I giornalisti e il diluvio assassino

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Fonte: http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/04/giornali.html

Quando i giornalisti scrivono (bontà loro) qualche mezza verità, il sistema basato sulle menzogne al quale devono comunque obbedire, li costringe quasi sempre ad aggiungere ai loro articoli delle “dichiarazioni ufficiali” che contraddicono quanto rivelato dai giornalisti nelle loro inchieste. In tal modo la verità viene sì enunciata, ma al tempo stesso viene resa meno credibile, posta in dubbio dalle dichiarazioni di “scienziati” corrotti, enti ufficiali direttamente implicati in operazioni criminali etc.

Ad esempio, il 30 agosto 2001 Andrea Graves scrisse un articolo interessantissimo dal titolo “L’induzione artificiale della pioggia legata al diluvio assassino” (vedi link all’articolo originale in inglese sul Newscientist). In tale articolo, si mostra che sono emerse nuove prove (presentate persino in un programma della Radio 4 della B.B.C. dal titolo “Il giorno in cui fecero piovere”) a sostegno dell’ipotesi che l’alluvione che spazzò via, nel 1952, un piccolo centro della Gran Bretagna (Lynmouth, nel Devon) causando 35 morti, fu originata da un esperimento militare di induzione artificiale della pioggia.

A dispetto delle scontate dichiarazioni ufficiali che smentivano la realizzazione di esperimenti di inseminazione delle nuvole (per provocare artificialmente la pioggia) in tempi così lontani, sono stati scoperti dei documenti declassificati i quali mostrano quanto segue (riporto le testuali parole dell’articolo nella mia traduzione):

a) “Gli scienziati britannici avevano lavorato in tandem con l’Aeronautica militare britannica (R.A.F., Royal Air Force) per cercare di indurre la pioggia nella settimana in cui avvenne il disastro”.

b) “I militari erano interessati ad usare la pioggia per indurre acquazzoni, per ostacolare i movimenti nemici, per dissipare la nebbia sopra gli aeroporti e persino per aumentare il livello di dispersione radioattiva delle armi atomiche”.

Inquietanti poi le parole di un testimone oculare dell’alluvione del 1952: “Non avevo mai visto un cielo di quel colore – giallastro, grigiastro, porpora – era inquietante”.

Ecco, fin qui l’articolo sembra una valida inchiesta che svela come la guerra ambientale (denunciata in Italia dal Generale Fabio Mini) non sia cominciata recentemente (come mostra, ad esempio, l’alluvione artificialmente indotta in Sardegna), ma in tempi molto più lontani. Poiché, però, il sistema impone ai giornalisti di intrecciare la menzogna delle autorità e degli enti ufficiali alla ricerca della verità, ecco, che nel seguito dell’articolo, troviamo le dichiarazioni “rassicuranti” di un “esperto”.

a) J.D. Dutton, Presidente della Dyn-0-Mat, un’azienda della Florida che produce fiocchi gelatinosi (su brevetto Peter Cordani) usati per inseminare le nuvole ed indurre le precipitazioni, dichiara (e ti pareva!): “Usiamo le più recenti tecnologie dei sistemi radar che ci permettono di sapere quanta umidità c’è nell’aria, in maniera tale che possiamo stimare la quantità di gel da disperdere sulla formazioni nuvolose” (oh, che bello disperdono gel sopra le nuvole, ma che simpatica trovata e poi ce lo ritroviamo nei polmoni quando scende al suolo, vero? E siamo sicuri che il gel sia disperso solo per favorire la pioggia? Il brevetto spiega l’esatto contrario! Il cielo in questi giorni ha una orribile consistenza bianchiccia anche fra un nuvola e l’altra).

b) Dello stesso giornalista che scrive: “Negli ultimi 50 anni l’inseminazione delle nuvole è stata portata avanti nel tentativo di alleviare la siccità e di indurre le nevicate in prossimità delle stazioni sciistiche” (oh grazie, prima ci tolgono la pioggia con le irrorazioni chimiche e poi ci raccontano che stanno lavorando per noi, preparando in un prossimo futuro una giustificazione ufficiale alle irrorazioni “per il nostro bene,” basata sulla mistificazione del cosiddetto “cambiamento climatico” indotto dal CO2 come causa della siccità).

c) Meteorologi della Reading University dichiarano al giornalista: “L’induzione artificiale della pioggia ha pochissima credibilità nella comunità scientifica” (e noi ci crediamo, certo, come crediamo ai meteorologi che in Sardegna non hanno previsto in tempo un fronte temporalesco di 100 km che si muoveva lentamente) e poi ancora (Brian Hoskins): “Dubito molto che qualcuno potesse essere in grado di influenzare le nuvole”, per finire con la rassicurazione dell’ennesimo meteorologo (Anthony Illingworth) che afferma :“Poiché la pioggia è molto variabile da un giorno all’altro, è incredibilmente difficile capire se si sia riusciti a fare qualcosa oppure no”.

