DELITTO DI STATO

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Fonte: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/04/delitto-di-stato.html

Di Solange Manfredi

Nell’avviso al lettori gli autori scrivono:

Caro Lettore,
prendi fiato: stai per fare un salto nel tempo, una corsa a ritroso nella storia italiana, per scoprire il mistero del complotto che potrebbe aver provocato la morte di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni precipitato nel 1962 con il suo aereo nella campagna di Bascapè.

Ma stai per scoprire qualcosa di più.
Che questo complotto sarebbe stato orchestrato “con la copertura degli organi di sicurezza dello Stato”, e poi occultato in un intreccio di omertà e depistaggi pronti a ricompattarsi ogni volta che, nella storia del Paese, qualcuno minaccia di rivelarne il segreto.

Per questo motivo sarebbe sparito nel nulla a Palermo il giornalista Mauro De Mauro, eliminato in circostanze misteriose per volontà di un mandante invisibile. Per questo motivo lo scrittore Pier Paolo Pasolini, ucciso ufficialmente in una assurda lite tra froci, sarebbe rimasto vittima di un agguato studiato a tavolino.

Come si legano i tre delitti? Un filo nero come il petrolio avvolge la fine di Mattei, De Mauro e Pasolini.

E’ quanto afferma, nella sua complessa inchiesta giudiziaria sulla fine di Mattei, il pm Vincenzo Calia, costretto dopo nove anni di indagini a concludere il fascicolo con una richiesta di rinvio a giudizio per non aver raccolto prove sufficienti a inchiodare i colpevoli alle loro responsabilità“.

E’ una inchiesta che mette in evidenza il meccanismo più volte sottolineato in precedenti articoli di questo blog. Un meccanismo fatto di:

– servizi segreti
– false informazioni date per depistare le indagini
– testimoni non ascoltati, o morti
– indagini non eseguite
– fascicoli spariti, ecc …

Lo stesso schema, lo stesso identico meccanismo, che si attiva ogni qual volta una strage, o un omicidio, devono restare impuniti.

Il meccanismo si mette in moto spesso ancor prima che la vittima predestinata venga uccisa. Un meccanismo che, attraverso la calunnia la diffamazione, porta all’isolamento che precede l’esecuzione. Infatti, Mattei (come Moro, Falcone, Biagi e tanti altri) continuamente minacciato, venne deriso quando palesò tali avvertimenti e nei suoi confronti partì una violenta campagna stampa che lo accusava di essersi minacciato da solo per guadagnare appoggi, simpatie e favori.
Strage di Stato.

Mattei morirà il 27 ottobre 1962 a Bascapè per l’esplosione in volo del suo aereo insieme al pilota Irnerio Bertuzzi e al giornalista statunitense William Mc Hale. Il disastro verrà frettolosamente archiviato come incidente (e qui la mente non può non correre ad Argo 16, Ustica, Moby Prince, ecc..).

Ci vorranno 30 anni perché si arrivi a parlare di attentato. Perché?

Il pm Calia lo scrive a chiare lettere:

E’ facile arguire che tale imponente attività, protrattasi nel tempo, prima per la preparazione e l’esecuzione del delitto e poi per disinformare e depistare, non può essere ascritta – per la sua stessa complessità, ampiezza e durata – esclusivamente a gruppi criminali, economici, italiani o stranieri, a Sette (…o singole…) sorelle o servizi segreti di altri Paesi, se non con l’appoggio e la fattiva collaborazione – cosciente, continuata e volontaria – di persone e strutture profondamente radicate nelle nostre istituzioni e nello stesso ente petrolifero di Stato, che hanno eseguito ordini o consigli, deliberato autonomamente o col consenso e il sostegno di interesse coincidenti, ma che , comunque, da quel delitto hanno conseguito diretti vantaggi“.
 
Omicidio di Stato

Negli anni a seguire altre persone moriranno, tutte perché rischiavano di far scoprire il delitto. Tra queste il giornalista Mauro De Mauro e Pierpaolo Pasolini.

