Shock culturali.

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Fonte: http://mercatoliberonews.blogspot.com/

Un giro sulle TV svizzere e sulla CNN ti fa riflettere su quanto di culturale ci sia in questa crisi finanziaria. Il piu’ evidente tra gli shock culturali e’ quello svizzero, di quello americano vedremo tracce piu’ avanti, dopo il G8.

Gli svizzeri hanno sempre coltivato un’immagine della svizzera come la “repubblica di Calvino”,cioe’ di un posto ove lo zelante rispetto delle regole e il reciproco controllo sociale facevano si’ che tutti fossero onesti, ovvero seguissero le regole, ovvero fossero onesti.

Il fatto che le loro banche praticassero uno stretto segreto era abilmente camuffato alla coscienza dicendo che , dopotutto, le banche svizzere cooperavano, a patto che la polizia invii una richiesta di rogatoria correlata di prove. Il che e’ un assurdo, perche’ si cercano i conti in banca proprio allo scopo di trovare le prove: di fatto, questo bloccava la stragrande maggioranza delle indagini.

Ma i media svizzeri sono (come quasi tutto il resto dell’economia elvetica) nelle mani delle potentissime banche locali. Cosi’, giornali che ogni anno pubblicano reclame di banche per decine di milioni di franchi svizzeri non avevano il coraggio di parlare del contrario, di come la svizzera fosse di fatto una off-shore, favorendo ogni tipo di traffici illeciti . Il cittadino svizzero voleva (e vuole) coltivare l’immagine della svizzera onesta terra di onesti e ordinati perfettissimi cittadini.

Ne’ la tendenza si e’ invertita: in seguito al G20, per dire, quando la svizzera e’ stata messa nella greylist (che significa che non sei propriamente un malfattore ma neanche un onesto) la TV in tedesco ha spiegato la cosa ai cittadini dicendo che “la svizzera non e’ nella blacklist”. Punto.

Tuttavia, il crollo di UBS e il suo cedere di schianto alle richieste americane , unita alla proposizione del G20 che si concretizzera’ in misure punitive al G8, fa si’ che vi siano stati alcuni dibattiti su questi problemi. Ne ho seguito uno in TV, e devo dire che mi sono divertito.

Sia i giornalisti che i presentatori che il pubblico (chiamato a far domande ai banchieri) erano evidentemente in imbarazzo ad ammettere un concetto per loro nuovissimo: che la Svizzera non sia un luogo onesto di onesti (e semmai i delinquenti sono fuori ed usano le oneste banche svizzere come rifugio) ma una off-shore tollerante ,quando non complice, rispetto alle pratiche piu’ disoneste.

Si notava una certa differenza tra i giornalisti (piu’ cosmopoliti) che probabilmente conoscevano il problema ANCHE dal punto di vista d’oltreconfine,e il pubblico che continuava a fare domande partendo dall’idea che la Svizzera non sia mai stata altro che il luogo della perfezione e dell’onesta’ assoluta , e quindi un certo numero di crimini (limitato) sarebbe stato commesso. Se i banchieri intervistati erano almeno preparati a rispondere alle domande (avevano evidentemente un’apologetica gia’ preparata) i signori del pubblico facevano fatica a fare domande ficcanti, in quanto non riuscivano (per limiti culturali) a concepire una domanda che partisse dall’idea che la Svizzera (come sistema) fosse compiacente e spesso complice di malfattori , mafiosi ed evasori.

Essi non avevano alcuna difficolta’ a pensare che qualche criminale si fosse riparato dietro le banche svizzere,anzi: l’onesta’ degli svizzeri poteva anche renderli indifesi di fronte a questi astuti malfattori. I momenti di grande imbarazzo c’erano quando il pubblico non riusciva a digerire i dati di MILIONI di conti correnti cifrati usati per le peggiori pratiche criminali. Il pubblico non riusciva a concepire una Svizzera che fosse altro che il paese degli orologi e delle casette a cucu’. Mentre in italia (o in qualsiasi altro paese, come accade agli USA) avremmo avuto un pubblico inviperito ed inferocito, li’ ho visto un pubblico confuso e spaesato, incapace di concepire la Svizzera come il paese che e’ emerso essere , forzatamente.(1)

Un altro shock culturale sta per avvenire negli USA. Gli americani sono indottrinati da decenni di “American Way is the only Way”, e per questa ragione non riescono a concepire nulla che non sia giusto come il proprio stile di vita. Percepire che esso sia stato sbagliato e causa della crisi e’ una cosa che non accettano: per loro il disastro non e’ venuto da milioni e milioni di americani che vivevano di debiti, ma dalle banche che hanno fatto “qualcosa” (che il cittadino medio non capisce bene) e che li ha rovinati.

La stampa USA sta bombardando gli americani (2) con una definizione che ha dell’incredibile “the path to recovery”, il percorso per tornare come prima. All’americano non passa neanche per la mente che “come prima” abbia causato il disastro.

Essi si comportano come qualcuno che stia aspettando un autobus che passa in ritardo. Il credito avuto solo perche’ proprietari di casa, il valore delle case in perenne aumento, erano vissuti come una normalita’ interrotta dalla crisi, normalita’ che tornera’ a patto di lavorare verso il “recovery”. Per tornare come prima.

Cosi’, gli americani sono tutti in attesa, ad una fermata del bus, aspettando che il bus in ritardo (il nuovo mutuo, la nuova VISA, il nuovo prestito, la nuova casa) arrivino , in ritardo (per via di questo episodio) ma alla fine arrivera’.

Sul piano culturale, essi non possono comprendere che sia stato il loro stile di vita a produrre il disastro. Lo stesso Obama continua a parlare di investimenti, di ridurre gli stipendi ai manager, eccetera, ma non sta indicando agli americani uno stile di vita alternativo, che faccia meno uso del credito e degli strumenti finanziari. Cosi’ i pensionati aspettano che i loro 401k tornino a valere 401k , convinti del fatto che non ci sia nulla di sbagliato a legare i redditi 20% della popolazione ad un indice di borsa: ha sempre funzionato. Adesso si e’ inceppato, ma tornera’ come prima.

La loro stampa (come le parti piu’ compiacenti della nostra) sta tacendo loro il fatto che stiano fallendo una dozzina di piccole banche locali al mese: la crisi negli USA si sta propagando verso il basso, verso l’economia legale. Certo sono banche piccole, sulla scala americana, ma su quella italiana e’ come se fallissero 12-13 montepaschi al mese.Trend che sta continuando e si sta propagando a catena.

Il G20 ha approvato l’idea di poter legiferare contro l’abuso di rischio dei mercati, e di prendere delle misure di controllo. Se al G8 si vedra’ qualcosa (e a questo punto ne va della credibilita’ americana e della salute delle piccole banche, che si veda qualcosa) , con ogni probabilita’ la cartolarizzazione di titoli a rischio verra’ regolata diversamente, se non per le merchant bank almeno per le banche di sportello.

Cosi’, una brutta notizia aspetta gli americani che aspettano il bus del credito sul “path to recovery”: che non passera’ piu’ alcun bus. Che le banche non faranno piu’ credito come prima. Che non avranno piu’ il prestito per far studiare i figli in cambio di (ipotetici) rientri quando il rampollo lavorera’. Che non avranno piu’ il prestito per rifarsi le tette.

Tutto questo gli americani non lo sanno ancora. Stanno stringendo i denti e tirando la cinghia aspettando il “recovery”,quando le cose torneranno come prima.

Peccato che le cose non possano tornare come prima, nemmeno se le grandi banche continuassero a speculare sul forex(3): si tratta di meccanismi che hanno un giocatore imprevisto, ovvero le banche centrali, e prima o poi la fiera finira’.

Un grosso shock culturale aspetta gli USA.

Nessuno li sta avvisando. Neppure il piu’ audace dei giornali di opposizione radicale ha il coraggio di dire agli americani la verita’: non ci sara’ alcun recovery. Lo stile di vita di prima non tornera’. Non avranno piu’ credito cosi’ facilmente. Mai piu’.

E specialmente: e’ stato il loro stile di vita a causare il disastro. Proprio l’ “American way”. Gia’.

Ma dopo decenni di bombardamento e di propaganda, dopo decenni a celebrarlo, non possono capire una cosa simile, non possono capire che fosse sbagliato.

Uriel

(1) I media e le banche hanno dovuto ammettere le difficolta’, visto che il PIL svizzero non basta a coprire i danni subiti dalle banche.

(2) In teoria la stampa democratica dovrebbe proporre sia voci a favore che voci contrarie. Dall’ 11 settembre in poi, una spaventosa sindrome di Abilene sta colpendo la stampa USA, e i giornali si comportano come domini magnetici orientati: tutti rivolti autonomamente dalla stessa parte.

(3) Con le grandi banche centrali che annunciano i rialzi con mesi d’anticipo e’ come sparare ad un pesce nel barile.

Cargo Cult Tamponamento di civilta’

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