Il dolore usato contro la verità.

Stampa / Print
Fonte: http://www.gennarocarotenuto.it/7198-il-dolore-usato-contro-la-verit/

Cosmo. Terra. Italia. Giorno 10 dopo il terremoto. Rai – Radiotelevisione Italiana. Che la nostra amata Rai non godesse di ottima salute lo sapevamo tutti, e non è certo una novità. Nonostante questo spero, vizio di noi pericolosi bolscevichi comunisti, che ci sia anche chi ha il coraggio di indignarsi per l’atteggiamento con cui il servizio pubblico ha gestito questi dieci giorni di “emergenza” seguiti al tragico terremoto di lunedì scorso. Fin dalla mattina del 6 Aprile tutte le reti Rai si sono impegnate a seguire minuto per minuto l’evolversi della situazione nei paesi rimasti coinvolti; le drammatiche testimonianze dei sopravvissuti e i racconti delle famiglie distrutte dal sisma hanno riempito tutte le edizioni dei telegiornali, spinti dall’onda emotiva che stava invadendo tutto il Paese; un Paese strano, il nostro, che solo di fronte alle grandi tragedie capaci di sconvolgere l’opinione pubblica, riesce a dare il meglio di sé, riesce a mostrare “l’altra Italia” già protagonista negli anni della Resistenza e dei movimenti giovanili degli anni sessanta e settanta. Un’altra Italia fatta di migliaia di uomini e donne che hanno voluto contribuire fin da subito a sostenere i terremotati e i migliaia di sfollati. Perché era giusto così. Era giusto lasciare da parte le polemiche, rispondere alla necessità di unità nazionale, rimboccarsi le maniche e pensare solo a quelle vite sconvolte e bisognose di aiuto. Ed era normale, in questo contesto, che l’informazione si concentrasse proprio sui racconti e sulle testimonianze di queste persone, soccorritori e soccorsi, coinvolti più di chiunque altro nel dramma del terremoto. Ma la triste pochezza del servizio pubblico nostrano è divenuto palese con il passare dei giorni, quando, nonostante fosse sempre più evidente che, dopo lo shock iniziale, sarebbe stato necessario occuparsi dei tanti lati oscuri della vicenda, si è continuato, come si è continuato fino ad oggi, a riempire interi telegiornali con le medesime notizie rimontate in cento modi diversi, con il dolore delle vittime sbattuto in diretta tv senza il minimo rispetto, relegando a poche righe questioni che dovrebbero essere al centro di quel dibattito che sarebbe indispensabile per trarre qualche insegnamento da questa triste storia. Sono passati dieci giorni da quel 6 Aprile, abbiamo ascoltato fino all’esasperazione le lacrime dei terremotati, ma l’unico invito a riflettere su questa tragedia arrivato dal servizio pubblico sono state le vignette di Vauro. Sia chiaro, già diversi giornali e alcuni (pochi) politici ne avevano parlato, ma perché la Rai non ha avuto il coraggio di parlare dell’Ospedale dell’Aquila? O del fatto che, come ha ricordato anche Saviano, quella zona è già permeabile alle infiltrazioni della camorra napoletana? O dello scandalo che ha fatto cadere la giunta abruzzese con l’accusa di corruzione non più di sei mesi fa? O del fatto che, oltre al cinque per mille, che finanzia associazioni che vivono con questi contributi, esiste l’otto per mille che è decisamente più cospicuo e che finisce quasi sempre nelle tasche della Chiesa che certamente non rischia di finire in miseria? O del perché la Protezione Civile è sprovvista di un continuo e programmato apporto di medicinali di prima necessità? O del perché ad oggi ancora non sono state accertate le responsabilità per le stragi dell’Irpinia e della scuola di San Giuliano? Ed è ormai difficile stupirsi perfino dell’epurazione di Vauro, colpevole di non essersi piegato a questa linea editoriale forzatamente neutra e superficiale. Perché, piuttosto, non ci si è indignati quando, dopo i primi comprensibili momenti di dolore, l’unica cosa di cui è stata capace la Rai è stata offrire ai soliti noti l’ennesima occasione di costruire “puntate speciali” incentrate sul dolore dei parenti? E perché non si è voluto parlare del ponte sullo Stretto di Messina che, come riportava ieri Liberazione, verrebbe costruito in una zona dove il 75% delle abitazioni non sono in sicurezza? Perché un partito attualmente extraparlamentare, come Rifondazione Comunista, in una settimana ha costruito due cucine da campo con asilo per bambini e servizio psicologico, facendo giungere in Abruzzo medicinali e cibo, mentre i grandi partiti nazionali come Pdl, Pd, Idv e Udc si sono tanto adoperati nelle passerelle istituzionali senza riuscire a mettere in campo un’operazione concreta per quanto minima? Porsi queste domande sarebbe stato irrispettoso per il dolore delle vittime? O sarebbe stato l’atto dovuto del servizio pubblico di uno Stato democratico nei confronti dei morti e degli sfollati? Mattia Nesti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *