L’Abruzzo agli abruzzesi

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Fonte: http://www.byoblu.com/post/2009/04/21/LAbruzzo-agli-abruzzesi.aspx

La televisione dice solo due cose: quelle che fanno audience e quelle che non fanno dispiacere a chi paga. La rete, invece, dice quello che gli pare.

Alla prima categoria appartengono i microfoni puntati come fucili sui volti dei condannati a morte di chi ha appena perso tutto. L’interrogatorio ha contenuti profondi. Il tempo per rispondere è quello di un quiz televisivo: “Tutto questo le ha cambiato la vita?, “Mi scusi, perchè dorme in macchina?“. La differenza tra un TG e Carramba che sorpresa si fa sempre più sottile. Bisogna emozionare, e siccome abbiamo perso il contatto con la realtà, anche l’emozione deve essere riprodotta in serie, deve essere somministrata. Una lacrima è la più potente alleata dello share. Se il terremoto potesse avere una bandiera, sopra vi sarebbe indelebilmente impressa l’immagine di Bruno Vespa che fruga tra le macerie, come un cane randagio. E quando finalmente trova la sua ciotola, un orsacchioto di peluche, annuncia trionfante: “Non c’è terremoto in cui non si trovino cose di questo genere. Cose così dolorose, sempre.“. Forse intendeva dire: non c’è tragedia senza commercianti privi di scrupoli che mercificano il dolore, allestendo bancarelle dove piccole sofferenze in serie vengono vendute come souvenir ai turisti delle sciagure.

Alla seconda categoria appartiene la glorificazione dell’operato del governo. La protezione civile è stata impeccabile, anche se dopo la scossa di mezzanotte ha rimandato a casa tutti quelli che si erano infilati in macchina perchè non c’era nulla da temere. I soccorsi sono arrivati ancora prima che la tragedia avvenisse, anche se non c’erano mezzi disponibili e in molte località non si è visto nessuno prima di metà mattinata. Berlusconi piange e accarezza i bambini. Chissà, forse quando ha ricevuto il telegramma di Cialente dell’1/4 avrà pensato ad un pesce d’aprile.

Ho girato personalmente in vari campi: gli abruzzesi l’Abruzzo se lo ricostruiscono da soli. Quando la protezione civile rimandava indietro i camion degli aiuti perchè non sapeva bene cosa farsene, loro allestivano magazzini e li riempivano di generi di prima necessità. Non vogliono caricare di tasse gli italiani nè usare i soldi sporchi depositati sui conti esteri, come suggerisce il Presidente della regione Gianni Chiodi. Quei soldi, accumulati grazie al risparmio sul cemento armato e sulle strutture delle case, sono sporchi del loro stesso sangue. Gli abruzzesi non vogliono niente, ma lasciamogli almeno la dignità di sapersi prendere cura di se stessi.

Pubblico una lettera che mi è giunta dagli artisti aquilani, e il testo dell’intervista che ho realizzato a Giampaolo Giuliani.

Quando vi dicono che non si poteva fare niente, mentono.

«Gentilissimo Claudio Messora,
mi chiamo Monica Di Bernardo, faccio parte dell’Associazione Artisti Aquilani ONLUS (www.artistiaquilani.com) e vi scrivo perchè domenica 19 aprile 2009, è stato mandato in onda un intervento alla trasmissione “Alle Falde del kilimangiaro” (RAI3) di Clown Dottori che operano nelle tendedopoli aquilane. Purtoppo ho visto che dietro lo schermo venivano madate le immagini dei componenti del nostro gruppo Artisti Aquilani e non eravamo noi chiamati in causa ma passavamo, all’occhio del telespettatore, come il Gruppo di clown dottori mandato dal Ministro delle Pari opportunità (quest’ultimo finanziato per l’attività che sta svolgendo, noi volontari e ad oggi auto-finanziati). Vorremmo che questi atti di sciacallaggio mediatico non si ripetano più e per questo ci rivolgiamo a voi per fare chiarezza e per una libera informazione. Questa è una tragedia, abbiamo perso conoscenti e amici, quello che stiamo facendo lo stiamo facendo perchè siamo abruzzesi, perchè non vogliamo mollare, perchè è la nostra vita, perchè da anni operiamo all’Aquila.
Siamo attori e musicisti e non ci sembra giusto dare dei meriti a persone che non abbiamo mai incontrato. Non è una polemica ma solo il riconoscere quello che stiamo facendo, anzi RINGRAZIAMO TUTTE QUESTE PERSONE che sono venute in nostro soccorso, ed è molto importante. La gente ha bisogno di tutti, ma è importante avere Rispetto del lavoro che noi stiamo svolgendo da TERREMOTATI, perchè tutti noi vivevano e lavoravano all’Aquila. Quelle immagini che hanno mandato dietro lo schermo durante la loro intervista NON SONO LORO, MA SIAMO NOI, che in silenzio e senza luci, senza riflettori, operiamo volontariamente cercando di dare una continuità al lavoro che già facevamo all’Aquila prima del terremoto , in ospedale e in altri centri.

