FINANCIAL: LA LAMPADA DI ALADINO

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La leggendaria lampada di Aladino, quella lampada che bastava sfregare dolcemente per far uscire il genio che esaudiva i mille desideri. Si in questi ultimi mesi di geni se sono visti molti, ogni qualvolta il rischio sistemico bussava alla porta, basta sfregare la lampada dello Stato, per assistere a mille magie contabili e di finanza creativa. Il genio se ne è fregato dell’economia reale, la realtà sta nei milioni di licenziamenti avvenuti in tutto il mondo, il genio della speculazione se ne frega della vita degli uomini, talvolta riesce a fare più danni di una serie di bombe a grappolo, il genio si è preoccupato di utilizzare i soldi dei contribuenti per aiutare gli amici e gli amici degli amici, in parole povere tutto ciò che odora di finanza, non quella sana, tradizionale, quella che talvolta si vive ancora nelle nostre piccole realtà, nelle nostre valli, ma quella di carta. Le “fregature” assolutamente lecite, sottolineo assolutamente lecite, ribadisco assolutamente lecite, uscite dai primi bilanci della nuova stagione trimestrale ci raccontano che questa crisi si sta incamminando verso il sentiero del “decennio perduto” di nipponica memoria, magari aiutati da quel magico tappeto volante sotto il quale, giorno dopo giorno si nasconde ogni sorte di polvere e rifiuti finanziari. Ma la verità è figlia del tempo, certo, e non vi è nulla che potrà evitare la realtà, probabilmente non a breve, visto che la liquidità abbonda nel sistema finanziario, visto che la leva continua a salire il maniera esponenziale secondo i dati della Federal Reserve, famiglie ed imprese vivono di debitofobia, i financial continuano con la debitomania. Come scrive Marco Liera su Plus 24 Ore di sabato: “Sia per Goldman Sachs, sia per l’investment banking di JPMorgan, la fonte numero uno di ricavi nel primo trimestre è stata l’attività di trading su reddito fisso, valute e commodities, che è stata caratterizzata nel periodo da un consistente allargamento degli spread denaro-lettera, a tutto vantaggio dei soggetti che “si mettono in mezzo”. Una situazione che assomiglia a un “pranzo gratis”, che prima o poi finisce. Ma fare investment banking resta un’attività strutturalmente esposta al “cigno nero” (positivo o negativo). La leva finanziaria (rapporto totale attivi su patrimonio netto) è pari a 14,5 per Goldman e 22 per l’investment banking di JPMorgan. Meno che nel primo trimestre 2008, quando era 28 per Goldman, 34 per l’investment banking di JPMorgan (a qualcosa è servita la crisi!). Ma pur sempre livelli che dovrebbero tenere alta l’attenzione degli investitori. “ Non importa cosa stanno raccontando le mille magie dei bilanci, la realtà fondamentale è un’altra, 40 dollari di EPS per l’anno in corso sono più che realistici, indipendentemente dai mille artifici contabili e forse anche 35, che moltiplicati per P/E storico di 15 portano sempre la a 600 punti di S&P500, per il momento, e se anche vogliamo eccedere 800 punti sono già una evidente anomalia! Se questa è la finanza che vi piace, buon divertimento, comunque fine della corsa in attesa della tarda primavera del 2009! La “fregatura” però, come nel caso di Citigroup, non è passata inosservata al mercato che è uscito dalla favola della luce in fondo al tunnel, riportando le quotazioni a dimensioni terrene. Un rialzo del 300 % figlio del nulla, il destino attende Citigroup! Niente di straordinario certo, qui e la qualche guadagno per la vendita di una partecipazione, qualche revisionuccia contabile e la magia di svalutazioni che nella sostanza non potevano che essere minori rispetto allo scorso anno. Abbiamo già visto l’influenza dell’aiuto del contribuente americano ad AIG che indirettamente ha sostenuto i risultati dei primi due mesi di alcune realtà finanziarie americane, realtà che noi già conosciamo grazie a ZERO HEDGE e riportata anche da BARRON’S o meglio il risucchio che fa tornare il genio della lampada a casa! I soldi del contribuente giungono ad AIG la quale onora i suoi contratti con le maggiori banche mondiali e chissà come proposto da Goldman e JPMorgan tornano a casa. AIG_WAS_RESPONSIBLE_FOR_THE BANK’S JANUARY & FEBRUARY PROFITABILITY Goldman è diventata una banca commerciale anche se resta essenzialmente una casa di brokeraggio, con quel alone di mistero, come si conviene alle leggende metropolitane, qualche santo in Washington, ops intendevo dire in paradiso e un fiuto per gli affari assolutamente formidabile, come quando agli albori della crisi subprime riusci a liquidare ogni portafoglio a rischio rifilandolo ai mille geni finanziari che giravano intorno alla sua lampada. Quale altro genio avrebbe mai potuto ideare uno switch fiscale facendo volatilizzare tutte le sostanze tossiche accumulate nel finire dell’anno, 780 milioni di dollari scomparsi nella