”Possono uccidermi ma contro la mafia la rivolta e’ in atto”

Stampa / Print
Fonte: http://www.antimafiaduemila.com/content/view/15250/48/

26 aprile 2009
Il sindaco di Gela minacciato: io combatto la Piovra, fermo appalti e poi scopro che le stesse ditte lavorano al Nord. Tutto il Paese si deve scuotere.


Colloquio con Rosario Crocetta

Incredibile», dice Rosario Crocetta, sindaco di Gela, appena scampato all’ennesimo attentato mafioso. «Incredibile» è l’aggettivo che scandisce questa conversazione, declinato in tutte le sue varianti semantiche e di tono: dall’indignazione alla speranza. Ci sono «incredibili» ingiustizie e illegalità. Ci sono «incredibili» atti di coraggio e generosità. Si verificano, nella vita, «incredibili» accadimenti.
Uno di questi è la stessa biografia di Rosario Crocetta, omosessuale dichiarato, cattolico praticante, eletto sindaco nel 2003 dopo un riconteggio e un ricorso al Tar, rieletto nel 2008 al primo turno col 65 per cento dei voti, il 25 per cento in più della coalizione. Adesso, candidato per il Partito democratico alle Europee (per lui si è fatta eccezione alla regola di non candidare amministratori in carica) tenta l’incredibile impresa di ridare slancio in Sicilia a un partito che fatica a superare il trauma di una serie di sconfitte cocenti.
Vive da anni sotto scorta. Le minacce contro la sua vita sono cresciute progressivamente di intensità e pericolosità. «Nel 2003 si scoprì che era stato assoldato per uccidermi un gruppo di lituani. Cosa Nostra non voleva essere coinvolta direttamente e per questo preferì killer stranieri. Ma ormai sono anni che hanno emesso una condanna a morte diretta ed esplicita. Di quest’ultimo progetto ho avuto notizia a febbraio. La novità è che stavano procurandosi le armi per realizzarlo. Vivo totalmente blindato e colpirmi è complesso. È necessario un gruppo di fuoco professionale. Li hanno individuati a arrestati. Ma non penso che la storia sia finita qui. Ci proveranno ancora».
Ha ricevuto telefonate di solidarietà da tutti i dirigenti del Partito democratico, da innumerevoli cittadini e anche dal sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano il quale gli ha subito risolto un problema che si trascinava da tempo: «La blindata della scorta era in panne così i ragazzi erano costretti a seguirmi a bordo di una Punto. Ho fatto sapere a Mantovano che avevo intenzione di fare cambio. Cioè: io sulla Punto e i ragazzi sulla blindata. Bene: lunedì arriverà la nuova macchina». Ieri, per il 25 aprile, ha tenuto un comizio. La notizia dell’attentato sventato era su tutti i giornali. Ha sfilato tra la gente. «Sono qua, ho voluto dire. Se volete spararmi, sparatemi. La mia battaglia tanto continuerà anche da morto perché ho seminato il germe della rivolta».
Eppure la pratica politica che Rosario Crocetta propone rifugge il grande gesto. È autentico quando dice di non sentirsi un eroe né di volerlo essere e anzi di sognare una morte serena «con tutti gli acciacchi della vecchiaia». La sua proposta è, in effetti, di una disarmante semplicità: «Credere e dare l’esempio»: «Io ci credo» è il titolo della sua autobiografia. «E – sottolinea con fervore – don Luigi Ciotti nella prefazione ricorda che la parola sindaco richiama la figura del difensore, dell’uomo che agisce con giustizia». Dunque, la ricetta è: agire con convinzione, coerenza, e in modo giusto. Nella lotta alla mafia – colpendone in modo diretto gli interessi – come nella lotta politica generale. Da tutto questo deriva, come conseguenza necessaria, un frequente accostamento dell’aggettivo «incredibile» al sostantivo «incoerenza».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *