Carenza di vitamina D dietro le epidemie di influenza?

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Fonte: http://www.dottorperuginibilli.it/index.php?option=com_content&task=view&id=268&Itemid=123

’è qualcosa di strano in questo virus influenzale perché rispetto ad altri agenti virali si comporta in modo imprevedibile e non segue le normali modalità di diffusione di altre epidemie. Dopo un secolo di studi, per molte domande ancora non esistono risposte.
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Vediamone alcune:

– perché l’influenza è stagionale ? Dove si trova tra una epidemia e l’altra ?
– perché le epidemie sono così esplosive ?
– perché le epidemie si interrompono così bruscamente ?
– come si spiega la comparsa contemporanea del virus in Paesi che si trovano a diversa latitudine ?
– perché l’intervallo seriale non è chiaro ?
– perché l’epidemia in passato si diffondeva altrettanto rapidamente pur non essendoci ai quei tempi i veloci mezzi di trasporto attuali?
– perché una buona percentuale di persone infettate dal virus (oltre il 50% in alcuni studi) non manifestano i sintomi dell’influenza ? Se il virus è così altamente contagioso come dicono, come mai la percentuale dei colpiti non è più alta ?
– come mai il vaccino antinfluenzale, che è specificamente mirato al virus dell’influenza non funziona come dovrebbe ? Se il vaccino aumenta l’immunità, come mai gli studi epidemiologici non mostrano che l’aumento delle vaccinazioni stanno portando ad una riduzione dei malati?
– come mai, nonostante le vaccinazioni, in Gran Bretagna le modalità epidemiche sono rimaste immutate negli ultimi quattro secoli ?
– come mai negli ultimi 20 anni la mortalità tra gli anziani, i più colpiti tra la popolazione, non è diminuita nonostante la vaccinazione ?

Il fatto è che i fondamentali aspetti che governano l’epidemiologia del virus influenzale sono sconosciuti e controversi. Nessuno sa esattamente quale siano le forze che influenzano la comparsa e la scomparsa del virus tra la popolazione. I ricercatori fanno notare come anche la comparsa, la disseminazione e la trasmissione siano diverse da luogo a luogo e non seguano affatto il tradizionale comportamento di una epidemia virale. Inoltre, è generalmente accettato, e in questo periodo urlato ai quattro venti, che il virus influenzale sia altamente contagioso, ma questa affermazione non è supportata da alcun serio studio scientifico.

Intervallo seriale
La teoria che spiega la trasmissione di un agente infettante tra un malato e un sano si basa su di una misurazione diretta e precisa dell’intervallo seriale tra primo caso e i casi seguenti (tempo tra i casi successivi nella catena di trasmissione), ampiamente dimostrata per altre malattie contagiose. Nelle famiglie, dove il virus infetta uno dei componenti un intervallo seriale dovrebbe facilmente dimostrare che il virus sta in effetti propagandosi da individuo ad individuo. Per quanto riguarda l’influenza, mentre il periodo di incubazione è ben noto, l’intervallo seriale è sconosciuto. Sono state studiate decine di famiglie e in nessuna la comparsa di nuovi infetti mostrava un picco che avesse il medesimo intervallo. Addirittura in alcuni casi, due componenti della stessa famiglia si ammalavano in modo contemporaneo.

Il ruolo della vitamina D
Secondo il modello di uno scienziato, il Dr Hope-Simpson, uno “stimolo stagionale” non ben identificato fortemente legato alle radiazioni solari controlla la stagionalità del virus dell’influenza e altri comportamenti anomali che caratterizzano la sua diffusione. Recenti studi suggeriscono che lo “stimolo stagionale” potrebbe essere uno squilibrio stagionale del sistema antimicrobico peptidico (AMPs) che è fondamentale per l’immunità innata. Squilibrio causato dalle forti fluttuazioni dei livelli corporei di vitamina D. Per altro, recenti scoperte pubblicate su Science News suggeriscono che la vitamina D sia di fatto una “vitamina antibiotica”, grazie proprio alla sua spiccata attività sull’immunità innata.

Rispetto all’immunità adattativa, l’immunità innata fa parte di quelle difese del nostro organismo legate strettamente alla risposta verso microrganismi e che si basa su effettori geneticamente determinati e che si attivano dopo l’incontro con i microbi. Il ruolo cruciale della vitamina D nella risposta innata immunitaria è stata scoperto solo recentemente .

Siccome gli esseri umani ottengono la gran parte della vitamina D dall’esposizione al sole e non dalla dieta è possibile che una quota della popolazione sia perennemente carente di vitamina D, sebbene questo accada più frequente nella stagione invernale, nelle latitudini più vicine ai poli, nell’età avanzata, negli obesi, nei soggetti che non si espongono al sole e nei soggetti di pelle scura. Anche all’equatore e nei periodi estivi sono stati trovati bambini carenti di vitamina D, perché non sufficientemente esposti ai raggi solari.

Inoltre, recenti studi mostrano che le malattie delle basse vie respiratorie sono più frequenti, spesso in modo grave, nelle persone che hanno bassi livelli di vitamina D. Al di là poi dell’effetto sul sistema immunitario, la vitamina D ha molte altre importantissime funzioni e regola almeno 1000 geni umani. .

Infine, è stato dimostrato che 2000 UI di vitamina D al giorno elimina la stagionalità e l’incidenza dell’influenza.

Bibliografia

Cannell JJ et al On the epidemiology of influenza. Virology Journal 2008, 5:29

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