’integrazione monetaria, non verrebbero massimizzati, questi vantaggi, da una moneta mondiale?” Il documento proseguiva: “Il blocco del dollaro, sostenuto dalla forza dell’economia statunitense, si è ulteriormente allargato, grazie alla dollarizzazione e agli accordi di libero scambio. Il blocco dell’euro rappresenta un’unione economica che dovrebbe diventare una piena unione politica in grado di espandersi verso il Centro e l’Est Europa. Un blocco dello yen potrebbe emergere attraverso le attuali proposte di cooperazione monetaria asiatica. In America Latina, un’unione monetaria potrebbe formarsi tra i membri del Mercosur, e intorno al rand sudafricano si è già una zona monetaria estesa geograficamente, mentre la fusione tra il dollaro australiano e quello neozelandese è in Oceania argomento di discussione da sempre.” Il sunto iniziale dice che “Gli stessi aspetti di efficienza commerciale, di economia di scala, e i fattori pratici che spingono le valute regionali a unirsi, esistono presumibilmente anche al livello successivo – quello globale.” E più giù: “Le economie più piccole e vulnerabili del mondo – quelle che la comunità internazionale sta cercando di aiutare in ogni modo – sarebbero le prime a guadagnarci dalla stabilità e sicurezza che deriverebbero da una moneta unica mondiale.” [38] Ricordiamoci che questo documento è stato prodotto dal FMI, per cui le raccomandazioni su quello che potrebbe “aiutare” i paesi piccoli e vulnerabili dovrebbero essere prese cum grano salis, meglio, cum bidone salis. {k} L’economista Robert A. Mundell da lungo tempo parla a favore di una moneta globale. Sul suo sito afferma che la creazione di una valuta globale è “un progetto che restituirebbe la coerenza necessaria al sistema monetario internazionale, doterebbe il FMI di una funzione che lo aiuterebbe a promuovere la stabilità, e sarebbe un catalizzatore di armonia internazionale.” Egli dice che “I vantaggi di una valuta globale sarebbero enormi. In tutto il mondo le tariffe verrebbero espresse con la stessa unità di conto, e sarebbero gli stessi in ogni parte del mondo, nella misura in cui si permettesse alla legge del prezzo unico di funzionare {l}. Senza tariffe e controlli, gli scambi tra paesi sarebbero facili come quelli tra i singoli stati degli USA.” [39] Appelli rinnovati per una moneta globale
Il 16 marzo 2009 la Russia ha suggerito che “Il summit di aprile del G20 a Londra dovrebbe cominciare istituendo un sistema di gestione della globalizzazione, e considerare la possibilità di creare una valuta di riserva sovranazionale, o una ‘valuta di super-riserva’.” La Russia ha invitato alla “creazione di una valuta di riserva sovranazionale che sia emessa da istituzioni finanziarie internazionali,” e che sembra opportuno riconsiderare il ruolo del FMI in tale processo, e delineare possibilità e necessità di prendere misure atte a far sì che i Diritti Speciali di Prelievo divengano una valuta di super-riserva riconosciuta dalla comunità mondiale.” [40] Il 23 marzo 2009 veniamo a sapere che la banca centrale cinese “ha proposto di rimpiazzare il dollaro statunitense, come valuta internazionale di riserva, con un nuovo sistema globale sotto il controllo del Fondo Monetario Internazionale.” L’obbiettivo finale sarebbe la valuta di riserva internazionale che “sarebbe svincolata dalle singole nazioni, e potrebbe rimanere stabile nel lungo periodo, eliminando in tal modo i difetti intrinseci dati dall’uso delle monete-credito {m} nazionali.” Il maggior economista, per quel che riguarda la Cina, del gruppo bancario HSBC ha dichiarato che “Si tratta di un chiaro segno che la Cina, in quanto maggior detentrice di titoli in dollari statunitensi, è preoccupata del potenziale rischio d’inflazione derivato dalla stampa di denaro da parte della US Federal Reserve.” Il governatore della Banca Popolare Cinese, la banca centrale, “Ha suggerito di ampliare il ruolo dei Diritti Speciali di Prelievo, che vennero introdotti dal FMI nel 1969 per sostenere il regime di tassi di cambio fissi di Bretton Woods, ma diventarono meno rilevanti dopo che quel regime venne meno negli anni 70.” Attualmente “il valore dei DSP si basa su un paniere di quattro valute – dollaro statunitense, yen, euro e sterlina – e vengono usati abbondantemente come unità di conto, sia dal FMI sia da altre organizzazioni internazionali.” Tuttavia, “Secondo la proposta cinese il paniere che fa da base per la quotazione dei DSP dovrebbe essere allargato a tutte le economie più importanti, e si dovrebbe istituire un sistema di aggiustamento tra i DSP e le altre valute, così che i primi possano essere utilizzati negli scambi internazionali e nelle transazioni finanziarie.” [41] Il 25 marzo Timothy Geithner, Segretario al Tesoro ed ex Presidente della New York Federal Reserve, ha parlato al Council on Foreign Relations, e a chi gli domandava un parere sulla proposta cinese di istituire una valuta di riserva globale, Geithner ha risposto: “Non ho letto la proposta del governatore. È un rappresentante di banca centrale notevole, importante, molto ponderato e attento. In genere lo trovo assennato in ogni questione. Ma da quel che ho capito della sua proposta, si tratta di aumentare l’utilizzo dei DSP da parte del FMI. Un suggerimento che ci trova attualmente molto disponibili. Ma si dovrebbe concepire la cosa come l’accrescimento evolutivo dell’attuale architettura finanziaria, piuttosto che un passo verso un’unione monetaria globale [corsivo mio].” [42] A fine marzo leggiamo che “Un comitato di economisti delle Nazioni Unite ha proposto una nuova moneta di riserva globale che dovrebbe sostituire il sistema a base dollaro utilizzato per decenni dalle banche centrali,” e che “una valuta di riserva dall’amministrazione indipendente potrebbe operare senza i conflitti creati dal dollaro statunitense e mantenere stabili i prezzi.” [43] Un articolo recente dell’Economic Times afferma che “Il mondo non è ancora pronto per una valuta di riserva internazionale, ma è pronto a dare inizio al processo di passaggio a una tale valuta. Altrimenti, resterebbe troppo vulnerabile rispetto alla nazione egemonica,” sarebbe a dire gli Stati Uniti. [44] Un altro articolo dell’Economic Times comincia dicendo che “Il mondo ha certamente bisogno di una moneta internazionale.” Più giù si dice che “Data la refrattarietà ad accettare dollari e la mancanza di alternative, il sistema internazionale di pagamenti potrebbe conoscere un blocco che le autorità monetarie non potrebbero controllare, conducendo l’economia mondiale verso una Grande Depressione,” e che per evitare una simile calamità, la comunità internazionale dovrebbe immediatamente ripescare l’idea del Substitution Account proposto nel 1971 {n}, mediante il quale le istituzioni in possesso di dollari possono depositare la valuta indesiderata in un conto speciale del FMI, avendo il valore del deposito ridenominato in una valuta internazionale, quali i DSP del FMI.” [45] Immersi nei timori di una caduta del dollaro dovuta ai discorsi sulla nuova moneta globale, veniamo informati che “Il ruolo del dollaro come moneta di riserva non sarà messo in pericolo da una moltiplicazione per nove dell’unità di conto del Fondo Monetario Internazionale, secondo {le banche} UBS AG, ING Groep NV e Citigroup Inc.” Sono opinioni raccolte al recente summit del G20, durante il quale “Il gruppo dei venti leader ha dato ieri l’approvazione alla riscossione, da parte del FMI, di 250 miliardi di dollari, mediante l’emissione di Diritti Speciali di Prelievo, o DSP, la valuta artificiale che il FMI utilizza per regolare le transazioni tra i suoi stati membri. Il gruppo ha anche concordato di immettere altri 500 miliardi di dollari nel salvadanaio {o} del FMI.” [46] In altre parole, le grandi istituzioni finanziarie globali sono venute retoricamente in soccorso del dollaro, in modo da non far precipitare una crisi già in corso {p}, così che possano continuare a costruire con calma una nuova valuta globale.
La creazione di una Banca Centrale Mondiale
Nel 1998 Jeffrey Garten scrisse un articolo per il New York Times in favore di una “Fed globale”. Garten è stato preside della Yale School of Management, Sottosegretario al Commercio per gli Scambi Internazionali {Undersecretary of Commerce for International Trade} sotto Clinton, in precedenza aveva servito nell’amministrazione Nixon nel Council on International Economic Policy della Casa Bianca, e aveva fatto parte del gruppo di pianificazione dell’azione politica dei Segretari di Stato Henry Kissinger e Cyrus Vance sotto Carter e Ford, è stato Direttore Generale {managing director} alla Lehman Brothers, ed è membro del Council on Foreign Relations {q}. Nel suo articolo del 1998 affermava che “nel corso del tempo gli Stati Uniti hanno fondato imprescindibili istituzioni centrali – la Securities and Exchange Commission (1933), la Federal Deposit Insurance Corporation (1934) e, la più importante di tutte, la Federal Reserve (1913). Facendo così, l’America divenne un’economia nazionale gestita. Queste organizzazioni vennero create per far sì che il capitalismo funzioni, per prevenire i cicli affaristici distruttivi e moderare la cruda, invisibile mano di Adam Smith.” Egli poi postula che “Una banca centrale indipendente, responsabile del mantenimento della stabilità finanziaria mondiale, è l’unica via d’uscita. Nessun altro può fare quel che è necessario: iniettare maggiore liquidità nel sistema per stimolare la crescita, ridurre i debiti stratosferici dei mercati emergenti, e supervisionare le operazioni di istituzioni finanziarie traballanti. Una banca centrale globale potrebbe fornire un incremento di liquidità nel momento in cui stesse perdendo rapidamente vigore.” Inoltre “Una tale banca rivestirebbe un ruolo di supervisione per banche ed altre istituzioni finanziarie ovunque nel mondo, fornendo qualche standard uniforme per un’oculata attività creditizia in posti come Cina e Messico. [Comunque, l]a regolamentazione non deve per forza essere inflessibile.” Garter continua: “Ci sono due modi di finanziare una banca centrale globale. Potrebbe avere linee di credito in tutte le banche centrali, prelevando in tempi difficili e depositando quando i mercati salgono. In alternativa – cosa, bisogna ammettere, molto difficile da realizzare – il finanziamento potrebbe venire da una piccolissima tariffa applicata su ogni scambio commerciale, riscossa all’atto dell’importazione, o da una tassa su alcune transazioni finanziarie globali.” È interessante che Garten affermi che “L’unica cosa che sarebbe inaccettabile, riguardo questa banca, sarebbe la dipendenza da corpi legislativi dalla visione a breve termine.” In sostanza, non dovrebbe rendere conto ai popoli del mondo. Perciò Garten si pone la domanda: ” A chi dovrebbe rendere conto una banca centrale mondiale? Sarebbe troppo potente per essere gestita solo da tecnocrati, per quanto i migliori tra loro dovranno comunque amministrarla. Una possibilità consiste nel collegare la nuova banca a un Gruppo dei Sette più allargato – magari un G-15 [o, nel contesto odierno, un G20] che includerebbe il G-7 e una rotazione di membri come Messico, Brasile, Sud Africa, Polonia, India, Cina e Corea del Sud.” Poi aggiunge che “Ci dovrebbe essere una stretta collaborazione” tra la banca globale e la Fed, e che “La banca globale non opererebbe all’interno degli Stati Uniti, e non sarebbe in grado di scavalcare le decisioni della nostra banca centrale. Ma potrebbe fornire l’ingrediente internazionale mancante – il finanziamento d’emergenza per mercati emergenti in crisi di liquidità. Non avrebbe influenza sui mutui ipotecari americani, ma potrebbe favorire la profittabilità delle compagnie multinazionali americane, creando un ambiente globale più sano per i loro affari.” [47] Nel settembre del 2008 Jeffrey Garten scrisse un articolo per il Financial Times, in cui affermava che “Anche se la massiccia operazione di salvataggio finanziario in corso negli USA avesse successo, dovrebbe comunque essere seguita da qualcosa di portata ancora più vasta – l’istituzione di un’Authority Monetaria Globale che controlli mercati che ormai non hanno più confini.” Garten sottolinea la “necessità di una nuova Authority Monetaria Globale. Regolerebbe i mercati di capitale in un modo che non susciterebbe un’opposizione viscerale a una funzione di controllo pubblico capace di interventi regolati, e restituirebbe alla formazione di capitali la finalità di crescita e sviluppo economico, invece dello scambio fine a se stesso.” Più giù dice che questa “GMA fungerebbe da assicuratrice o scontataria {r} per alcune delle obbligazioni in possesso delle banche centrali. Verificherebbe le attività di controllo delle varie authority nazionali con molta più efficacia del FMI, e supervisionerebbe alla messa in opera di un numero limitato di normative globali. Vigilerebbe sui rischi a livello globale e sarebbe un sistema di primo allarme con molto più peso, nell’effetto di diramazione dell’allarme, di quanto ne possa avere la Banca dei Regolamenti Internazionali {b}.” Inoltre “Le compagnie finanziarie più grandi dovranno registrarsi presso la GMA, e quindi sottoporsi ai suoi controlli, o altrimenti finire sul libro nero. Parliamo di compagnie commerciali e banche, ma anche di fondi sovrani, fondi speculativi particolarmente grandi e fondi di private equity {s}.” Viene raccomandato che il suo consiglio di amministrazione “includa i banchieri centrali non solo di Stati Uniti, Regno Unito, dell’eurozona e del Giappone, ma anche di Cina, Arabia saudita e Brasile. Sarebbe finanziata da contributi obbligatori da parte di ogni paese idoneo, e da premi di tipo assicurativo provenienti da compagnie finanziarie globali – quotati pubblicamente, posseduti in egual misura da governo e privati.” [48] Nell’ottobre del 2008 viene riportato che l’amministratore delegato della Morgan Stanley, John Mack, aveva affermato che “potrebbe volerci una coordinazione internazionale prolungata nel tempo per sbloccare i mercati del credito e risolvere la crisi finanziaria, forse perfino l’istituzione di un nuovo organismo globale che supervisioni il processo.” [49] Alla fine dell’ottobre del 2008, Jeffrey Garten scrisse un articolo per Newsweek, in cui diceva che “i leader politici dovrebbero cominciare a stendere le basi per la formazione di una banca centrale globale.” Spiegava inoltre che “C’è stato un tempo in cui era la U.S. Federal Reserve a svolgere questo ruolo [di autorità di governo finanziario del mondo], essendo la maggiore istituzione finanziaria della maggiore economia mondiale, che controllava l’unica valuta a diffusione globale. Ma con la crescita dei mercati di capitale l’avvento di monete come l’euro e l’emersione di potenti protagonisti come la Cina, il trasloco di ricchezza verso Asia e Golfo Persico e, naturalmente, dati i profondi problemi della stessa economia americana, la Fed non ha più la capacità di stare da sola al comando.” Garten illustra i criteri e le funzioni di una banca centrale mondiale dicendo che “potrebbe essere il principale controllore delle grandi istituzioni finanziarie globali, tipo la Citigroup o la Deutsche Bank, le cui attività oltrepassano le frontiere,” come anche “operare da tribunale fallimentare quando le grandi banche globali che operano in svariati paesi devono essere ristrutturate. Potrebbe supervisionare non solo le grandi banche commerciali, tipo la Mitsubishi UFJ, ma anche il sistema finanziario ‘alternativo’ che si è sviluppato in anni recenti, consistente in fondi speculativi, gruppi di private equity e fondi sovrani – ciascuno dei quali oggi è sostanzialmente privo di controlli.” In più “potrebbe influenzare i principali tassi di cambio, e potrebbe presiedere a un nuovo summit monetario che riallinei dollaro e yuan, ad esempio, dato che uno dei suoi scopi principali sarebbe quello di affrontare il grande squilibrio finanziario che pende come una spada di Damocle sull’economia mondiale.” Garter postula ulteriormente che “Una banca centrale globale non eliminerebbe la necessità della Federal Reserve o di altre banche centrali nazionali, che continuerebbero ad avere la prima responsabilità per solide politiche di controllo e per la stabilità monetaria dei loro rispettivi paesi. Ma avrebbe una grande influenza su di esse, quando si trattasse di adeguarsi a politiche coerenti con la crescita globale e la stabilità finanziaria. Ad esempio, opererebbe insieme ad alcuni paesi chiave per meglio coordinare i piani nazionali di stimolo finanziario quando il mondo conoscesse una recessione (come succede adesso), cosicché l’effetto cumulativo delle varie iniziative nazionali non sia talmente sproporzionato da gettare i semi di una crisi inflattiva globale. Si tratta di un grave pericolo, nel momento in cui ovunque la spesa pubblica sta andando a mille.” [50] Nel gennaio del 2009 leggiamo che “una soluzione lampante per evitare che i problemi si ripropongano darebbe la fondazione di una ‘banca centrale globale’ – data l’incapacità di FMI e Banca Mondiale di prevenire la catastrofe finanziaria.” Il dottor William Overholt, senior research fellow alla Harvard Kennedy School, ex membro del Rand Institute, ha tenuto un discorso nel Dubai, durante il quale ha affermato che “Per evitare un’altra crisi abbiamo bisogno della capacità di gestire la liquidità globale. Teoricamente lo si potrebbe ottenere mediante un qualche genere di banca centrale globale, o attraverso la creazione di una valuta globale, o attraverso l’accettazione globale di un insieme di norme (che includano sanzioni) e un meccanismo di composizione delle dispute.” [51] Guillermo Calvo, professore di Economia e di Affari Pubblici e Internazionali alla Columbia University, alla fine di marzo del 2009 ha scritto un articolo per VOX. Calvo è l’ex capo economista della Inter-American Development Bank {t}, ed è attualmente Research