lampada, lampada nella quale S&P è andata a ficcare il naso rovinando la festa e ritenendo prematuro l’entusiasmo del mercato. Come ci racconta nel SOLE 24 ORE della scorsa settimana Mario Platero: ” Goldman ritiene di avere ormai le spalle solide, Il direttore finanziario David A. Viniar ha confermato che l’istituto avrebbe costituito un serbatoio di liquidità di circa 164 miliardi di dollari per comprare titoli tossici dagli istituti rivali o da impegnare a scopo difensivo, se la crisi peggiorerà. Viniar ha sottolineato che la liquidità della banca è cresciuta di 50 miliardi di dollari nel primo trimestre. Ma se l’amministrazione da una parte vuole lo smaltimento dei titoli tossici, dall’altra è preoccupata da un aspetto che diventerà dominante nel dibattito dei prossimi mesi: il Presidente vorrebbe una riduzione del capitalismo finanziario, costruito sulla carta e sul leverage, per tornare al capitalismo “reale”, dove i fondi vengono investiti nel rilancio della produzione e dell’occupazione. Goldman e altri invece, sono molto più interessati ad acquistare titoli speculativi, sapendo che, sulla base di calcoli attuariali, i ritorni potranno essere quasi certi ed elevatissimi.
Per questo Goldman, già nel 2007 aveva cominciato a giocare contro gli stessi portafogli titoli che collocava presso i clienti sotto forma di “pacchetti subprime” facendo molta cassa. Da un’analisi dei dati della banca, l’accumulazione di liquidità accelera a partire dal 2005 quando in bilancio c’erano 51 miliardi di dollari in titoli liquidi “segregati”. La cifra sale a 80 miliardi nel 2006, a 119 nel 2007 e torna 106 miliardi nel 2008, sempre con riclassificazioni determinate da un cambiamento delle scadenze fiscali. La banca inoltre ha tenuto una posizione costante in investimenti in titoli pubblici, per circa 69 miliardi di dollari nel 2008.
Dai dati comunicati da Goldman coi profitti dell’altro giorno, abbiamo appreso che la riclassificazione di bilancio per la trasformazione in holding bancaria avrebbe fatto perdere le tracce dei risultati per il mese di dicembre, un mese disastroso in cui sono andati perduti 780 milioni di dollari. E dunque qualcuno solleva interrogativi: c’è stato qualche calcolo “svelto”, per presentarsi nella luce migliore al momento della raccolta di 5 miliardi di dollari in capitale fresco di martedì? Come saranno impiegati questi 164 miliardi di dollari? Non c’è il rischio, osserva Martin Wolf sul «Financial Times» che banche come Goldman si preparino a scommettere sulla finanza cartacea senza prima aver riparato bene il settore? In effetti qualche rischio c’è. La continuità di un qualche ruolo dello stato è benvenuta fra alcuni economisti come Krugman o Stieglitz: con i suoi controlli, imposti in cambio dei prestiti, lo stato contribuisce a contenere il rischio di nuovi “eccessi”. Altri non sono d’accordo. L’investitore Mario Gabelli, che abbiamo incontrato ieri, fa un’analisi molto realista della situazione da cui emerge un atteggiamento spregiudicato, ma efficace di Goldman: «Si è mossa per prima, è riuscita a rafforzarsi e ha spazzato tutta la concorrenza. Pensi – ci ha detto durante un incontro organizzato dal Gei a New York – Lehman è sparita, Merrill è sparita, Bear Stearns è sparita, oggi Goldman controlla il mercato, deve solo attendere. Perché in situazioni come questa, i forti diventano più forti».”
Tornando per un attimo a Citigroup le attività di brokeraggio e di investment banking hanno spinto al rialzo il giro d’affari, ma le perdite per il credito al consumo e le carte di credito anche in questo caso, anticipano l’onda che si preannuncia all’orizzonte. Nel credito al consumo Citigroup viaggia controcorrente e controvento come dice il suo direttore finanziario, io direi sotto l’effetto della debitofobia! For one thing, Citigroup’s earnings per share were negative, which puts the positive income figure into some perspective. For another, Citigroup would have been operating substantially in the red were it not for the fact that it managed to book $2.5 billion of income from the fact that its debt securities plunged in value over the course of the quarter. Since the mark-to-market value of its liabilities is now lower, it’s allowed under US accounting rules to register a profit. But that’s not income as most people understand it. Citigroups horrible conference call. Perfino in Australia hanno qualche dubbio……sui risultati dei financial! We’ll see if the rally in Aussie shares can keep on keeping on this week. We have our doubts. Not least because the optimism surrounding bank share is not only misplaced. It’s naive. DAILYRECKONING Credo che chiunque, se non un analista superficiale o un non adetto ai lavori sia in grado di rendersi conto di come si fatichi ad intravvedere un minimo di trasparenza in questo torbido oceano. Qualche segnale positivo qua e la è evidente, ma non si