A questo punto il lettore medio, che leggendo l’inizio dell’articolo avrebbe potuto preoccuparsi sinceramente per gli esperimenti militari di controllo climatico e magari anche operare qualche collegamento con quanto avviene oggigiorno, viene tranquillizzato con dichiarazioni mendaci, tese a mostrare che la nostra tecnologia non è così potente da manipolare le forze della natura. Il cittadino viene confuso ed abbindolato dalle persone di cui generalmente si fida (i meteorologi), quando deve decidere se fare una scampagnata la domenica o se deve prendere l’ombrello per andare al lavoro. Intanto il giornalismo d’inchiesta si mescola al giornalismo di regime in una miscela in cui solo l’occhio attento e la mente allenata sanno discernere il falso dal vero.

Ma non vi preoccupate: la verità sull’alluvione di Lynmouth spunterà fuori, perché i geologi della British Geological Survey (Rilevazione Geologica Britannica) stanno studiando i sedimenti di Lynmouth per verificare la presenza di ioduro d’argento (il composto usato per indurre artificialmente le precipitazioni). Ben sapendo come la rete dei geologi in Italia si adoperi per occultare la verità sulle irrorazioni chimiche, c’è ben poco da sperare che la verità venga a galla. Da un altro articolo sul sito della BBC ho scoperto che i sopravvissuti all’alluvione (avuto sentore degli esperimenti climatici in concomitanza col disastro) chiesero l’avvio di un’inchiesta che non fu mai loro concessa, mentre il Ministero della Difesa smentì categoricamente ogni responsabilità. Per avere un’idea del disastro che si abbattè su quella zona riporto il fatto che furono raccolte 300.000 sterline (ai tempi!) per un fondo di solidarietà con le vittime dell’alluvione (ma potete anche guardare il video presente nella pagina già citata della BBC ). A questo punto, per ribadire come le modificazioni climatiche siano state pesantemente perpetrate dalle strutture militari, credo sia il caso di ricordare le parole del Tenente Generale Fabio Mini (notare le parole evidenziate in grassetto):

“La guerra ambientale in qualunque forma, è proibita dalle leggi internazionali. Le Nazioni Unite, fin dal 1977, hanno approvato la convenzione contro le modifiche ambientali, il che rende ingiustificabile qualsiasi guerra proprio per i suoi effetti sull’ambiente, ma come succede a molte convenzioni, quella del 1977 è stata ignorata ed i militari hanno anzi accelerato la ricerca e l’applicazione delle tecniche di modificazione del tempo e del clima, facendole passare alla clandestinità. Se prima di quella data, l’uso delle devastazioni ambientali era chiaro e se le modifiche ambientali anche gravissime erano codificate e persino elevate al rango di sviluppo strategico o di progresso tecnologico, oggi non si sa più dove si diriga la ricerca e come si orientino le nuove armi”.

È il caso anche di ricordare come avviene l’induzione artificiale delle precipitazioni, ovvero con la dispersione sulle nuvole di composti che fungano da nuclei di condensazione intorno ai quali il vapore si trasforma in goccioline d’acqua. Come viene correttamente scritto nell’articolo citato, “in circostanze naturali l’acqua si condensa intorno a granelli di polvere o sale e forma cristalli di ghiaccio che attirano altre goccioline, fino a quando le gocce sono abbastanza pesanti da cadere [al suolo]”.

Per finire ricordiamo le date di due brevetti per la modificazione climatica:

2550324 – 1951 – Procedimento per il controllo climatico [Process For Controlling Weather]

2582678 – 1952 – Apparato per la disseminazione di materiali dagli aerei [Material Disseminating Apparatus For Airplanes]

Ogni riferimento è puramente voluto. Articolo correlato: Katrina: solo una ghiotta occasione per sperimentare sul campo la legge marziale?

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