Osteoporosi: oltre i bifosfonati

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Fonte: http://www.dottorperuginibilli.it/index.php?option=com_content&task=view&id=243&Itemid=123

Secondo gli esperti dell’autorevole rivista British Medical Journal, recenti pubblicazioni scientifiche riguardanti i bifosfonati (alendronato, ibandronato, risedronato, e zoledronato) hanno oltremodo esagerato gli effetti benefici di questi farmaci sulla prevenzione dell’osteoporosi e al contempo hanno minimizzati i loro possibili effetti tossici, incoraggiando così milioni di donne a sottoporsi a queste terapie. Gli autori dell’articolo sono convinti che si tratti di un classico caso in cui un fattore di rischio, che in questo caso è l’osteopenia (la rarefazione dell’osso) o “pre-osteoporosi” che normalmente si accompagna alla post menopausa, viene trasformato in una vera e propria malattia da curare a tutti costi, con ovvi e lauti guadagni per i produttori di farmaci. Inoltre, gli esperti della rivista inglese sottolineano come le pubblicazioni scientifiche che hanno preso in considerazione tutti i lavori sui bifosofonati siano state finanziate dalle aziende che li producono e che in tre casi su quattro ad analizzare i lavori c’erano i dipendenti delle stesse aziende (1)
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Tra i principali effetti collaterali di questi farmaci ci sono l’ormai tristemente famosa necrosi della mandibola e i severi e spesso debilitanti dolori muscolo-schelettrici, che possono comparire dopo settimane, mesi o anche anni. In alcuni pazienti, la risoluzione di questi dolori è stata lenta e incompleta anche dopo la sospensione dei farmaci. Inoltre non esistono al momento dati precisi sugli effetti collaterali che un loro uso prolungato può causare.

Come fare, allora, per prevenire l’osteoporosi ?
L’osteoporosi è una condizione che dovrebbe essere trattata attraverso un approccio olistico, che tenga in considerazione sia l’aspetto farmacologico sia non farmacologico.

Attività fisica – E’ la chiave di volta nella prevenzione e nella gestione dell’osteoporosi. Verso i 30 anni il nostro patrimonio osseo raggiunge il suo massimo. Dopo questa data i processi distruttivi superano quelli costruttivi e inesorabilmente la nostra ossatura tende progressivamente ad indebolirsi. Tutto quello che facciamo nei primi decenni della nostra vita, in termini alimentari o di stile di vita, è molto importante per garantirci un buon patrimonio osseo per il futuro. La sedentarietà è un fattore negativo determinante e va combattuta fin da giovani, mentre una buona attitudine agli sport andrebbe mantenuta durante tutta la vita. Anche se siamo anziani e non siamo mai stati degli sportivi, un programma di attività fisica risulta estremamente benefica per l’osteoporosi, come dimostrano diversi studi. Infatti, aumenta la forza muscolare, la scioltezza articolare, l’equilibrio e quindi riduce il rischio di cadute accidentali. Inoltre, incide direttamente sul grado di densità minerale ossea. Non trascurabile sono anche altri effetti positivi, come la perdita di peso (l’obesità è associata ad un maggiore rischio di cadute accidentali) e il miglioramento dell’umore depresso e delle capacità cognitive. Non tutte le attività fisiche vanno bene. L’osso per essere robusto deve essere sollecitato da adeguate forze che su di esso si imprimono, stimolando gli osteoblasti a formare nuovo tessuto. Non per niente, dopo una prolungata permanenza in un ambiente privo di gravità, gli astronauti tornato con le ossa rarefatte e indebolite. Vanno bene la camminata, l’escursionismo, la corsa, il salire e lo scendere le scale, il ballare, il pedalare e la ginnastica aerobica. La stessa cosa non si può dire del nuoto (2).

Il calcio e il mito del latte – La teoria secondo la quale “tanto calcio = ossa forti” fa acqua da tutte le parti. Nessuno ha mai prevenuto e curato efficacemente l’osteoporosi con il solo calcio. Il fatto che la scienza medica abbia concentrato le sue attenzioni unicamente sul calcio ha poi portato ad un altro mito, quello dei latticini. Essendo questi naturalmente ricchi di calcio, l’equazione è stata semplice: “Bevete tanto latte e mangiate tanto formaggio se volete avere delle ossa robuste”. Ma anche questa teoria e tutt’altro che confermata dalla realtà dei fatti. Diversi studi non mostrano questa relazione. Due importanti studi condotti uno sugli uomini e uno sulle donne hanno evidenziato che le persone che bevevano meno di un bicchiere di latte alla settimana non presentavano un maggior rischio di frattura di coloro che ne bevevano due o più a settimana e che le donne che consumavano più latticini avevano un più alto rischio di frattura al femore (3,4). Altri studi hanno mostrato simili risultati. Inoltre, nei Paesi dove si beve molto latte c’è più osteoporosi. In Asia dove il consumo di latticini è decisamente minore, l’osteoporosi colpisce di meno. In Italia si beve molto latte, ma l’incidenza dell’osteoporosi è alta (5).