Associate al National Bureau of Economic Research (NBER), nonché presidente della International Economic Association ed ex Consigliere Anziano nel Settore Ricerche del FMI. Egli scrive che “L’accesso al credito non viene assicurato da normative finanziarie più rigide. Infatti esse possono essere controproducenti, a meno che non vengano accompagnate dalla designazione di un prestatore di ultima istanza {i}[lender of last resort] (LOLR) che attutisca radicalmente la durezza della crisi finanziaria, fornendo tempestive linee di credito. Con quest’obbiettivo in mente, il XX Secolo ha visto la creazione di banche centrali nazionali o regionali che si occupavano di sottoinsiemi del mercato di capitali. Oggi è divenuto evidente che il campo d’azione delle attuali banche centrali è molto limitato, e il mondo è privo di un’istituzione che ricopra questo indispensabile ruolo globale. Il FMI si sta muovendo in quella direzione, ma è ancora troppo piccolo e troppo limitato per essere all’altezza del compito.” Calvo continua dicendo che “la prima proposta che vorrei avanzare è che la questione delle regolamentazioni del sistema finanziario vada discussa di pari passo con quella di un prestatore di ultima istanza globale.” E propone anche che “le istituzioni finanziarie internazionali devono al più presto venire dotate di una molto maggiore potenza di fuoco, perché aiutino le economie emergenti ad attraversare il periodo di riduzione della leva finanziaria {deleveraging period} {u}.” [52]
Un “Nuovo Ordine Mondiale” dell’attività bancaria
Nel marzo del 2008, a seguito del collasso della Bear Stearns, l’agenzia Reuters diffondeva un rapporto rilasciato dall’organismo di ricerca CreditSights, che affermava che “Le compagnie finanziarie si trovano di fronte a un ‘nuovo ordine mondiale’,” e che “dopo la JPMorgan Chase & Co. seguiranno altre fusioni e acquisizioni.” E più giù: “Nella prospettiva di future fusioni, la CreditSights include tra i potenziali acquisitori JPMorgan Chase, Wells Fargo, US Bancorp, Goldman Sachs e la Bank of America.” [53] Nel giugno del 2008, prima di diventare Segratario al Tesoro nell’amministrazione Obama, Timothy Geithner, nella veste di capo della New York Federal Reserve, ha scritto un articolo per il Financial Times (subito dopo la sua partecipazione alla conferenza Bilderberg del 2008) in cui dice che “Banche {centrali} e banche d’investimento, la cui salute è fondamentale per il sistema finanziario globale, dovrebbero operare all’interno di una cornice normativa unificata,” e che “la US Federal Reserve dovrebbe giocare un ‘ruolo centrale’ in questa nuova cornice normativa, lavorando a stretto contatto cogli organismi di controllo sia statunitensi sia esteri.” [54] Nel novembre del 2008 The National, importante giornale degli Emirati Arabi Uniti, riferiva che il Barone David de Rotschild si era unito al Primo Ministro Gordon Brown nel suo viaggio in Medio Oriente, sebbene non ufficialmente al suo seguito. Dopo un’intervista col Barone, leggiamo che “Rotschild condivide l’opinione di molti sul fatto che ci esista un nuovo ordine mondiale. Secondo la sua opinione, le banche ridurranno la leva finanziaria e ci sarà una nuova forma di governance globale.” [55] Nel febbraio del 2009 il Times Online riferiva che un “Nuovo ordine mondiale nell’attività creditizia [è] necessario,” e che “È sempre più evidente che il mondo ha bisogno di un nuovo sistema bancario, e che questo sistema non debba avere molto a che spartire con quello che ha conosciuto un fallimento tanto spettacolare.” [56] Ma naturalmente coloro che stanno disegnando questo nuovo sistema creditizio erano i paladini di quello passato. Le soluzioni che verranno applicate saranno un’estensione del sistema attuale, solo sveltite dalla necessità creata dalla crisi in corso.

L’Alba di un governo globale
Un recente articolo del Financial Post {w} afferma che “Il pericolo nell’attuale situazione è che se il mondo andasse verso una valuta di riserva sovranazionale {v} creata da esperti, quali quelli della UN Commissions of Experts diretta dal nobel Joseph Stiglitz, rinunceremmo alla possibilità di un ordine monetario spontaneo e di un’armonia finanziaria, in cambio di un ordine pianificato e centralizzato e della politicizzazione della moneta. Un tale cambio di regime metterebbe in pericolo non solo il futuro valore del denaro ma, cosa ancora più importante, la nostra libertà e la nostra prosperità.” [57] Inoltre, “Un’inquietante caratteristica del nuovo ordine mondiale potrebbe risultare in un allargamento delle disparità economiche, perché le potenze in ascesa, come Cina, India e Brasile, guardano alle nazioni che sono più in giù nella scala come potenziali concorrenti.” E l’autore afferma anche che “Il nuovo ordine mondiale, in questo modo, non sarà necessariamente migliore di quello vecchio,” e che “Quello che comunque è certo è che gli affari globali saranno d’ora in poi molto differenti.” [58] Nell’aprile