Siamo certamente in un “regime”

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Fonte: http://toghe.blogspot.com/2009/04/siamo-certamente-in-un-regime.html

Tutti i regimi hanno bisogno di controllare l’informazione. In tutti i regimi l'”informazione” non deve “informare”. In tutti i regimi l'”informazione” deve fare da portavoce del potere e deve tacere tutto quello che il potere non vuole che si sappia.

Questo è, con evidenza, il modello di “informazione” che ha chi detiene il potere in Italia.

L’attacco alla puntata di Report sulla “social card” dà la prova evidente di questo.

Riportiami qui sotto un articolo sulla vicenda di Report, tratto da Agoravox.

A questo link è possibile rivedere per intero la puntata e constatare come essa si sia limitata solo a riferire FATTI OBIETTIVI. A questo link è possibile leggere la versione in formato testo della trasmissione televisiva.

In definitiva, in Italia può continuare a fare il magistrato solo chi non dia fastidio al potere e può continuare a fare il giornalista solo chi faccia il lecchino del potere.

Tutti gli altri vanno spazzati via, perché sono “incompatibili con il servizio pubblico”. La giustizia e l’informazione sono servizi pubblici e il potere è convinto che “servizio pubblico” significhi “al servizio del potere”.
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di Aldo Funicelli

da Agoravox

Annozero e la puntata riparatrice.

Vauro sospeso per 6 mesi.

Report citata a giudizio per la puntata su Catania, dall’editore Ciancio, che porterà la trasmissione ad un lungo processo civile.

E non è finita qui per Report.

La puntata sulla Social card non è piaciuta a Tremonti, che tramite il suo consigliere Angelo Maria Petroni (nominato dal tesoro), ha chiesto di visionare la cassetta e “inviato al giudizio del Comitato etico dell’azienda”.

Lo stesso comitato che aveva dibattuto sulla vicenda Saccà.

A quanto si apprende, infatti, la puntata della trasmissione del 5 aprile scorso, dedicata alla «social card» e alla fallimentare politica sociale italiana, non è piaciuta al superministro dell’Economia Giulio Tremonti, intervistato a lungo all’interno del reportage di Giovanna Boursier. Da via XX settembre sarebbe partita perfino una telefonata furibonda al settimo piano di viale Mazzini. E non a caso nei giorni scorsi Angelo Maria Petroni, il consigliere di amministrazione Rai nominato direttamente da Tremonti, ha sollevato il caso Report all’interno del cda chiedendo a Masi di occuparsene. Il direttore generale, come nel «caso Vauro-Santoro», si è prontamente attivato per riparare ai malumori del governo. Prima ha visionato la cassetta dell’inchiesta «incriminata», poi ha anche chiesto informazioni sul contratto di collaborazione dell’autrice.

Forse per eccesso di zelo non sapeva, o voleva accertarsene per valutare meglio eventuali contromisure, che i giornalisti di Report non lavorano per la Rai ma sono giornalisti freelance che «vendono» al servizio pubblico le proprie inchieste.

Ma non è finita qui. Come denuncia Nino Rizzo Nervo, ex direttore del Tg3 e membro del cda per il Pd, il caso potrebbe perfino finire al comitato etico di viale Mazzini.

Un organismo misto costruito ad hoc solo in caso di gravi inadempienze deontologiche o comportamentali dei dipendenti.Alla redazione di Report non commentano le indiscrezioni che li riguardano. E almeno per il momento la «scaletta» della puntata di domenica prossima sulla scuola resta invariata.

Milena Gabanelli è molto prudente: «Aspettiamo e vediamo cosa eventualmente ci viene contestato. Ognuno svolge il proprio ruolo. Masi fa il suo, io il mio, ossia curare un programma e farlo al meglio. Il resto non mi interessa. Se poi questo comitato etico prenderà dei provvedimenti li valuteremo. Non mi allarmano queste cose. Mi risulta però che Report è in cima all’indice di qualità curato dalla stessa Rai per qualità, indipendenza e accuratezza dei suoi servizi con oltre l’87% del gradimento. L’unica cosa che mi chiedo – dice la giornalista – è quale sia a questo punto il margine del diritto di critica quando un servizio giornalistico è documentato e ben supportato».

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