L’uomo è stato cacciatore e raccoglitore per oltre 100.000 anni. Per tutto questo periodo non ha mai bevuto latte, né mangiato formaggio ed è sopravvissuto lo stesso. Anzi, pare che gli uomini paleolitici avessero un’ossatura forte e robusta che questa abbia iniziato a deteriorarsi con il Neolitico, cioè con l’inizio dell’agricoltura (cereali, legumi, ecc.) e la pastorizia (latte e formaggi). Stando ai reperti archeologici, neanche il più sano di noi moderni occidentali eguaglia la densità ossea di un paleolitico (6).

Fino al Dopoguerra la dose giornaliera raccomandata (RDA) di calcio negli USA era 400 mg. Subito dopo, sotto le spinte di un solerte medico di nome Sherman, che riceveva lauti compensi dalle associazioni americane di produttori di latte, la RDA fu portata a 1.200 mg per i ragazzi e 800 mg per gli adulti. Attualmente, la RDA si aggira sui 1000-1500 mg. Secondo alcuni esperti, le RDA attuali sono esagerate e dannose. Le dosi sufficienti si aggirerebbero sui 600 mg, ampiamente coperte da una corretta dieta.

Dovremmo liberarci dal “mito del latte”. Per quanto riguarda il benessere delle nostra ossa, i latticini dovrebbero essere considerati come altri validi alimenti e non avere il posto d’onore che si sono guadagnati solo a suon di propaganda. Inoltre, l’assunzione adeguata di calcio è inutile se non è accompagnata all’attività fisica. Le ricerche mostrano che tra i popoli che consumano molto calcio e fanno una vita più sedentaria l’osteoporosi galoppa!

Non solo calcio, allora! -Calcio e magnesio sono i due minerali più rappresentati nelle cellule della gran parte degli esseri viventi. Il corpo umano contiene quasi 1,4 kg di calcio e una quota decisamente inferiore di magnesio.
Secondo alcuni ricercatori, la dieta del cacciatore-raccoglitore, con cui ci siamo evoluti per oltre centomila anni, era ricca di magnesio e povera di calcio. I vegetali hanno un rapporto magnesio-calcio che può variare da 7:1 a 14:1, mentre quello della selvaggina è circa 3:1. Attualmente gli animali di allevamento ne hanno uno di 1:2, mentre tutta la pletora di prodotti derivati del latte con cui ci ingozziamo hanno dieci volte più calcio rispetto al magnesio. I nostri antenati si sono evoluti in un ambiente a “basso impatto” di calcio e ricco invece di magnesio. L’uomo quindi può adattarsi bene a livelli relativamente bassi di calcio, aumentando l’assorbimento intestinale di questo minerale e riducendone l’escrezione renale. Nessun meccanismo simile esiste per il magnesio e questo, appunto, suggerisce l’idea che nel passato il magnesio fosse abbondante. Un eccesso di calcio sarebbe quindi una delle cause di deterioramento delle nostre ossa e non il contrario (7).

Questa ipotesi va a braccetto con quel del Dr TR Klompmaker (8) che afferma che troppo calcio, alla lunga, accelera l’invecchiamento delle ossa, cioè porta all’osteoporosi.
Come ho detto, il calcio è molto più abbondante del magnesio nel nostro organismo, ma il magnesio attiva almeno 300 differenti enzimi metabolici che fanno funzionare tutte le cellule degli organi e tessuti. Tra l’altro, il magnesio controlla anche gli ormoni che fanno depositare il calcio sulle ossa. Se consumiamo troppo calcio, questo impedisce l’assorbimento del poco magnesio presente nella nostra alimentazione (i due sono antagonisti) e di conseguenza la costruzione di un sano tessuto osseo è compromessa.

A livello intracellulare, per altro, il magnesio è più abbondante del calcio. Questa supremazia serve proprio a tenere sotto controllo il calcio, il cui eccesso ucciderebbe la cellula stessa. Il magnesio, quindi, protegge la cellula e interviene anche nei processi energetici mitocondriali. Uno scarso livello energetico dovuto ad una carenza di magnesio non permette alla cellula di sbarazzarsi di un eccesso di calcio e questo porta ad una ridotta funzionalità cellulare con indurimento dei tessuti. E’ verosimile che un eccesso di calcio nella dieta non solo non sia utile per le ossa, ma alla fine “indurisca” i tessuti molli, come per esempio i vasi arteriosi (aterosclerosi).

Ma non voglio riproporre la solita visione della scienza medica che riduce le carenze, e quindi le terapie, a pochi elementi. La salute delle ossa, e in generale del nostro corpo, non dipende solo dal rapporto magnesio-calcio. Intervengono altri minerali, spesso minori e trascurati, come zinco, fosforo, rame, boro, silice, fluoro, manganese, molibdeno, stronzio che operano insieme al magnesio e al calcio.

Purtroppo, la gran parte dei terreni agricoli sfruttati in modo becero da oltre 50 anni, da un’ agricoltura aggressiva e velenosa, è ormai impoverita, se non addirittura totalmente priva, di questi elementi traccia e di conseguenza lo sono anche i nostri cibi moderni. Altro che carenza di calcio!

Integratori minerali – Personalmente, credo che dobbiamo sforzarci ad assumere quello di cui abbiamo bisogno dall’alimentazione e obbligare l’agricoltura e la zootecnia a cambiare rotta e restituirci dei veri alimenti. Diversi studi hanno mostrato l’innegabile superiorità in termini di nutrienti e fattori protettivi dei prodotti biologici. Ma vediamo lo stesso alcuni possibili integratori:

Boro – è un minerale traccia che fino ad oggi è stato praticamente ignorato dalla comunità scientifica. Eppure si sa che è necessario per la funzione di alcuni processi fisiologici e si sospetta che possa essere d’aiuto nella prevenzione dell’osteoporosi post-menopausica. Agisce in due modi: facilita l’assorbimento di magnesio e vitamina D e stimola il corpo a produrre più estrogeno. Uno studio ha mostrato che l’assunzione di 3mg di boro da parte di donne in menopausa aumentava i livelli di 17-betaestradiolo, la forma più attiva di estrogeno. Bassi livelli di boro sono invece associati ad un aumento del rischio di aterosclerosi e declino cognitivo. Comunque, ulteriori studi sono necessari per stabilire la reale efficacia del boro nell’osteoporosi e il preciso dosaggio per un’eventuale terapia. Alte concentrazioni di questo elemento traccia si trovano nelle frutta (pere, mele, uva, datteri, uvetta, pesce, ecc.), nei legumi, nei frutti oleosi (mandorle, nocciole, ecc.), nei funghi e nel miele. La tipica dieta Occidentale contiene metà del boro richiesto dal nostro corpo. Il dosaggio giornaliero suggerito è di 3-4 mg (9).

Silicio – è stato stabilito che il silicio è necessario per la formazione e il mantenimento della pelle, capelli, tendini, vasi e tutto l’apparato osteo-articolare. Alcuni studi degli anni ’70 hanno mostrato come l’integrazione di silicio possa favorire la crescita di ossa e cartilagini. Il silicio è utile nella ricalcificazione delle ossa. Una carenza di silicio provoca una carenza di calcio. Può essere quindi utile nella cura dell’osteoporosi. Il migliore e biodisponibile è quello “elaborato” e “vivificato” dalle piante. Il silicio puramente minerale è inutile. Il silicio si trova nei cibi integri. Da un punto di vista alimentare, le migliori fonti sono: asparagi, cavoli, cetrioli, tarassaco, lattuga, pastinaca, rapanelli, semi di mostarda, olive, cipolle, riso e orzo integrali. La nostra pianta medicinale più ricca di silicio è l’equiseto, che ne contiene il 10% (acido monosilicico, una forma facilmente utilizzabile dal nostro organismo). La dose di silicio suggerita per la prevenzione dell’osteoporosi varia da 25mg a 50 mg al giorno.

