PROFETICO

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Verso uno shock di prezzo?
13 Novembre 2008

Siamo oramai in una situazione al limite del paradosso. Non ci riferiamo tanto alle borse. L’S&P sulla base degli utili generati in prospettiva nel 2009 probabilmente non vale più della metà di quel che quota. Gli indici europei sono sicuramente più interessanti come rapporto rendimento prezzo, purtroppo seguono sempre il primo, fino ai loro minimi ridicoli del 2003. Dove invece di ridicolo l’S&P e il Dow Jones avevano solo i livelli ancora estremamente gonfiati dai quali ripartirono. Ma si sa, gli americani, sono sempre i più ottimisti di tutti, credono ancora alle favole del loro vecchio banchiere centrale. Persino Greenspan pare credere ancora a se stesso e alla enorme quantità di idiozie che ci ha raccontato in tutti i suoi anni a capo della FED. Menzogne delle quali avrebbe solo da vergognarsi. Forse persino da suicidarsi, se avesse un po’ di coscienza, senso di colpa, ed amor proprio.Ci riferiamo invece al riprezzamento del dollaro. E non in termini degli altri coriandoli in circolazione stampati dalle altre banche centrali. Ma in termini di potere d’acquisto verso i beni reali. Non è mai esistita ancora nessuna bolla delle materie prime. Erano forse salite un po’ troppo sulla base di una domanda eccessiva dovuta al boom economico. Il segnale che fossimo entrati nel crack up boom. La bolla delle materie prime è esistita solo nella testa di chi abusava di tale termine e mai si è sognato di utilizzarlo per indicare invece:- la bolla tecnologica del 2000, – quella del dollaro del 2001, – quella immobiliare del 2002-2007, – quella del debito-credito del 1995-2008, – quella della liquidità del 2003, – quella degli strumenti derivati del 2004-2008, – quella dei consumi del 1995-2008, – quella dei titoli di stato del 2002-2008… – quella delle menzogne di Greenspan e degli altri banchieri centrali dall’inizio dei tempi fino a oggi. Mettiamoci per comodità una data a scelta, la nascita della FED, quindi 1913-… … lo avete capito, le menzogne non muoiono mai, è una bolla destinata a mangiarsi il mondo.Oramai sappiamo benissimo che il dollaro si sta riprezzando in virtù della crisi come passaggio d’obbligo per uscire dalle posizioni speculative, e non, legate al boom precedente. Tuttavia se tale riprezzamento ha qualche senso in termine delle altre valute, comincia a perdere senso in virtù dei prezzi dei beni reali, per definizione scarsi. Il dollaro non è scarso, lo è diventato temporaneamente in questo periodo di caos in virtù del proprio status di riserva mondiale e valuta di riferimento di ogni prezzo scambiato sui mercati finanziari. Per il resto le operazioni di salvataggio che per ora hanno messo le toppe nei buchi delle banche, e sono serviti a far riprendere la circolazione del denaro tra le banche, non hanno limite nella loro offerta potenziale. La necessità di tenere a galla l’economia, porterà a ulteriori flussi di denaro fresco nel sistema. Il credito in effetti ha ripreso a ricircolare, almeno a livello interbancario. L’emergenza di tassi interbancari elevati è stata superata da qualche settimana. Forse non tutti se ne sono accorti ma Libor, Euribor, swaps, cds, sono tornati o stanno tornando a livelli di norma. Lentamente il denaro e il credito che le banche hanno ripreso a scambiarsi più serenamente, stanno cominciano a defluire anche nel sistema economico. Appena la fase di emergenza si sarà esaurita la liquidità generata in queste settimane tornerà nuovamente come un fiume in piena. E a beneficiarne per prime saranno proprio le materie prime. I cui prezzi già adesso non hanno alcun senso. Sono esclusivamente l’effetto di quel rafforzamento del dollaro dovuto alla propria forza di valuta di riserva mondiale. Se la situazione continuasse di questo passo, non possiamo invece escludere uno shock di prezzo simile a quello causato nel 1973 dall’OPEC. Lo shock di allora che ancora oggi passa nei testi di economia come shock esogeno di prezzo in realtà di esogeno non aveva niente. Fu solo l’effetto di un coperchio tenuto troppo a lungo su una pentola a pressione. Oggi di pentole a pressione è pieno il mondo, ma Greenspan molto astuto, prima di lasciare il suo posto a Bernanke, aveva pensato anche a tutti i coperchi. Nixon aveva chiuso la convertibilità dei dollari in oro nel 1971, e i prezzi dei beni reali salivano già da diverso tempo. Gli arabi che vendevano il petrolio a un prezzo fisso (non c’erano i futures allora per speculare come oggi e soprattutto non erano nella mani delle banche di investimento che ne facevano il bello e cattivo tempo), una bella mattina decisero che era giunta l’ora di adeguare il prezzo del loro bene reale a quello dei troppi coriandoli verdi in circolazione. E ne aumentarano il prezzo del 300% da mattina a sera.Qualcuno anche oggi potrebbe annunciare dalla mattina alla sera di non stare più al gioco al massacro che il dollaro sta causando sui mercati. Potrebbe farlo rifiutandosi di vendere sottocosto o a prezzi troppo sacrificati un bene reale (come fece l’OPEC nel 1973) o decidendo di comprare tutto quello che c’è disponibile di qualche altro bene reale. Potrebbe accadere nuovamente sul petrolio, ma potrebbe verificarsi su oro o argento, o qualche altra materia prima. Pare ad esempio che basterebbe un migliaio o due di milionari che decidessero di fare spesa di oro fisico al Comex, la borsa derivati americana, per metterla al tappeto nel giro di una giornata, non avendo la stessa sufficiente stock di metallo per regolare le posizioni aperte in derivati su oro. Pare anche che gli arabi nelle ultime due settimane abbiano fatto acquisti di oro fisico per 3.5 miliardi, la stessa cifra che sarebbe sufficiente per mandare KO la borsa americana. Un’eventualità del genere, causerebbe uno shock di prezzo con ripercussioni ed estensioni significative su ogni altro bene reale. L’entrata immediata nella seconda fase del crack up boom.

http://www.usemlab.com/index.php?option=com_content&view=article&id=320:verso-uno-shock-di-prezzo&catid=29:commodities&Itemid=52

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