Stiamo soffrendo già per tutto quello che abbiamo perso, non vogliamo essere derubati anche di quello che stiamo facendo per la nostra città.»

Intervista a Giampaolo Giuliani
Si poteva fare molto!

Claudio Messora: “Giampaolo Giuliani, collaboratore Ente Ricerca. Da alcune autorità è stato affermato che anche avendo saputo con qualche anticipo che si sarebbe verificato un sisma, non sarebbe stato certo possibile evacuare l’intero Abruzzo. Questa affermazione è condivisibile o magari sarebbe stato possibile fare qualcosa in più di quello che (non) è stato fatto?”

Giampaolo Giuliani: “Sicuramente sarebbe stato possibile, ne sono convinto, salvare qualche vita umana in più, alla luce delle informazioni che può dare il nostro sistema di allarme, e alla luce di come si sono svolti i fatti. Tantissime persone che hanno avuto la possibilità di poter vedere i nostri grafici online, spontaneamente si sono allontanati dalla loro abitazione. Oggi mi ringraziano perchè avevano capito che stava montando qualcosa di veramente pericoloso.
Credo che quando si da un allarme sismico non ci sia bisogno di partire da un’evacuazione in grande stile, con tutte le conseguenze che possono in qualche modo rendere deprecabile questo tipo di operazione, ma così come ci si comporta per esempio negli allarmi che vengono dati per smottamenti, per alluvioni, per qualsiasi tipo di catastrofe che può capitare natuaralmente, come una diga che rischia di cedere e travolgere tutto il paesaggio del fondovalle, qualcosa può e deve essere comunque fatto. Credo che alla luce di un allarme prodotto da un sistema che vede montare un’azione dinamica attraverso il Radon, come in questo caso, si sarebbe potuto lanciare un messaggio in città in cui si invitava la popolazione a passare la notte all’aperto. Senza creare panico, con una procedura semplice e sicura per la popolazione stessa.”

Claudio Messora: “Anche in considerazione del fatto che lo sciame sismico, come si usa definire, stava verificandosi da parecchio tempo, un po’ di preallarme avrebbe potuto aiutare. Magari si sarebbero potute evacuare strutture pubbliche come le scuole, come la casa dello studente che poi è crollata.”

Giampaolo Giuliani: “Certo. Diciamo che lo sciame sismico era dal 15 gennaio che imperversava in città, con eventi che non erano più eventi di grado strumentale, ma che la popolazione avvertiva sempre con maggiore intensità. Si sarebbe potuto pensare di fare una grande esercitazione nella circostanza di questo sciame che si faceva sentire, di cui tra l’altro tutti avevano paura e si domandavano come sarebbe andata a finire. Si sarebbero potuti evacuare gli edifici pubblici, certamente anche la casa dello studente. Sono giovani vite… Diciamo che ci sarebbero stati più due mesi di tempo, dal 15 gennaio ad aprile. Avendo una situazione che nell’aquilano non si verificava da più di dieci anni, forse qualcosa si sarebbe potuto fare.”

Claudio Messora: “Nell’iter tecnico che va dalla segnalazione da parte della comunità scientifica di un possibile evento pericoloso fino all’allerta da diramare alla popolazione, quali sono le strutture preposte che dovrebbero attivarsi per propagare questa segnalazione?”

Giampaolo Giuliani: “Sicuramente la protezione civile! La protezione civile ha il compito di allertare la popolazione e provvedere, eventualmente, qual’ora ci dovesse essere un’allerta di qualsiasi tipo, a controllare e dirigere le operazioni. Poi anche l’istituto che studia i terremoti avrebbe potuto considerare questo sciame sismico diverso da tutti quanti gli altri sciami. L’iter di tutta questa grande sequenza di eventi che abbiamo avuto avrebbe forse giustificato una grande esercitazione.”

Claudio Messora: “Anche perchè da quanto risulta dagli annali, mi corregga se sbaglio, i sismi pericolosi in questa località si verificano con una ciclicità di trecento anni, e l’ultimo era avvenuto circa nel 1700.”

Giampaolo Giuliani: “Sì, la ciclicità è proprio stata questa. Negli ultimi dieci anni tra l’altro non abbiamo avuto una frequenza di eventi così alta, e addirittura eventi sismici di questa portata. Il 6.3 dichiarato da qualcuno e osservato anche da noi, o anche il 6 osservato da INGV non sono uno scherzo. Poi ci sarebbe da dire qualcosa sugli edifici che sono venuti meno. Tantissimi edifici nuovi, costruiti con una struttura che avrebbe dovuto essere antisismica, quindi in cemento armato, hanno ceduto, mentre abbiamo visto che sono rimasti in piedi edifici del 1200, del 1500, del 1700 e del 1800.”

Claudio Messora: “Nel 1200 si usavano già tecniche antisismiche?”

Giampaolo Giuliani: “Sicuramente, visto che tengono così bene!”

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