Stronzio – in alcuni studi condotti sugli animali si è visto che questo elemento traccia stimolava la crescita delle ossa, ma non aveva un effetto apprezzabile sul processo di riassorbimento (distruzione). In uno studio condotto sull’uomo, lo stronzio è stato in grado di ridurre in modo significativo il dolore e unitamente agli ormoni influiva sulla densità ossea. Assumere questo elemento traccia potenzia l’effetto del calcio. Numerosi studi indicano che rallenta l’invecchiamento delle ossa. Nel 2004 uno studio (doppio cieco versus placebo), apparso sul New England Journal of Medicine ha mostrato che una combinazione di stronzio (strontium ranelate), calcio e vitamina D aumentava la densità ossea dal 9 al 15%, in 3 anni. Altri studi sono giunti a simili conclusioni. Lo stronzio in eccesso può essere tossico e la dose terapeutica, non ancora stabilita con precisione, deve essere valutata con il proprio medico.

Zinco – è essenziale per la formazione delle ossa e una sua carenza può influenzare la progressione dell’osteoporosi. Infatti, i livelli ossei e del sangue di questo minerale sono stati trovati bassi nei soggetti anziani. L’integrazione di zinco solfato potenzia la vitamina D (10). Il dosaggio raccomandato varia da 15mg a 40 mg al giorno.

Rame – gioca un ruolo importante nel metabolismo delle ossa. Modula la differenziazione e la proliferazione dei precursori degli osteoblasti, le cellule che costruiscono il tessuto osseo. Donne che hanno assunto integratori di rame hanno mostrato un aumento delle densità ossea. Una carenza di rame provoca osteoporosi negli animali da laboratorio. Il dosaggio va attentamente valutato con il medico.

Fosforo – regola la formazione delle ossa, ne inibisce il riassorbimento e regola il metabolismo del calcio. Sebbene non ci siano studi specifici sugli effetti sull’integrazione del fosforo sulla densità ossea è bene mantenere, sia a livello alimentare sia terapeutico un rapporto calcio-fosforo corretto. Alcuni ricercatori raccomandano un rapporto di calcio-fosforo (Ca:P) di 1,33:1, che ha dimostrato, in uno studio su donne, di aumentare la densità minerale ossea. Altri ne raccomandano uno di 2:1. Sembra che l’abuso di soft drinks, ricchi di fosforo sbilanci questo rapporto. Per altro, il consumo di queste bevande è stato associato nei giovani ad una maggiore predisposizione alle fratture (11).

Potassio – di cui è ricca la frutta e la verdura, ha dimostrato in diversi studi di contribuire alla prevenzione e alla cura dell’osteoporosi, riducendo la perdita di minerali e calcio dalle ossa. Molte delle donne in menopausa sono carenti o non assumono adeguate quantità di potassio con l’alimentazione. Per quanto riguarda gli integratori, particolarmente utile sembra sia il Potassio citrato, ma anche i multichelati vanno bene. Il dosaggio varia da 1 a più compresse da 99 mg (1 cpr = circa 39 mg di potassio).

Vitamina K – è stato dimostrato che nella donna in menopausa i livelli di questa sono troppo bassi. Per ulteriori informazioni si legga il mio articolo “L’osteoporosi si previene anche con la vitamina K”.

Vitamina D – è decisamente importante nell’osteoporosi. Promuove l’assorbimento del calcio. Viene prodotta dalla pelle dopo l’esposizione alla luce solare o alla luce ultravioletta. Secondo diversi esperti, la vitamina D prodotta dal nostro organismo è più che sufficiente e un’eventuale integrazione non sarebbe necessaria. Altri, invece, affermano che l’uomo moderno, soprattutto l’anziano, si espone meno al sole perché vive di più al chiuso e quindi un’integrazione sarebbe opportuna. C’è chi dice anche che una carenza di vitamina D sia associata all’uso dei filtri solari, oggi molto in voga, che impedirebbero appunto un’adeguata formazione di questa vitamina. La vitamina D è presente soprattutto in alcuni alimenti animali, come ad esempio alcuni pesci (Histrio histrio, merluzzo, salmone, aringa, sardine, ecc.), uova di anatra, uova di gallina, fegato di maiale, ecc. Un buon integratore è l’olio di fegato di merluzzo (1 cucchiaio = 1.200 UI).

Altre vitamine che possono essere usate come integratori, ma che sarebbe sempre meglio assumere con un’alimentazione più “viva” e “vera”, sono la C, la E e le B (soprattutto la B6 e B12). I bioflavonoidi (rutina, quercetina, esperidina ed eriodictolo), presenti in particolare nelle cipolle, peperoni, aglio, ribes, mirtilli, lamponi, grano saraceno e tè verde, sono in grado di stimolare le proteine morfogenetiche che aumentano la formazione delle ossa stesse. Anche il Q10 (ubichinone) ha mostrato promettenti effetti sull’osteoporosi.

