Buste di plastica addio!

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Fonte: http://www.terranauta.it/a493/pianeta_gaia/buste_di_plastica_addio.html

In molti Paesi del mondo i sacchetti di plastica sono vietati da tempo, in altri continuano a circolare con una tassa imposta. E in Italia? Bisogna ancora attendere prima di eliminarli del tutto.

di Salvina Elisa Cutuli

Fra tutti i rifiuti inorganici, le buste di plastica sono quelle che maggiormente trovano spazio in qualsiasi luogo. Fra i tralicci di un filo spinato che costeggia e divide campi coltivati o incolti, per strada, nei parchi… capita spesso di imbattersi in questi oggetti – portati lì anche dal vento e non per forza per la mano cattiva dell’uomo – che fanno da cornice all’intero paesaggio. Al di là del problema visivo e scenografico che ne può scaturire, i sacchetti di plastica sono tra i principali responsabili dei danni ambientali nei diversi Paesi della Terra.Per tale motivo, sono sempre più numerose le campagne che promuovono una diminuzione, se non addirittura una proibizione, nell’uso di queste buste. In vari Paesi, anche molto distanti tra loro per posizione geografica e ideologie politiche, il problema è stato affrontato, o lo si sta affrontando, con identiche modalità. I primi ad imporre una nuova politica di utilizzo dei sacchetti di plastica sono stati i paesi asiatici, nonostante ne siano i maggiori esportatori. Tutto inizia a Mumbai, in India, dove i sacchetti di plastica sono stati vietati nel 2000; nel 2002 è toccato al Bangladesh che nella sua capitale, Dhaka, ha imposto un divieto totale su tutte le buste di plastica sottile, dopo che quest’ultime sono risultate la causa dei blocchi al sistema di drenaggio durante devastanti inondazioni. Il provvedimento ha innescato un rilancio della produzione locale di sacchi di iuta. L’anno seguente è stata la volta del Sud Africa. Nel maggio 2003, infatti, è stato vietato l’impiego dei sacchetti di plastica sottile; sempre lo stesso anno il divieto è stato imposto a Taiwan. In Eritrea, Ruanda e Somalia, invece, le normative sono comparse nel 2005. La Tanzania ha introdotto il divieto totale nel 2006, mentre il Kenia e l’Uganda hanno messo fuori uso le busta di plastica a metà del 2007. Dall’altro lato del mondo – quello industrializzato e civilizzato in cui una maggiore cultura e una spiccata coscienza etica e morale dovrebbero avvicinare gli uomini molto di più ai problemi di natura ambientale – le normative sono state applicate solo da pochissimi anni.Negli Stati Uniti, nel marzo del 2007, la città di San Francisco è stata la prima a vietare l’uso delle buste di plastica nei grandi supermercati e nelle farmacie.

Diversi mesi dopo, anche nel resto della California sono state approvate delle leggi che obbligavano i grandi supermercati a riciclare i sacchetti. L’Australia ha annunciato che ne proibirà il libero uso e consumo entro la fine del 2008. Lo scorso gennaio, la Cina, Paese in cui l’impiego procapite di borse di plastica è altissimo, ha annunciato il divieto di distribuire gratuitamente i sacchetti di plastica. Tutto questo ha comportato la chiusura della più grande fabbrica produttrice di buste del paese. E in Europa?Ad avere il primato è l’Irlanda che in breve tempo si è imposta come modello per il resto del continente. Nel 2002 infatti, grazie al suo ministro dell’ambiente Dempsey, l’Irlanda ha avviato una campagna contro i rifiuti selvaggi e contro tutti i tipi di imballaggio disseminati lungo le strade. Per ogni sacchetto di plastica utilizzato nei supermercati è stata dunque imposta una tassa di 15 centesimi al fine di ridurne l’utilizzo e di evitare di contribuire allo scempio scenografico delle campagne irlandesi.A distanza di diversi anni, sono stati raggiunti risultati apprezzabili: nei supermercati le buste di plastica sono state sostituite con quelle di carta o con borse riutilizzabili. Secondo indagini del Ministero, poi, il numero dei sacchetti di plastica, nei mesi successivi all’adozione della tassa, era diminuito del 90% e l’imposta dei 15 centesimi ha reso più di 13,5 milioni di euro. Tutti questi proventi sono andati ad alimentare alcune infrastrutture di riciclaggio.L’esperienza irlandese è servita da modello per altri Paesi – quali Scozia, Malta, Germania, Olanda e Gran Bretagna, – che hanno deciso di ispirarsi a questo provvedimento. Anche la Francia vieterà i sacchetti entro il 2010 e già il gruppo di supermercati più grande del Paese, Carrefour, ne ha vietato la distribuizione gratuita nel marzo del 2007.L’Italia, invece, come sempre è tra i fanalini di coda: solo entro il 2010 si introdurrà il divieto totale. Comunque, grazie ad un’iniziativa promossa da Arcadia Media, giovane start-up nel mondo della pubblicità eco sostenibile, è possibile trovare in molti supermercati, grandi magazzini e centri commerciali, ecosacchetti completamente biodegradabili e compostabili che possono benissimo sostituire i sacchetti inquinanti.“Almeno si piange con un occhio”, come rivendica un vecchio detto!Proprio perché si tratta di un oggetto utilizzato quotidianamente, molto spesso si trascura l’impatto dannoso che può avere sull’ambiente.

Fino ad oggi i sacchetti biodegradabili erano poco utilizzati per il loro alto costo. Per superare questo inconveniente Arcadia Media ha deciso di trasformare il sacchetto ecologico in un vero mezzo di comunicazione sul quale stampare messaggi pubblicitari. Questi ultimi pagheranno la differenza di prezzo tra la produzione di un sacchetto di plastica e un eco-sacchetto.Un’iniziativa che offre solo vantaggi; grazie alla pubblicità, infatti, i nuovi sacchetti costeranno quanto quelli di plastica inquinanti, ma allo stesso tempo potranno essere riutilizzati per la raccolta differenziata dell’umido.I problemi ambientali, dunque, non sono impossibili da risolvere, basta un pò di buona volontà. Si tratta, più che altro, di un problema di comportamento e di educazione.Laddove queste iniziative non sono ancora arrivate per diversi motivi, quali ad esempio una refrattarietà dei governi all’idea di imporre un cambiamento nel comportamento in maniera “autoritaria”, si può sopperire al problema svegliando la propria coscienza.Semplici gesti possono cambiare le situazioni. Come? La prossima volta che andremo a fare la spesa portiamo con noi dei sacchetti già utilizzati per evitare di introdurne altri nel mercato. Sarà comunque di plastica e inquinante ma almeno saremo coscienti del gesto compiuto e non ne incentiveremo una nuova immissione. O meglio ancora, rispolveriamo dalle soffitte o dalle cantine delle nostre nonne le borse di paglia e di altri materiali non inquinanti. Sono più belle, non inquinano e – in tempi di crisi economica – sono gratis!Non aspettiamo che siano gli altri ad imporci le cose, poniamoci noi come promotori di nuove possibili soluzioni.

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