va molto lontani con svalutazioni imponenti ed esponenziali che prefigurano l’arrivo dei prossimi tornadi, carte di credito, credito al consumo, commercial real estate. A proposito di commercial real estate, dopo il più grande fallimento della storia americana quello della General Growth Properties Inc. , leggete qui via Calculated Risk, cosa dice quel simpatico ragazzo di nome Larry Summers, adesso che abbiamo fatto un giro sulla giostra dei mercati azionari: But cautions that we’ve got a long way to go; that there are still substantial risks; that there are downside contingencies that we’ve got to prepare for; that there are issues in the global economy; that there are issues in commercial real estate , that’s right. Cosi solo perchè qualcuno tende a dimenticare, sembra di essere tornati ai bei tempi quando tutto andava bene e quel guastafeste di Icebergfinanza segnalava mille iceberg fantasmi……. JP Morgan e Wells Fargo fanno uscire il genio dalla lampada prima di averlo depurato delle tasse e degli accantonamenti, si gli accantonamenti quelli che dovrebbero far dimagrire il nostro genio, gli utili in quanto come abbiamo visto in questi mesi gli accantonamenti per le presunte perdite future sono sostanziali. JP Morgan ha comunicato svalutazioni record sulle carte di credito, accantonamenti sensibili con svalutazioni più che raddoppiate e nessuno parla della polveriera dei derivati detenuta dalla banca americana. Goldman Sachs oltre al leggendario ” dicembre fantasma ” di cui abbiamo già parlato, se non fosse stato per le attività da trading avrebbe subito un calo generalizzato in ogni settore. Come ci propone ZEROHEDGE chissà che Goldman non farebbe meglio a concentrarsi sui suoi clienti per una volta piuttosto che su se stessa, visto il gior vorticoso di trading a cui è sottoposta. Nel frattempo le famosissime prove di stress alle quali sono sottoposte le banche stanno stressando il governo americano, nessuna trasparenza, si annunciano e si annullano, si posticipano e si collocano nel momento opportuno, quando ormai non servono più a nulla visto che tutti vogliono restituire gli aiuti di stato. Bloomberg Se non ricordo male lo scenario peggiore dello Stress Test sulla disoccupazione prevedeva un tasso del 8,9 % per fine 2009 e siamo già all’8,5 % forse qualche revisione in corsa andrebbe fatta sempre che serva visto che non è lecito far trapelare risultati negativi. Nel frattempo siccome la battaglia sulla trasparenza è una guerra che si “gioca” con armi non convenzionali, Bank of America e Citigroup mettono in campo tutta la loro potenza di fuoco per esercitare la massima pressione sulla SEC, organo di controllo presunto della Borsa Americana ( presunto in quanto sappiamo cosa recentemente è successo….) affinchè nelle prossime assemblee degli azionisti venga non discussa o quindi votata una proposta della Harrington Investments, società di investimenti socialmente responsabili. La mozione chiede semplicemente che una commissione verifichi come le due banche utilizzano i soldi dei contribuenti. Se qualcuno di Voi crede che sia cambiato qualcosa in questa putrida palude, si rassegni, lentamente il tutto si trasformerà in sabbie mobili che trascineranno l’economia in un lungo decennio perduto! Napa, California – Harrington Investments, Inc., (HII) a socially responsible investment advisory firm, has announced that Bank of America and Citigroup, two of the biggest recipients of taxpayer bailout funds, oppose HII’s proposal that would institute a board committee on U.S. Economic Security. CHLOREGY.ORG

Management at the two companies are seeking permission from the Securities and Exchange Commission (SEC) to disqualify the proposal on grounds that it violates Delaware law.

“If Delaware law allows corporations to subvert our national interest then perhaps somebody ought to take a look at Delaware law,” said John Harrington, President of Harrington Investments, Inc.

The text of the resolution states that the proposed “Board Committee shall review whether management and Board policies… are antithetical to the long-term health of the economy of the United States of America, consistent with their responsibilities to the shareholders.” Come già detto qualche tensione per gli Stress Test e i suoi risultati rimane, ma non prendeteli troppo sul serio mi raccomando, dovrebbe essere come per la privacy delle imformazioni sensibili sulla salute del paziente; a proposito non dimenticate che a Tokio il segretario al tesoro Geithner ha sussurrato che non vede alcuna seconda ondata di crolli per i financial e che il governo è pronto ha sostenere un eventuale aumento di capitale, detta da Tokio, è tutto un programma, l’ombra del decennio perduto permane!

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Postato da: icebergfinanza a aprile 20, 2009

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