Omega-3 – non tutti gli studi hanno dimostrato l’utilità di questi acidi grassi. Il più attendibile sembra uno studio svedese che ha evidenziato una relazione positiva tra concentrazioni di omega-3 nel sangue degli uomini e densità ossea (13). Come faccio sempre notare, il problema di oggi giorno non è in una eventuale carenza di omega-3, ma in un eccesso di omega-6 (oli vegetali) (14).

Prebiotici – recenti ricerche hanno messo in evidenza che la somministrazione di prebiotici durante la fase di crescita ossea (adolescenza) può essere di grande aiuto, considerando che è proprio a questa età che costruiamo quel patrimonio osseo che condizionerà la tenuta del nostro scheletro quando saremo anziani. I prebiotici, e in particolare l’inulina, aiutano l’assorbimento intestinale del calcio e di altri numerosi microelementi. In uno studio, gli adolescenti che avevano assunto l’inulina per un anno presentavano delle ossa molto più mineralizzate degli altri coetanei (15).

Fitoterapia – Il mondo delle piante medicinali può essere di grande aiuto. Per questioni di spazio non posso descrivere tutte quelle utili per la prevenzione e la cura dell’osteoporosi. Le principali, molte delle quali sono state anche studiate scientificamente, sebbene ancora in modo insufficiente, sono elencate nella Tabella 1. Molte delle piante citate basano il loro effetto protettivo a livello osseo tramite un meccanismo simil-ormonale. Per questo, la loro somministrazione andrebbe attentamente valutata.

In ayurveda, oltre alla fitoterapia, vengono usate le polveri di perla, di guscio della conchiglia, di corallo e altri tipi di basma minerali. Ai composti di erbe e minerali, viene spesso associata Tinospora cordifolia, una pianta rampicante che ha la funzione di armonizzare il metabolismo, pulisce i canali (srotas) di comunicazione tra i tessuti, facilitando così il passaggio e il nutrimento dei minerali che circolano.

Nome Azione
Alfa-Alfa (Medicago sativa) Ormonale
Agno casto (Vitex agnus castus) Ormonale
Angelica cinese (Angelica sinensis) Ormonale ?
Cimicifuga (Actea racemosa) Ormonale
Epimedio (Epimedium brevicorum) Ormonale
Equiseto Equisetum arvensis Remineralizzante
Fieno greco (Trigonella foenum-graecum) Ormonale
Ginseng (Panax ginseng) Ormonale
Kelp (Fucus vescicolosus) Remineralizzante
Luppolo (Humulus luppolo) Ormonale
Maca (Lepidium meyenii ) Ormonale
Ortica (Urtica dioica) Remineralizzante
Pueraria (Pueraria miristica) Ormonale
Salvia (Salvia officinalis) Ormonale
Semi di cartamo (Carthamus tinctorius) Ormonale
Shatavari (Asparagus racemosus) Ormonale
Tè verde e nero (Camelia sinensis) Ormonale ?
Trifoglio dei prati (Trifolium pratensis) Ormonale
Tabella 1 – Piante medicinali per l’osteoporosi.

Proteine e osteoporosi
Alcuni affermano che mangiare carne e alimenti proteici accelera l’osteoporosi. In sintesi questo avverrebbe perché le proteine acidificano i tessuti e il corpo per tamponare l’acidità consuma i minerali delle ossa, impoverendole. Molti accettano questa tesi come una verità indiscussa. Tuttavia, la cosa non è così scontata. Gli studi a sostegno spesso sono stati fatti con isolati proteici, mentre usando la carne vera e propria i risultati cambiano, come dimostrano gli studi della Dr.ssa Herta Spencer (16, 17). Altri studi mostrano che la perdita di tessuto osseo si verifica se alla dieta proteica manca un adeguato e contemporaneo apporto minerali e calcio. Altri ancora non confermano per niente la relazione dieta proteica-osteoporosi. Comunque, sembra che questo fenomeno di perdita ossea con diete proteiche si manifesti le prime settimane, poi il corpo riesce a compensare e trovare un equilibrio (18,19).

Credere che le ossa siano fatte solo di minerali e calcio è un errore. Le proteine sono fondamentali. Un buon apporto di proteine nobili fa ossa buone, non c’è dubbio. Gli scheletri dei nativi nordamericani del periodo precolombiano non mostrano segni di osteoporosi, eppure questi popoli basavano la loro alimentazione soprattutto sulla selvaggina. Anche i reperti archeologici mostrano che le ossa degli uomini paleolitici (largamente consumatori di carne) erano più robuste e meno malate di quelle degli uomini del neolitico (meno carne, più cereali e legumi).