Entrambi avevano cercato, e capito, la verità su quella strage. Entrambi erano pronti a divulgarla. Entrambi vengono uccisi.

Ma il libro evidenzia anche un dato in più, ovvero “l’ambiguo” ruolo svolto da alcuni ufficiali dell’Arma dei Carabinieri.

Dopo l’omicidio di Mauro De Mauro, Graziano Verzotto, senatore DC accrediterà, quale movente dell’omicidio del giornalista, la pista del traffico di droga salvo, 20 anni dopo, dire al pm Calia:

Ammetto di aver depistato, su suggerimento dei carabinieri“.

Ma nel libro si legge anche altro riguardo le attività svolte da alcuni carabinieri in quegli anni.

Stupro di Stato

Nel marzo 1973 Franca Rame è vittima di uno stupro.

La sentenza di rinvio a giudizio del giudice Guido Salvini sull’eversione nera sosterrà poi che la violenza a Franca Rame, se non ordinata, fu suggerita, da ufficiali dei Carabinieri della divisione Pastrengo….E’ la strategia della tensione. Il lavoro “sporco” dello Stato.

Gli uomini dello Stato

Ma ciò che più allarma è quanto viene riportato a pg. 150 del libro “Profondo Nero”, in cui si legge:

“Fin dal primo momento, infatti, l’Arma gira al largo dal delitto Mattei. Quando Elda De Mauro, dieci giorni dopo il sequestro, ne chiede conto all’allora colonnello Carlo Alberto Dalla Chiesa, che comanda il reparto operativo dei Carabinieri di Palermo, l’ufficiale risponde secco: “Signora non insista. Se fosse vero, sarebbe un delitto di Stato, e io non vado contro lo Stato“.

E’ un delitto di Stato? Non vai contro lo Stato?

Ma cosa è lo Stato?

Lo Stato è il rappresentante del popolo, e agisce per conto del popolo e nel nome del popolo.

NOI deleghiamo tutte le funzioni allo Stato tramite lo strumento costituzionale dell’elezione, e queste devono essere esercitate solo ed esclusivamente nell’interesse del popolo.

Il popolo non ha mai autorizzato lo Stato a commettere stragi, omicidi e stupri

Se qualche (è un eufemismo) rappresentante del popolo ha ordinato (e ordina) attentati, omicidi e stupri non lo fa certo in nome del popolo italiano, né tanto meno, nel suo interesse.

Cosa significa, dunque, “delitto di Stato”? E’ un assurdo.
Ma ancora più assurdo è che un militare, davanti ad una ipotesi investigativa che riguarda soggetti istituzionali, non faccia il proprio dovere e giustifichi tale omissione (ovvero reato) con la motivazione: “non vado contro lo Stato“!

Però, forse, questa frase spiega il perché in Italia tante stragi e tanti omicidi siano rimasti senza colpevole (se non, in alcuni casi, qualche piccolo esecutore), ne ricordiamo qualcuno, senza pretesa di completezza (tralasciando i “suicidati” e i morti in incidenti perché altrimenti ci vorrebbe una enciclopedia.)

Omicidio Mattei
Strage di Piazza Fontana
Omicidio Mauro De Mauro
Strage di Gioia Tauro
Omicidio Feltrinelli
Strage di Peteano
Strage alla questura di Milano
Strage di Piazza della Loggia
Strage dell’Italicus
Omicidio Pasolini
Strage di Via Fani e omicidio Moro
Omicidio Pecorelli
Strage di Ustica
Strage di Bologna
Omicidio Italo Toni e Graziella De Palo
Omicidio Roberto Calvi
Strage del rapido 904
Strage di Pizzolungo
Omicidio Mauro Rostagno
Attentato dell’Addaura
Strage del Moby Prince
Strage di Capaci
strage di via d’Amelio
Omicidio Ilaria Alpi
 
Se così stanno le cose, se le forze dell’ordine non ritiengono di dovere la propria fedeltà al popolo ma al buracrate di turno, anche se mafioso, delinquente o assassino, è la gente onesta, e che vuole rimanere onesta, che, probabilmente, deve tremare.

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