del 2009 Robert Zoellick, Presidente della Banca Mondiale, ha affermato che “Se i leader politici sono seri quando parlano della creazione di nuove competenze o governance globali, cominciamo modernizzando il multilateralismo per potenziare l’OMC, il FMI e la Banca Mondiale, perché supervisionino le politiche nazionali.” [59] David Rothkopf, studioso al Carnegie Endowment for International Peace, ex vice sottosegretario al Commercio per gli Scambi Internazionali sotto Clinon, ed ex amministratore delegato della Kissinger and Associates, membro del Council on Foreign Relations {q}, ha di recente scritto un libro intitolato Superclass: The Global Power Elite and the World They are Making {Superclasse: Le Elite di Potere Globale e il Mondo che Stanno Costruendo}, una classe di cui egli fa sicuramente parte. Discutendo del ruolo e dei piani di questa “superclasse” globale, egli afferma che “In un mondo di flussi globali e di minacce che non mostrano il passaporto alle frontiere nazionali, non è più possibile per un singolo stato-nazione agire da solo nel conseguire la sua parte del contratto sociale.” [60] Egli scrive che “perfino le alleanze e organizzazioni internazionali che ci sono adesso, con tutte le loro pecche, sarebbero fino a non molto tempo fa sembrate impossibili, e viene in mente il successo dell’Unione Europea – o uno stato unitario e democratico delle dimensioni dell’India. L’evoluzione e la realizzazione di simili entità, a dispetto delle probabilità contrarie, indicano l’esistenza non di pulsioni isolate, ma di una vastissima tendenza verso quello che Tennyson chiamava ‘il Parlamento dell’Uomo’ o ‘legge universale’.” E dice di essere “ottimista riguardo ai progressi che continueranno a essere conseguiti,” ma sarà difficile, perché {questi progressi} “minano molte strutture di potere nazionali e locali e molti concetti che si radicano profondamente nel sostrato della civiltà umana, vale a dire la nozione di sovranità.” [61] Inoltre afferma che “Nel contesto odierno i meccanismi di una governance globale sono maggiormente a portata di mano,” e che questi meccanismi “offrono spesso elementi di novità attraverso soluzioni a problemi urgenti che non possono aspettare che il mondo abbracci una più vasta e controversa idea come quella di un vero governo globale.” [62] Nel dicembre del 2008 il Financial Times ha dato alle stampe un articolo di Gideon Rachman, in passato frequentatore del Bilderberg, il quale scrive che “per la prima volta in vita mia ritengo che la formazione di un qualche genere di governo mondiale sia plausibile,” e che “un ‘governo mondiale’ implicherebbe molto di più della cooperazione tra nazioni. Sarebbe un’entità con caratteristiche simili a quelle di uno stato, sostenuto da un corpus iuris . L’Unione Europea ha già istituito un governo continentale per 27 paesi, il che potrebbe essere preso a modello. L’UE ha una corte suprema, una valuta, migliaia di leggi, una vasta burocrazia e la capacità di dispiegare forze armate.” Rachman si chiede inoltre se il modello europeo possa essere applicato a livello globale, e afferma che ci sono tre ragioni per ritenerlo possibile. Per prima cosa, dice, “è sempre più chiaro che i problemi più difficili che i governi nazionali si trovano ad affrontare sono di natura internazionale: riscaldamento globale, crisi finanziaria globale, ‘guerra al terrorismo globale’.” Seconda cosa, “Si può realizzare” come corollario di una rivoluzione dei trasporti e delle comunicazioni che ha già “reso il mondo più piccolo.” In terzo luogo, è reso possibile da un “clima [di risveglio] nell’atmosfera politica,” dato che “La crisi finanziaria e il cambiamento climatico stanno spingendo i governi verso soluzioni di tipo globale, perfino per quel che riguarda USA e Cina, che tradizionalmente sono estremamente gelosi della loro sovranità nazionale.” Poi cita un consigliere del presidente francese Nicolas Sarkozy, che ha detto: “ Governance globale è solo un eufemismo per governo globale,” e che il “nocciolo della crisi finanziaria internazionale è che abbiamo mercati finanziari globali senza avere uno stato di diritto globale.” Comunque, Rachman afferma che qualsiasi passo avanti verso un governo globale “sarà un processo lento e doloroso.” Egli poi ci dice che un problema fondamentale di questi passi avanti può essere compreso con un esempio concreto riferito alla UE, che “ha subito una serie di brucianti sconfitte referendarie, quando progetti di unione ancora più stretta sono stati sottoposti agli elettori. In generale l’Unione ha avuto un progresso più rapido quando patti di vasta portata sono stati concordati tra tecnocrati e politici – e quindi approvati {dai parlamenti nazionali} senza un diretto appello agli elettori. Una governance internazionale tende ad essere efficace solo quando è antidemocratica . [corsivo mio]” [63] Nel novembre del 2008, il National Intelligence Council (NIC), il “centro per il pensiero strategico a medio e lungo termine” statunitense, ha diffuso un rapporto elaborato in collaborazione con numerosi think tank, ditte di consulenza, istituzioni accademiche e centinaia di altri esperti, tra i quali l’Atlantic Council of the United States, il Wilson Center, la RAND Corporation, la Brooking Institution, l’American Enterprise Institute, la Texas A&M University, il Council on Foreign Relation e la Chatham House di Londra. [64] Il rapporto, intitolato Global Trends 2025: A Transformed World { Tendenze Globali per il 2025: Un Mondo Traasformato } delinea le tendenze economiche e politiche globali che il mondo potrebbe conoscere entro il 2025. Per quel che riguarda la crisi finanziaria, il rapporto afferma che per risolverla “saranno necessari iniziative a lungo termine per l’istituzione di un nuovo sistema internazionale.” [65] Suggerisce che, con un modello cinese di sviluppo sempre più invitante, ci potrebbe essere “un declino della democratizzazione” nelle economie emergenti, regimi autoritari e “democrazie deboli frustrate da anni di cattivi risultati economici.” Inoltre, il dollaro cesserà di essere la moneta di riserva globale, data una futura probabile “fuga dal dollaro.” [66] Il dollaro diventerà “entro il 2025 qualcosa come un primus inter pares all’interno di un paniere di valute. Questo potrà verificarsi in uno strappo portato da una crisi, o gradualmente, con una serie di riequilibri globali.” [67] Il rapporto discute della costituzione di un nuovo sistema internazionale, dicendo che “Entro il 2025 gli stati-nazione non saranno più i soli – e spesso nemmeno i maggiori – attori sulla scena mondiale, e il ‘sistema internazionale’ si sarà adattato per conformarsi alla nuova realtà. Ma questa trasformazione sarà incompleta e diseguale.” Inoltre, sarebbe “improbabile l’avvento di un approccio onnicomprensivo e unitario alla governance globale. Le tendenze in corso suggeriscono che la governance globale del 2025 sarà un mosaico di iniziative, spesso sovrapposte, spesso frammentarie e create ad hoc , fatte di coalizioni mutevoli di singole nazioni, organizzazioni internazionali, movimenti sociali, ONG, fondazioni filantropiche e imprese.” Inoltre “La maggior parte dei problemi transnazionali più impellenti – inclusi il cambiamento climatico, la regolamentazione del mercato finanziario globale, i flussi migratori, i failed state {x}, le organizzazioni criminali eccetera – è improbabile che vengano risolti dalle iniziative di singoli stati-nazione. La necessità di una governance globale efficace crescerà più velocemente della capacità di risposta delle istituzioni attualmente esistenti.” [68] Il rapporto discute anche di regionalismo, dicendo che “Una maggiore integrazione in Asia, se avvenisse, potrebbe riempire il vuoto lasciato da un ordine mondiale indebolito nella sua impostazione multilaterale, ma potrebbe ulteriormente indebolire tale ordine. Nei postumi della crisi finanziaria asiatica del 1997, una notevole serie di iniziative pan-asiatiche – la più significativa delle quali fu l’ASEAN+3 – ha cominciato a mettere radici. Anche se in pochi se la sentirebbero di indicare l’Asia come controparte dell’UE entro il 2025, se però prendiamo il 1997 come punto di partenza, nell’ultimo decennio l’Asia si è evoluta molto più rapidamente di quanto l’integrazione europea abbia fatto nei suoi primi decenni.” E inoltre “un’evoluzione nei prossimi 15 anni verso un paniere di monete asiatiche – se non una valuta unica asiatica in veste di terza moneta di riserva – è più di una possibilità teorica.” Il rapporto dice anche che “Un regionalismo asiatico avrebbe implicazioni globali, innescando o rinforzando la tendenza verso la formazione di tre insiemi commerciali e finanziari che potrebbero diventare dei quasi-blocchi (Nord America, Europa e Asia Orientale).” Tali blocchi “avrebbero un peso nella possibilità di elaborare futuri accordi globali della OMC, e i gruppi regionali potrebbero competere nello stabilire standard transregionali per la Tecnologia dell’Informazione, le biotecnologie, le nanotecnologie, le leggi per la proprietà intellettuale e altri prodotti da ‘new economy’.” [69] Di grande importanza è il tema della democratizzazione, in cui Rachmann ripete le argomentazioni svolte a favore di un governo mondiale, dicendo che “l’avanzamento {della democratizzazione} potrebbe probabilmente rallentare e la globalizzazione potrebbe sottoporre le nazioni di recente democrazia a crescenti pressioni sociali ed economiche che potrebbero minare le istituzioni liberali.” Questo soprattutto perché “la miglior prestazione economica di molti governi autoritari potrebbe seminare dubbi riguardo la democrazia come miglior forma di governo. Gli studi che abbiamo consultato indicano che molti cittadini dell’Asia Orientale pongono l’accento più su una buona gestione dell’economia, includendo un miglioramento dei livelli di vita, che sulla democrazia.” Inoltre “perfino in molte democrazie di vecchia data, i sondaggi mostrano una crescente frustrazione riguardo l’operare dei governi democratici, e il dubbio, diffuso tra le élite, sulla capacità dei governi democratici di prendere le decisioni forti necessarie per affrontare con rapidità ed efficacia il numero sempre crescente di sfide transnazionali.” [70]
