Gli incentivi auto servono solo per svuotare i piazzali

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Fonte: http://mercatoliberonews.blogspot.com/2009/04/gli-incentivi-auto-servono-solo-per.html

Venerdi 10 Aprile 2009 – 14:23 – Filippo GhiraIl settore dell’auto si è rimesso in marcia e, come troppo spesso è accaduto in Italia, lo sta facendo grazie all’intervento pubblico e ai vari incentivi che però, è bene tenerlo presente, stanno semplicemente aiutando le aziende, Fiat in testa, a smaltire le auto invendute ma sicuramente non stanno comportando conseguenze positive per l’occupazione negli stabilimenti del Lingotto in Italia.
Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, dopo aver parlato dell’aumento delle immatricolazioni, ha sostenuto che l’Italia ha il parco circolante più vecchio d’Europa e gli incentivi per la rottamazione dell’auto permettono di avere auto più sicure, con un maggior risparmio energetico e un minore inquinamento. Una musica questa già sentita in passato. Scajola ha però dovuto prendere atto della generale “preoccupazione” degli italiani per il perdurare della cassa integrazione negli stabilimenti, italiani, in particolare quello napoletano dell’Alfa Romeo a Pomigliano d’Arco, dove alcuni modelli si sono mossi di meno a causa della minore richiesta. E per il quale i dipendenti paventano l’intenzione della Fiat holding di chiudere tutta la baracca. Scajola ha detto di avere apprezzato la dichiarata intenzione del direttivo della Fiat di mantenere la produzione negli stabilimenti italiani “che oggi soffrono”. Quanto alla possibilità di ricorrere alla cassa integrazione, si tratta di una ipotesi che il governo sta valutando. Scajola ha poi voluto quantificare i costi e i benefici per i conti pubblici dell’introduzione degli incentivi fiscali per l’acquisto di autovetture. Essi, ha affermato, “si autofinanziano completamente, grazie al maggior gettito Iva che a marzo ha fatto registrare 65 milioni di euro e grazie alla minore spesa per cassa integrazione pari a 20 milioni di euro. A marzo gli incentivi complessivamente sono costati 90 milioni”.
Scajola ha poi parlato del suo colloquio con Sergio Marchionne, l’amministratore delegato della Fiat, volato negli Stati Uniti per perfezionare l’accordo industriale e commerciale con la Chrysler. Un accordo che permetterà al Lingotto di controllare il 35% della casa automobilistica di Detroit e che gli aprirà soprattutto le porte del vasto mercato Usa, nel quale le auto Fiat, a basso costo, a bassi consumi e poco inquinanti, potrebbero ritagliarsi un bello spazio. Specie in considerazione della volontà di Obama, grande sponsor dell’accordo, di insistere su una politica economica improntata alla difesa dell’ambiente e allo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Scajola ha ammonito che l’accordo tra Fiat e Chrysler deve essere un motivo di orgoglio per tutta l’Italia. Ma poi non si è nascosto le difficoltà strutturali dell’intero comparto dell’auto quando ha rivelato di avere avuto assicurazioni da Marchionne
sul mantenimento degli stabilimenti in Italia, pur nella necessità di ricorrere in futuro alla cassa integrazione. Una precisazione necessaria su un impegno che bisognerà vedere se verrà rispettato visto che la Fiat ha da tempo trasferito buona parte della propria produzione nello stabilimento polacco di Tychy dove già vengono prodotte mezzo milione di vetture. Una cifra destinata a crescere.

Sindacati preoccupati
Molto critico il segretario nazionale dell’Ugl Metalmeccanici, Giovanni Centrella.
Gli incentivi del governo a sostegno dell’auto, ha sostenuto, erano necessari ma di fatto sono andati a vantaggio di un unico stabilimento italiano Fiat, quello di Melfi, Mentre in tutti gli altri, a partire da Mirafiori fino a Pomigliano ed Avellino, la situazione resta drammatica. Per tale motivo il sindacato ha chiesto a Scajola di dare vita ad un tavolo di trattativa tra sindacati, governo ed azienda per costringere la Fiat a fare un piano industriale prima che sia troppo tardi. Infatti senza darsi una missione produttiva, più che mai necessaria in un momento di crisi come questo, molti stabilimenti, in particolare quelli del Sud, rischiano sia in termini occupazionali sia produttivi. E in tale ottica, nemmeno gli accordi con aziende straniere, Chrysler o l’indiana Tata, possono tranquillizzare il sindacato, perché c’è il rischio che vadano a togliere lavoro e competenze tecnologiche alle fabbriche italiane. Così, proprio nel momento in cui gli altri Stati proteggono i loro mercati dell’auto, quello italiano potrebbe dimostrarsi pure troppo esposto ad invadenze estere.

Belgio, i dipendenti
sequestrano i dirigenti Fiat
Nel piano di ristrutturazione della Fiat in Belgio da realizzarsi nella concessionaria multi-marca del gruppo a Bruxelles era stato previsto il taglio di 24 posti di lavoro (14 operai e 10 impiegati) su 90 addetti. I dipendenti inferociti hanno sequestrato tre dirigenti durante il tavolo di trattativa. Da parte sua la Federation des Metallurgistes ha lamentato di non avere ricevuto “alcuna apertura da parte dell’azienda”.

http://www.rinascita.info/cc/RQ_Economia/EkFAFyykpynQXLuHBw.shtml

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