Una dieta ricca di proteine irrobustisce le ossa degli anziani, come dimostrano alcuni studi (20).

Anche i grassi animali, accusati negli ultimi decenni delle peggiori nefandezze, sono molto salutari per l’osteoporosi. Apportano vitamine liposolubili, come la D, E, K, A, tutte egualmente importanti per la costruzione di ossa forti. Consumare latte, yogurt e formaggi “magri” è davvero insensato e dannoso per la salute, anche perché il calcio va con il grasso.

Credo che un’alimentazione corretta per l’osteoporosi debba basarsi su alimenti nutrient-dense, cioè per loro natura ricchi di nutrienti, come i prodotti di derivazione animale, purché non “sgrassati”, come carni, pesce, uova, burro, latte e latticini, senza esaltare la funzione immeritata di questi ultimi. Nella dieta devono essere presenti anche frutta e verdura e cereali interi e un po’ di legumi. Vi ricordo che il consumo ossessivo di cereali integrali e l’aggiunta “modaiola” di fibre, tipo all bran è dannoso e impedisce l’assimilazione di minerali e vitamine a livello intestinale.

Bibliografia

1) Value Of Drugs For Pre-osteoporosis Exaggerated, Experts Warn, ScienceDaily (Jan. 20, 2008) www.sciencedaily.com/releases/2008/01/080118093608.htm)

2) Julie T. Lin, MD Joseph M. Lane, MD Nonpharmacologic Management of Osteoporosis to Minimize Fracture Risk. Nat Clin Pract Rheumatol 4(1):20-25, 2008.)

3) Owusu W, Willett WC, Feskanich D, Ascherio A, Spiegelman D, Colditz GA. Calcium intake and the incidence of forearm and hip fractures among men. J Nutr 1997; 127:1782-7.

4) Feskanich D, Willett WC, Stampfer MJ, Colditz GA. Milk, dietary calcium, and bone fractures in women: a 12-year prospective study. Am J Public Health 1997; 87:992-7.

5) Guglielmi G, et al, Age-related changes assessed by peripheral QCT in healthy Italian women. Eur Radiol 2000;10(4):609-14. , del Puente A, et al, Epidemiology of osteoporosis in women in southern Italy. Aging (Milano) 1998 Feb; 10 (1) :53-8.).

6) www.beyondveg.com

7) Quesnell WR Minerals. The essential link to health. Skills Unlimited. 2000. La Mesa, California

8) www.4.waisays.com

9) www.wddty.com/03363800370586188371/boron-the-forgotten-mineral.html

10) www.lef.org/protocols/metabolic_health/osteoporosis_01.htm)

11) Valentine J.Soft Drinks: America’s Other Drinking Problem. www.westonaprice.org.

12) www.nutraingredients.com/ne…-citrate-osteoporosis-western-diet

13) Vanek C, Connor WE Do n-3 fatty acids prevent osteoporosis? Editorial., Am J Clin Nutr, 2007, vol. 85, pp. 647–648.

14) Perugini Billi F. Mangia grasso e vivi bene. 2006, Ed Junior

15) “A combination of prebiotic short- and long-chain inulin type fructans enhances calcium absorption and bone mineralization in young adolescents,” American Journal of Clinical Nutrition 2005; 82(2): 471-476.

16) Fallon S., Enig M. Dem Bones: Do High Protein Diets Cause Bone Loss?. www.westonaprice.org/mythstruths/mtbones.html :

17) Byrnes S. Eating Meat Does Not Cause Osteoporosis http://articles.mercola.com/sites/arti…etarianism-myths-05.aspx

18) Heaney, R.P., “Dietary Protein and Phosphorous Do not Affect Calcium Absorption,” The American Journal of Clinical Nutrition, 72(3), 2000, pages 758-761.

19) Heaney, R.P., “Excess Dietary Protein May not Adversely Affect Bone,” Journal of Nutrition, 128(6), 1998, pages 1054-1057.

20) Hannan, M.T., Tucker, K.L., Dawson-Hughes, B., et al., “Effect of Dietary Protein on Bone Loss in Elderly Men and Women: The Framingham Osteoporosis Study,” Journal of Bone Mineral Research, 15(12), 2000, pages 2504-2512).

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