Conclusione
In definitiva, ciò che tutto questo implica è che il futuro dell’economia politica è fatto di passi sempre più rapidi verso un sistema globale di governance, ovvero di governo mondiale, con una banca centrale mondiale e una valuta globale, e che, contemporaneamente, questi sviluppi avverranno a fronte o a seguito di un declino della democrazia in tutto il mondo, con un conseguente incremento della gestione autoritaria del potere politico. Ciò di cui siamo testimoni è la creazione di un Nuovo Ordine Mondiale, consistente in una struttura autoritaria di governo globale. Difatti, il concetto stesso di valuta globale e di banca centrale globale, è autoritario di per se, dato che sottrae anche gli ultimi residui di controllo e di possibilità di chiedere conto dalle mani dei popoli del mondo, donandoli a un piccolo e sempre più interconnesso gruppo di élite internazionali. Come ha spiegato Carroll Quigley nel suo monumentale Tragedy and Hope, “[I] poteri del capitalismo finanziario avevano un ulteriore, ambizioso obbiettivo, niente di meno che la creazione di un sistema mondiale di controllo finanziario in mani private, capace di dominare il sistema politico di ogni singolo paese e l’economia del mondo nel suo insieme. Questo sistema avrebbe dovuto essere controllato, in maniera feudale, dall’azione concertata di tutte le banche centrali, mediante accordi segreti stipulati in frequenti incontri e conferenze chiuse al pubblico. Al vertice del sistema ci sarebbe stata la Bank for International Settlements {b} di Basilea, Svizzera, una banca privata posseduta e controllata dalle banche centrali mondiali, a loro volta imprese private.” [71] E in effetti le “soluzioni” che vengono proposte per affrontare la crisi finanziaria globale beneficiano più coloro che questa crisi l’hanno provocata, piuttosto che quelli che ne stanno pagando le maggiori conseguenze: una classe media in via di dissolvimento, e tutti i diseredati, gli indebitati, i poveri del mondo. Le soluzioni proposte per questa crisi costituiscono l’espressione e la concretizzazione dello scopo ultimo, generazionale, dell’élite globale, e di conseguenza rappresentano la meno favorevole delle condizioni per la vasta maggioranza dei popoli del pianeta. È imperativo che i popoli del mondo si oppongano con tutta la loro forza contro queste “soluzioni”, per dare inizio a una nuova era di ordine mondiale, quella di un Ordine Mondiale dei Popoli, le cui soluzioni risiedano in governance ed economie locali, cosicché la gente possa avere un ruolo maggiore nel determinare il futuro e la struttura della loro politica ed economia, e quindi della loro società. Disponendo di questa alternativa di economie politiche locali, insieme a una mai vista prima democratizzazione globale delle comunicazioni tra popolazioni tramite internet, abbiamo sotto mano i mezzi e la possibilità di dare vita alle più diversificate manifestazioni di cultura e società che l’umanità abbia mai sperimentato. La risposta risiede nella riappropriazione, da parte dell’individuo, del potere e del destino dell’umanità, e dal rifiuto di delegare quel potere e quel destino a una autorità globale a cui avrebbero accesso solo pochi eletti. Riappropriarsi di potere e destino umani significa riconoscere il dono della mente umana, che ha la capacità di speculare oltre l’orizzonte materiale, come quello che riguarda cibo e rifugio dalle intemperie, e di inoltrarsi nel territorio delle idee. Ogni individuo possiede, dentro di sé, la capacità di esaminare criticamente se stesso e la propria esistenza; è venuto il momento di utilizzare questa capacità allo scopo di riappropriarsi delle idee e delle domande su potere e destino umani: Perché siamo qui? Dove stiamo andando? Dove dovremmo andare? Come possiamo arrivarci? Presunte risposte a queste domande ci vengono offerte da una esigua élite globale che teme le conseguenze di quello che potrebbe succedere se i popoli del mondo cominciassero a cercare quelle risposte da se stessi. Io quelle risposte non le conosco, ma so di sicuro che esse si trovano nella mente e nello spirito umani, che hanno vinto e continueranno a vincere le più grandi sfide che l’umanità abbia dovuto affrontare, e che vinceranno, non c’è dubbio, anche contro il Nuovo Ordine Mondiale.
Andrew Marshall
Fonte: www.globalresearch.ca
Link: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=13070
6.04.2009

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DOMENICO D’AMICO

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IL NUOVO ORDINE FINANZIARIO MONDIALE (PARTE PRIMA)

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